Covid19 e lockdown. Bankitalia: pesanti ripercussioni su attività imprese dell’Emilia-Romagna

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(Sesto Potere) – Bologna – 17 novembre 2020 – Mercoledì scorso  Banca d’Italia ha pubblicato l’aggiornamento congiunturale dell’andamento economico dell’Emilia-Romagna nel primo semestre dell’anno in corso. In sintesi: la diffusione della pandemia di Covid-19 e le misure imposte per contenerla hanno avuto pesanti ripercussioni sull’attività economica regionale. L’indicatore trimestrale dell’economia regionale (ITER) elaborato dalla Banca d’Italia ha evidenziato una forte contrazione nei primi due trimestri, in misura analoga alla media nazionale; la flessione è stata molto più accentuata fra aprile e giugno.

La riduzione dei livelli di attività ha coinvolto tutti i settori.

Nell’industria la flessione ha interessato i principali comparti di specializzazione regionale e ha riguardato sia le vendite interne sia quelle sui mercati esteri; soltanto le imprese alimentari e farmaceutiche hanno registrato una dinamica migliore, sostenuta anche dalle esportazioni. Nel terziario la diminuzione dei volumi di attività è stata più marcata per il commercio di beni non alimentari e per i servizi di alloggio e ristorazione; questi ultimi hanno risentito della forte riduzione delle presenze nel settore turistico.

Il deterioramento del quadro congiunturale si è riflesso in una minore spesa per investimenti delle imprese.

L’occupazione è diminuita, dopo una prolungata fase espansiva. Il calo si è concentrato nel secondo trimestre dell’anno ed è riconducibile soprattutto al mancato rinnovo dei contratti a termine giunti a scadenza. Gli effetti della crisi in atto sui livelli occupazionali sono stati attenuati dalle misure pubbliche di sostegno al reddito e dal blocco dei licenziamenti. La fase congiunturale avversa ha scoraggiato la ricerca attiva di un’occupazione, traducendosi in una flessione dei tassi di partecipazione e di disoccupazione.

Il fabbisogno finanziario delle imprese, aumentato fortemente nei mesi successivi allo scoppio della pandemia, è stato gradualmente soddisfatto dai finanziamenti bancari; questi ultimi sono tornati a crescere dal mese di marzo e hanno accelerato nel periodo successivo, sospinti soprattutto dall’introduzione di garanzie pubbliche.

I prestiti alle famiglie hanno rallentato sia nella componente del credito al consumo sia in quella dei mutui per l’acquisto di abitazioni. L’incertezza sulle prospettive ha indotto famiglie e imprese ad accrescere il risparmio a fini precauzionali e ciò si è riflesso in un marcato aumento dei depositi.

Gli indicatori disponibili per i mesi estivi successivi al primo semestre mostrano una ripresa delle attività, sebbene i livelli rimangano al di sotto di quelli dell’anno precedente. In prospettiva i rischi al ribasso appaiono ancora rilevanti e legati prevalentemente agli sviluppi della pandemia e alle conseguenti scelte di consumo e investimento da parte di famiglie e imprese.