Covid, Biagetti (infettivologo Ausl Romagna): “il picco è passato e siamo in riduzione”

0
312

(Sesto Potere) – Forlì – 3 aprile 2021 – Quanto manca alla fine della terza d’ondata? “I numeri ci dicono che la fase crescente dei contagi sul territorio è alle spalle, il picco è passato e siamo in riduzione. Abbiamo raggiunto dei numeri molto alti e stiamo iniziando a vedere la riduzione delle necessità di posti letto negli ospedali. Siamo quindi in una fase di discesa, che, associata anche alla buona stagione e ai corretti comportamenti, ci auguriamo possa essere la più rapida possibile”. A fare il punto sull’evoluzione della pandemia da covid-19 in Romagna è Carlo Biagetti, infettivologo e responsabile del rischio infettivo per l’Ausl Romagna, ed ospite della consueta diretta Facebook del sabato pomeriggio organizzata dal deputato romagnolo Marco Di Maio assieme al professor Claudio Vicini, direttore del dipartimento Testa-Collo dell’Ausl Romagna e otorino di fama internazionale (nelle tre foto qui in pagina, ndr).

L’ANALISI DEI CONTAGI – E’ la seconda Pasqua in regime di restrizioni anti-covid, parzialmente attenuate rispetto a quelle dello scorso anno quando si era nel clou della prima ondata e soprattutto davanti ad un nemico invisibile ancora sconosciuto: “Spero che siamo prossimi nel passare oltre e che possiamo finalmente uscire dal guscio”, ha evidenziato Vicini, facendo l’etimologia della parola Pasqua, analizzando l’indice di trasmissibilità del virus in Emilia Romagna, sceso attorno all’1 dopo il picco di 1.4 ad inizio marzo.

biagetti e vicini

La terza ondata, ha analizzato Biagetti, “ha avuto caratteristiche differenti rispetto alle precedenti ed è stata molto forte in Emilia Romagna rispetto ad altre regioni d’Italia e la Romagna è stato il territorio con l’incidenza massima insieme a Bologna. E anche questa volta abbiamo saputo tenere bene all’interno degli ospedali. Da due settimane i casi si stanno riducendo, ma la montagna era molto alta”. Altissimo il numero di tamponi effettuati, circa 50mila tamponi a settimana, affiancati dall’attività di contact tracing. “Si sta riducendo la percentuale di positivi”, è la lettura di Biagetti.

“A marzo l’incidenza era sopra il limite dei 250, che ha fatto scattare la zona rossa; le cose vanno meglio, ma siamo ancora su valori alti”. Nel distretto di Forlì il tasso di incidenza di nuovi casi per 100mila abitanti più alto nelle ultime due settimane (dal 20 marzo al 2 aprile), con 862, mentre la soglia critica è di 500. Caratteristiche della terza ondata: “La fascia 0-13 ha avuto un’impennata molto importante, mentre la popolazione anziana, sottoposta alla vaccinazione soprattutto nelle case di riposo, è stata protetta abbastanza bene. I focolai all’interno delle residenze per anziani sono stati quasi nulli, mentre nelle scuole purtroppo sono stati elevatissimi ed ora sono in netta riduzione”.

LA VARIANTE INGLESE – La variante inglese è predominante in questa terza ondata: “A differenza della sudafricana e brasiliana, ha una capacità di trasmissione molto maggiore, ha una letalità maggiore, ma per fortuna l’immunità acquisita col vaccino o da precedenti positività c’è, cosa che potrebbe perdersi con le altre due varianti. Aumentando quindi la contagiosità bisogna incrementare le distanze fisiche, frequentare meno persone possibili anche nelle scuole”. Su 100 persone, il 94-95% è stato in isolamento domiciliare, il 5-6% ospedale e lo 0.5% terapia intensiva.

“Il picco è stato più alto delle precedenti due ondate – ha ribadito Biagetti -, con livelli alti di posti letto e fascia d’età più bassa rispetto alle precedenti ondati, sia per le caratteristiche variante e sia perchè la prevalenza di popolazione anziana è stata messa in sicurezza. L’area di Forlì-Cesena ha toccato picchi molto alti come non aveva mai avuto dall’inizio dell’epidemia, ma le curve si stanno riducendo. Sono circa 650 le persone ricoverate. Il 5% sono gli anziani, persone con persone con problemi cardiovascolari, le persone obese, diabetiche ed immunodepresse”.

LA CAMPAGNA VACCINALE – Nel frattempo va avanti la campagna vaccinale, che prevede dalla prossima settimana nei 4 punti provinciali vaccinali di Ausl Romagna (a Ravenna al Pala de Andrè e Rimini, Cesena e Forlì nella Fiera) la programmazione di alcune aperture serali, dalle 19 fino alle 24, (con l’ultimo appuntamento alle 23,30 (Ravenna 8, 9 e 10 aprile; Rimini 8, 9 e 12 aprile; Forlì 8 e 9 aprile; Cesena 8 e 9 aprile). Negli ultimi giorni chi ha lamentato delle code ai punti vaccini: “Si creano perchè vengono fatte domande alle persone alle quali dovranno essere somministrate le dosi per intercettare problema e quindi procedere in sicurezza”, ha spiegato Biagetti, illustrando il modus operandi: “Il medico vaccinatore effettua cinue domande per grado di reazione allergica; ad un alert si rimanda a visita specifica, affinchè si proceda ad una vaccinazione in ambito protetto”. Dal 12 aprile presumibilmente partirà anche la vaccinazione ai caregiver, ma si attendono le disposizioni della Regione Emilia Romagna.

L’EFFICACIA DEI VACCINI – “Il vaccino ha tre obiettivi diversi e tutti importanti – ha rimarcato Biagetti -: prevenire la malattia grave, cioè che un contagiato possa finire ricoverato in ospedale; un secondo obiettivo possa prevenire la malattia lieve, ovvero avere sintomi che non necessitano di ricovero; ed un terzo che non si diventi positivo al tampone e contagiosi, quindi che il contagiato da sintomatico non riesca a trasmettere la malattia anche da sintomatico. Quindi si può dire che questi vaccini siano straordinari dal punto di vista della performance”.

Astrazeneca, ad esempio, “ha il 100% di evitare la malattia grave. Avere un vaccino con questa efficacia in un anno era impensabile fino a qualche tempo fa”. Gli ultimi studi informano che “anche i pazienti asintomatici che risultano positivi nonostante la doppia vaccinazione hanno delle cariche virali così basse che probabilmente non sono contagiosi. Inoltre chi ha avuto la malattia necessita di una solo dose vaccino, che ha lo stesso grado di immunità. Copertura: per il vaccino mRna l’immunità completa si ha ad un mese dalla prima dose.

GLI ANTICORPI MONOCLONALI 
– Alla lotta al covid si è aggiunta la terapia con gli anticorpi monoclonali, studiati e creati in laboratorio. “L’autorizzazione è temporanea, perchè i numeri in supporto sono bassi, al contrario dei vaccini”, ha spiegato Biagetti. Devono essere infusi in via endovenosa nei primissimi giorni in cui una persona acquisisce la malattia, in modo tale da essere rapidi in una risposta immunitaria che nel caso normale arriverebbe alcuni giorni più tardi. L’obiettivo di questi anticorpi monoclonali è quello di bloccare nelle fasi precoci della malattia. “La macchina organizzativa è complessa e gli effetti collaterali possono essere importanti, quindi il tutto va eseguito in modo protetto”, ha chiarito Biagetti. Destinatari: soggetti obesi, diabetici, con patologie renali e immunodeficienze secondarie.