Covid, in 12 mesi persi 26 mld senza i turisti stranieri

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turisti a roma

(Sesto Potere) – Roma – 10 marzo 2021 – L’emergenza Covid ha tagliato di circa 26 miliardi le spese dei viaggiatori stranieri in Italia che crollano di quasi il 60% nel 2020 rispetto all’anno precedente e toccano il minimo da almeno venti anni per effetto delle restrizioni adottate alle frontiere per combattere la pandemia.

E’ quanto emerge da una proiezione della Coldiretti su dati Bankitalia ad un anno dal primo lockdown scattato con il Dpcm dell’8 marzo 2020 per la Lombardia ed alcune province e poi esteso l’11 marzo all’intero territorio nazionale.

L’Italia – sottolinea la Coldiretti – è fortemente dipendente dall’estero per il flusso turistico con ben 57 milioni di viaggiatori stranieri che durante l’ultimo anno hanno dovuto rinunciare a venire nel Belpaese per effetto delle limitazioni agli spostamenti e per le preoccupazioni sulla diffusione del contagio. Si tratta un vuoto pesante che purtroppo non è stato compensato dalla positiva svolta vacanziera patriottica degli italiani.

L’assenza di stranieri in vacanza in Italia grava sull’ospitalità turistica nelle mete più gettonate che risentono notevolmente della loro mancanza anche perché – sottolinea la Coldiretti – i visitatori da paesi europei hanno tradizionalmente una elevata capacità di spesa.

Ad essere penalizzate sono state soprattutto le città d’arte, che sono le storiche mete del turismo dall’estero, ma anche gli oltre 24mila agriturismi nazionali dove gli stranieri in alcune regioni secondo Campagna Amica rappresentano tradizionalmente oltre la metà degli ospiti.

La mancanza di vacanzieri si trasferisce a valanga sull’insieme dell’economia per le mancate spese per alloggio, alimentazione, trasporti, divertimenti, shopping e souvenir.

Non è un caso che nel 2020 a far registrare il risultato più negativo nei consumi – sottolinea la Coldiretti – sono stati gli alberghi ed i ristoranti con un calo del 40,2% seguiti dai trasporti che si riducono del 26,5% e dalle spese per ricreazione e cultura che scendono del 22,8%.