Coronavirus, 2 nuovi casi nel riminese. 40 persone in isolamento volontario. Lettera di Bonaccini a Conte

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 (Sesto Potere) – Bologna – 27 febbraio 2020 – In Emilia-Romagna il numero di casi positivi sale – a far data 26 gennaio 2020 – a 47 (di questi: 3 pazienti in terapia intensiva e quasi il 50% in isolamento domiciliare) alla luce dei quasi 630 test tampone refertati: 28 a Piacenza, 8 a Parma, 8 a Modena – tutti riconducibili al focolaio lombardo – e 3 a Rimini, sui quali sono in corso ulteriori approfondimenti epidemiologici.

Due nuovi casi dunque nel riminese , oltre al già citato ristoratore 71enne di Cattolica , anche due uomini: un 48enne ed un 56enne rispettivamente collaboratore saltuario dello stesso ristoratore e di un suo amico ed avventore. Uno dei due è stato già ricoverato nel reparto Infettivi dell’ospedale di Rimini, l’altro – che ancora non presenta sintomi , si trova in isolamento al proprio domicilio.

C’è da dire che nel riminese sono in corso di responso altri 13 tamponi e si cerca di risalire alla trafila delle persone provenienti dalla zona rossa di Codogno e dal padovano che erano state accolte nel locale.

Proseguono inoltre gli accertamenti sui casi ancora in corso di analisi, che sono circa una 40tina a fronte degli oltre 600 tamponi refertati fino al 26 febbraio. E dal 27 febbraio ai due attuali laboratori di Bologna e Parma si affiancherà anche quello di Pievesestina in provincia di Cesena.

Confermato il rafforzamento del numero dei presidi, a protezione degli operatori sanitari, che serviranno a dividere già all’ingresso i pazienti con possibili sintomi da Coronavirus dagli altri.

La Protezione civile regionale ha infatti predisposto, oltre ai 3 già allestiti a Piacenza, nuovi moduli provvisori per il triage, dove poter sottoporre le persone ai primi controlli prima di accoglierle all’interno dei servizi ospedalieri: 3 a Modena (Mirandola e Vignola Pavullo); 1 a Ferrara (Cento); 1 a Ravenna. Ed altri sono previsti a Bologna, Parma, Reggio Emilia, Rimini e Forlì Cesena.

Dal canto suo il presidente della Regione, Stefano Bonaccini, chiede al Governo di fronteggiare le conseguenze economiche dell’emergenza Coronavirus, con tre misure immediate.

Nel dettaglio, il governatore dell’Emilia-Romagna chiede: provvedimenti e risorse per i territori colpiti e non limitati alle sole zone rosse, perché le ripercussioni economiche sono ben più ampie; azzeramento dei cosiddetti ‘contatori’ per far ripartire la Cassa integrazione e lo sblocco immediato dei fondi che Regioni e Inps hanno ferme per la Cassa in deroga, per dare loro immediata capacità di manovra sul fronte degli ammortizzatori sociali nei loro territori; assicurare liquidità alle imprese per superare lo stallo determinatosi in questi giorni; sostegno a partire ai settori del turismo, del commercio, culturale e dei servizi.

Bonaccini intende confrontarsi con il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, nell’incontro che avranno già nei prossimi giorni, al quale parteciperà anche una delegazione delle Regioni più colpite.

“Come ho anticipato in videoconferenza e con una lettera che ho inviato al presidente Conte a nome delle Regioni dopo aver ricevuto subito la sua disponibilità a incontrarci- spiega Bonaccini– occorre definire subito gli strumenti normativi e le risorse finanziarie necessarie a contrastare l’impatto dell’emergenza sul sistema delle imprese e sull’occupazione, per tutelare produzioni e lavoro”.

“Abbiamo addirittura aziende costrette a chiudere o sospendere la propria attività perché una parte significativa del personale è messa in quarantena. Per queste aziende fermarsi significa non rispettare impegni contrattuali, avere problemi con banche e fornitori, non poter pagare gli stipendi”.

Ecco perché, ad esempio, “insieme ai presidenti di Lombardia e Veneto, Attilio Fontana e Luca Zaia, stiamo inviando una nota congiunta al presidente del Consiglio sul tema degli enti fieristici: tutti i calendari sono stati rivisti e tutte le manifestazioni internazionali spostate. Serve pertanto una presa in carico tempestiva anche di questo problema, di fronte alla possibilità di un fermo del settore, con ricadute pesanti sia dirette sia sull’indotto”.


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