Covid, Bonacini e Donini e i “primati” della sanità dell’Emilia-Romagna

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(Sesto Potere) – Bologna – 31 maggio 2021 – Continua in Emilia-Romagna la campagna vaccinale anti-Covid. Alle ore 16.09 sono state somministrate complessivamente 2.658.574 di cui 19.770 soltanto oggi.
Sul totale, 979.909 sono seconde dosi, e cioè le persone che hanno completato il ciclo vaccinale, di queste la maggioranza sono donne: 564.081.

In vetta alla “classifica” delle somministrazioni per fascia d’età i 60/69enni : 574.623.
Ma nel complesso le vaccinazioni hanno coinvolto soprattutto la terza età: 551.408 ottanta/ottantanovenni e 531.338 settanta/settantanovenni.

Sul versante della riduzione della pandemia sulle strutture ospedaliere si segnala , a 180 giorni dopo la sua apertura, la dimissione dell’ultima paziente della Terapia Sub Intensiva Covid 19 del Padiglione 25 del Sant’Orsola di Bologna.

E si registra anche l’ultimo paziente (un 87enne) dimesso oggi dall’ospedale di comunità di Fanano (Modena), che torna Covid free.

E in tema di sanità pubblica e del ruolo che hanno giocato le Regioni nella lotta alla pandemia il governatore dell’Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini, ha dichiarato in un’intervista pubblicata oggi da ‘La Stampa’: «Io continuo a pensare che un ospedale o un servizio di sanità pubblica di Bologna, Piacenza o Rimini gestite da Roma sarebbe un clamoroso errore. È stato giusto respingere le sirene del centralismo, che ancora suonano, perché cosi si ucciderebbero i servizi. Nel contempo, vediamo bene come sia ancora lontano il sacrosanto diritto di ogni cittadino di ricevere una prestazione adeguata a prescindere da dove nasca e viva. E non ce lo possiamo più permettere, perché è semplicemente inaccettabile».

Anche l’ Assessore alle Politiche per la Salute della Regione Emilia-Romagna Raffaele Donini sottolinea il primato virtuoso della sanità dell’Emilia-Romagna: «Ancora una volta l’Emilia-Romagna dimostra di essere virtuosa nell’impiego dei fondi destinati alla sanità. Nel 2020 – unici, con la Toscana – abbiamo speso tutti i fondi che il governo ha destinato per spese sanitarie legate al Covid, senza lasciare nel cassetto neanche un centesimo. I fondi ci hanno permesso, solo per citare i dati più importanti, di aumentare il numero di posti letto di terapia intensiva (passati da una dotazione iniziale di 449 a oltre 700), di potenziare i pronti soccorso, di assumere quasi 9mila tra medici, infermieri, operatori sociosanitari e altri professionisti. Investimenti strutturali, che rimarranno a tutti gli effetti in dotazione alla nostra sanità, che si appresta ora ad affrontare la fase post-pandemica guardando sempre più al territorio».