Crisi commercio, Confesercenti, Swg: 25% attività in perdita, il 20% taglierà il personale

(Sesto Potere) – Roma – 12 agosto 2019 – Mentre, in generale, le piccole imprese italiane sembrano riprendere fiato, circa un esercizio commerciale di vicinato su quattro prevede di chiudere l’anno con un bilancio negativo. E due attività su dieci valutano anche la riduzione della forza lavoro.  È quanto emerge da un sondaggio condotto su un campione di piccole imprese  condotto da Swg per conto di Confesercenti.

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Una rilevazione  che sottolinea il peggioramento della situazione del commercio, in controtendenza con l’andamento medio degli altri settori. Solo il 18% degli imprenditori del commercio ritiene di chiudere l’anno con un bilancio positivo. Una media decisamente inferiore a quella delle altre imprese (34%) e anche alla quota di commercianti che indica una chiusura d’anno negativa: sono il 24%, sei punti percentuali in più della media delle piccole imprese.

A pesare una crescente sfiducia: un commerciante su due (48%) ritiene di avere, rispetto allo scorso anno, meno certezze, l’11% in più delle altre imprese. Solo il 10% dei negozianti si sente invece più sicuro.

A spaventare il commercio indipendente è in primo luogo il rallentamento percepito della domanda dei consumatori, segnalata da un’impresa su tre (32%) come principale fattore di preoccupazione: la frenata della spesa fa addirittura più paura del fisco, indicato ‘soltanto’ dal 28% delle imprese, accompagnata però da un 22% che teme l’arrivo degli aumenti IVA.

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Non desta preoccupazione, invece, l’instabilità del governo, chiamata in causa dal 6%, fattore ritenuto più rilevante dalla media delle piccole imprese (15%).

Lo stato di difficoltà delle imprese potrebbe avere ripercussioni anche su lavoro e investimenti. Il 20% dei commercianti intervistati prevede di ridurre i dipendenti da qui alla fine del 2019, mentre solo il 5% prevede di assumerne di nuovi.

Uno su due (il 51%), rinuncerà invece investimenti, a cui si aggiunge un ulteriore 35% che vorrebbe investire, ma non ha le risorse proprie né il credito bancario di supporto.

Anche in questo, un valore superiore alla media delle piccole imprese degli altri settori (22%).

 

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