Con il lockdown ad aprile: 3,5 mln in Cig e 7,9 mln degli occupati fermi

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(Sesto Potere) – Roma – 3 luglio 2020 – A metà 2020 il quadro economico e sociale italiano si presenta eccezionalmente complesso e incerto. Al rallentamento congiunturale del 2019 si è sovrapposto l’impatto della crisi sanitaria che ad aprile ha generato 3,5 milioni di persone in Cig e 7,9 milioni degli occupati che non ha lavorato. Nel primo trimestre, il Pil ha segnato un crollo congiunturale del 5,3%; i segnali più recenti includono: inflazione negativa, calo degli occupati, marcata diminuzione della forza lavoro e caduta del tasso di attività, una prima risalita dei climi di fiducia.

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Questo emerge dal Rapporto annunale dell’Istat presentato oggi alla stampa.

Le previsioni Istat stimano per il 2020 un forte calo dell’attività economica, solo in parte recuperato l’anno successivo. Nel 2019 è proseguito il riequilibrio dei saldi di finanza pubblica, ma le azioni di bilancio volte a contrastare la crisi avranno un impatto rilevantissimo sulla finanza pubblica. Una rilevazione ad hoc dell’Istat presso le imprese mostra che i fattori di fragilità sono molto diffusi ed è cruciale la questione del reperimento della liquidità, seppure emergano elementi di reazione positiva.

Questo , in sintesi, il quadro congiunturale dell’economia italiana

La crisi determinata dall’emergenza sanitaria ha investito l’economia italiana in una fase
caratterizzata da una prolungata debolezza del ciclo. Lo scorso anno il Pil è cresciuto di appena lo 0,3% e il suo livello è ancora inferiore dello 0,1% rispetto a quello registrato nel 2011.

Nel primo trimestre 2020, il blocco parziale delle attività connesso alla crisi sanitaria ha determinato effetti diffusi e profondi. Il Pil si è contratto del 5,3% su base congiunturale. Dal lato della domanda, i consumi privati hanno segnato una caduta del 6,6% rispetto al trimestre precedente, gli investimenti dell’8,1%, mentre vi è stato un contributo positivo delle scorte. Sul fronte degli scambi con l’estero, il calo delle esportazioni è stato più intenso di quello delle importazioni (rispettivamente -8,0% e -6,2%).

Per raccogliere informazioni dirette sulle valutazioni e le scelte degli operatori in questa difficile fase, l’Istat ha condotto in maggio una rilevazione speciale su “Situazione e prospettive delle imprese nell’emergenza sanitaria Covid-19”.

Nella prima fase dell’emergenza sanitaria conclusasi il 4 maggio, il 45% delle imprese ha sospeso l’attività, in gran parte a seguito dei decreti del Governo e circa una su sette per propria decisione. Tra le imprese che si sono fermate prevalgono largamente quelle di piccola dimensione.

Le misure di contenimento dell’epidemia hanno provocato una significativa riduzione dell’attività economica per una larga parte del sistema produttivo: oltre il 70% delle imprese ha dichiarato una riduzione del fatturato nel bimestre marzo-aprile 2020 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente; oltre il 40% ha riportato una caduta maggiore del 50%.

I fattori di fragilità sono molteplici. Il problema del reperimento della liquidità è molto diffuso, i contraccolpi sugli investimenti – segnalati da una impresa su otto – rischiano di costituire un ulteriore freno ed è anche preoccupante che il 12% delle imprese sia propensa a ridurre l’input di lavoro. Tuttavia, si intravedono fattori di reazione positiva e di trasformazione strutturale in una componente non marginale del sistema produttivo.

Nel corso del 2019 la lunga fase di crescita dell’occupazione si è esaurita, con un moderato calo nella seconda parte dell’anno. Dopo il ristagno dell’inizio del 2020, a marzo e più marcatamente ad aprile, gli occupati hanno registrato un netto calo (circa 450mila in meno nei due mesi, sulla base dei dati più aggiornati) che ha riguardato soprattutto la componente giovanile e quella femminile. A causa delle limitazioni nella possibilità di azioni di ricerca di lavoro, l’effetto della crisi ha determinato un aumento dell’inattività e un calo del tasso di disoccupazione (stimato inizialmente al 6,3% e rivisto al 6,6% per aprile).

Le stime provvisorie relative a maggio indicano un rallentamento della discesa dell’occupazione con una diminuzione congiunturale di 84mila unità (e oltre 600mila in meno rispetto allo stesso mese del 2019); prosegue la veloce caduta della componente con contratti a termine. Nel contempo, la graduale riapertura delle attività favorisce il riemergere della ricerca di lavoro e il tasso di disoccupazione sale al 7,8%.

Sulla base di dati provvisori della Rilevazione sulle forze di lavoro, i lavoratori che hanno dichiarato di essere in cassa integrazione guadagni (Cig) nella settimana di intervista sono quasi 3,5 milioni ad aprile. Inoltre, la sospensione delle attività ha determinato un aumento senza precedenti degli occupati che non hanno lavorato: circa un quarto del totale a marzo e oltre un terzo ad aprile (pari a quasi 7,6 milioni). Sono cresciuti anche i lavoratori in ferie.

La crisi ha determinato un primo impatto sull’attività a marzo e poi uno pesantissimo nel mese successivo, con una fortissima contrazione congiunturale di tutte le attività produttive. L’indice di produzione industriale è risultato in aprile inferiore di oltre il 42% rispetto a un anno prima mentre per quello delle costruzioni il calo tendenziale è pari a circa il 68%. La contrazione di entrambi i flussi commerciali con l’estero ha segnato un’ulteriore accelerazione; in particolare le esportazioni sono diminuite di quasi il 30% nel bimestre marzo-aprile rispetto agli stessi mesi del 2019.

I dati più recenti indicano, tuttavia, iniziali segnali di inversione. Il commercio estero extra-Ue di maggio registra un primo significativo rimbalzo delle esportazioni e gli indicatori dei climi di fiducia delle imprese mostrano a giugno una significativa risalita rispetto al mese precedente.

Le recenti previsioni Istat stimano per il 2020 un forte calo dell’attività (-8,3%), diffuso a tutte le componenti settoriali, con una contrazione del Pil che, si prevede, sarà solo in parte recuperata l’anno successivo

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