(Sesto Potere) – Roma – 18 gennaio 2021 – Dopo il recupero in estate, le informazioni più recenti indicano un indebolimento della spesa delle famiglie italiane nella parte finale dell’anno. La propensione al risparmio è rimasta elevata. Secondo i nuclei intervistati dalla Banca d’Italia, più che le misure restrittive sono i timori di contagio a frenare ancora i consumi di servizi.

Nel terzo trimestre la spesa delle famiglie, dopo la forte contrazione nella prima metà dell’anno, è cresciuta del 12,4 per cento rispetto al periodo precedente, con un aumento diffuso a tutte le componenti e particolarmente marcato per gli acquisti di beni durevoli. Anche il reddito disponibile in termini reali ha segnato un forte recupero (6,6 per cento rispetto al trimestre precedente), pur rimanendo al di sotto dei livelli precedenti la pandemia. La propensione al risparmio è calata significativamente, ma è rimasta elevata (al 14,6 per cento), riflettendo sia motivazioni precauzionali di natura economica, sia la rinuncia a effettuare alcune spese per evitare il contagio.

Questo emerge dal Bollettino Economico di Banca d’Italia gennaio 2021 integrato con i dati contenuti nell’ indagine della Banca d’Italia: “Le famiglie italiane durante l’epidemia“.

Le informazioni congiunturali più recenti segnalano un indebolimento dei consumi nel quarto trimestre. L’indicatore Confcommercio mostra in ottobre e novembre un forte calo della spesa per servizi, in particolare quelli ricreativi e
quelli connessi al turismo, a fronte di una tenuta degli acquisti di beni. I dati giornalieri sui pagamenti indicano una contrazione della spesa dall’inizio di novembre (cfr. il riquadro: L’attività economica nel quarto trimestre del 2020). La fiducia delle famiglie è tornata a migliorare in dicembre, sospinta soprattutto dalla componente prospettica, anche se il livello dell’indice rimane ancora molto inferiore a quello precedente la pandemia.

Secondo il sondaggio di Banca d’Italia poco meno della metà delle famiglie valuta che la flessione delle spese dipenda dalle minori disponibilità economiche, mentre tra gli altri motivi prevale la paura del contagio.

Alla fine di novembre la Banca d’Italia ha condotto la terza edizione dell’indagine straordinaria sulle famiglie italiane (ISF) per raccogliere informazioni sull’evoluzione delle condizioni economiche e delle aspettative durante la seconda ondata dell’epidemia di Covid-191.
Le valutazioni sulle prospettive generali dell’economia italiana sono peggiorate rispetto alla rilevazione estiva, ma rimangono meno pessimistiche di quelle formulate tra la fine di aprile e l’inizio di maggio, durante la prima ondata dei contagi. La percentuale di famiglie che nell’ultima edizione si attende un netto deterioramento nei successivi dodici mesi è aumentata di nove punti percentuali rispetto a quella precedente, soprattutto per il maggiore pessimismo dei nuclei residenti nelle regioni più colpite dall’epidemia al momento dell’intervista (cosiddette zone rosse e arancioni).

Anche le valutazioni sulle prospettive del mercato del lavoro nei successivi dodici mesi si sono deteriorate, confermandosi meno favorevoli per i lavoratori autonomi.
Un terzo dei nuclei dichiara di aver subito nel complesso del 2020 un calo del reddito familiare rispetto all’anno precedente; quasi un sesto del totale segnala una contrazione superiore al 25 per cento. Oltre la metà delle famiglie dei lavoratori autonomi e dei disoccupati riferisce una diminuzione delle entrate.

Per il 2021 più del 60 per cento dei nuclei si attende un reddito uguale a quello percepito nel 2020; il 20 per cento prevede che sarà inferiore. Tra le famiglie che dichiarano di aver subito una riduzione del reddito lo scorso anno, più del 40 per cento prefigura un’ulteriore diminuzione in quello corrente, soltanto un quinto si aspetta una ripresa.
In base alle risposte al sondaggio di Banca d’Italia delle famiglie sulle proprie risorse finanziarie, si può stimare che in assenza di reddito e di trasferimenti oltre la metà della popolazione non riuscirebbe a mantenere un
livello di benessere economico minimo per almeno tre mesi , in linea con quanto rilevato in primavera. Quasi il 40 per cento degli affittuari e oltre il 30 per cento delle famiglie indebitate dichiarano di avere difficoltà nel sostenere il pagamento dell’affitto o delle rate del debito.

Più del 40 per cento dei nuclei prevede di spendere meno del proprio reddito annuo nei successivi dodici mesi . Le aspettative di risparmio interessano una quota elevata non solo delle famiglie che prefigurano un aumento del reddito (67 per cento), ma anche di quelle che se ne attendono una riduzione (poco meno del 20).

Poco meno della metà delle famiglie valuta che la contrazione dei consumi dipenda dalle minori disponibilità economiche. Tra le altre motivazioni prevale la paura del contagio (per circa il 40 per cento), indipendentemente dalla severità dei provvedimenti restrittivi nella regione di residenza. La riduzione forzosa delle spese attribuibile alle misure di contenimento è nel complesso meno rilevante (32 per cento in media) anche se più accentuata per le famiglie che risiedono nelle zone rosse. L’accantonamento di risorse per fronteggiare eventi imprevisti pesa
in media il 29 per cento, con maggiore rilievo nelle zone gialle .
Nei prossimi tre mesi poco meno di un terzo delle famiglie italiane pensa di diminuire ulteriormente i consumi non durevoli; per circa la metà di queste la contrazione della spesa sarebbe superiore al 20 per cento. La flessione interesserebbe soprattutto i nuclei residenti nelle regioni più esposte all’emergenza sanitaria; riguarderebbe anche poco più di un quarto di coloro che si aspettano un incremento di reddito nel 2021.

Nel terzo trimestre del 2020 l’indebitamento delle famiglie in rapporto al reddito disponibile è aumentato raggiungendo il 63,6 per cento, un livello ancora al di sotto della media dell’area dell’euro (96,9 per cento). In rapporto al PIL il debito si è collocato al 44,4 per cento (contro il 61,6 nell’area dell’euro). L’incidenza sul reddito disponibile degli oneri sostenuti per il servizio del debito (spesa per interessi e restituzione del capitale) è salita rispetto al trimestre precedente.