Durante lockdown consumi globali di pasta cresciuti del 24%

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(Sesto Potere) – Parma – 19 ottobre 2020 – Per gli italiani la pasta è una certezza, ma anche in Francia, Germania, UK e USA il lockdown ha sancito il boom di spaghetti & co. Secondo una ricerca internazionale commissionata da Unione Italiana Food e ICE a DOXA, in occasione del World Pasta Day, durante il lockdown i consumi globali sono cresciuti del 24%.

Il 2020 – tristemente segnato dall’emergenza sanitaria globale – non ha fermato l’amore globale per la pasta. Anzi. Uno studio internazionale rivela che 1 persona su 4 ne ha aumentato il consumo durante i mesi di lockdown, scegliendola come “piatto del cuore”, buono, sano, pratico e sostenibile, proprio nel momento più difficile.

Pasta

A confermare una delle immagini simbolo di inizio emergenza, quella di dispense e carrelli della spesa riempiti di pasta, è la ricerca “Il consumo di pasta durante il lockdown”, commissionata da Unione Italiana Food e Agenzia ICE – a DOXA, che ha intervistato un campione di oltre 5mila persone in Italia,Germania, Francia, UK, USA. Questi Paesi rappresentano complessivamente più di un terzo del consumo mondiale di pasta e sono anche i primi mercati di riferimento per la pasta italiana, che ormai destina all’export il 60% della sua produzione.

La ricerca, presentata in occasione del “World Pasta Day”, conferma ‘sul campo’ un trend ormai ventennale. Nel 2019 sono state prodotte nel mondo quasi 16 milioni di tonnellate di pasta, più del doppio rispetto ai 7 milioni di 20 anni fa. In Italia, dove è solida tradizione, l’amore per la pasta non mostra cedimenti: la mangiano tutti (98%) con 23,1 kg procapite annui. E circa 6 italiani su 10, in tutte le fasce di età e con un picco al centro-sud, la portano in tavola tutti i giorni.

pasta

Ma la consumano anche – e questa è già una notizia – tutti (o quasi) i francesi, i tedeschi e gli inglesi. Per non parlare dei 9 americani su 10, un dato incredibile se pensiamo che gli USA sono la patria delle diete iperproteiche. Va detto che in questi Paesi la media di consumo procapite è più bassa rispetto all’Italia (9kg all’anno negli USA, 8 in Francia e Germania, 3,5 nel Regno Unito).

Nel derby dei formati, gli italiani preferiscono la pasta corta e rigata, mentre inglesi e americani quella lunga. I tedeschi quella fresca(ripiena e non). I francesi, invece, sono i maggiori estimatori della pasta corta e liscia. Su una cosa tutti o quasi sono d’accordo: la qualità della pasta italiana non è in discussione. E infatti la pasta made in Italy è la prima scelta nella dispensa globale. È la preferita per il 72% delle famiglie inglesi, il 68% di quelle francesi, il 54% di quelle tedesche e il 48% negli Stati Uniti (v. Focus 1).

Giunto alla sua 22ma edizione, il World Pasta Day, manifestazione ideata e curata da Unione Italiana Food (già AIDEPI) e IPO – International Pasta Organisation, si celebra ogni 25 ottobre per evidenziare l’amore nel mondo per la pasta.

pasta al sugo

Secondo Paolo Barilla, imprenditore e attuale Vicepresidente (insieme al fratello Luca) del Gruppo Barilla, Presidente di IPO – International Pasta Organisation: “I dati di consumo di pasta nel mondo ci dicono che piace a tutti, eletto come piatto del cuore durante i mesi di lockdown. La pasta è un cibo accessibile, semplice e quotidiano che si identifica con il piacere e la gioia, in grado di unire le persone e di identificarsi con la convivialità di cui abbiamo sentito tanto la mancanza. È un prodotto versatile in grado di unirsi agli ingredienti tradizionali di ogni cucina del mondo e di aggiungere a qualunque piatto il sapore e i benefici della Dieta Mediterranea”.

Secondo i dati IPO, l’Italia è il primo Paese produttore di pasta (con 3,5 milioni di tonnellate, +4% rispetto al 2018, precediamo USA e Turchia), e siamo anche i primi consumatori, con 23,1 kg procapite annui, davanti a Tunisia (17), Venezuela (12), Grecia (11,4). E il mondo riconosce questo primato abbracciando la pasta prodotta nel nostro Paese. È italiano un piatto di pasta su 4 al mondo, 3 su 4 in Europa. Se il 2019 ha registrato il record di esportazioni (oltre 2,1 milioni di tonnellate, +7,5% sul 2018), le elaborazioni di Unione Italiana Food su dati Istat rivelano nei primi sei mesi del 2020 un risultato (+25%) davvero eccezionale. In valori assoluti, Germania, UK, Francia, USA e Giappone sono i mercati più strategici. Ma la voglia di pasta italiana registra crescite superiori al 40% verso gli USA, Canada, Australia e Romania, del +30% verso UK, Paesi Bassi, Arabia Saudita. Addirittura. superiori al 60% per Hong-Kong, Ucraina e Irlanda. Altri mercati strategici come Francia, Cina e Corea del Sud registrano crescite di oltre il 20%.

Inoltre, secondo le ultime stime ONU, nel 2020 circa 71 milioni di persone saranno spinte verso la povertà assoluta, il primo aumento della povertà globale dal 1998. E la perdita di reddito e protezione sociale mette a rischio povertà e fame fasce di popolazione ancora più ampie. In Italia, per esempio, gli effetti sociali della pandemia colpiranno circa 1 milione di famiglie, che, secondo l’Istat, vanno ad aggiungersi a 5 milioni di famiglie che già vivono in condizioni di povertà assoluta o relativa.

In occasione del “World Pasta Day”, la pasta rilancia la sua candidatura a alimento utile per aiutare in modo sano e sostenibile un Pianeta sempre più povero e affamato. E si inserisce in questo percorso un gesto dal chiaro valore simbolico: i pastai italiani hanno effettuato una donazione di 16 tonnellate di pasta in favore della Comunità di Sant’Egidio, che verranno distribuite a famiglie indigenti in diverse città italiane.