Etruschi, ricostruito Dna: cugini degli Italici e profilo genetico dei Latini della vicina Roma, studio UniFe

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due tombe etrusche di S.Germano di Vetulonia (Grosseto) del VI secolo d.C foto di Paolo Nannini

(Sesto Potere) – Ferrara – 27 settembre 2021 – La civiltà etrusca, fiorita durante l’età del ferro nell’Italia centrale, ha incuriosito gli studiosi per millenni: il popolo si distingueva dai vicini contemporanei per le notevoli abilità metallurgiche e per l’uso di una lingua non indoeuropea. Il dibattito sulle loro origini è stato intenso e ha coinvolto storici illustri già dai tempi del greco Erodoto. 

Ora, un nuovo studio condotto da un gruppo internazionale di ricercatrici e ricercatori, tra cui l’Università di Firenze (coordinatrice) e l’Università di Ferrara, fa luce sullorigine e sull’eredità degli Etruschi, grazie all’analisi sul genoma di 82 individui dell’Italia centrale e meridionale, che coprono dall’800 a.C. al 1000 d.C.

“Lo studio rappresenta un passo avanti nelle nostre conoscenze genetiche sugli Etruschi, e su quanto resta di loro nei DNA moderni.” spiega Guido Barbujani, genetista e professore del Dipartimento di Scienze della vita e biotecnologie di Unife, tra gli autori dello studio. E continua: “In un articolo pubblicato dal nostro gruppo di ricerca nel 2004, avevamo preso in esame solo un piccolo frammento del DNA, il DNA mitocondriale, perché quello era quanto si poteva fare all’epoca. Già allora, avevamo capito che gli Etruschi erano una popolazione nel senso biologico, e non, come si poteva sospettare, un’aggregazione di popolazioni di origini differenti, accomunate da una lingua e da una cultura materiale. Avevamo anche dimostrato che, con due eccezioni, il Casentino, Volterra, gli attuali toscani non sono discendenti diretti degli Etruschi”.

anfora etrusca

L’articolo di Posth e collaboratori considera sezioni molto più grandi del genoma (cioè del complesso del DNA delle nostre cellule), in 82 individui dell’Italia Centrale, vissuti fra l’800 a.C e il 1000 d.C. Nelle sepolture di 48 di loro stati trovati oggetti che ci permettono di associarli alla cultura etrusca

“Lo studio conferma che la maggior parte degli Etruschi era omogeneo dal punto di vista genetico, ma ci racconta anche cos’è successo dopo che agli Etruschi è stata concessa la cittadinanza romana. Mentre la loro cultura scompare rapidamente, le loro caratteristiche biologiche si diluiscono un po’ alla volta, per effetto di diversi processi migratori. In un primo momento sono quelli che portano nell’Impero romano persone provenienti dalle coste est e sud del Mediterraneo. In seguito, con la caduta dell’Impero, quelli che provengono dal nord: in Italia le chiamiamo invasioni barbariche mentre in Germania, forse più correttamente, parlano dell’Età delle migrazioni. Tutto questo ha lasciato tracce nel nostro DNA, tracce che l’articolo di Posth e collaboratori contribuisce a interpretare commenta il professore.

Un fenomeno intrigante

I risultati di questo nuovo lavoro mostrano che gli Etruschi, nonostante le loro espressioni culturali uniche, erano strettamente imparentati con i loro vicini italici e rivelano importanti trasformazioni genetiche associate a successivi eventi storici.

Essendo la lingua etrusca estinta e solo in parte compresa, molto di ciò che inizialmente si sapeva della civiltà etrusca deriva dal commento di successivi scrittori greci e romani.

Un’ipotesi, quella caldeggiata da Erodoto, puntava all’influenza di elementi culturali dell’antica Grecia per sostenere che gli Etruschi discendono da gruppi migratori anatolici o egei. Secondo Dionigi di Alicarnasso, invece, gli Etruschi hanno avuto origine e si sono sviluppati localmente dalla cultura villanoviana dell’età del bronzo e sono quindi una popolazione autoctona.

segreteria UniFe

Sebbene gli archeologi ritengano che gli Etruschi abbiano avuto un’origine locale ed alcune ricerche su DNA antico, in passato, abbiano anche suffragato questa ipotesi, solo oggi con questo studio, avendo indagato per la prima volta genomi completi, si sono potute dare risposte definitive sull’origine di questa popolazione.

L’attuale studio mette insieme informazioni genomiche su un arco temporale di quasi duemila anni, in relazione a dodici siti archeologici, e fa luce su questo mistero. 

Evidenzia infatti che non ci sono prove genetiche di un recente movimento di popolazioni dall’Anatolia. La ricerca dimostra che gli Etruschi condividono il profilo genetico dei Latini della vicina Roma e che gran parte del loro genoma derivi da antenati provenienti ​dalla steppa Eurasiatica durante l’età del bronzo. Considerando che i gruppi legati alla steppa furono probabilmente responsabili della diffusione delle lingue indoeuropee, ora parlate in tutto il mondo da miliardi di persone, la persistenza di una lingua etrusca non indoeuropea in Etruria è un fenomeno intrigante e ancora inspiegabile che richiederà un’ulteriore indagine archeologica, storica, linguistica e genetica.

“Questa persistenza linguistica, combinata con un ricambio genetico, sfida la tesi che i geni siano uguali alle lingue, e suggerisce uno scenario più complesso che potrebbe aver coinvolto l’assimilazione dei primi popoli italici da parte della comunità linguistica etrusca, forse durante un periodo prolungato di mescolanza nel secondo millennio a.C.” afferma David Caramelli, docente di Antropologia all’Università di Firenze

Periodi di cambiamento

Nonostante alcuni individui di origini mediterranee orientali, nordafricane e centroeuropee, il patrimonio genetico etrusco è rimasto lo stesso per almeno 800 anni, a cavallo tra l’età del ferro e il periodo della Repubblica romana. Lo studio rileva, tuttavia, che durante il successivo periodo imperiale romano, l’Italia centrale ha subito un cambiamento genetico su larga scala, derivante dalla commistione con le popolazioni del Mediterraneo orientale, che probabilmente includevano schiavi e soldati trasferiti attraverso l’Impero Romano.

“Questo cambiamento genetico descrive chiaramente il ruolo dell’Impero Romano nello spostamento delle persone su larga scala in un momento di maggiore mobilità socioeconomica e geografica.” afferma Johannes Krause, direttore del Max Planck Institute per l’Evoluzione Antropologica.