Codice Rosso, rapporto sull’applicazione della legge in Emilia-Romagna e Ferrara

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(Sesto Potere) – Ferrara – 15 dicembre 2020 – A poco più di un anno dall’approvazione della legge cosiddetta “Codice Rosso”, che ha introdotto nuovi reati e ha perfezionato i meccanismi di tutela delle vittime di violenza domestica e di genere, il Servizio Analisi Criminale, incardinato all’interno della Direzione Centrale della Polizia Criminale, fa il punto analizzando l’andamento di alcuni reati introdotti dalla Legge n. 69 del 9 agosto 2019 “Modifiche al codice penale, al codice di procedura penale e altre disposizioni in materia di tutela delle vittime di violenza domestica e di genere”.

La nuova fattispecie prevista all’art. 558 bis del codice penale, punisce da uno a cinque anni chiunque, con violenza o minaccia, costringe una persona a contrarre matrimonio o unione civile, e, approfittando delle condizioni di vulnerabilità o di inferiorità psichica o di necessità di una persona, con abuso delle relazioni familiari, domestiche, lavorative o dell’autorità derivante dall’affidamento della persona per ragioni di cura, istruzione o educazione, vigilanza o custodia, la induce a contrarre matrimonio o unione civile.

Data la possibile dimensione ultra nazionale del fenomeno, il reato è punito anche quando è commesso all’estero da cittadino italiano o da straniero residente in Italia ovvero in danno di cittadino italiano o di straniero residente in Italia e la pena è aumentata se i fatti sono commessi in danno di un minore di anni diciotto, con un ulteriore inasprimento se i fatti sono commessi in danno di un minore di anni quattordici.

La condotta incriminata consiste nel costringere altra persona, a sposarsi o a contrarre un’unione civile. La ratio della norma è quella di tutelare il libero consenso delle parti all’unione, evitando pressioni fisiche e/o psicologiche. Per tale fattispecie delittuosa si sono registrati, nel periodo di riferimento: 11 episodi a livello nazionale e 2 episodi nella Provincia di Ferrara.

Per il reato di diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti, ha coinvolto vittime di sesso femminile evidenziando in Emilia Romagna, nel periodo dal 1-8-2019 al 1-08-2020 sono stati segnalati 67 casi, di cui 10 riguardino la Provincia di Ferrara.

L’articolo 387 bis del codice penale, che ha introdotto il reato di violazione dei provvedimenti di allontanamento dalla casa familiare e del divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa, risulta il più commesso tra quelli di nuova introduzione. Le regioni in cui si sono registrate più violazioni sono la Sicilia, il Lazio e il Piemonte. Quelle, invece, in cui si sono verificati meno infrazioni sono la Valle d’Aosta, l’Umbria e il Molise. In Emilia Romagna, nello stesso periodo, su 142 casi, 11 si sono verificati nella Provincia di Ferrara.

Dall’analisi effettuata è emerso come per i provvedimenti giudiziari emessi nel periodo compreso tra il 1 agosto 2019 e il 1 agosto 2020, abbiano avuto una netta flessione a marzo e ad aprile (durante il lockdown) e un picco nel mese di giugno (con le riaperture).

Dalla lettura dei dati, emerge come la costrizione o induzione al matrimonio (art. 558 bis c.p.) sia un reato che, in Italia, ha interessato il 36% di vittime minorenni (4 minori su 11 casi totali). Questo reato ad oggi risulta ancora poco denunciato nel nostro Paese, per questo è importante portare alla luce il cosiddetto “numero oscuro”, quei delitti mai denunciati soprattutto per retaggi culturali e difficoltà di ordine economico-sociale, mettendo a sistema percorsi di formazione socio-culturale che coinvolgano tutti gli operatori che lavorano a contatto con i settori sociali maggiormente interessati.

Una riflessione merita anche il cosiddetto revenge porn, il reato di diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti (art. 612 ter codice penale) che risulta in aumento: 718 casi denunciati in Italia dal 1 agosto 2019 al 1 agosto 2020 con il 81,62% di vittime di sesso femminile.

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