(Sesto Potere) – Bologna – 5 gennaio 2023 – Cambia la geografia dell’agricoltura emiliano-romagnola nel 2023. Ci saranno meno frutteti e più ettari a seminativo. Confagricoltura Emilia Romagna stima nell’anno la crescita delle superfici a grano fino a toccare 260.000 ettari complessivi e l’aumento dell’incidenza del duro sul tenero che raggiunge il 40%; bene inoltre l’andamento dell’orzo che arriva a sfiorare i 26.000 ettari totali.

In vista delle prossime semine primaverili, si guarda positivamente anche alle colture oleaginose, destinate al mercato alimentare (soia e girasole in primis), sulla spinta del boom di richieste innescato dal conflitto russo-ucraino.

Sempre nello scenario tendenziale, è stimato invece in forte calo il mais (-15%). Lo sguardo d’insieme sulle colture a seminativo in Emilia-Romagna rileva la costante diminuzione delle risaie, che in sei anni si sono ridotte della metà (da 8.000 a 4.000 ettari circa). Pressoché stabile, oltre i 15.000 ettari, la superficie a barbabietola da zucchero destinata all’unica filiera bieticolo-saccarifera d’Italia.

«Si conferma per il quarto anno consecutivo l’incremento delle coltivazioni di grano tenero e duro in tutta la regione – dichiara il presidente dei cerealicoltori di Confagricoltura Emilia Romagna, Lorenzo Furini -. Nel 2022 la resa si è attestata mediamente al di sotto degli standard del territorio a causa delle difficili condizioni climatiche, a fronte però di quotazioni del periodo sensibilmente elevate. Cresce anche la superficie a orzo seguendo la buona performance commerciale ottenuta dal cereale anche in terreni cosiddetti “marginali”. Flette quella del mais per la scarsa redditività e i costi di produzione troppo alti: la coltura richiede una giusta concimazione e molta acqua».

Colture non irrigue diventano, per necessità, irrigue se vogliono sopravvivere agli effetti del cambiamento climatico: siccità e ondate di calore. Su tutte la soia, che in regione rappresenta circa 43.000 ettari coltivati, ed è la componente proteica più comune nella mangimistica.

«Dove si è potuto dare acqua – spiega Marco Faccia, responsabile oleaginose per Confagricoltura Emilia Romagna – le rese sono state soddisfacenti, tra i 20 e i 35 quintali ad ettaro con punte di 40, ma senza irrigazione di soccorso sono scese fino a 5 quintali ad ettaro (idem per i secondi raccolti). Il prezzo all’origine ha oltrepassato i 60 euro al quintale nel 2022 e non può che essere di buon auspicio per il futuro nonostante la fiammata dei costi colturali nelle principali voci di spesa: diserbanti, concimi e gasolio agricolo. In estrema sintesi – sottolinea il produttore ferrarese di semi oleosi – ci attendiamo un trend positivo delle semine anche nel 2023 per soia, colza e girasole “alto-oleico” ad uso alimentare».

Preoccupa la crescente disaffezione alla risicoltura oggi estesa su 4000 ettari soltanto, quasi interamente concentrati nel ferrarese.

«Chiediamo sostegno alle istituzioni per continuare a produrre riso di qualità nel delta del Po – invoca Giampaolo Cenacchi, presidente dei risicoltori di Confagricoltura Emilia Romagna – le risaie svolgono un ruolo ambientale di prim’ordine e costituiscono un deterrente efficace contro la risalita del cuneo salino, concorrendo a preservare l’agricoltura e la biodiversità in tutto il territorio e – dice rivolgendosi alla Regione – fondamentale è ottenere la deroga per la bruciatura delle stoppie di riso, in scadenza alla fine del 2022».

Inoltre, al fine di salvaguardare la filiera del riso, si reputano necessari meccanismi automatici di attivazione della clausola di salvaguardia da parte della Commissione UE, per contrastare l’importazione di derrate alimentari a dazio zero dai paesi PMA tra cui Cambogia e Birmania/Myanmar.

L’accento va posto infine sulla bieticoltura diffusa da Piacenza a Rimini, con le superfici maggiori a Bologna (6.600 ha), Ferrara (4.100 ha) e Modena. È un’ottima coltura da rinnovo. Va menzionata infatti l’importanza che ricopre nella rotazione, migliora la resa e la qualità delle colture che seguono. Novità per il 2023: l’agricoltore potrà contare su un prezzo alla semina incrementato del 33% rispetto all’anno precedente.