Covid19, con stop attività fino a maggio -270 mld di fatturato delle imprese nel 2021

0
364
lavoro ph confcooperative

(Sesto Potere) – Roma – 7 aprile 2020 – «L’economia italiana inchioda e occorreranno 2 anni prima di poter ritornare ai livelli di Pil e di crescita stimata fino allo scorso gennaio. In condizioni di urgenza straordinaria il sistema necessita di misure straordinarie, coraggiose e soprattutto veloci che consentano di non spegnere i motori, altrimenti rischiamo, quando sarà passata l’emergenza, di lasciare sul tappeto 1 milione di imprese». Maurizio Gardini, presidente di Confcooperative, riassume così il quadro che si profila per l’economia italiana commentando il Focus Censis/Confcooperative “Lo shock epocale: imprese e lavoro alla prova della “lockdown economy” che analizza lo stato dell’economia considerando una chiusura delle attività fino a maggio 2020, con un ritorno alla normalità entro i due mesi successivi (Fonte Cerved).

lavoro ph confcooperative

«Nonostante tutto – continua Gardini – va visto il bicchiere mezzo pieno, perché le giuste misure di contenimento del coronarivus non hanno bloccato l’intera economia. Poco più della metà delle imprese e dei suoi lavoratori non si sono fermati. In qualche modo la fase 2 parte da qui, ma va alimentata con coraggio e decisione. Vanno tenuti accesi i motori del sistema imprenditoriale per consentire la ripartenza appena sarà possibile e cercare il rimbalzo necessario per il nostro PIL. In caso contrario rischiamo di uscire da questo lockdown lasciando sul tappeto almeno il 20% delle imprese, poco meno di 1 milione di pmi, con conseguenze indescrivibili in termini di fatturato, occupazione e tenuta sociale del Paese».

Il sistema Italia arriva a misurarsi con lo tsunami economico determinato dal Covid19 ereditando un quadro di stagnazione economica ventennale. La domanda è: cosa accadrà? Quali saranno gli effetti sulla nostra economia?

«Posta l’emergenza sanitaria abbiamo due fronti su cui lavorare, quello europeo e quello italiano. Partiamo da casa nostra, il tema prioritario è il credito. Occorrono meccanismi che garantiscano liquidità immediata a tutte le imprese che, dalle più piccole alle più grandi, sono in difficoltà. Per l’export, a esempio, è a rischio un valore di 280 miliardi pari al 65,8% del valore complessivo. Ecco perché le misure del governo – precisa Maurizio Gardini – devono consentire alle banche di essere immediatamente operative con istruttorie con tempi record, degne dei periodi di emergenza, superando il cronico problema della burocrazia che rallenta ogni processo. E a proposito di liquidità, vanno saldati tutti i Debiti della PA. Siamo maglia nera in Europa – aggiunge il presidente di Confcooperative – è il minimo che si possa fare: 53 miliardi dovuti dallo Stato alle imprese che non possono continuare a fare da cassa allo stato e agli enti locali. Solo le cooperative sociali e quelle di produzione lavoro e servizi hanno crediti per circa 2 miliardi di euro”.

“Ricordiamo – continua Gardini – che le cooperative non delocalizzano, ma creano lavoro e ricchezza in Italia. Erogano servizi in Italia. Pagano le tasse in Italia». La dimensione economica del “lockdown” (Tab.1) da quanto emerge dal focus Censis – Confcooperative, è pari a 1.321 miliardi di euro, che corrisponde al 42,4% del totale del fatturato dell’Industria e dei Servizi che complessivamente supera i 3.115 miliardi di euro.

Tab. 1 – L’economia nel “lockdown”. Struttura produttiva e fatturato per settori attivi e settori sospesi. Industria e Servizi (v.a. e val.%
Settori attiviSettori sospesiTotale% sospesi sul totale
Unità locali2.474.9822.301.2574.776.23948,2
Addetti (mgl)9.3677.31716.68443,9
Dipendenti (mgl)6.8984.92011.81841,6
Fatturato (mln €)1.794.7891.320.5843.115.37342,4

Fonte: elaborazioni Censis su dati Istat

I provvedimenti di sospensione hanno avuto una maggiore incidenza, in termini di addetti, nel comparto dell’Industria in senso stretto (con il 62,2% degli addetti dipendenti e indipendenti sospesi, su un totale di 3 milioni e 987mila, Tab.2) e a seguire le Costruzioni (58,6% dei sospesi su 1,3 milioni di addetti) e, infine, nei Servizi (35,8% su 11,4 milioni di addetti).

Tab. 2 – Addetti dipendenti e indipendenti nei settori attivi e sospesi. Industria e Servizi. (v.a. in mgl e val.%)
Settori attiviSettori sospesiTotale% sospesi sul totale addetti
Industria in senso stretto1.5092.4783.98762,2
Costruzioni5417661.30758,6
Servizi7.3174.07311.39035,8
Totale9.3677.31716.68443,9

Fonte: elaborazioni Censis su dati Istat

Il quadro generale della “lockdown economy” porta ad assumere come riferimento un motore produttivo che lavora a circa il 60% del proprio potenziale e che innesca una catena degli effetti dirompente in termini di reddito, di domanda interna, di sostenibilità economica, in cui il fattore tempo – la durata dello stato di sospensione – diventa la variabile fondamentale per capire le conseguenze su un sistema economico e sociale sottoposto a uno “stress test” che nessuna recessione nel passato aveva mai fatto sperimentare. Il “congelamento” delle attività ha, di conseguenza, prodotto un impatto che, in termini di fatturato, ha riguardato 660 miliardi di euro nell’ambito dei Servizi e 91 miliardi nelle Costruzioni, mentre per le imprese dell’Industria in senso stretto la restrizione ha avuto effetto su 570 miliardi di euro (tab.3).

Tab. 3 – Fatturato delle imprese nei settori attivi e sospesi. Industria e Servizi. (v.a. in mld € e val.%)
Fatturato (in mld €)
Settori attiviSettori sospesiTotale% sospesi sul totale
Industria in senso stretto618,6570,21.188,848,0
Costruzioni65,390,7156,058,1
Servizi1.110,9659,71.770,637,3
Totale1.794,81.320,63.115,442,4

Fonte: elaborazioni Censis su dati Istat

«In questa fase c’è da evidenziare il ruolo della cooperazione – sottolinea Maurizio Gardini – che nel welfare, con le cooperative sociali e sanitarie, in prima linea, eroga servizi a 6 milioni di persone fragili; le cooperative di produzione lavoro e servizi impegnate nel trasporto valori, merci e persone, nelle pulizie degli uffici della PA e nella sanificazione degli ospedali e nella vigilanza. Alle cooperative della filiera agroalimentare e le cooperative di distribuzione al consumo e al dettaglio che non stanno mancando di rifornire le tavole degli italiani. Insomma le cooperative stanno dando un contributo fondamentale alla tenuta del fronte. Senza le cooperative avremmo avuto condizioni di maggiore criticità nei servizi alle persone e alle comunità».

Partendo da una base di fatturato delle imprese nel 2019 pari a 2.411 miliardi di euro e riferito a 200 sotto-settori economici, il valore atteso al netto dello shock prodotto dal Covid19 sarebbe stato nel 2020 pari a 2.502 miliardi di euro, ma in realtà, proprio a causa dello shock, il volume di fatturato si fermerebbe a 2.233 miliardi, con una differenza negativa pari a 219 miliardi di euro (tab.4).

Buona parte di questa riduzione – circa la metà – sarebbe subita dall’area del Nord Ovest (87,5 miliardi) e dal Nord Est (48,5 miliardi). Il “rimbalzo” atteso nel 2021 porterebbe a un non completo recupero del fatturato perduto. Dai 2.233 miliardi di euro del 2020 si potrebbe passare a 2.448 miliardi che, in ogni caso, rappresenterebbero una differenza negativa rispetto alla cifra prevista in assenza di shock nel 2021 pari a 54 miliardi. In totale, lo scenario imputerebbe allo Shock Covid19 una mancata produzione di valore da parte delle imprese superiore ai 270 miliardi.

Tab. 4 – Ipotesi di impatto dello Shock Covid 19 sul fatturato delle imprese nelle diverse aree del Paese. 2020-2021 (v.a. in mld €)
Senza shockShock Covid 19
2020202120202021
Nord Ovest1.000,01.020,6912,5997,1
Nord Est577,4590,1528,9576,2
Centro597,8608,5541,1598,0
Sud198,5202,8179,8197,9
Isole78,780,370,979,0
Italia2.452,42.502,32.233,22.448,2
Differenze fatturato 2020-2021-219,2-54,1
Nord Ovest-87,5-23,5
Nord Est-48,5-13,9
Centro-56,7-10,5
Sud-18,7-4,9
Isole-7,8-1,3

Fonte: elaborazioni Censis su dati Cerved Industry Forecast (marzo 2020)

I provvedimenti di integrazione al reddito delle diverse categorie di occupati possono essere raggruppati prevalentemente fra l’area del lavoro dipendente e l’area del lavoro autonomo. Utilizzando le analisi dell’Ufficio Parlamentare di Bilancio nel primo gruppo, a fronte di una platea complessiva di 16,6 milioni di lavoratori, rientrano 10 milioni di lavoratori che ha già accesso alle diverse forme di cassa integrazione (60,2% sul totale dei dipendenti privati) e 4,7 milioni di occupati che possono beneficiare dell’estensione degli strumenti di integrazione salariale (il 28,3%).

Accanto al sostegno del lavoro dipendente e autonomo un’altra leva per contenere l’impatto dello shock ha riguardato le imprese attraverso tre diverse tipologie di interventi e, in particolare: le misure di sostegno attraverso il sistema bancario, le agevolazioni tributarie, la sospensione dei versamenti e degli adempimenti di natura tributaria e dei termini in materia di accertamento, riscossione e processo tributario.

La platea dei destinatari di questi interventi, secondo le stime dell’Ufficio Parlamentare di Bilancio, riguardano circa 3 milioni e mezzo di imprese, individuate sulla base delle dichiarazioni fiscali di persone fisiche, società di persone, società di capitali. In termini economici queste imprese rappresentano circa 3.400 miliardi di ricavi e 450 miliardi in termini di retribuzioni erogate.

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here