Covid19, flussi turistici azzerati e chiusi i 2/3 delle imprese industriali a marzo e aprile

0
375

(Sesto Potere) – Roma – 24 aprile 2020 – I provvedimenti di chiusura disposte con le misure precauzionali contro la diffusione del Covid19 hanno riguardato in maniera più pervasiva l’industria: quasi i due terzi delle imprese industriali, che rappresentano il 46,8% del fatturato e il 53,2% del valore aggiunto del macrosettore, hanno dovuto sospendere la propria attività.

Al contempo, nel terziario l’incidenza delle imprese che operano in comparti la cui attività è interrotta è del 43,8%, il 37,2% in termini di fatturato e il 29,9% in termini di valore aggiunto.

E la sospensione ha inciso in misura maggiore nel comparto industriale anche dal punto di vista occupazionale: il 59,3% degli addetti del settore afferiscono ad attività sospese, contro
il 35,2% dei comparti dei servizi.

La chiusura delle attività ha penalizzato soprattutto le imprese esportatrici: quelle attive in
settori sospesi producono il 63,9% dell’export complessivo, realizzando all’estero il
20,4% del fatturato, contro l’8,1% di quello prodotto dalle imprese operanti nei settori
aperti. Una maggiore esposizione verso l’estero delle imprese esportatrici la cui attività
è sospesa è testimoniata anche da un numero medio di paesi di destinazione dell’export
più elevato (14 contro 11) e un maggior numero medio di prodotti esportati (12 contro
10) rispetto a quelli attivi.

La sospensione delle attività ha inciso in particolar modo nel Nord-est (dove il 50,1%
dell’occupazione afferisce ad attività sospese) e del Nord-ovest (43,3%), mentre la quota
è via via inferiore nel Centro (41,3%), nel Sud (41,1%) e nelle Isole (33,6%).

Per quanto riguarda l’effetto sull’occupazione, i settori sospesi rappresentano il 30,6%
di quelli ad alta attivazione, mentre è maggiore l’incidenza nelle classi ad attivazione
minore. I provvedimenti di limitazione dell’attività produttiva sembrano
dunque determinare un impatto complessivo inferiore in termini di occupazione che di
valore aggiunto.

Turisti a Roma

Per quel che riguarda il valore aggiunto per addetto, infine, le attività economiche
sospese sembrano attivare soprattutto valore aggiunto a media e alta produttività: i
settori sospesi rappresentano una quota relativamente bassa (il 38,1%) di quelli che
attivano valore aggiunto a bassa produttività. L’incidenza risulta decisamente superiore
per le classi di attivazione di produttività medio-bassa (57,4%), medio-alta (60,6%) e alta
(52,7%).

In ambito turistico , in base alle evidenze dei primi dati del tutto provvisori trasmessi dalle Regioni e acquisiti dall’Istat con largo anticipo rispetto alle scadenze ordinarie – emerge che, a febbraio 2020, mese in cui sono stati registrati i primi casi di contagio da COVID-19 in Italia, si è registrata in media, a livello nazionale, una flessione del numero di arrivi totali nelle strutture ricettive italiane del 15,0% rispetto allo stesso mese dell’anno 2019, con una
flessione per la componente estera più consistente (-18,5%).

Ma è del tutto evidente che nel mese successivo e anche ad aprile i flussi turistici si sono pressoché azzerati a causa delle misure di distanziamento sociale che hanno imposto, oltre alla chiusura di interi comparti produttivi, il blocco totale della mobilità di turisti italiani e esteri sul territorio nazionale.

Questo in sintesi è contenuto nella Memoria scritta elaborata dall’Istituto nazionale di statistica che ha voluto fornire un contributo conoscitivo ai lavori della 10a Commissione del Senato per la predisposizione della Risoluzione in materia di sostegno ai comparti dell’industria, del commercio e del turismo nell’ambito della congiuntura economica conseguente all’emergenza da Covid-19.

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here