Covid, nuovi casi in parlamento. Di Maio (Iv): “No a Smart working di senatori e deputati”

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(Sesto Potere) – Forlì- 16 ottobre 2020 – Con i recenti e numerosi casi di politici risultati positivi al Covid19, riprende quota la proposta di introdurre lo smart working anche per i senatori e i deputati.

Ad auspicarlo tra i più convinti Stefano Ceccanti , senatore toscano del PD, sollecitando “la riapertura di un dibattito sul lavoro a distanza del Parlamento”.

E sulla stessa lunghezza d’onda anche un esponente del Movimento 5stelle, Giuseppe Brescia , presidente della commissione Affari costituzionali della Camera, che aveva affermato di trovare inaccettabile “che la democrazia debba fermarsi” sostenendo che in questi casi “il voto da remoto poteva tornare utile”.

Oggi altri tre deputati sono risultati positivi al Covid: si tratta di Maria Stella Gelmini (Forza Italia), Davide Crippa (M5S) e Francesco Lollobriggida (Fratelli d’Italia), tutti e tre presidenti dei rispettivi gruppi parlamentari.

A loro, come agli altri parlamentari contagiati nei giorni scorsi, il deputato forlivese di Italia Viva, Marco Di Maio , rivolge “i migliori auguri di pronta guarigione”.

Ed esprime un suo commento rispetto a chi sta proponendo – anche con una raccolta firme – di facilitare il lavoro a distanza di senatori e deputati.

“Chiudere sostanzialmente il parlamento a favore di un ipotetico “smart working” del quale non si conoscono le modalità, l’efficacia e l’effettiva possibilità di garantire ai rappresentanti dei cittadini lo svolgimento del proprio lavoro? Sono assolutamente contrario a questa soluzione, perché credo che le istituzioni democratiche non debbano chiudere mai, salvo situazione di inaudita emergenza”: afferma Di Maio.

“Non c’è bisogno di chiudere il palazzo di Montecitorio per lavorare in sicurezza. Servono, semmai, misure più efficaci: tamponi, distanziamenti anche negli uffici (dove in molti casi non sono presenti neppure i pannelli in plexiglass), test per tutti (deputati, collaboratori, dipendenti), vaccini antinfluenzali appena saranno disponibili, tracciamenti, uso intelligente degli spazi…”: aggiunge.

“Chiaramente, i funzionari che svolgono attività per e quali non è indispensabile la presenza, possono lavorare da casa; ma chi è stato eletto per svolgere un mandato in nome e per conto dei cittadini, deve lavorare in presenza. Perché l’attività di un parlamentare a Roma è fatta dentro e fuori dalle Aule: nei colloqui, nelle riunioni, nei rapporti con i ministeri, nel confronto diretto. Pensare di risolvere il problema facendo votare da casa come fossimo in un gioco a quiz, trasmette una visione sbagliata del lavoro che dobbiamo svolgere. Passa l’idea che siamo lì solo per schiacciare un bottone verde, bianco o rosso a seconda che siamo favorevoli, astenuti o contrari ad un determinato provvedimento. No, per fortuna il nostro lavoro (per chi ha voglia di farlo) è molto, molto di più: e non si può fare dal salotto di casa. Se lavorano fabbriche e uffici, anche il parlamento può farlo. Anzi, ora più che mai ha il dovere di farlo”: conclude Marco Di Maio.