Emilia-Romagna, Finanza scopre frode fiscale e previdenziale

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(Sesto Potere) – Rimini – 22 aprile 2020 – Al termine di articolate investigazioni di polizia economico-finanziaria, i finanzieri del Comando Provinciale di Rimini hanno di recente completato l’operazione “Clean Up” dando esecuzione ad un provvedimento di sequestro preventivo “per equivalente” emesso dal GIP presso il Tribunale di Rimini, per un importo di 3,8 milioni di euro, individuando e sottoponendo a vincolo beni e disponibilità finanziarie nei confronti di tre soggetti responsabili, residenti nelle province di Milano, Roma e Catania, amministratori di diritto e di fatto di una società operante nel settore delle pulizie generali di edifici, che prestava servizi presso strutture alberghiere ubicate sia sulla Riviera romagnola che nelle città e province di Bologna, Modena, Parma, Milano, La Spezia, Pisa e Siena.

In particolare all’esito di una complessa indagine di pg e pt veniva eseguita una verifica fiscale a seguito della quale i militari del Gruppo di Rimini riscontravano che la società, con sede legale a Roma, ma domicilio fiscale e sede operativa in Rimini, per gli anni dal 2013 al 2017 ha omesso di presentare le prescritte dichiarazioni annuali, nascondendo al fisco ricavi per oltre 7,2 milioni di euro ed evadendo l’I.V.A. per 2,3 milioni di euro; in entrambi i casi, superando le soglie di punibilità penali previste dall’art. 5 del Decreto Legislativo n. 74/2000.

Emergeva in sostanza che i 3 attori della frode non solo omettevano tutti gli adempimenti fiscali ma per far fronte al pagamento dei contributi previdenziali ed assistenziali dovuti per 377 lavoratori dipendenti, documentavano falsamente all’INPS in compensazione crediti d’imposta del tutto inventati ad arte per una somma complessiva accertata di circa 500mila euro; omettendo anche il versamento di ritenute fiscali operate nei confronti di detti lavoratori dipendenti per un importo di 310.806 euro. Il tutto ha reso configurabili a loro carico i reati di cui agli articoli 5, comma 1 bis, e 10 quater del decreto legislativo n. 74/2000.

Di conseguenza, in presenza di sì gravi implicazioni, i 3 responsabili venivano denunciati a piede libero alla locale Procura della Repubblica e nei loro confronti, nonché della società verificata, veniva proposto il sequestro preventivo di beni e disponibilità fino alla concorrenza dell’importo accertato sia di imposte evase che di omessi versamenti contributivi, pari a complessivi 3,8 milioni di euro.

A seguito di tale proposta, la Procura della Repubblica di Rimini, condividendo le argomentate ricostruzioni operate dalle Fiamme Gialle riminesi – avanzava analoga richiesta di sequestro all’Ufficio del G.I.P. presso il Tribunale, il quale emetteva un decreto di sequestro preventivo “per equivalente” sui beni riconducibili alla società e agli indagati.

Il citato provvedimento è stato eseguito dai finanzieri del Gruppo di Rimini, apponendo i sigilli su quote societarie di due società, beni mobili e disponibilità finanziarie in modo da porre concreto argine al danno erariale accertato a tutela del bilancio pubblico e dei lavoratori.

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