Covid e lockdown, Istat: calo di 596mila addetti

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(Sesto Potere) – Roma – 15 febbraio 2021 – Nel quarto trimestre, il Pil dell’area euro è diminuito, sintetizzando andamenti eterogenei tra paesi, con flessioni dell’attività sia in Francia sia in Italia e incrementi in Germania e Spagna. A dicembre, è proseguita la fase di debolezza della produzione industriale italiana evidenziata anche dalla riduzione dell’indice di diffusione tra i settori. Indicazioni complessivamente positive si registrano per gli ordinativi esteri e le esportazioni. In particolare, il mercato del lavoro, a dicembre, ha mostrato decisi segnali negativi, con un calo congiunturale dell’occupazione e un aumento della disoccupazione e dell’inattività, interrompendo il processo di recupero dei mesi precedenti. In diminuzione le ore pro capite effettivamente lavorate nella settimana.

Questo emerge nella nota mensile dell’Istat sull’andamento dell’economia italiana.

Famiglie e mercato del lavoro

centro per l’impiego

A dicembre, il mercato del lavoro ha registrato diffusi segnali negativi con un calo congiunturale dell’occupazione
(-0,4%, -101mila unità), un aumento del tasso di disoccupazione (+1,5 punti percentuali, +34mila unità) e di quello
d’inattività (+0,3 punti percentuali, +42mila unità), interrompendo la fase di recupero dei mesi precedenti. Anche
le ore pro capite effettivamente lavorate settimanalmente, riferite al totale degli occupati, sono diminuite: la variazione tendenziale è stata di -2,9 ore (era di -2,5 ore a novembre).

Considerando la media del quarto trimestre rispetto allo stesso periodo del 2019, è possibile cogliere una prima
indicazione complessiva dell’impatto della crisi sul lavoro: le forze di lavoro hanno segnato un calo di 596mila
unità, con un contributo negativo sia degli occupati (-432mila unità) sia dei disoccupati (-164mila unità) che, in
parte, si è tradotta in un aumento degli inattivi (+429mila unità).

Questo andamento mostra una forte caratterizzazione di genere a sfavore delle donne, sia per l’occupazione (-239mila unità rispetto a -193mila unità per gli uomini) sia per la disoccupazione (-126mila unità rispetto a -38mila unità). Nel periodo considerato, la flessione dell’occupazione ha interessato in misura prevalente i contratti a termine (-275mila unità) e gli indipendenti (-105mila unità). In questo scenario, il miglioramento tendenziale del tasso di disoccupazione (9,0% a dicembre 2020, -0,6 punti percentuali rispetto a un anno prima) sembra ascrivibile a una ricomposizione a favore dell’inattività.

A dicembre, le vendite al dettaglio, misurate in volume, sono tornate ad aumentare rispetto al mese precedente
(+2,5%) trainate dalle spese in beni non alimentari (+4,5%). Nel periodo gennaio-dicembre, il totale delle vendite
in volume (-6,2%) è risultato fortemente condizionato dalla riduzione delle spese in beni non alimentari (-12,2%)
solo parzialmente compensata dall’aumento di quelle in beni alimentari (+2,1%). Le misure di contenimento sociale
hanno determinato una decisa ricomposizione del commercio al dettaglio per forma distributiva, con un marcato
aumento per le transazioni elettroniche (+34,6% in valore).

Le prospettive

A gennaio, gli indici di fiducia hanno segnato una sostanziale stabilizzazione delle aspettative: al lieve calo della fiducia dei consumatori si è accompagnato un moderato aumento di quella delle imprese.
Le prospettive per i prossimi mesi sono caratterizzate da un elevato livello di incertezza.