Covid, nel 2020 resiste solo l’alimentare Made in Italy, record per l’export

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(Sesto Potere) – Roma – 7 aprile 2021 – Nell’anno dell’emergenza Covid, in controtendenza rispetto al crollo generale, fra i settori produttivi simbolo del Made in Italy si salva solo l’agroalimentare trainato dal record storico delle esportazioni che superano i 46,1 miliardi di euro, ai massimi di sempre.

E’ quanto emerge dall’analisi della Coldiretti sulla base del rapporto sulla competitività dei settori produttivi dell’Istat. Mentre il tessile e automotive registrano tagli drammatici, tiene solo la produzione delle imprese del comparto alimentare che – sottolinea la Coldiretti – diventa così la prima ricchezza del Paese.

Ettore Prandini

Un risultato ottenuto grazie alla fame di Made in Italy sulle tavole di tutto il mondo dove nonostante la pandemia Covid si registra – precisa la Coldiretti – un andamento positivo con un aumento dell’1,7% nel 2020 rispetto all’anno precedente. Mentre la crisi globale – rileva la Coldiretti – ha colpito l’export della manifattura con -12,6% per i macchinari, -19,5% per il tessile, abbigliamento e pelli e -11,6% per i mezzi di trasporto.

All’estero con il lockdown i consumatori stranieri non hanno fatto mancare la presenza dei prodotti più tradizionali dell’alimentare Made in Italy che mostra una grande capacità di resilienza nonostante le difficoltà degli operatori e dell’economia. La crescita della domanda di cibi e bevande all’estero – continua la Coldiretti – è trainata dalla Germania (+6,6%) che è il primo partner dell’Italia seguita dagli Usa (+5,4%) nonostante i dazi che hanno colpito i prodotti più significativi e che sono stati superati dalla nuova amministrazione Biden.

“L’Italia può ripartire dai punti di forza con l’agroalimentare che ha dimostrato resilienza di fronte la crisi e può svolgere un ruolo di traino per l’intera economia” afferma il presidente della Coldiretti Ettore Prandini nel sottolineare che nell’agroalimentare è possibile creare un milione di nuovi posti di lavoro green entro i prossimi 10 anni con una decisa svolta dell’agricoltura verso la rivoluzione verde, la transizione ecologica e il digitale”.