Covid, Poletti e Vicini: “Serve ancora prudenza: misure più restrittive nelle micro-aree con molti contagi”

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(Sesto Potere) – Forlì – 10 aprile 2021 – Da lunedì entriamo in zona arancione; ma questo il momento più critico, non lasciarci andare adesso è fondamentale”. E’ il messaggio che i prof. Venerino Poletti (pneumologo, direttore del dipartimento Malattie dell’apparato respiratorio e torace dell’Ausl Romagna) e Claudio Vicini (direttore del Dipartimento Testa – Collo di Ausl Romagna e otorino di fama internazionale),lanciano attraverso la pagina Facebook di Marco Di Maio, nel corso della consueta diretta social del sabato organizzata dal parlamentare romagnolo arricchita da decine di domande e risposte in tempo reale. 


“I numeri ci dicono che la situazione è migliore, ma sarei molto prudente nelle riaperture – afferma Poletti -, perchè nei precedenti casi abbiamo visto una ripresa della malattia dopo una quindicina di giorni”. A tal proposito il deputato Marco Di Maio sottolinea la necessità “di programmare le riaperture” con prudenza per non ripetere “quello che è successo in Sardegna, dove con l’illusione che il peggio fosse alle spalle si è dichiarata la ‘zona bianca’; salvo poi riportare tutti in zona rossa e colpevolizzare le persone perchè era tornata a fare la vita di prima. Ma se questo è il messaggio che viene dato dalle autorità, non ci può sorprendere che le persone lo seguano”. 

SITUAZIONE ANCORA CRITICA NELLE TERAPIE INTENSIVETornando alla Romagna, Poletti ha un osservatorio di chi sta davvero in prima linea nella battaglia contro il Covid gestendo l’Unità Operativa di Pneumologia che affronta i casi più gravi di covid-19: “Nell’area critica di Terapia Intensiva su 69 posti ne sono occupati 48, mentre in quella Semi-Intensiva 105 su 121. La situazione è decisamente migliore rispetto a due settimane fa, ma bisogna essere molto prudenti. Basti pensare che alla fine di gennaio la Semi-Intensiva era quasi vuota e nel giro di una decina di giorni si è riempita. E la Pneumologia è l’ultima a vedere la riduzione degli ammalati”.

SOTTO STRESS ANCHE GLI ALTRI REPARTI
“La pressione dei presidi è differenziata, perchè ciascuno ha logiche diverse – spiega il prof. Claudio Vicini -. Ci sono alcune unità operativa chirurgiche in sofferenza, ad esempio la chirurgia toracica e l’ortopedia e la traumatologia che sono confluite in uno stesso contenitore con conseguente drastica riduzione dei posti letto e degli accessi in sala, un po’ meno per la chirurgia generale e l’urologia. Quando riapriremo avremo storico inevaso non indifferente e non sarà facile ripristinare le liste d’attesa e ne bisogna essere consapevoli”.

IL ‘CASO’ DELLA VAL BIDENTE
Se da un lato i numeri quotidiano dicono che è rallentata la diffusività del virus, dall’altra preoccupa l’alto numero dei contagi nella Alta Val Bidente: “C’è un’incidenza che è uguale a quella di tutta la popolazione di Forlì – riflette Poletti -. Ci sono alcune aziende dove sono stati presenti dei focolai d’infezione. E a mio avviso andrebbero applicate misure restrittive in microaree e servirebbe l’applicazione di regole stringenti quando l’incidenza è molto alta”. 
Con la prevalenza della variante inglese, “dal punto di vista medico l’ideale sarebbe non vedere nessuno per circa due mesi, risolvendo in questo modo il problema dell’infezione. Il virus viaggia solo all’interno delle cellule umane”.

TERAPIE DOMICILIARI
Ai contagiati che si trovano in isolamento domiciliare l’infezione viene controllata con aspirina e cortisone. “Non è la cura – precisa Poletti -, ma un controllo della reazione infiammatoria. Chi è allergico all’aspirina difficilmente può fare un altro fans e l’alternativa, ma non è dimostrato che valga, è lo steroide a bassissime dosi. La tachipirina non serve”. Poletti e Vicini approvano anche “protocolli e le linee guida per la presa in carico domiciliare dei pazienti Covid-19 tenuto conto degli studi e delle sperimentazioni già disponibili che ne dimostrano una buona efficacia nel contenimento dell’infezione”. 
Attenzione anche per chi ha già avuto la malattia, perchè è possibile contrarla nuovamente anche a distanza di mesi dal contagio: “La re-infezione da covid teoricamente si ha in chi non sviluppa un’immunità, quindi in chi è particolarmente immunodepresso o chi in incontra un ceppo del tutto nuovo. Sono eventi molti rari nelle nostre esperienze. Con l’infezione del ceppo inglese si acquisisce una certa immunità nei confronti degli altri ceppi. Forse ne abbiamo visto un caso non ha avuto una malattia più grave rispetto alla precedente”.

ASTRAZENECA E GLI ALTRI VACCINI
Tante le curiosità sui vaccini, a cominciare dai tempi di copertura: “Teoricamente il virus da covid-19 muta molto meno rispetto all’influenza e non è detto teoricamente che una persona debba fare il vaccino ogni anno. Rispetto ai virus influenzale le capacità mutanti sono molto inferiori”, illustra Poletti. Quanto all’immunità, “è una misura del tutto imprecisa. L’immunità cellulo mediata ha un ruolo fondamentale nel controllo delle infezioni ed è capace di combattere tutte le varianti studiate”.

Il problema sono appunto le varianti: “Johnson&Johnson ha un’efficacia su quella inglese del 75% (quello influenzale ha un’efficacia del 60% ed è ritenuto un ottimo vaccino). Buoni i dati di Pfizer e Moderna”. 
Tante le domande sul vaccino Astrazeneca nel corso della diretta. “In Inghilterra, dove era prevalente la variante inglese, i risultati sono stati ottimi”, è la puntualizzazione di Poletti. Secondo lo pneumologo di fama internazionale, “chi fa uso della pillola anticoncezionale dovrà sospendere la somministrazione per circa un mese, anche quando viene effettuate la seconda dose di vaccino, che avviene a tre mesi”. 
“Dopo la prima dose la copertura è del 70-80% rispetto a quella che si raggiunge con la seconda”, tranquillizza il professore. Poletti e Vicini si dicono concordi che per combattere il covid e ampliare la campagna vaccinale “bisognerebbe imporre la sospensione dei brevetti dei vaccini e sarebbe un atto di grande civiltà”.