(Sesto Potere) – Modena – 19 maggio 2022 – A dieci anni dal sisma, la ricostruzione in Emilia è ormai in fase di completamento. Ogni cosa deve tornare al suo posto, si disse dopo le terribili scosse del 20 e 29 maggio 2012 e le prime settimane dell’emergenza più dura, e per riuscire a farlo, portando a termine la gran parte dei lavori previsti, sono stati concessi complessivamente contributi per quasi 6,5 miliardi di euro, erogati alle famiglie e alle imprese delle aree colpite. Di questi, già liquidati oltre 5 miliardi di euro.

Per i seguenti numeri: 17.500 abitazioni ripristinate e 27 mila persone rientrate nelle proprie case. 570 scuole ripristinate o ricostruire ex novo e mai un’ora di lezione persa. 6 mila piccole attività commerciali, artigiane e dei servizi rese di nuovi agibili, 3.500 aziende industriali e agricole ristrutturate e altre 1.550 imprese che hanno potuto mettere in sicurezza i propri stabilimenti o spazi di produzione in nome della prevenzione futura. Ancora: 1.000 interventi nei centri storici per la riqualificazione o nuove aperture di botteghe, uffici, attività artigianali e professionali. 330 chiese riaperte al culto.

Ricostruzione privata e produttiva praticamente chiusa, mentre proseguono i lavori per completare la realizzazione del Piano delle opere pubbliche e dei beni culturali, condiviso con Soprintendenze e autorità ecclesiastiche, più complessa anche per i vincoli storici e architettonici esistenti.

Ma anche in questi ultimi due anni, segnati drammaticamente dalla pandemia, i cantieri, pur rallentati, non si sono mai fermati. Resta infatti l’obiettivo di chiudere anche quest’ultima parte nel più breve tempo possibile, con il caro energia, gli aumenti generalizzati dei prezzi e la difficoltà nel reperire materiali e strumenti per l’edilizia che rendono la sfida ancor più impegnativa.

terremoto modena 2012

In questo quadro si inseriscono alcuni provvedimenti assunti dalla Regione Emilia-Romagna, dal Governo e dal Commissario per la Ricostruzione per sbloccare progetti e cantieri. In particolare, dopo il nuovo prezziario regionale il Commissario si prepara ora a firmare la nuova ordinanza sui cantieri in corso nel ‘cratere’, sia pubblici che privati, in aggiunta a quanto già previsto nel Decreto legge 50/2022 pubblicato martedì scorso. Una vera e propria boccata di ossigeno per imprese e ricostruzione, sollecitata con forza da associazioni economiche, professionisti e sindaci per dare l’ultimo impulso al completamento dei lavori post sisma.

È questo, in sintesi, il quadro a dieci anni dal sisma che colpì quattro province emiliane – Modena, Reggio Emilia, Bologna, Ferrara –, insieme a quelle di Mantova e Rovigo, causando 28 decessi, 300 feriti, 45 mila sfollati e danni per 12,2 miliardi di euro.

Un ‘cratere’ iniziale che contava 59 Comuni, oggi ristretto a 15: in 45 comuni, infatti, la ricostruzione è pressoché terminata, mentre nei rimanenti è a buon punto ma servono ancora procedure e risorse specifiche. E proprio su questi aspetti, martedì scorso, si è svolto un confronto tra Regione Emilia-Romagna e Palazzo Chigi, presenti il Commissario per la ricostruzione e il sottosegretario alla Presidenza della Giunta regionale, da un lato, il sottosegretario della Presidenza del Consiglio dei ministri e la capo dipartimento Casa Italia, dall’altro; incontro su aspetti normativi, risorse e uscita dallo stato di emergenza, per un confronto che proseguirà già nei prossimi giorni.

A fare il punto della situazione in occasione del decennale del sisma, nel corso di una conferenza stampa in Regione, a Bologna, il Presidente della Giunta regionale Bonaccini insieme al Sottosegretario alla presidenza e al direttore dell’Agenzia per Ricostruzione-Sisma 2012.

Un bilancio accompagnato dall’illustrazione degli eventi e delle iniziative che caratterizzano il decennale, a partire dalla cerimonia ufficiale di domani a Medolla (Mo) col Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.

Il governatore dell’Emilia-Romagna ha spiegato che dopo 10 anni è stato pienamente ricostruito quasi il 95% di ciò che era stato distrutto o reso inagibile a causa di un terremoto che si stima avesse prodotto una cifra fra i 13-14 miliardi di euro di danni. Il presidente Bonaccini ha citato che tutte le famiglie o quasi sono rientrate nelle proprie case, le aziende tornate nei capannoni, poi abitazioni e negozi, attività produttive e fabbricati agricoli, scuole e servizi, tantissimi nuovi spazi dedicati alla socialità, tecnopoli per la ricerca e l’innovazione ed ha ribadito l’impegno a completare il lavoro della ricostruzione.

Il Presidente ha sottolineato che se oggi questa parte dell’Emilia produce addirittura più di prima, il merito va a un grande lavoro corale. Per questo questi dieci anni rappresentano una storia collettiva di cui andare orgogliosi, che merita di essere raccontata e di essere ascoltata, sia qui, perché la memoria collettiva è un patrimonio prezioso di identità, sia nel Paese, perché ciò che qui è stato fatto possa essere patrimonio per l’Italia.

Il Presidente ha inoltre detto che ricostruire come prima sia stata la scelta iniziale, con edifici più sicuri, efficienti, sostenibili, oltre a garantire lavoro, servizi, scuole. Questo tenendo fermo un impianto istituzionale regionale, fatto di condivisione: il ‘cratere’ dei Comuni colpiti con la Cabina di regia dei sindaci riunita periodicamente per decidere insieme e un tavolo tecnico con imprese, sindacati e professionisti per vagliare problemi e provvedimenti.

Oggi cratere e comitato dei sindaci sono ridotti a un quarto rispetto a dieci anni fa: non è finita, ma si è vicini alla meta. E anche davanti al blocco dei cantieri causato dalla stretta su materie prime, energia e prezzi non si è certo rimasti con le mani in mano: il nuovo prezziario regionale, unitamente al nuovo decreto appena uscito del Governo e all’ordinanza che si sta assumendo, vogliono essere una risposta forte a tutto il settore delle costruzioni, con un’attenzione specifica all’ultima fase ricostruzione, che la Regione vuole accelerare e completare.

Infine, dopo emergenza e ricostruzione, si è già impegnati coi sindaci nel progettare la ‘terza fase’, per costruire quello che non c’è mai stato e che servirà alle comunità di domani.