Covid, in Veneto ed Emilia-Romagna gestita meglio l’emergenza

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(Sesto Potere) – Roma – 28 settembre 2020 – Le regioni in cui l’assistenza sanitaria territoriale e’ piu’ sviluppata hanno saputo gestire meglio l’emergenza legata al Covid-19. Un esempio tra tutti e’ rappresentato dal confronto tra le regioni inizialmente piu’ colpite dal Coronavirus: mentre nella prima settimana dello scorso marzo la Lombardia aveva deciso di ospedalizzare la quasi totalita’ dei malati (una percentuale che si avvicinava al 100%), il Veneto e l’Emilia-Romagna hanno scelto la via della presa in carico territoriale facendo ricorso principalmente a un largo uso di tamponi e all’assistenza domiciliare: a dirlo è l’Agenzia Dire che riporta i dati emersi durante la presentazione del Rapporto annuale sull’innovazione in campo sanitario e farmaceutico condotto dall’Istituto per la Competitivita’ (I-Com) e presentato nel corso di un webinar a cui hanno preso parte accademici, esperti e rappresentanti delle istituzioni, della politica e del mondo produttivo.

Dottore in ospedale

Nello specifico, sempre nella prima settimana dello scorso marzo, in Veneto era ricoverato circa il 30% dei pazienti affetti da Covid-19, mentre in Emilia-Romagna poco meno del 60. L’attivita’ diffusa e mirata di screening e tamponi, l’isolamento domiciliare e la presa in carico attraverso l’assistenza integrata, quindi, sono i fattori che “piu’ hanno contribuito a far diminuire la pressione sugli ospedali e sulle terapie intensive e, di fatto, a ridurre il tasso di mortalita’ legato alla diffusione del virus”.

Secondo il Rapporto, dal titolo ‘Riportare la sanita’ al centro. Dall’emergenza sanitaria all’auspicata rivoluzione della governance del SSN’, ad acuire le differenze tra i sistemi sanitari delle diverse regioni italiane sono state soprattutto le misure di contenimento della spesa dedicata alla salute volte a migliorare l’efficienza del sistema, alle quali, tuttavia, non e’ seguita la promessa ristrutturazione: evidenzia l’Agenzia Dire.

“Basti pensare – si legge nel Rapporto- che tra il 2009 e il 2018 la spesa sanitaria pubblica italiana in relazione al prodotto interno lordo ha subito una decrescita costante, passando dal 7,04% al 6,54. In pratica, lo 0,5% in meno”. Un dato in controtendenza con quanto accaduto, invece, nello stesso periodo negli altri principali Paesi europei, come Germania e Francia in cui, seppur “con un andamento oscillante, il peso della spesa sanitaria sul Pil e’ aumentato rispettivamente dello 0,18 e dello 0,67%”.

La contrazione dell’investimento pubblico in sanità – sottolinea l’Agenzia Dire – emerge in maniera ancor piu’ evidente se si osservano i dati sulla cosiddetta spesa ‘out of pocket’, ossia quella sostenuta dai cittadini con risorse proprie: in base alle elaborazioni degli analisti dell’istituto I-Com, gli italiani contribuiscono alla spesa sanitaria per il 23,1%.

“Una quota molto superiore a quella sostenuta dai cittadini tedeschi (12%) e francesi (9,2%)” secondo gli esperti che hanno partecipato al webinar, conclude il resoconto dell’Agenzia Dire.