Coop sociali Emilia-Romagna: mancano infermieri e oss. Chiesto tavolo regionale

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(Sesto Potere) – Bologna – 3 novembre 2020 – Dopo aver garantito l’occupazione in regione a 56.000 lavoratori durante il periodo Covid anticipando la cassa integrazione che è costata molti oneri finanziari, nel mese di ottobre 2020 le oltre 900 cooperative sociali dell’Emilia-Romagna completano l’iter di adeguamento delle retribuzioni a seguito del rinnovo del CCNL, che ha portato a un aumento salariale mensile di 80 euro.

“Siamo orgogliosi del grande lavoro svolto da chi opera nelle cooperative sociali e orgogliosi dell’impegno dei gruppi dirigenti che, pur preoccupati dalle criticità della situazione, hanno mantenuto gli impegni del rinnovo contrattuale anche affrontando importanti sacrifici” dichiarano AGCI Solidarietà, Confcooperative Federsolidarietà e Legacoopsociali dell’ER, riunite nel coordinamento dell’Alleanza Cooperative Sociali dell’Emilia-Romagna. Tuttavia, le ripercussioni delle restrizioni anti-Covid nei servizi educativi e socio-sanitari continuano a destare preoccupazione e sono destinate a lasciare un segno profondo in questo comparto.

“Va sottolineata positivamente – continuano le centrali cooperative – la disponibilità della Regione Emilia-Romagna ad adeguare le tariffe, riconoscendo i costi sostenuti dalle cooperative sociali con l’aumento del costo del lavoro. Continuiamo però a riscontrare frequentemente situazioni molto diverse, con troppe Amministrazioni comunali e Aziende sanitarie che ancora non intendono compensare gli aumenti dei costi sostenuti dalle imprese né recepire i rinnovi contrattuali, dimostrandosi sorde davanti ai nostri appelli e mettendo in difficoltà interi ambiti di intervento della cooperazione sociale che interessano anche gli inserimenti lavorativi di persone svantaggiate”.

È forte la necessità che tutti gli interlocutori istituzionali adottino uno sguardo diverso nei confronti della cooperazione sociale: “I prossimi mesi – avvertono AGCI Solidarietà, Confcooperative Federsolidarietà e Legacoopsociali dell’Emilia-Romagna – evidenzieranno una chiusura dei bilanci in passivo in quasi tutte le cooperative, una situazione che ci auguriamo non arrivi a porre in discussione, in alcuni casi, la continuità occupazionale. Oltre che per i bilanci, siamo anche preoccupati per la ormai cronica mancanza di infermieri e OSS e per il funzionamento dei servizi a fronte dei nuovi bisogni, tematiche che auspichiamo possano trovare spazio all’interno del Patto per il Lavoro e per il Clima della Regione Emilia-Romagna con l’attivazione di un tavolo specifico sul lavoro sociale”.

È a questo tavolo che le federazioni Legacoopsociali, e AGCI Solidarietà, Confcooperative Federsolidarietà dell’Emilia-Romagna intendono avanzare le seguenti proposte: avviare percorsi lavorativi rivolti alle persone che perderanno il lavoro in altri comparti e potrebbero trovare collocazione, se adeguatamente formate, all’interno dei servizi socio-sanitari; realizzare progetti di co-housing rivolti a persone con disabilità e anziane; superare le gare d’appalto negli asili nido con un sistema di accreditamento a tariffa fissa; sostenere le persone fragili e svantaggiate, rinnovando la legge 14 e favorendo l’inserimento lavorativo nelle cooperative di tipo B come da legge regionale 14/2015 sulla fragilità e vulnerabilità.