Con la pandemia in condizione di povertà assoluta 2 milioni di famiglie italiane

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(Sesto Potere) – Roma – 22 giugno 2021 – Nel 2020, sono in condizione di povertà assoluta poco più di due milioni di famiglie (7,7% del totale da 6,4% del 2019) e oltre 5,6 milioni di individui (9,4% da 7,7%). Dopo il miglioramento del 2019, nell’anno della pandemia la povertà assoluta aumenta raggiungendo il livello più elevato dal 2005 (inizio delle serie storiche). Per quanto riguarda la povertà relativa, le famiglie sotto la soglia sono poco più di 2,6 milioni (10,1%, da 11,4% del 2019).
9,4% è la percentuale di famiglie che si trovano in povertà assoluta nel Mezzogiorno, 7,6% al Nord e 5,4% al Centro.
1,3 milioni è il numero di minori in povertà assoluta (13,5%).
29,3% è l’incidenza della povertà assoluta tra i cittadini stranieri residenti (26,9% nel 2019). È il 7,5% tra gli italiani (5,9% nel 2019).
La povertà assoluta cresce al livello massimo dal 2005 (data di inizio delle serie storiche), toccando ben 5,6 milioni di persone.
Questi gli ultimi dati Istat sulla povertà in Italia.

cittadini

La povertà assoluta cresce in particolare al Nord ma l’intensità diminuisce
Nel 2020, secondo le stime definitive, sono oltre due milioni le famiglie in povertà assoluta (con un’incidenza pari al 7,7%), per un totale di oltre 5,6 milioni di individui (9,4%), in significativo aumento rispetto al 2019 quando l’incidenza era pari, rispettivamente, al 6,4% e al 7,7%.
Il valore dell’intensità della povertà assoluta – che misura in termini percentuali quanto la spesa mensile delle famiglie povere è in media al di sotto della linea di povertà (cioè “quanto poveri sono i poveri”) – registra una riduzione (dal 20,3% al 18,7%) in tutte le ripartizioni geografiche. Tale dinamica è frutto anche delle misure messe in campo a sostegno dei cittadini (reddito di cittadinanza, reddito di emergenza, estensione della Cassa integrazione guadagni, ecc.) che hanno consentito alle famiglie in difficoltà economica – sia quelle scivolate sotto la soglia di povertà nel 2020, sia quelle che erano già povere – di mantenere una spesa per consumi non molto distante dalla soglia di povertà.
Nel 2020, l’incidenza delle famiglie in povertà assoluta si conferma più alta nel Mezzogiorno (9,4%, da 8,6%), ma la crescita più ampia si registra nel Nord dove la povertà familiare sale al 7,6% dal 5,8% del 2019.Tale dinamica fa sì che, se nel 2019 le famiglie povere del nostro Paese erano distribuite quasi in egual misura al Nord (43,4%) e nel Mezzogiorno (42,2%), nel 2020 arrivano al 47% al Nord contro il 38,6% del Mezzogiorno, con una differenza in valore assoluto di 167mila famiglie.
Anche in termini di individui è il Nord a registrare il peggioramento più marcato, con l’incidenza di povertà assoluta che passa dal 6,8% al 9,3% (10,1% nel Nord-ovest, 8,2% nel Nord-est). Sono così oltre 2 milioni 500mila i poveri assoluti residenti nelle regioni del Nord (45,6% del totale, distribuiti nel 63% al Nord-ovest e nel 37% nel Nord-est) contro 2 milioni 259 mila nel Mezzogiorno (40,3% del totale, di cui il 72% al Sud e il 28% nelle Isole). In quest’ultima ripartizione l’incidenza di povertà individuale sale all’11,1% (11,7% nel Sud, 9,8% nelle Isole) dal 10,1% del 2019; nel Centro è pari invece al 6,6% (dal 5,6% del 2019).
Per classe di età, l’incidenza di povertà assoluta raggiunge l’11,3% (oltre 1 milione 127mila individui) fra i giovani (18-34 anni); rimane su un livello elevato, al 9,2%, anche per la classe di età 35-64 anni (oltre 2 milioni 394 mila individui), mentre si mantiene su valori inferiori alla media nazionale per gli over 65 (5,4%, oltre 742mila persone).

Oltre il milione i minori in povertà assoluta
Nel 2020, la povertà assoluta in Italia colpisce 1 milione 337mila minori (13,5%, rispetto al 9,4% degli individui a livello nazionale). L’incidenza varia dal 9,5% del Centro al 14,5% del Mezzogiorno. Rispetto al 2019 le condizioni dei minori peggiorano a livello nazionale (da 11,4% a 13,5%) e in particolare al Nord (da 10,7% a 14,4%) e nel Centro (da 7,2% a 9,5%). Disaggregando per età, l’incidenza si conferma più elevata nelle classi 7-13 anni (14,2%) e 14-17 anni (13,9%, in aumento) rispetto alle classi 4-6 anni (12,8%) e 0-3 anni (12,0%, in crescita rispetto al 2019).
Le famiglie con minori in povertà assoluta sono oltre 767mila, con un’incidenza dell’11,9% (9,7% nel 2019). La maggiore criticità di queste famiglie emerge anche in termini di intensità della povertà, con un valore pari al 21,0% contro il 18,7% del dato generale. Oltre a essere più spesso povere, le famiglie con minori sono anche in condizioni di disagio più marcato.

Il commento di Federconsumatori

“Tale rapporto rivela quanto siano devastanti le conseguenze della crisi determinata dalla pandemia e quanto si facciano sempre più profonde e incolmabili le spaccature e i divari all’interno della nostra società. Se da un lato la povertà cresce, dall’altro la pandemia ha intaccato in minima parte i possessori di grandi patrimoni. Secondo i dati della società londinese di real estate Knight Frank: “rispetto al 2019 in Italia non solo sono aumentati gli importi in gestione, ma è salito anche il numero degli individui che hanno più di un milione di euro investito, oltre 1,2 milioni di persone”. In questo grave contesto di crescita delle disuguaglianze l’Istat rende noto come le misure finora esistenti: “siano servite appena ad attutire in parte l’impatto della crisi, riducendo l’intensità della povertà assoluta”. Ma il reddito di cittadinanza, gli ammortizzatori sociali e il reddito di emergenza non saranno a nostro avviso sufficienti a fronteggiare le conseguenze sul piano economico e sociale di un altro anno di pandemia, specialmente se verrà a decadere anche il blocco dei licenziamenti. È tempo che il Governo intervenga operando una seria lotta alle disuguaglianze, in primis disponendo adeguati sostegni a favore delle famiglie in difficoltà, ma anche definendo un sistema di tassazione più equo, adottando una tassazione straordinaria sui grandi patrimoni e mettendo in atto una determinata azione di contrasto all’evasione fiscale”: commenta Federconsumatori.