Covid, Istat: boom di femminicidi durante il lockdown

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(Sesto Potere) – Roma – 6 febbraio 2021 – Nel 2019 gli omicidi sono 315 (345 nel 2018): 204 uomini e 111 donne. Il 19,7% (di cui 17,6% maschi e 23,4% femmine) è composto da vittime straniere. Gli omicidi sono in calo fin dagli anni Novanta, soprattutto quelli dovuti alla criminalità organizzata (29 nel 2019, il 9,2% del totale). In ambito familiare o affettivo aumentano invece le vittime: 150 nel 2019 (47,5% del totale); 93 vittime sono donne (l’83,8% del totale degli omicidi femminili). Nei procedimenti giudiziari crescono gli imputati per omicidio in “contesti relazionali” (246 nel 2010, 271 nel 2018).

I dati sono contenuti nell’ultimo report Istat dedicato agli autori ed alle vittime di omicidio negli anni 2018-2019

Femminicidi in aumento durante il lockdown
Per le donne la situazione si è ulteriormente aggravata nel primo semestre 2020: gli assassini di donne
sono stati pari al 45,0% del totale degli omicidi, contro il 35,0% dei primi sei mesi del 2019, e hanno
raggiunto il 50,0% durante il lockdown nei mesi di marzo e aprile 2020. Le donne sono state uccise
principalmente in ambito affettivo/familiare (90,0% nel primo semestre 2020) e da parte di partner o ex
partner (61,0%)

L’ambito regionale
Gli omicidi di uomini e di donne si distribuiscono diversamente sul territorio. In generale nel Sud e nelle Isole sono assassinati più uomini, al Nord più le donne. Tuttavia, nel 2019, il tasso di donne vittime dei partner è più elevato nelle Isole (0,36 per 100mila donne, contro lo 0,22 della media nazionale), seguono il Nord-est (0,25) e il Nord-ovest (0,23).
Tra le regioni, si collocano sopra la media l’Abruzzo, l’Emilia Romagna, la Liguria, la Sicilia e la Sardegna con tassi da 0,45 a 0,36 per 100mila donne. Sono in ambito familiare i pochi omicidi dell’Umbria, della provincia di Trento e di Bolzano, e quasi tutti quelli accaduti in Piemonte, Liguria, Marche, Toscana, Campania, Calabria, Puglia e Sardegna. In Basilicata non si sono invece registrati omicidi di donne nel 2019.
Per gli uomini, i tassi più elevati di omicidi da parte di sconosciuti e autori non identificati si registrano ancora una volta nel Sud e nelle Isole: rispettivamente 0,42 per 100mila e 0,44 per gli omicidi da sconosciuti (contro 0,30 della media Italia) e 0,42 e 0,22 per gli omicidi con autore non identificato (contro 0,15 della media nazionale).
A livello regionale, i tassi più alti per gli omicidi commessi da sconosciuti si hanno in Calabria (0,64 per 100 uomini residenti) e in Sardegna (0,63); seguono Campania e Puglia (0,47 e 0,41). Le stesse regioni registrano anche i tassi più elevati per gli omicidi maschili con autore non identificato, con il picco di 0,96 in Calabria. Quanto agli omicidi commessi da parenti sugli uomini i tassi più elevati si rilevano in Trentino Alto Adige, Piemonte e Veneto.

Tra i condannati per omicidio soprattutto uomini tra i 25 e i 34 anni
Nei dispositivi di sentenza iscritti al Casellario giudiziale nel 2018 sono 747 gli omicidi volontari sentenziati per 671 persone condannate per omicidio volontario consumato. Considerando sesso e classe d’età, al momento della commissione dell’omicidio emerge come la componente femminile tra i condannati per omicidio sia del 3,4% (pari a 23 donne) mentre quella maschile sia del 96,6% (pari a 648 uomini), 85,1% sul totale dei condannati.
Analizzando congiuntamente sesso e classe d’età, emerge come tra le donne condannate per omicidio oltre la metà di esse (56,5%) abbia commesso il reato tra i 35 e i 44 anni, mentre tra gli uomini la classe d’età maggiormente rappresentata è quella dai 25 ai 34 anni (per oltre un terzo dei condannati, 218). Per entrambi i sessi, oltre tre quarti dei condannati hanno commesso l’omicidio tra i 18 e i 44 anni.

Con precedenti penali gran parte dei condannati per omicidio
Il 71,8% dei condannati uomini aveva precedenti penali, mentre tra le donne la percentuale è molto più bassa, pari al 34,8%. L’analisi della provenienza geografica dei condannati per omicidio evidenzia come la componente italiana, per entrambi i sessi, sia superiore rispetto al totale dei condannati. I condannati per omicidio sono in 8 casi su 10 (79,9%) cittadini italiani (82,6% tra le donne, 79,8% tra gli uomini).
La Campania è la regione che registra il valore più alto (207) per luogo del reato commesso, seguita da Sicilia (77) e Lombardia (77). Oltre la metà dei condannati per omicidio (56,3%) ha commesso il reato non più di 6 anni prima rispetto all’anno di condanna. I condannati che hanno ucciso prima del 2012 rappresentano invece il 43,7%.
Nelle sentenze di condanna per omicidio volontario consumato sono state applicate anche diverse misure di sicurezza. La libertà vigilata in 169 casi, la confisca oppure la confisca e distruzione dei beni confiscati a 208 condannati, oltre ad altre misure applicate in misura inferiore.