Covid, lavoro: pandemia frena percorso professionale donne in oncologia

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(Sesto Potere) – Roma – 7 giugno 2021 – Un sondaggio condotto da ESMO Women for Oncology evidenzia che l’emergenza sanitaria ha acuito il problema del gender gap, con dati che mostrano che le donne in oncologia hanno potuto dedicare meno tempo alla ricerca durante e dopo le fasi di lockdown. Mentre le donne oncologhe erano già sottorappresentate nelle società scientifiche e professionali come leader e nelle riviste oncologiche di alto livello come primi e ultimi autori nel mondo pre-pandemia , la crisi COVID-19 ha ulteriormente aggravato il divario di genere nella ricerca sul cancro. 

In un sondaggio condotto dal Comitato ESMO Women for Oncology (W4O) nel giugno 2020, le donne hanno riferito di aver dedicato meno tempo alle attività scientifiche durante i lockdown dello scorso anno rispetto a quanto riportato dai partecipanti maschi, con una tendenza che rimane costante anche dopo la fine del lockdown. 

Poiché le donne sono state in prima linea nell’emergenza sin dalle prime fasi, rappresentando il 76% degli operatori sanitari in Europa, il Comitato W4O ha deciso di lanciare il sondaggio per valutare l’impatto della pandemia sulla vita delle oncologhe e degli oncologi e per identificare possibili differenze legate al genere. I risultati del sondaggio suggeriscono che le donne hanno pagato il prezzo più alto in termini di produttività legata alla ricerca. Ciò è in linea con altri studi condotti di recente che riportano che il tasso delle pubblicazioni delle donne è calato durante la pandemia e che esse rappresentano un terzo di tutti gli autori che pubblicano articoli legati al COVID-19. 

“Pensavamo che la riduzione della produttività della ricerca in ambito oncologico durante l’emergenza sanitaria sarebbe stata bilanciata tra uomini e donne, ma è emerso che permangono importanti divari di genere”, ha commentato la Presidente del Comitato ESMO W4O Professoressa Pilar Garrido, University Hospital Ramón y Cajal (IRYCIS), Madrid, Spagna. “È assodato che le donne hanno dedicato più tempo alla gestione familiare e domestica rispetto agli uomini. La ricerca, tuttavia, è necessaria per la crescita professionale e rappresenta una variabile per misurare il successo. Questa sottorappresentazione delle donne ha probabilmente un forte impatto soprattutto su coloro che sono nella fase iniziale della loro carriera, influenzando negativamente la loro capacità di competere per ruoli più importanti e confermando che in tempi di crisi le donne sono più vulnerabili”, ha aggiunto Garrido. 

Uno scenario preoccupante è stato delineato anche nelle opportunità di leadership per le donne oncologhe. Le donne sono state coinvolte meno nei comitati consultivi o nei gruppi che si occupavano di COVID-19 e la loro partecipazione era generalmente limitata al rispettivo istituto piuttosto che a livello regionale, nazionale o internazionale, e solo una su tre ha dichiarato di aver avuto un ruolo di leadership

“Questo riflette ciò che è accaduto a livello globale anche al di fuori dell’ambito oncologico, in quanto le donne erano sottorappresentate in molte task force legate al COVID-19. La pandemia ha dimostrato che il divario di genere è ancora un problema importante. Abbiamo bisogno di politiche di trasformazione di genere e dell’impegno da parte di personalità che ricoprono posizioni di rilievo per guidare un reale cambiamento”, ha concluso Garrido. 

“La pandemia ha sottolineato un’altra volta la necessità di azioni specifiche per ridurre il gender gap. Questo articolo riporta come le donne siano state ulteriormente penalizzate in questo momento storico, in cui il carico della famiglia a casa e del lavoro è stato sulle loro spalle.  In Italia questo è stato evidente anche dalle commissioni ministeriali quasi completamente maschili, con pochissime chances per le donne di essere valorizzate. Io ora vivo in America e sono Professore di Medicina all’ Università di Chicago. Sono andata via anche per questo e per dare alle mie figlie l’occasione di vedere un mondo diverso. Non basta dire che il gender gap esiste, ormai lo abbiamo detto e ripetuto e questo articolo ha ancora enfatizzato il problema. In Italia non esiste consapevolezza e non esistono concreti programmi di cambiamento. Mi ha colpito quando sono arrivata qui vedere che l’Università durante la pandemia pagava la babysitter alle professoresse con figli, e che qualsiasi scelta strategica viene fatta nel rispetto dell’equilibrio di genere.” ha affermato Marina Chiara Garassino, Professor of Medicine, University of Chicago Medicine & Biological Sciences (Section of Hematology | Oncology) e Presidente onorario Women for Oncology Italy.