Covid19 e lockdown. Bankitalia: “effetto molto severo” su redditività imprese italiane

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(Sesto Potere) – Roma – 17 novembre 2020 – La crisi da Covid-19 avrà un effetto molto severo sulla redditività delle imprese. La diminuzione del fatturato sarà ampia, ma di intensità differenziata tra i settori: più accentuata nei settori dell’alloggio e ristorazione, delle attività artistiche e di intrattenimento, dell’energia, immobiliare e dell’industria alimentare e tessile.

Nello scenario macroeconomico descritto nell’introduzione, la redditività operativa, misurata dal rapporto tra il Margine operativo lordo (MOL) e i ricavi, pari all’8,9 per cento nel 2018 potrebbe ridursi di oltre 1,7 punti percentuali con una flessione del margine operativo lordo del 25 per cento.

La redditività netta, misurata dal Return on Equity (ROE), si collocherà al 2,5 percento,
quasi 5 punti percentuali al di sotto del valore del 2018. Per dimensione della perdita economica
attesa, i settori più colpiti saranno quelli della ristorazione (perdita complessiva di 2 miliardi), alberghiero (1,7 miliardi) e delle agenzie di viaggio e tour operator (1,7 miliardi).

Questo emerge nell’ultima nota di Banca d’Italia che analizza l’impatto dello shock generato dall’epidemia di Covid-19 sul fabbisogno di liquidità, la patrimonializzazione, la redditività e la struttura finanziaria di circa 730.000 società di capitali italiane. Per circa 270.000 di queste, rappresentative di oltre il 70 per cento del fatturato del campione complessivo, l’In-House Credit Assessment System (ICAS) della Banca d’Italia consente inoltre di misurare l’effetto dello shock sulla probabilità di default (PD) a 12 mesi.

La nota si basa su uno scenario macroeconomico in cui l’andamento del fatturato delle imprese è coerente con le previsioni sul PIL formulate lo scorso luglio dalla Banca d’Italia, che, nello scenario di base, ipotizzavano per il 2020 una caduta del PIL del 9,5 per cento.

La proiezione dei flussi di cassa al 2020 segnalerebbe molte imprese come a rischio di liquidità o in crisi anche in assenza dello shock dovuto all’epidemia. Per alcune di queste imprese si tratta di una situazione fisiologica derivante, ad esempio, da spese per investimenti; in tempi normali essa sarebbe potuta essere affrontata attraverso un aumento dell’indebitamento.

I risultati dell’indagine di Bankitalia indicano che, in assenza delle misure di sostegno introdotte dal governo, il forte calo del fatturato avrebbe determinato quest’anno un fabbisogno di liquidità complessivo pari a circa 48 miliardi per circa 142.000 imprese (il 19 per cento del totale del campione) e una netta contrazione degli utili, che avrebbe reso sotto-patrimonializzate circa 100.000 imprese (il 13,8 per cento del totale).

Grazie alle misure di sostegno, invece, circa 42.000 (delle 142.000) imprese potrebbero soddisfare il proprio fabbisogno di liquidità, mentre quello delle rimanenti 100.000 si ridurrebbe a circa 33 miliardi. Le misure comporterebbero la riduzione del numero di imprese potenzialmente sottocapitalizzate a circa 88.000. Il fabbisogno di liquidità residuo potrà essere soddisfatto soltanto aumentando l’indebitamento, anche avvalendosi degli schemi di garanzie pubbliche sui finanziamenti.