Covid19, analisi Ifo: in Italia calo crescita annua dell’8‐13% nel 2020

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(Sesto Potere) – Roma – 9 aprile 2020 – Pochi giorni fa la presentazione del Rapporto del Centro Studi di Confindustria con le previsioni per l’economia italiana nel 2020 e 2021 e l’analisi dell’evoluzione dei fattori geo-economici più rilevanti per il nostro Paese, duramente colpito dalle conseguenze dell’epidemia di Covid-19.

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Nell’ipotesi che la fase acuta dell’emergenza sanitaria termini a maggio 2020 e che l’attività produttiva riprenda gradualmente da fine aprile a fine giugno, il Centro Studi di Confindustria ha stimato un calo del PIL in Italia del 10% nei primi due trimestri, rispetto a fine 2019. Seguito da un parziale recupero nella seconda metà dell’anno. Nella media del 2020, si prevede una caduta del PIL pari al -6%.

Ma nel caso in cui la situazione sanitaria non evolvesse positivamente in una direzione compatibile con questo scenario dell’offerta, le previsioni economiche andrebbero riviste al ribasso. Il Centro Studi di Confindustria ha stimato che ogni settimana in più di blocco normativo delle attività produttive, secondo i parametri attuali, potrebbe costare una perdita ulteriore di PIL nell’ordine di almeno lo 0,75%.

Su scala europea si registra l’analisi dell’IFO – Institute for Economic Research, di Monaco di Baviera, autorevole istituto di ricerca economica tedesco, che ha diffuso il 2 aprile le sue stime dell’impatto della chiusura parziale della produzione, necessaria per contenere l’epidemia, relativamente ad alcuni dei principali paesi europei.

Riguardo all’Italia, le stime dell’IFO sono in linea con quelle del Centro Studi di Confindustria. E sono anche più drammatiche nello scenario “peggiore”. L’IFO stima che una chiusura parziale dell’attività economica in Italia della durata di due mesi ridurrà la crescita annua nel 2020 di 8,0‐13,1 punti percentuali, a seconda dello scenario. Ogni settimana di estensione della chiusura dell’attività economica determinerà una riduzione addizionale del PIL per 0,8‐1,5 punti percentuali. Dunque, la stima Centro Studi di Confindustria corrisponde allo scenario “migliore” dell’IFO, quello meno pessimista.

Riguardo agli altri paesi, l’IFO ottiene stime non distanti da quelle calcolate per l’Italia.

• Spagna: una chiusura di due mesi riduce la crescita annua di 8,1‐13,8 punti percentuali; ogni settimana addizionale di chiusura determina una perdita di 0,8‐1,6 punti percentuali.

• Francia: una chiusura di due mesi riduce la crescita annua di 7,3‐12,3 punti percentuali; ogni settimana addizionale di chiusura determina una perdita di 0,7‐1,4 punti percentuali.

• Regno Unito: una chiusura di due mesi riduce la crescita annua di 7,7‐13,0 punti percentuali; ogni settimana addizionale di chiusura determina una perdita di 0,8‐1,5 punti percentuali.

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