Di Maio (Pd): “La caccia al colpevole: cattiva abitudine della sinistra”

(Sesto Potere) – Forlì – 12 giugno 2019 – Il deputato del Pd Marco Di Maio commenta l’esito del ballottaggio sul suo profilo Facebook  ed esordisce così: “La sconfitta di Forlì per il centrosinistra forlivese è pesante e non ammette alibi. La caccia al colpevole innescata fin dal primo minuto successivo all’ufficialità dei risultati, però, ci mostra una delle ragioni più profonde della sconfitta: la predilezione per lo scontro interno, per la ricerca del nemico dentro casa, spesso animata da un vigore maggiore a quello che si riserva ai veri avversari”.

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“È una pratica [la caccia al colpevole, ndr] che ci ha fatto più danni che qualsiasi altro errore commesso in campagna elettorale; ed è una cattiva abitudine – insiste Marco Di Maio – su cui deve riflettere non solo il Partito Democratico (che certamente ha le responsabilità maggiori), ma anche la galassia di forze, associazioni, gruppi, personalità che gli ruotano attorno. A partire da quelli che il giorno dopo hanno sempre la ricetta giusta per evitare quel che è successo il giorno prima; quelli che il giorno dopo si affrettano a puntare il dito, ma che fino al giorno prima non hanno mosso un dito”.

“Non ci sono barili da scaricare, ma pezzi da rimettere insieme e altri che vanno necessariamente aggiunti; non rese dei conti, ma nuove linee di credito da aprire. O si comprende che per ripartire serve ricostruire un sistema di relazioni umane oltre che politiche, un contesto accogliente che renda piacevole per le persone impegnarsi, andare alle riunioni, spendere il proprio tempo per incontri, iniziative, volantinaggi; oppure, in una fase storica senza ideologie che ti spingono ad impegnarti ad ogni costo e in ogni condizione, la ripartenza sarà quasi impossibile.”: commenta il deputato del Pd.

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“Sono convinto, invece, che un rilancio sia possibile. È possibile partendo da una squadra ampia, che lavori con compattezza, condivisione di progetti e obiettivi, da cui possono generarsi idee positive che aggregano consenso, che fanno sentire parte di qualcosa, che motivano ad andare nei quartieri e nei comuni del comprensorio per recuperare quel rapporto con “la gente” che personalmente non ho mai smesso di curare (pur con i miei tanti limiti). Tuttavia l’impegno di uno o di pochi, anche se fosse il più fruttuoso possibile, non basterebbe per ridare slancio e identità ad una squadra, ad un partito, a un insieme di forze. Serve un impegno collettivo, coinvolgente, rispettoso delle opinioni avverse, aperto a contributi esterni. Anzi, che abbia il coraggio di andarli a stimolare. Le persone chiedono ascolto, presenza, rappresentanza e disponibilità al confronto. Chiedono risposte e proposte. Chiedono umiltà ed esempi in cui riconoscersi. Chiedono che si prendano decisioni in fretta: per non correre il rischio che col passare del tempo la rassegnazione prevalga sulla voglia di riscatto”: conclude il deputato del Pd Marco Di Maio.

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