(Sesto Potere) – Rimini, 7 febbraio 2022 – I ragazzi hanno diritto alla scuola e nessuno può limitarlo. Invece sono centinaia le segnalazioni giunte ai Comitati Emiliano Romagnoli aderenti a Rete Nazionale Scuola in Presenza da parte dei genitori degli studenti emiliano-romagnoli delle scuole di ogni ordine e grado sull’errata applicazione da parte dei dirigenti scolastici del Decreto legge n. 1 del 7 gennaio 2022 (dedicato alle norme anti Covid nei luoghi di lavoro, nelle scuole e negli istituti della formazione superiore) e della Nota ministeriale congiunta n.11 dell’8 gennaio/2022 (modalità di gestione dei casi di positività all’infezione da SARS-CoV-2 in ambito scolastico).

“In particolare – spiega la referente della rete regionale Stefania Montebelli – viene segnalato che i dirigenti scolastici di molteplici scuole dell’Emilia-Romagna stiano erroneamente applicando lo strumento della sospensione dell’attività didattica in presenza e il meccanismo della quarantena“.

Il caso più frequente riguarda l’attivazione di quarantene con riferimento a casi di positività antecedenti di svariati giorni rispetto alle 48 ore che invece sono previste dalle normative relative alle nuove modalità di gestione dei casi di positività da Covid-19 in ambito scolastico. O ancora, la definizione dell’intervallo temporale entro il quale devono essere conteggiati i positivi di una classe che la norma stabilisce in dieci giorni, per cui la classe interessata dal succedersi di tre casi dovrà vedere sospesi esclusivamente degli alunni presenti nei 10 giorni dall’ultimo caso positivo (il terzo).

A parere dei Comitati Emiliano Romagnoli aderenti a Rete Nazionale Scuola in Presenza: “Appare conseguentemente scontato che i soli destinatari della sospensione delle lezioni e della messa in quarantena anche in questi casi debbano essere sempre gli studenti presenti nelle 48 ore precedenti l’ultimo caso, e non gli studenti del gruppo classe assenti in quanto già in quarantena dal secondo caso. Le condizioni per la non riammissione a scuola nei tempi normati sono in capo all’Ausl, i Dirigenti scolastici dovrebbero limitarsi a comunicare alle famiglie i provvedimenti dell’Autorità sanitaria”.

Tra le segnalazioni ricevute e che ancora stanno arrivando ai Comitati Emiliano Romagnoli aderenti a Rete Nazionale Scuola in Presenza, compaiono: “casi di Dirigenti scolastici che non attivano per gli studenti in isolamento, o il gruppo classe, o parte del gruppo classe in quarantena, la Didattica a distanza o la DDI come invece previsto dal Dl n.1 del 7 gennaio 2022, al verificarsi delle casistiche, pur in presenza dell’esito di tamponi di positività e di provvedimenti che Ausl stessa emette per la classe”.

“Sono scelte arbitrarie – ribadisce Montebelli – che non solo sono violano il diritto costituzionale all’istruzione, ma vanno anche a contrastare con la ratio posta a fondamento di tutte le norme che punta a ‘coniugare l’imprescindibile esigenza sociale ed istituzionale della prosecuzione della didattica in presenza con il principio di assicurare la sicurezza sanitaria’”.

“Ricordiamo inoltre – aggiunge Stefania Montebelli – che è vietato chiedere agli alunni informazioni sullo stato vaccinale loro o di loro familiari, informazione ritenuta dal Garante Privacy un dato sensibile. Ci sono state segnalate numerose violazioni in carico a personale docente e non docente. Il Garante richiama l’attenzione ‘sulle possibili conseguenze per i minori, anche sul piano educativo, derivanti da simili iniziative.’ Alla luce della nuova normativa, poi il Garante stabilisce che ‘l’Istituzione Scolastica, per effetto dell’intervento legislativo, è abilitata a prendere conoscenza dello stato vaccinale degli studenti solo nello specifico caso che, nella Scuola Secondaria, si verifichino due casi di positività nella stessa classe dopo la ripresa dell’attività scolastica“.

La rete nazionale per la Scuola in presenza ribadisce con forza: “che i Dirigenti scolastici devono dare corretta e piena attuazione al dettato normativo nazionale, astenendosi dall’assumere qualunque provvedimento che limiti illegittimamente il diritto all’istruzione garantito solo ed unicamente con la presenza a Scuola degli studenti.”

“Ricorreremo se necessario alle opportune sedi, non ultima quella penale – conclude la referente regionale della Rete Nazionale Scuola in Presenza – per tutelare i minori rispetto a questo diritto che ci vediamo costretti a difendere strenuamente e quotidianamente da ormai tre anni”.