Covid, artigianato Emilia-Romagna: -10,3% produzione nell’industria, -4,0% le costruzioni, tengono le imprese

0
263
artigianato

(Sesto Potere) – Bologna – 23 dicembre 2020 – La pandemia ha contribuito all’avvio della più ampia recessione mai rilevata. Nel terzo trimestre 2020 la produzione artigiana dell’industria cade del 10,3 per cento. Il volume d’affari delle imprese artigiane delle costruzioni la caduta al 9,7 per cento. Sotto pressione gli artigiani resistono. L’emorragia delle imprese artigiane si allevia sia nell’industria (-2,0 per cento), sia nelle costruzioni (-0,3 per cento).

L’indagine sulla congiuntura dell’artigianato nel terzo trimestre 2020 è realizzata in collaborazione tra Camere di commercio e Unioncamere Emilia-Romagna. Un’indagine realizzata dalle Camere di commercio e da Unioncamere Emilia-Romagna si fonda su un campione rappresentativo dell’universo delle imprese regionali fino a 500 dipendenti dell’industria in senso stretto e delle costruzioni e considera anche le imprese di minori dimensioni, a differenza di altre rilevazioni riferite alle imprese con più di 10 o 20 addetti.

Artigianato dell’industria in senso stretto

A seguito della pandemia, la tendenza negativa avviata nel terzo trimestre 2018 è divenuta la più ampia e rapida recessione mai rilevata.
Congiuntura
Dopo il crollo rilevato nel periodo precedente, nel terzo trimestre, nonostante l’alleviarsi della pressione della
pandemia, la produzione ha subito un’ulteriore caduta del 10,3 per cento rispetto al corrispondente trimestre
del 2019. I giudizi delle imprese sull’andamento della produzione rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente permettono di valutare la diffusione della tendenza in corso.
La quota delle imprese che hanno rilevato un incremento della produzione è aumentata sensibilmente risalendo dall’8,5 per cento al 19,7 per cento. Quella delle imprese che hanno riferito una riduzione si è sostanzialmente ridotta al 58,9 per cento, allontanandosi dal massimo assoluto della rilevazione toccato nel trimestre precedente, ma è rimasta comunque elevatissima. Ne risulta che il saldo tra le quote è risalito da – 66,6 a -39,2 punti un livello rilevato in precedenza solo durante le crisi del 2009 e del 2012.

artigianato

L’andamento del fatturato valutato a prezzi correnti ha confermato la stessa tendenza negativa (-9,3 per
cento), nonostante un andamento sensibilmente più contenuto del mercato estero. Infatti, per le poche imprese con accesso ai mercati di esportazione il fatturato estero è sceso solo del 3,5 per cento.
Per il futuro, una nota ulteriormente negativa deriva dall’ampia caduta degli ordini (-10,0 per cento). A questo arretramento del processo di acquisizione ordini ha contribuito anche la componente estera, in misura più
contenuta, ma comunque ampia. Infatti, per il limitato gruppo di imprese esportatrici, la tendenza degli ordini
esteri ha confermato il segno rosso subendo una riduzione del 4,7 per cento, purtroppo, superiore a quella
del fatturato estero.
Nel trimestre le settimane di produzione assicurata dalla consistenza del portafoglio ordini sono risultate
6,1, tenuto conto della ridotta capacità produttiva, e le imprese hanno indicato un grado di utilizzo degli impianti in risalita al 65,5 per cento, ampiamente inferiore a quello dello stesso trimestre dello scorso anno (70,5 per cento).

Registro delle imprese
Gli effetti della pandemia non appaiono ancora sulla demografia delle imprese, ma continua l’emorragia
delle imprese artigiane dell’industria in senso stretto. A fine settembre le imprese attive ammontavano a
27.043, in flessione del 2,0 per cento rispetto alla fine dello stesso mese dello scorso anno, con un calo pari a 558 imprese.
La flessione della base imprenditoriale artigianale è sensibilmente più rapida di quella che ha interessato il complesso delle imprese dell’industria in senso stretto regionale (-1,2 per cento), pari a 535 imprese in meno. Le non artigiane sono quindi risultate in lievissimo aumento.
L’emorragia delle imprese artigiane attive nell’industria in senso stretto emiliano-romagnola si è lievemente ridotta rispetto al trimestre precedente, ma mostra ancora una tendenza lievemente superiore a quella delle loro omologhe a livello nazionale, che hanno subito una flessione dell’1,8 per cento.
A livello settoriale, la tendenza alla diminuzione delle imprese attive è risultata dominante e presente in tutti
i raggruppamenti settoriali presi in considerazione dall’indagine congiunturale. Essa è stata determinata
soprattutto dalla riduzione della base imprenditoriale delle industrie della moda (-170 imprese, -3,6 per cento) e di quelle della metallurgia e delle lavorazioni metalliche (-109 unità, -1,6 per cento). Vengono quindi le perdite subite dall’aggregato delle altre industrie manifatturiere (-93 imprese, -2,6 per cento) e dall’ampio raggruppamento della “meccanica, elettricità ed elettronica e dei mezzi di trasporto” (-83 unità, -1,5 per cento).
Di minore impatto, si segnala la rapidità della flessione per le imprese della ceramica, del vetro e dei materiali per l’edilizia (-3,3 per cento) Riguardo alla forma giuridica delle imprese, aumentano solo le società di capitale (+2,4 per cento, +95 imprese), che sono giunte a rappresentare il 15,3 per cento delle imprese attive artigiane dell’industria in senso stretto. La loro crescita è sostenuta dall’attrattività della normativa delle società a responsabilità limitata semplificata, che costituiscono la gran parte dell’incremento. La normativa citata ha un effetto positivo sull’aumento delle società di capitale e uno negativo sulle società di persone, che si sono ridotte sensibilmente (-312 unità, -4,1 per cento). Anche le ditte individuali hanno subito una nuova flessione (-341
unità, -2,1 per cento), ma più contenuta rispetto al trimestre precedente.

unioncamere emilia-romagna

Artigianato delle costruzioni

Congiuntura
Tra luglio e settembre si è registrato un alleviarsi della recente tendenza negativa per il volume d’affari a
prezzi correnti delle imprese artigiane attive nelle costruzioni. Gli strascichi estivi della pandemia hanno condotto a
una marcata flessione del volume d’affari (-4,0 per cento) rispetto all’analogo periodo del 2019.
L’arretramento è leggermente più ampio rispetto alla flessione del 3,1 per cento registrata dal volume d’affari a prezzi correnti del complesso dell’industria delle costruzioni regionale, che ha visto le piccole imprese
pagare lo scotto più elevato.
I giudizi delle imprese in merito all’andamento del volume d’affari rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente ci permettono di valutare la diffusione della tendenza dominante in atto.
Nel terzo trimestre il saldo dei giudizi tra le quote delle imprese che rilevano un aumento o una riduzione del
volume d’affari rispetto allo stesso trimestre dello scorso anno si è sensibilmente risollevato, giungendo
a quota -10,5 da -36,1 punti.
In particolare, la quota delle imprese che hanno registrato un aumento del volume d’affari è salita sensibilmente al 24,0 per cento, mentre la quota delle imprese che hanno registrato una riduzione del volume d’affari è scesa bruscamente di quasi 20 punti, fermandosi comunque a un elevato 34,5 per cento.

Registro delle imprese
La pandemia non pare avere ancora influito sulla demografia delle imprese anche per l’artigianato delle costruzioni. A fine settembre 2020 la consistenza delle imprese artigiane attive nelle costruzioni è risultata pari a 50.523, vale a dire 150 in meno (-0,3 per cento) rispetto alla fine dello stesso mese del 2019. Si tratta di una riduzione lievemente inferiore a quella riferita al trimestre precedente.
L’andamento risulta, però, leggermente peggiore rispetto a quello positivo riferito all’artigianato delle costruzioni dell’intero territorio nazionale (+0,3 per cento) e più pesante rispetto alla tendenza del complesso delle imprese dell’industria delle costruzioni regionale divenuta positiva nel trimestre in esame (+0,1 per cento).
La tendenza negativa per la base imprenditoriale è risultata determinata da quella ampia e rapida delle imprese operanti nella costruzione di edifici (-1,9 per cento, -129 unità), mentre le attive nei lavori di costruzione specializzati sono rimaste sostanzialmente invariate (-16 unità). Il piccolo gruppo di imprese che svolgono attività di ingegnera civile ha subito la più rapida riduzione (-2,1 per cento).
Se si considera la variazione della base imprenditoriale secondo le classi di forma giuridica delle imprese,
la diminuzione è stata determinata dalla più ampia flessione delle ditte individuali (-190 unità, -0,4 per cento)
insieme con la più rapida caduta delle società di persone (-3,4 per cento, -170 unità). Queste risentono in
negativo dall’attrattività della normativa relativa alle società a responsabilità limitata (semplificata in particolare), che ha invece un effetto positivo per le società di capitali, le sole che continuano a vedere crescere la
loro consistenza (+6,5 per cento, 217 unità), anche se a un ritmo ridotto trimestre dopo trimestre. Risulta in
flessione anche il piccolo gruppo delle cooperative e consorzi (-3,6 per cento).