Covid, tra giugno e ottobre riduzione di fatturato per 2/3 delle imprese

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(Sesto Potere) – Roma – 15 dicembre 2020 – Tra giugno e ottobre 2020 riduzioni di fatturato per oltre due terzi delle imprese italiane, a dirlo è l’Istat. Il 32,4% (con il 21,1% di occupati) segnala rischi operativi e di sostenibilità della propria attività e il 37,5% ha richiesto il sostegno pubblico per liquidità e credito, ottenendolo nell’80% dei casi. La diffusione della vendita di beni o servizi mediante il proprio sito web è quasi raddoppiata, coinvolgendo il 17,4% delle imprese. Le conseguenze della crisi? Un terzo delle imprese lamenta “seri problemi operativi”. Ma nonostante la crisi, il 25,8% delle imprese (che occupano il 36,1% degli addetti) è orientata ad adottare strategie di espansione produttiva.

I quattro quinti delle imprese oggetto di indagine (804 mila, pari al 78,9% del totale) sono microimprese (con 3-9 addetti in organico), 189 mila (pari al 18,6%) appartengono al segmento delle piccole (10-49 addetti) mentre sono circa 22 mila quelle medie (50-249 addetti) e 3 mila le grandi (250 addetti e oltre) che insieme rappresentano il 2,6% del totale.

Nel corso della rilevazione, il 68,9% delle imprese ha dichiarato di essere in piena attività, il 23,9% di essere parzialmente aperta – svolgendo la propria attività in condizioni limitate in termini di spazi, orari e accesso della clientela.

Il 7,2% ha invece dichiarato di essere chiuso: si tratta di circa 73 mila imprese, che pesano
per il 4,0% dell’occupazione. Di queste 55 mila prevedono di riaprire mentre 17 mila (pari all’1,7% delle imprese e allo 0,9% degli occupati) non prevedono una riapertura.
L’85% delle unità produttive “chiuse” sono microimprese e si concentrano nel settore dei servizi non commerciali (58 mila unità, pari al 12,5% del totale), in cui è elevata anche la quota di aziende parzialmente aperte (35,2%).
Le attività sportive e di intrattenimento presentano la più alta incidenza di chiusura, seguite
dai servizi alberghieri e ricettivi e dalle case da gioco. Una quota significativa di imprese attualmente non operative si riscontra anche nel settore della ristorazione (circa 30 mila imprese di cui 5 mila non prevedono di riprendere) e in quello del commercio al dettaglio (7 mila imprese).

Il 28,3% degli esercizi al dettaglio chiusi non prevede di riaprire rispetto all’11,3% delle strutture ricettive, al 14,6% delle attività sportive e di intrattenimento e al 17,3% delle imprese di servizi di ristorazione non operative.
Tra le imprese attualmente non operative, quelle presenti nel Mezzogiorno sono a maggior rischio di chiusura definitiva: il 31,9% delle imprese chiuse (pari a 6 mila unità) prevede di non riaprire, rispetto al 27,6% del Centro, al 23% del Nord-ovest e al 13,8% del Nord-est (24% in Italia).

Fra gli altri dati che emergono nell’indagine Istata: tra giugno e ottobre fatturato in calo rispetto al 2019 per sette imprese su 10; 6 imprese su 10 prevedono perdite di fatturato tra dicembre e febbraio; misure di prevenzione applicate ma costi rilevanti per un quarto delle imprese; nessuno adeguamento degli spazi lavorativi per quattro imprese su 10; il ricorso alla Cassa integrazione guadagni o ad analoghi strumenti di sostegno dal lato del costo del lavoro, quali il Fondo integrazione salariale , rappresenta ancora la misura più utilizzata dalle imprese per fronteggiare gli effetti dell’epidemia Covid-19 (41,8% delle unità); entro fine anno smart work in molti settori per oltre 6 occupati su 10; prestito con garanzia pubblica chiesto da 3 imprese su 10, ottenuto da 8 su 10; ricorso al debito bancario come strumento più diffuso per fronteggiare il fabbisogno di liquidità delle imprese; ricapitalizzazione con sostegno pubblico la strategia più diffusa; espansione della connettività a banda ultra-larga, triplicato l’utilizzo di applicazioni tecnologiche di comunicazione digitale; raddoppiate le imprese che vendono beni o servizi sul proprio sito web e più di un terzo del fatturato proviene da canali di vendita digitali.