Covid e lockdown, per 20,5% italiani condizioni economiche peggiorate

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(Sesto Potere) – Roma – 27 aprile 2021 – Più di 3 cittadini su 4 hanno scelto parole di significato positivo per descrivere il clima familiare durante la seconda ondata epidemica, solo l’8,4% ha scelto termini di accezione negativa. Più di un quinto della popolazione (22,2%) ha avuto difficoltà nel far fronte ai propri impegni economici (pagare mutuo, bollette, affitto, spese per i pasti, etc.), il 50,5% ritiene che la situazione economica del Paese peggiorerà. Questo, in estrema sintesi quello che emerge sulla base del Report Istat sui comportamenti e opinioni dei cittadini durante la seconda ondata pandemica (tra dicembre 2020 e gennaio 2021) per studiare i comportamenti e le opinioni dei cittadini a quasi un anno di distanza dall’inizio dell’emergenza sanitaria.

56,8% le persone che hanno ridotto gli incontri con i familiari non conviventi e il 61,4% con gli amici.
Il 20,5% la quota dei cittadini che ha visto peggiorare le proprie condizioni economiche.
L’83,6% le persone che possono contare sull’aiuto di familiari non conviventi in caso di necessità e l’81,9% sugli amici.

cittadini

Fra i dati più preoccupanti : un cittadino su 10 ha avuto bisogno di aiuti economici
Far fronte alle spese della vita familiare o relative all’attività lavorativa non è stato un problema per la grande maggioranza della popolazione (88%). Tuttavia, durante la seconda ondata epidemica il 12% degli intervistati (o un membro della sua famiglia) ha dovuto fronteggiare criticità nel bilancio familiare tali da ricorrere ad aiuti economici (prestiti, sussidi pubblici o altro) o alla vendita di beni di proprietà.
Nello specifico, l’8,6% della popolazione ha fatto richiesta di aiuti pubblici (bonus vari, reddito di emergenza, etc.), il 3,6% ha ricevuto denaro in regalo da parenti o amici, il 2,6% ha chiesto prestiti a parenti o amici, l’1,7% si è rivolto agli istituti di credito, lo 0,7% ha messo in vendita beni di proprietà (gioielli, automobili, appartamenti, etc.).
Emergono differenze in base all’età e al territorio. Per esempio, ad avere richiesto aiuti pubblici è il 15,5% dei 25-34enni, a fronte dello 0,5% degli ultrasettantaquattrenni. Anche i doni in denaro hanno riguardato soprattutto i più giovani: 9,3% tra i 25 e i 34 anni, 1,6% tra i più anziani.
Per tutte le tipologie di aiuto, la percentuale di chi ne ha avuto bisogno è più elevata nel Mezzogiorno, dove il 12,8% dei cittadini ha ottenuto aiuti pubblici (contro il 4,1% del Nord) e il 6,3% ha ricevuto aiuti in denaro (da non restituire) (2,4% nel Centro e 2,1% nel Nord).
Tra gli occupati sono soprattutto i lavoratori del Commercio ad avere avuto bisogno di aiuti (21,8%): il 4,7% ha chiesto prestiti bancari, il 17,0% aiuti pubblici. Complessivamente hanno fruito di questi aiuti oltre 6 milioni di persone; il 68% ha chiesto un solo aiuto, il 22,5% ne ha chiesti due e il rimanente 9,5% almeno tre.

In generale, hanno avuto bisogno di aiuti soprattutto i giovani tra i 25 e i 34 anni (22,1%), molto meno gli anziani (3,1% degli ultrasettantaquattrenni). Tra le donne di 35-44 anni il 21,3% ha fatto ricorso al almeno un tipo di aiuto, contro il 10,1% degli uomini della stessa classe di età. Anche a livello territoriale le differenze sono significative: la quota di chi è ricorso ad aiuti va dal 6,6% nel Nord, al 13,7% nel Centro, al 18,4% nel Mezzogiorno.
La percentuale di chi ha chiesto aiuti si attesta al 17,3% tra le famiglie di almeno 3 componenti, al 6,7% tra i single, al 10,3% per le famiglie di due componenti. Avere un titolo di studio elevato ha rappresentato un fattore protettivo in tutte le classi di età: ad esempio tra i 25-34enni ha chiesto almeno un aiuto il 47,5% di chi ha un titolo di scuola dell’obbligo, il 22,5% dei diplomati e l’8,7% dei laureati.

Un quinto della popolazione non è riuscito a fare fronte a impegni economici
A seguito dell’emergenza sanitaria una parte della popolazione ha incontrato difficoltà nel far fronte ai propri impegni economici come, ad esempio, pagare il mutuo, le bollette, l’affitto, etc. Il 13,4% degli intervistati (o un loro familiare convivente) ha avuto problemi col pagamento delle bollette (l’11,8% ha dovuto rimandarne il pagamento, il 9,1% non è riuscito a pagarle), il 16,5% ha dovuto rinunciare alle vacanze, il 13,9% non è riuscito a fare fronte a una spesa imprevista, il 6,3% non è riuscito a pagare le
rate di un mutuo o di un prestito o le spese necessarie per i pasti mentre il 6,7% non è riuscito a pagare l’affitto.

Complessivamente si tratta di più di 11 milioni di persone (22,2%) e tra questi oltre tre milioni hanno incontrato problemi nell’affrontare le spese alimentari durante la seconda ondata. Le difficoltà si sono spesso sovrapposte, la maggior parte di chi ha avuto problemi non è riuscita a fronteggiare almeno due impegni economici (76,2%), il 34,7% (pari a tre milioni e 800mila persone) almeno quattro.

La quota di chi ha avuto almeno uno di questi problemi diminuisce dopo i 55 anni: si passa dal 28,5% dei 35-54enni al 14,6% degli ultrasessantaquattrenni. Anche le situazioni più critiche per la molteplicità dei problemi incontrati riguardano soprattutto le persone fino a 54 anni e meno i più anziani: il 4,3% delle persone di 65 anni e più ha affrontato quattro o più difficoltà economiche ma la percentuale raddoppia nelle altre classi di età. Anche in questo caso il titolo di studio elevato rappresenta un fattore protettivo: ha avuto almeno uno dei problemi economici considerati il 28% delle persone con licenza media rispetto al 15,6% dei laureati.

Nel Mezzogiorno sono presenti le situazioni più critiche: ha avuto problemi il 30,7% dei cittadini a fronte del 18,4% del Nord e del 17% nel Centro. Ed è sempre nel Mezzogiorno che la concomitanza di più problemi presenta la frequenza più elevata: il 12,2% ha dovuto affrontare almeno quattro delle difficoltà economiche considerate, ovvero una quota doppia rispetto al Nord (6,0%) e tre volte quella del Centro (4,1%).

Tutte le difficoltà economiche sono più diffuse nelle regioni del Mezzogiorno: quasi un cittadino su quattro non è riuscito ad andare in vacanza (13,2% nel Centro), uno su cinque non è riuscito a far fronte a una spesa imprevista (6,2% nel Centro); il 14,4% non è riuscito a pagare le bollette (7,1% nel Nord, 4,4% nel Centro). Circa un cittadino su 10 non è riuscito a pagare le rate di un mutuo, di un prestito o l’affitto; un’analoga quota di persone non è riuscita a sostenere le spese dei pasti. I valori si dimezzano nelle regioni del Nord e soprattutto in quelle del Centro, area in cui tutte le problematiche presentano una frequenza minore rispetto alle altre zone del Paese.

Condizione economica familiare in peggioramento per un cittadino su 5
Per più di tre cittadini su quattro la pandemia non ha avuto conseguenze sulla situazione economica familiare. Tuttavia, per il 20,5% le condizioni economiche sono peggiorate rispetto al periodo precedente l’emergenza sanitaria, soprattutto tra le persone di 25-44 anni (26,7%), meno tra gli anziani (12% dopo i 64 anni). Tra gli uomini di 25-34 anni si arriva al 31,6% (21,6% tra le donne della stessa classe di età) mentre è decisamente più contenuta (2,8%) la quota di quanti hanno dichiarato un miglioramento delle condizioni economiche familiari.

Ancora una volta nel Mezzogiorno si registra il peggioramento più frequente (24,7% a fronte del 16,6% del Centro) e il miglioramento riguarda appena l’1,2% delle persone contro il 3,6% rilevato al Nord.

In tutte le classi età, la percentuale di quanti hanno visto peggiorare la propria condizione economica è minore tra i laureati rispetto alle persone con titolo di studio più basso. Ad esempio, tra i 35-44enni si va dal 38,5% di quanti hanno la licenza media al 18,7% dei laureati. La sospensione di alcuni settori lavorativi contribuisce a spiegare le differenze tra gli occupati. Dichiara un peggioramento il 42,0% dei lavoratori del Commercio, il 31,3% dei lavoratori del settore Agricoltura e il 26,2% di quelli dell’Industria, contro il 6,0% di chi è occupato in settori quali l’Istruzione e la Sanità.

Per la metà della popolazione la situazione economica del Paese peggiorerà
La gran parte dei cittadini (76,5%) non prevede cambiamenti della situazione economica del nucleo familiare nel breve periodo (tre mesi). Il 12,9% ritiene che peggiorerà, il 6,1% che andrà a migliorare. I più pessimisti sono gli uomini tra i 25 e i 34 anni (20,5%), le donne tra 65 e 74 anni (20,3%) e i residenti nel Mezzogiorno (17,3% a fronte dell’11,8% del Nord e dell’8,2% del Centro). Anche gli occupati che hanno visto peggiorare la propria condizione economica sono più pessimisti: per il 26,1% dei lavoratori del Commercio ci sarà un peggioramento contro il 4,8% di chi lavora nel settore Sanità e il 2,8% dei dipendenti della PA.

Il quadro peggiora decisamente se si analizzano le opinioni in merito all’evoluzione della situazione economica del Paese nel breve periodo (tre mesi). Per la metà dei cittadini (50,5%) la situazione è destinata a peggiorare, resterà stabile per il 34,2% mentre solo il 7,9% confida in un miglioramento. Non emergono differenze significative in base alle caratteristiche individuali mentre a livello territoriale i pessimisti sono più numerosi al Nord e nel Mezzogiorno (rispettivamente 50,5%, e 54,3% a fronte del 44,4% del Centro). I residenti nel Centro Italia, più degli altri, ritengono che non vi saranno a breve cambiamenti significativi della situazione economica (44,8% contro il 27,4% del Mezzogiorno e il 34,5% del Nord).
Tra gli occupati i più preoccupati dell’evoluzione della situazione economica nel nostro Paese sono i lavoratori della Sanità: il 71,5% prevede un peggioramento.