Covid19, la riapertura dei ristoranti vale 20 mld

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(Sesto Potere) – Bologna – 26 aprile 2020 – La possibilità di anticipare le aperture con il via libera alle vendite per asporto come già deciso in Emilia-Romagna e prevede di farlo anche il Governo per tutte le regioni rappresenta – secondo la Coldiretti – una importante opportunità considerato che la food delivery genera da sola un fatturato di 350 milioni di euro con aumenti a due cifre già prima della pandemia.

Piadina Romagnola Igp

La spesa degli italiani per pranzi, cene, aperitivi e colazioni fuori casa prima dell’emergenza coronavirus – conclude la Coldiretti – era pari al 35% del totale dei consumi alimentari degli italiani.

E l’attesa riapertura di bar e ristoranti avrebbe un effetto valanga sull’agroalimentare nazionale con la ripresa degli acquisti di cibi e bevande che vale almeno 20 miliardi all’anno. Aggiunge ancora la Coldiretti in riferimento all’attesa riapertura delle attività di ristorazione nella seconda metà maggio con l’avvio della Fase 2 dell’emergenza Covid-19.

Il lungo periodo di chiusura – sottolinea la Coldiretti – sta pesando su molte imprese dell’agroalimentare Made in Italy, dal vino alla birra, dalla carne al pesce, dalla frutta alla verdura ma anche su salumi e formaggi di alta qualità (soprattutto i prodotti dop e igp dell’Emilia-Romagna) che trovano nel consumo fuori casa un importante mercato di sbocco.

E anche l’export dell’ agroalimentare Made in Italy avrebbe subito un danno gravissimo: si parla di un crollo del 12,7% delle esportazioni italiane nei Paesi terzi su base annuale secondo i dati Istat sul commercio a marzo. Con il 70% delle imprese agroalimentari che esportano che ha registrato da allora una diminuzione delle vendite all’estero per effetto di una pioggia di disdette provenienti dai clienti di tutto il mondo, come dimostra un’indagine Coldiretti/Ixè dalla quale emerge che ha pagare il conto più pesante sono stati il settore del vino e del florovivaismo, ma difficoltà sono segnalate anche per ortofrutta, formaggi, salumi e conserve.

Un andamento che – conclude la Coldiretti –  rappresenta una brusca inversione di tendenza rispetto al record delle esportazioni fatto segnare nel primo bimestre del 2020 con un balzo dell’11,6% rispetto al 2019 in cui complessivamente per l’agroalimentare era stato raggiunto il massimo di sempre a 44,6 miliardi di euro.

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