Covid, solo il 10,5% degli italiani è pienamente ottimista e confida in una rapida soluzione

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(Sesto Potere) – Roma – 29 marzo 2021 – Nel periodo compreso fra il 12 dicembre 2020 e il 15 gennaio 2021 il 93,2% dei cittadini ha fatto sempre uso di mascherine nei luoghi aperti, il 5,9% lo ha fatto spesso. In presenza di persone non conviventi l’84,0% ha usato sempre le mascherine anche in luoghi al chiuso.

In un giorno medio della settimana è uscito il 58,3% dei cittadini di 18 anni e più, mentre il restante 41,7% è rimasto in casa. Tra chi è uscito il 63,0% lo ha fatto una sola volta nel corso della giornata.
Sette persone su 10 hanno espresso accordo con l’affermazione “Se un vaccino Covid-19 diventa disponibile ed è consigliato, lo farei”.

Il 35,2% la percentuale di quanti ritengono probabile infettarsi, mentre il 34% lo ritiene improbabile.
Il 91,4% la quota di cittadini che usano la tv come principale canale informativo.
L’87,2% la quota di cittadini che escono meno spesso , il 91,5% nel Mezzogiorno.

Questi alcuni dati dell’ indagine Istat condotta durante la seconda ondata epidemica (tra dicembre 2020 e gennaio 2021) per studiare i comportamenti e le opinioni dei cittadini a quasi un anno di distanza dall’inizio della pandemia.

Per due cittadini su tre è facile capire cosa fare in caso di sospetta infezione
È stato chiesto ai cittadini quanto trovassero difficile capire cosa fare in caso di sospetta infezione da Covid in una scala da 1 a 7, dove 1 significa molto difficile e 7 molto facile. Durante la seconda ondata epidemica, poco meno dei due terzi dei cittadini (63,7%) si collocano sui punteggi più elevati della scala, ritenendo facile capire come comportarsi in caso di contagio. Un cittadino su quattro si colloca sul punteggio più elevato, il 17,6% si posiziona sul valore centrale della scala e il rimanente 18,7% su valori compresi tra 1 e 3, evidenziando una qualche difficoltà nel sapere come muoversi nel caso in cui sospetti di avere il Covid. Il punteggio medio è pari a 5, ma varia in base al titolo di studio: da 4,8 di chi ha la licenza elementare a 5,3 di chi ha conseguito la laurea. Non si osservano differenze significative in base alle altre caratteristiche individuali e al territorio.

Meno ottimismo verso la risoluzione del problema durante la seconda ondata
Analogamente a quanto rilevato in pieno lockdown, durante la seconda ondata poco meno di 9 persone su 10 ritengono che la situazione emergenziale sarà superata. Tuttavia a quasi un anno di distanza dall’inizio della pandemia, è ancora solo il 10,5% a essere pienamente ottimista e confidente in una rapida soluzione.
La posizione che continua a raccogliere un maggior numero di consensi è quella che si potrebbe definire di cauto ottimismo, visto che il 75,7% dei cittadini ha dichiarato che la situazione si risolverà, ma occorre del tempo.
Stabile rispetto ad aprile 2020 la quota di quanti ritengono che il Paese non sia adeguatamente attrezzato per risolvere la situazione (8,8%), mentre il 5% non ha espresso un’opinione in merito. Non emergono significative differenze in base al territorio o alle caratteristiche socio-demografiche.

Si esce di meno e si fa attenzione a ridurre il rischio di contagio
In un giorno medio della settimana, durante la seconda ondata, è uscito il 58,3% dei cittadini di 18 anni e più. Il 41,7% è rimasto in casa. Il 63% di chi è uscito lo ha fatto una sola volta, il 27,7% due volte e i rimanenti più di due volte.
Rispetto al pieno lockdown (28,0%) è aumentata la quota di persone che sono uscite, ma si è ben lontani dalla normalità descritta dalle indagini Istat dell’Uso del tempo (oltre il 90% della popolazione esce di casa in un giorno medio). Gli uomini sono usciti più delle donne (66% a fronte del 51,2%); mentre rispetto all’età sono soprattutto gli adulti nelle classi di età centrale e in particolare tra i 45 e i 54 anni a essere usciti più numerosi (oltre il 66,6%). Quote più basse si registrano invece tra gli anziani: è uscito il 43,4% dei 65-74enni e appena il 28,7% degli ultrasettantaquattrenni.
Guardando la condizione professionale, come ipotizzabile, la quota più alta di chi è uscito si riscontra tra gli occupati (oltre 7 su 10) mentre tra casalinghe, studenti e ritirati dal lavoro sono uscite poco più di 4 persone su 10.
Del resto chi è uscito lo ha fatto principalmente per lavoro (44,5%) o per fare la spesa (35,0%). Il 21,4% è uscito per fare una passeggiata. Meno frequenti gli altri motivi: sport, shopping, visite, ecc.

In pieno rispetto delle regole in vigore relative agli orari degli spostamenti, chi è uscito lo ha fatto per lo più di mattina (80,5%) o nel pomeriggio (48,6%). Solo il 3,9% è uscito nelle ore serali.
I comportamenti adottati sono il risultato dei cambiamenti indotti dalla pandemia. L’87,2% della popolazione afferma di uscire meno spesso rispetto al periodo pre-pandemico. Solo per il 10,7% la frequenza degli spostamenti non ha subito modifiche mentre un marginale 1,4% esce di più. I cambiamenti hanno riguardato soprattutto i cittadini del Mezzogiorno (91,5%), meno i residenti nelle regioni del Nord (81,5%) dove si sono conservate, più che altrove, le abitudini di spostamento. Va sottolineato che non solo si esce di meno, ma si è molto attenti anche a ridurre il rischio di contagio in caso di uscite. Poco meno di tre cittadini su quattro cercano di uscire nelle ore meno affollate e il 56,8% evita le ore serali (70,8% nel Centro Italia). Solo per il 16,1%, la pandemia non ha comportato cambiamenti negli orari di uscita.
I cittadini hanno evitato di frequentare bar, ristoranti, pizzerie (86,4%) e di andare a cena o a pranzo a casa di parenti o amici (69,8%). Anche questi comportamenti sono trasversali a tutte le classi di età. Solo il 10,5% non ha modificato i propri comportamenti, quota che sale al 17,1% tra i 18 e i 24 anni.