Entro il 2050 l’80% del cibo globale sarà consumato nelle città. Indagine Fondazione Barilla-Ipsos

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(Sesto Potere) – Bologna – 3 ottobre 2020 – Al ruolo fondamentale dei centri urbani per garantire la sostenibilità del Pianeta Fondazione Barilla e il Gruppo di Lavoro 2 di ASviS dedicano lo studio “Cibo, Città, Sostenibilità. Un tema strategico per l’Agenda 2030” presentato al Festival ASviS Una indagine IPSOS per Fondazione Barilla mostra che il 94% dei Comuni italiani intervistati ha attuato politiche alimentari urbane dedicate.

Entro il 2050 due persone su tre vivranno in insediamenti urbani e l’80% del cibo sarà consumato nelle città.[1] Quello stesso cibo che è già oggi tra le principali fonti di emissioni urbane. Nel 2017, nelle maggiori città del mondo, le emissioni di gas serra dovute a produzione e consumo di cibo erano il 13% del totale di quelle generate a livello urbano e nel 2050, si stima potranno crescere fino a circa il 40%. [2] In questo quadro, la pandemia da COVID-19 ha estremizzato la situazione, esponendo le fasce più vulnerabili della popolazione urbana a povertà e insicurezza alimentare e rendendo ancora più evidente la necessità di comprendere problematiche e bisogni degli insediamenti urbani in termini di produzione di cibo, distribuzione, trasporti e logistica. Il ruolo delle città (e delle municipalità) è centrale per combattere le sfide [3] della sostenibilità e per raggiungere tutti gli SDG. In questo contesto, Fondazione Barilla ha realizzato – con il Gruppo di Lavoro del Goal numero 2 di ASviS – il report “Cibo, Città, Sostenibilità. Un tema strategico per l’Agenda 2030”, per analizzare il fenomeno, identificare le buone pratiche e dare indicazioni sulle aree di intervento. Lo studio, presentato al Festival dello Sviluppo Sostenibile di ASviS, mostra il ruolo centrale delle città, chiamate a diventare laboratori di nuovi approcci per promuovere un sistema alimentare fondato su una gestione più sostenibile delle risorse, un accesso più equo al cibo sano e nuove forme di cittadinanza globale.

“Negli ultimi anni, le città sono state chiamate a diventare agenti del cambiamento e della ricerca di nuove soluzioni per definire sistemi alimentari più sostenibili attraverso il contrasto alla povertà alimentare, il consumo responsabile, la sostenibilità urbana. Sono convinto che le realtà urbane, con le loro politiche, possano disegnare sistemi locali in cui esplorare innovazioni di policy, attivare forme di sperimentazione sull’utilizzo agricolo degli spazi periurbani, realizzare circuiti locali di consumo e di redistribuzione alimentare su base sociale e contrastare lo spreco. Una nutrizione adeguata è da considerarsi tra i diritti umani fondamentali da tutelare e promuovere”, ha commentato Antonio Decaro, Presidente di ANCI, Sindaco di Bari.

Per comprendere come le città italiane si stanno già impegnando per realizzare politiche alimentari urbane utili a raggiungere i 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Agenda 2030 dell’ONU, Ipsos ha realizzato per Fondazione Barilla la prima ricerca sulle Politiche Alimentari Urbane nel nostro Paese. L’indagine – che ha coinvolto un campione di 100 tra sindaci, vicesindaci e amministratori locali – mostra che 3 Comuni su 4 hanno una buona familiarità con gli Obiettivi di sviluppo sostenibile e che la quasi totalità delle città ha avviato progetti per il loro perseguimento (il 75% con iniziative attive da circa tre anni). Sebbene il 94% delle città intervistate dichiari di aver lanciato negli ultimi anni – o di voler lanciare prossimamente – delle politiche alimentari urbane, nella maggior parte dei casi si tratta di politiche settoriali e non ancora di politiche integrate. Gli intervistati considerano prioritarie le attività che promuovono il consumo di prodotti di qualità locali / a km0 (42%), quelle che intervengono sulla distribuzione di cibo di qualità / a Km0 nelle mense scolastiche o comunali (27% del campione) e sulla distribuzione di generi alimentari a persone vulnerabili (18%). Le politiche urbane alimentari, a detta del campione, si dovrebbero tradurre nella promozione di diete equilibrate (tema sentito al Centro-Sud (43%) e nei centri fino a 30.000 abitanti), nel sostegno all’agricoltura locale (20%) e in quella a basso impatto ambientale (26%), citate dalle realtà del Nord.

“Le città sono sempre più impegnate in interventi che coinvolgono il cibo. Promuovere politiche alimentari urbane integrate, che guardino al cibo dal campo alla tavola fino allo smaltimento, è strategico per raggiungere gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile e quelli enunciati dalla strategia europea Farm to Fork. Le nostre città possono agire in modo diretto o indiretto in numerosi settori legati all’alimentazione: dai mercati rionali alle mense scolastiche, dagli orti urbani alla lotta allo spreco alimentare. Si stima, ad esempio che una politica di prevenzione e riduzione dello spreco a livello urbano, nel mondo, comporterebbe minori emissioni per circa 4.3 miliardi di tonnellate di CO2 equivalente [4]. La stessa quantità di CO2 risparmiata se 1,5 miliardi di tonnellate di rifiuti venissero riciclati invece che finire in discarica. Una food policy integrata è quindi cruciale per coordinare tutti i settori e promuovere stili di vita sani e sostenibili”, ha dichiarato Marta Antonelli, Direttore della Ricerca della Fondazione Barilla.

“La crisi pandemica ha acceso una luce importante sulla filiera agroalimentare e sul ruolo delle città, facendo toccare con mano la fragilità dei sistemi alimentari urbani che oramai diamo per scontati. Chi di noi non ha temuto durante il lockdown uno stravolgimento delle abitudini alimentari? Chi di noi non ha temuto la fine di un approvvigionamento? Ebbene dietro tutto ciò ci sono scelte aziendali, lavoratori, gli amministratori. La crisi ha fatto emergere le interconnessioni tra tutti i fenomeni, tra i diversi comparti, tra le condizioni economiche, sociali e ambientali. Questa interconnessione è particolarmente evidente nelle città che, quando dotate di food policy urbane, possono promuovere una visione integrata del cibo in grado di toccare tutti gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile. Proprio come ci insegna l’Agenda 2030, che deve guidarci verso un futuro sostenibile” – ha dichiarato Enrico Giovannini, Portavoce dell’ASviS.

Nell’esempio di 12 città virtuose nel mondo come traccia per elaborare raccomandazioni utili agli amministratori locali Fondazione Barilla cita il caso di Bologna che ha lanciato l’iniziativa “l’Unione fa la spesa”, un sistema di consegna a domicilio di prodotti alimentari e farmaceutici per le persone più in difficoltà. [5] Rafforzare, democratizzare e localizzare la pianificazione dei sistemi alimentari. Agricoltori, imprese di trasformazione e distribuzione, organizzazioni sociali e ambientali, operatori sanitari, consumatori, ricercatori e amministratori sono chiamati ad agire sinergicamente per creare un sistema armonizzato in tutte le sue fasi. 

[1] https://www.c40.org/networks/food_systems

[2] http://www.fao.org/urban-food-agenda/en/

[3]BCFN, Cibo in città. Guida didattica sulle politiche alimentari urbane per le persone e per il pianeta https://www.educazionedigitale.it/noiilciboilpianeta/approfondimento-cibo-in-citta/

[4] https://www.ellenmacarthurfoundation.org/publications/cities-and-circular-economy-for-food

[5] http://www.comune.bologna.it/media/files/bologna_united_we_shop.pdf