Coronavirus, a Rimini al via indagine epidemiologica collegata al locale del “paziente uno”

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(Sesto Potere) – Rimini – 28 febbraio 2020 – Prosegue all’insegna del più stretto raccordo tra l’Ausl (medici e tecnici del Dipartimento di Sanità pubblica) e le forze dell’ordine coordinate dal Prefetto di Rimini Alessandra Camporota, l’indagine epidemiologica mirata ad individuare tutti coloro che possono aver avuto contatti stretti col primo paziente risultato positivo a coronavirus.

Le forze dell’ordine infatti stanno supportando il Dipartimento nell’individuazione e reperimento dei contatti, esaminando la documentazione di una struttura ricettiva che ha ospitato lavoratori del Nord Italia che hanno frequentato il locale del “paziente uno”, per cercare di comprendere l’origine della trasmissione del virus.

Sempre nell’ambito dell’indagine, personale del Dipartimento di Sanità pubblica sta svolgendo “interviste epidemiologiche” anche ai dipendenti delle ditte nelle quali lavorano i due nuovi pazienti risultati positivi.

A questo proposito l’Ausl Romagna chiarisce che sussistono criteri clinici ben precisi rispetto sia all’effettuazione del tampone per rilevare l’eventue positività al virus, sia per l’attivazione della quarantena domiciliare volontaria, che emergono proprio dall'”intervista epidemiologica”.

Per quanto riguarda la quarantena, è appropriata nei soggetti che abbiano avuto un “contatto stretto” –  vicinanza prolungata e con contatto fisico o a distanza minore di un metro e mezzo – con un paziente positivo, entro i 14 giorni precedenti.

Il tampone va invece effettuato se a tale condizione si aggiunge il fatto che il paziente ha sintomi (tosse, febbre, polmonite). Il tampone va peraltro effettuato non prima di 3 giorni dal momento del contatto accertato, periodo nel quale il paziente non trasmette la malattia e nel quale il tampone porta ad un forte rischio di avere un falso negativo.

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