Cultura gastronomica bolognese, al via candidatura Unesco

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(Sesto Potere) – Bologna – 3 dicembre 2020 – Per tutelare e valorizzare nel mondo la cucina bolognese come patrimonio unico, per i contenuti che esprime direttamente, per i rapporti stretti che presenta con la storia del territorio, con il tessuto sociale, culturale e imprenditoriale e per il valore del settore agroalimentare sul quale si regge, la Città metropolitana di Bologna avvia presso l’UNESCO il percorso di candidatura della “Cultura gastronomica bolognese” conosciuta in tutto il mondo. 

Dal 4 aprile 2018, data che segna ufficialmente la decisione del Sindaco Virginio Merola e della Città metropolitana di intraprendere il percorso di candidatura, è stato istituito un gruppo di lavoro ad hoc, sotto la direzione scientifica del Prof. Andrea Segrè e coordinato dal Capo di Gabinetto della Città metropolitana Giuseppe De Biasi.

Il gruppo ha effettuato uno studio ad ampio raggio, consultando le molteplici realtà del settore presenti sul territorio dal quale è scaturito un documento conclusivo che costituisce il “Progetto di attivazione del Tentative List”, premessa indispensabile per avviare la candidatura all’UNESCO del sito “Cultura Gastronomica Bolognese” che coincide con l’intero territorio della città metropolitana di Bologna.

I perché della candidatura

Che la cultura gastronomica bolognese rappresenti un bene inestimabile, un bene unico è ovvio considerate le mille testimonianze che pervadono la nostra cucina, la nostra industria di trasformazione e il rapporto così stretto fra il campo e la tavola. Qui la parola agroalimentare assume un significato unico e il settore è un solido pilastro dell’economia della città metropolitana di Bologna e un sistema tra i più avanzati a livello internazionale per la sua capacità di creare un continuo rapporto tra uomo, terra e tecnologia.

Per affermare con forza l’autenticità di questi valori è necessaria una voce autorevole in grado di trasmetterla anche alle future generazioni, una voce capace di affrontare le nuove sfide economiche, sociali ed ambientali imposte dalla globalizzazione, preparata a sostenere le difficili sfide sulla cultura del cibo e sugli stili di vita legati all’alimentazione come ben chiaro nell’Agenda della Nazione Unite 2030 sullo sviluppo sostenibile.

Una ricerca, effettuata dal Gruppo di studio a supporto delle motivazioni alla candidatura ha rilevato che il termine «Bolognese» rappresenta di fatto un vero e proprio «marchio» che viene sfruttato commercialmente in ogni angolo del mondo, oramai senza nessun limite.

pasta

Il «Bolognese sounding» è un fenomeno oggi dirompente inquadrato nel più vasto fenomeno del “Italian Sounding”, che viene attuato in tutti gli angoli del mondo: tale pratica rappresenta la forma più eclatante di concorrenza sleale e truffa nei confronti dei consumatori e produttori italiani, soprattutto nel settore agroalimentare e della ristorazione.

I comportamenti del “Bolognese sounding” sono tuttavia considerati leciti e non perseguibili legalmente in quasi tutti i paesi al mondo.

La fama del marchio «Bolognese» dipende anche dal successo «Spaghetti alla bolognese»: il che non vuol dire che dobbiamo dare legittimazione a questo fenomeno (gli unici a guadagnarci sono le multinazionali del cibo e della ristorazione).

“Che la cultura gastronomica bolognese – sostiene il sindaco metropolitano Virginio Merola – rappresenti un bene inestimabile, un bene unico per noi è ovvio considerate le mille testimonianze che pervadono la nostra cucina, la nostra industria di trasformazione e il rapporto così stretto fra il campo e la tavola. Qui la parola agroalimentare assume un significato unico.

Il settore agro-alimentare è un solido pilastro dell’economia della città metropolitana di Bologna è un sistema tra i più avanzati a livello internazionale per la sua capacità di creare un continuo rapporto tra uomo, terra e tecnologia”.


“Bologna e il suo territorio – sottolinea Andrea Segrè, professore dell’Alma Mater Studiorum Università di Bologna e coordinatore scientifico del Gruppo di lavoro – vengono spesso identificatati semplicemente nella mortadella e nel ragù o, peggio, negli «spaghetti alla bolognese»: il rischio di perdere l’identità storica è molto concreto, tutto si sta banalizzando e appiattendo verso il basso. Invece la Cultura Gastronomica Bolognese, come abbiamo dimostrato per la prima volta con questo studio, rappresenta un unicum che non ha eguali a livello mondiale. Un sito fatto di prodotti della terra, di cibi, di mestieri, una popolazione carica di giovialità, convivialità ed accoglienza, tutte caratteristiche richieste dall’Unesco elementi necessario per il riconoscimento. Per il rilancio post pandemico il consumo alimentare e gli stili di vita salutari avranno un ruolo centrale e  dunque la valorizzazione di un patrimonio esistente e ancora radicato saranno le basi per un rilancio dell’economia locale e del turismo internazionale”.

tortellini sana

In sintesi

  • Perché è un bene appartenente ad una comunità che si identifica con un territorio
  • Per fermare la costante perdita dei valori storici istitutivi e caratteristici del bene stesso.
  • Per affermare che Bologna non è solo mortadella, ragù o, «spaghetti alla bolognese»
  • Per contrastare il rischio molto concreto di perdere l’identità storica
  • Perché la cittadella gastronomica bolognese con la sua Università è un unicum che non ha eguali a livello mondiale.
  • Perché Bologna racchiude tutte le caratteristiche necessarie richieste dall’Unesco: un sito fatto di prodotti della terra, di cibi, di mestieri, di una popolazione carica di giovialità, convivialità ed accoglienza

I prossimi passi

L’attivazione del «Tentative List» prevede un iter lungo e complesso che dovrà passare attraverso il coinvolgimento degli Enti locali, delle Istituzioni, delle Associazioni della cultura enogastronomica, delle Organizzazioni di categoria, delle Proloco, dell’Alma Mater e dei cittadini in genere.

Lo shock Coronavirus ha colpito duramente l’economia mondiale e locale, la candidatura della «Cultura Gastronomica Bolognese» quale sito UNESCO può essere un motore per far ripartire i settori legati al turismo e alla ristorazione drammaticamente colpiti dalla pandemia.

Investire nel riconoscimento UNESCO è come investire nell’innovazione. La forza del progetto potrebbe favorire un cambiamento positivo per il turismo, la ristorazione, la produzione, la vendita di beni e servizi, non solo agroalimentari. Ovvero innescare nuove modalità di progettazione per tutta la città.

L’iter prevede entro la fine di marzo 2021 la richiesta di iscrizione nel Tentative List del Ministero dei Beni Culturali, candidatura alla lista “Patrimonio Culturale Immateriale” (Representative List of the Intangible Cultural Heritage of Humanity).

Sarà poi il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare a valutare i contenuti della domanda e deciderne l’iscrizione al «Tentative List».

Ottenuta l’iscrizione al «Tentative List» si procederà alla compilazione del formulario ufficiale da inviare alla Commissione Nazionale Italiana per l’UNESCO

Il Consiglio Direttivo della Commissione, al quale siedono anche i Ministeri competenti, entro il 20 marzo 2022 selezionerà la candidatura da presentare entro il 31 marzo a Parigi, presso il Segretariato del Intergovernmental Committee for the safeguarding of the intangible cultural heritage.

Dopodichè si attenderà il parere “referral” da parte della Assemblea UNESCO che potrà assumere la decisione definitiva oppure richiedere integrazioni o modifiche.

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