Covid19, Unimpresa: a rischio 45 mld di euro di pil in 3 mesi

(Sesto Potere) – Roma – 26 marzo 2020 – Secondo un’analisi del Centro studi di Unimpresa, gli effetti del Coronavirus possono creare danni su 150 miliardi di euro di prodotto interno lordo ovvero quasi il 10% dell’economia italiana: si tratta di 64 miliardi del settore alberghiero e ristorazione, 53 miliardi del trasporto, oltre 8 miliardi del comparto noleggio e leasing, 2 miliardi riferibili alle agenzie di viaggio e ai tour operator, quasi 11 miliardi riconducibili a musei, cinema e teatri, oltre 7 miliardi del settore sport e tempo libero.

hotel portiere

In tre mesi possono subire ripercussioni enormi 45 miliardi e i settori più a rischio vanno dal turismo ai trasporti, dagli spettacoli allo sport. Le ricadute sono in alcuni casi dirette e in altri si tratta di ricadute “a cascata” non soltanto nelle regioni e nelle province della cosiddetta “zona rossa”, ma su tutti il territorio nazionale.

Secondo lo studio dell’associazione, che ha elaborato i dati Istat integrandoli con alcune stime, il Coronavirus può avere ricadute – dirette o indirette – su 146,1 miliardi (dati riferiti al 2019) che corrispondo al 9,12% del pil italiano. Nel dettaglio, si tratta di 64 miliardi del settore alberghiero e della ristorazione, di 53 miliardi delle imprese di trasporto, di 8,1 miliardi dell’area noleggio e leasing, di 2 miliardi “fatturati” da agenzie di viaggio e tour operator, di 10,8 miliardi dello spettacolo (musei, cinema e teatri), di 7,6 miliardi del comparto sport e tempo libero.

In particolare, il settore dei trasporti comprende 47,2 miliardi di autobus e vetture, 3,9 miliardi di navi e traghetti, 2,1 miliardi delle compagnie aeree.

Il recinto economico a rischio “Coronavirus” è un mix di settori di attività che, in totale, sono costantemente cresciuti negli ultimi anni: nel 2019, il totale si è attestato a 146,1 miliardi (9,12% del pil), nel 2015 era a quota 128,6 miliardi (8,65% del pil), nel 2016 a 135,2 miliardi (8,88% del pil), nel 2017 a 140,4 miliardi (9,01% del pil), nel 2018 a 143,5 miliardi (9,06% del pil). Dal 2015 al 2019, il “fatturato” delle imprese del turismo, dei trasporti e dello spettacolo è cresciuto di 17,5 miliardi.

«Le imprese italiane vanno sostenute immediatamente, bisogna evitare soprattutto che manchino risorse per pagare stipendi, forniture e pure le tasse. Quello degli adempimenti fiscali, in particolare, è un tema fondamentale: il governo si è giustamente preoccupato di rinviare scadenze e accertamenti tributari, ma non basta. Cosa succederà dopo, quando si accumuleranno pagamenti uno dietro l’altro? La prospettiva è devastante. I fatturati risentiranno inevitabilmente degli effetti della pandemia. Bisogna assicurare, quindi, la massima liquidità per evitare che gli imprenditori finiscano in ginocchio, strozzati da debiti di varia natura e si arrendano, svendendo le loro attività alle organizzazioni criminali»: osserva il presidente di Unimpresa, Giovanna Ferrara. 

E in un report in via di pubblicazione di Unimpresa la ristorazione, il comparto alberghiero, il commercio e le piccole fabbriche sono i settori destinati a subire le ripercussioni più rilevanti dalla inevitabile crisi causata dalla pandemia legata al virus Covid-19.
Con Piccole e medie imprese a prezzi di saldo saranno un potenziale affare per la criminalità organizzata: Camorra, Mafia e ‘Ndrangheta sempre pronti ad approfittare delle crisi economico-finanziarie. I vertici delle organizzazioni criminali, che dispongono di ingenti capitali, si preparano a speculare sulle inevitabili crisi a cui andranno incontro decine di migliaia di attività imprenditoriali su tutto il territorio nazionale. 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *