Diabete, è emergenza: “I pazienti non possono più aspettare”

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(Sesto Potere) – Roma – 13 aprile 2021 – La pandemia da Covid-19 non deve fare dimenticare l’esistenza di malattie croniche come il diabete il cui impatto sulla salute del paziente e sul piano sociale è devastante. Il paziente con diabete è un paziente ad altissimo rischio. E i dati parlano chiaro. Ogni 7 minuti una persona con diabete ha un attacco cardiacoogni 30 minuti una persona con diabete ha un ictusogni 90 minuti una persona subisce una mutazione a causa del diabete, ogni 3 ore una persona con diabete entra in dialisiil 15% delle persone con diabete ha coronaropatia, il 38% delle persone con diabete ha insufficienza renale (può portare alla dialisi), il 22% delle persone con diabete ha retinopatia, il 3% delle persone con diabete ha problemi agli arti inferiori e piedi.

Altri dati che fanno riflettere. Il 50% di pazienti con diabete di Tipo 2 viene vista quasi esclusivamente dai Centri specialisti, un altro 50% non viene seguito mai dallo specialistaE’ di 7-8 anni la riduzione di aspettativa di vita nella persona con diabete non in controllo glicemico, il 60% almeno della mortalità per malattie cardiovascolari è associata al diabete.

Se i farmaci SGLT2, secondo lo studio EMPAREG condotto su 7.020 pazienti ad elevato rischio cardiovascolare con diabete di Tipo 2, ha mostrato una riduzione del 38% della mortalità cardiovascolare, del 32% della mortalità per tutte le cause, del 35% le ospedalizzazioni per scompenso (Repor Arno 2019), a fronte di queste evidenze, al medico di medicina generale non viene data la possibilità di prescrivere queste terapie e anche rapidamente. L’impatto è devastante considerando che la diagnosi  arriva quando ormai il 50% delle batacellule è già danneggiata e che dal momento della diagnosi all’utilizzo delle prime terapie, all’utilizzo delle sulfaniluree e quando il paziente viene inviato allo specialista passano degli anni e la malattia progredisce e subentrano le complicanze. 

Per fare il punto sul tema, Diabete Italia Onlus e Motore sanità hanno organizzato il Webinar ‘Cura del diabete e MMG: un attore chiave del processo di cura con le armi spuntate’, realizzato grazie al contributo incondizionato di AstraZeneca e Boehringer Ingelheim

Il covid-19 ha mostrato la necessità di dare accesso da parte della medicina territoriale all’innovazione terapeutica. Lo scenario attuale però priva la medicina di famiglia di questo diritto creando un disallineamento chiaro rispetto alle evidenze scientifiche e alle indicazioni delle linee guida, nonché provocando un sottoutilizzo dei farmaci SGLT2, DDP4 eGLP1 per il diabete, molti dei quali in commercio da oltre un decennio e oramai prossimi alla scadenza brevettuale.
Le conseguenze sono evidenti e drammatiche: un rallentamento nei benefici di salutepotenziale rischio sui pazientiderivante aumento dei costi socio-assistenziali. I benefici di questo cambiamento si traducono in ridotti tempi di adesione alle indicazioni delle linee guida, presa in carico efficace e tempestiva con cure adeguate, inutili e gravosi tour dei pazienti per ottenere le terapie o semplicemente il rinnovo e rendere efficiente il territorio nella gestione della cronicità diabete.

Dottore in ospedale

Oggi ci siamo dimenticati che anche il diabete è una pandemia – si è appallata Rita Lidia Stara, Membro del Comitato Direttivo Diabete Italia e Presidente Fe.D.E.R Federazione Diabete Emilia-Romagna -. I numeri del diabete sono stati messi da parte ma sono enormi. Non dobbiamo dimenticarci della storia dei pazienti, dei loro bisogni di cura e di salute e non fanno bene né ai pazienti né al Sistema la contrapposizione che esiste tra il ruolo del medico di medicina generale e dello specialista nel percorso di cura e assistenziale del paziente. Chiediamo che venga dato al medico di medicina generale il diritto di prescrivere i nuovi farmaci e che il paziente sia in grado di accedervi in maniera semplice. Nella vita quotidiana il paziente è penalizzato perché non ha accesso a queste cure se non in maniera parziale. Vogliamo delle risposte ora, subito perché non possiamo più aspettare”.

Le società scientifiche e la stessa SID sostengono che nel momento in cui il paziente ha un rischio cardiovascolare altissimo (70-80%) o se il paziente ha già una patologia cardiovascolare (25%) deve essere trattato con un farmaco della classe innovativo, in caso contrario il MMG commette una violazione della legge. Non è questa la sola cosa che riuscirà a risolvere una necessaria integrazione della Specialistica e la Medicina generale nell’assistenza alla persona con diabete, e c’è tutta la volontà degli specialisti e della medicina generale a farlo. Il CTS dell’AIFA è estremamente disposto a venire incontro a questo, è verosimile che tra il convincimento culturale e la effettiva capacità di deliberare ci sono degli ostacoli nel mezzo e c’è a qualche livello una forma di scarsa competenza. E’ auspicabile la realizzazione di una piattaforma nazionale per il tracciamento protetto dei dati del paziente e della prescrizione dei farmaci, che risulterebbe essere anche una importantissima fonte di cultura scientifica. Abbiamo tutta la tecnologia necessaria per fare questo. Lo stiamo proponendo all’AIFA da un anno e mezzo”.

Secondo Federico Gelli, Responsabile del rischio in sanità di Federsanità ANCI, Roma “E’ disarmante apprendere che non sia cambiato nulla rispetto al passato, di fatto il problema non è mai stato risolto. La legge Gelli 24 ha aperto culturalmente alcuni principi innovativi e l’attualità della legge 24 è estremamente forte”.

Secondo Paolo Di Bartolo, Presidente AMD “l’assistenza a favore della persona con diabete non è solo prescrizione di farmaco, ma uno degli elementi che maggiormente condizionerà l’esito dell’assistenza è la capacità e la possibilità di portare il paziente al self management, il paziente deve diventare cioè il proprio caregiver, sapere esattamente interpretare e leggere quali bisogni ha in un determinato momento della sua vita, in questo momento però la medicina territoriale non è attrezzata per questo, fino a quando la medicina territoriale nelle aggregazione funzionali territoriali (AFT) non avrà delle figure specifiche che sono educatori specializzati e specialisti in diabetologia, ogni paziente che riceve la diagnosi di diabete deve essere indirizzato, al di là di una corretta diagnosi che può avvenire anche dalla medicina territoriale, alle diabetologie per iniziare il percorso di educazione terapeutica strutturata. Dopodiché si aprono le mille possibilità di spostamento del paziente all’interno della rete di diabetologia a seconda del bisogno e negli anni che seguiranno”.