Coronavirus, 1/3 del Made in Italy a tavola nelle aree del decreto, 27% disdette dall’export

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(Sesto Potere) – Bologna – 9 marzo 2020 – I territori delimitati dal nuovo Decreto della presidenza del consiglio dei ministri per contenere l’emergenza Coronavirus interessano la food valley italiana che garantisce l’approvvigionamento sui mercati nazionali ed esteri con la produzione di circa 1/3 del Made in Italy agroalimentare.

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Prodotti di vari comparti: dal latte alla carne, dai formaggi ai salumi, dal riso alla pasta, dalla frutta alla verdura fino al vino e alle conserve di pomodoro.

E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti in riferimento al provvedimento varato dal Governo per contenere l’emergenza Coronavirus che introduce misure speciali per la regione Lombardia e 14 provincie di Piemonte, Veneto, Emilia Romagna e Marche, dove si concentra il maggior valore della produzione nazionale alimentare di qualità (Dop/Igp).

E intanto piovono le prime disdette degli ordini in più di una azienda agricola su quattro (27%) per il crollo della domanda alimentare dopo la paralisi del turismo, i ristoranti vuoti, la chiusura forzata delle mense scolastiche e le difficoltà per l’export.

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Come emerge da un’ analisi Coldiretti/Ixè sugli effetti dell’emergenza Coronavirus sull’agroalimentare Made in Italy. Parliamo di un comparto , con la filiera allargata dai campi agli scaffali fino alla ristorazione, vale 538 miliardi di euro pari al 25% del Pil e offre lavoro a 3,8 milioni di persone.

Un patrimonio – sottolinea la Coldiretti – messo a rischio dall’espansione del Covid-19 che sta provocando gravi difficoltà produttive, logistiche e commerciali a livello nazionale, senza dimenticare i pesanti danni di immagine e gli effetti del crollo del turismo che è sempre stato un elemento di traino del Made in Italy agroalimentare all’estero, amplificato dallo stop forzato alle Fiere che sono un momento importante di promozione.

E non si vede una soluzione a breve visto che – continua la Coldiretti – per oltre la metà (51%) delle aziende l’impatto economico negativo è purtroppo destinato a durare nel tempo.

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Da quando è iniziata l’emergenza coronavirus – spiega Coldiretti – il fatturato è crollato nel 41% delle aziende del settore ma la situazione è ancora più grave negli agriturismi dove il 79% delle strutture dichiara un calo del fatturato.

Fra i fattori positivi segnalati da Coldiretti: un aumento degli acquisti di frutta e verdura pari a circa il 20% che si è verificato nei mercati contadini nella prima settimana di marzo rispetto allo stesso periodo del mese precedente. Una percentuale elaborata sulla base delle indicazioni della Fondazione Campagna Amica in mercati e fattorie lungo tutta la Penisola.

A spingere gli acquisti sarebbe stato il clima di incertezza riguardo la diffusione del contagio che spingerebbe a fare provviste più abbondanti ma anche la tendenza a consumare cibi ricchi di fibre e vitamine che aiutano il corpo umano a rafforzare le difese immunitarie, come consigliato da molti medici e ricercatori.

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