(Sesto Potere) – Bologna – 10 ottobre 2022 – Il Centro Studi di Confartigianato Imprese a pubblicato una ricerca sulla crisi energetica nazionale. Questo a fronte delle vicende legate alle esplosioni nel Mar Baltico e le fughe del gas dal Nord Stream.

Produzione e consumo di gas in Italia

Secondo il bilancio energetico nazionale, nel 2021 il gas in Italia contribuisce per il 40,9% del totale delle fonti energetiche. A luglio 2022, nei precedenti dodici mesi, la domanda del gas in Italia è stata pari a 75,1 miliardi di metri cubi. Il 95% della domanda e delle esportazioni è coperta dalle importazioni, via gasdotto e terminali GNL, e il rimanente 5% dalla produzione nazionale.

All’elevato uso di gas in Italia contribuisce l’apporto di questa fonte alla generazione elettrica. Negli ultimi dodici mesi a giugno 2022 con il gas si è prodotto il 52,9% dell’elettricità in Italia. Questo a fronte del 14,0% della Germania e il 6,6% della Francia.

I prezzi dell’energia

Il cruscotto dei prezzi dell’energia proposto dal ventunesimo Report di Confartigianato delinea un quadro drammatico per i costi del gas di imprese e famiglie. Ad agosto 2022 il prezzo europeo del gas (TTF) è più che quintuplicato (+427,8%) rispetto un anno prima. Il prezzo alla produzione di gas è salito del 184,9% su base annua. Per le famiglie, il prezzo del gas al consumo ad agosto sale del 40,7%, ma una recente analisi indica possibili incrementi del 100% per l’ultimo trimestre dell’anno.

La crisi energetica per le imprese e le famiglie

La sicurezza energetica e gli effetti dell’escalation dei prezzi diventano più critici in autunno e inverno, un arco di sei mesi in cui si concentra il 63,1% della domanda. Nell’ultimo anno il 33,0% della richiesta di gas si è registrata nel trimestre invernale gennaio-marzo e un ulteriore 30,1% tra ottobre e dicembre.

Sulla base della distribuzione di gas naturale per tipologia di cliente per regione si calcola un’intensità di utilizzo del gas di imprese (altri usi) e famiglie (domestico e condomini) in Italia pari a 18,6 metri cubi (mc) di gas per mille euro di PIL. Condizioni climatiche, uso del riscaldamento e presenza di imprese in settori gas-intensive determinano ampie differenziazioni regionali del tasso di utilizzo del gas.

La regione con la maggiore intensità di utilizzo è l’Emilia-Romagna con 26,2 mc di gas per mille euro di PIL, seguita, con valori superiori alla media, da Piemonte con 25,9 mc/1000 euro, Veneto con 25,5 mc/1000 euro, Friuli-Venezia Giulia con 22,8 mc/1000 euro, Lombardia con 22,3 mc/1000 euro, Marche con 22,2 mc/1000 euro, Umbria con 21,9 mc/1000 euro, Abruzzo con 21,2 mc/1000 euro, Molise con 19,5 mc/1000 euro e Toscana con 18,8 mc/1000 euro.

L’importazione di gas

Secondo la ricognizione della Relazione 2022 di Arera il 90,4% delle importazioni è realizzato da sei società. Con una quota del 48,4% Eni è la prima impresa importatrice di gas, seguita da Edison con 15,7%; seguono con l’8,3% per entrambe Azerbaijan Gas Supply Company Limited, che importa il gas azero che approda a Melendugno attraverso il TAP, ed Enel Global Trading e con il 6,3% Shell Energy Europe e con il 3,0% Gunvor International.