(Sesto Potere) – Roma – 7 marzo 2022 – Il gelo e la neve al Centro Sud si abbattono sulle piante in fiore mettendo a rischio i futuri raccolti in un inverno pazzo che ha invece colpito tutto il Nord con la siccità nel bacino del Po che minaccia oltre 1/3 della produzione agricola nazionale, fra pomodoro da salsa, frutta, verdura e grano, e la metà dell’allevamento che danno origine alla food valley italiana conosciuta in tutto il mondo.

E’ quanto afferma la Coldiretti in occasione dell’irruzione di aria gelida con la caduta abbondante di neve al Centro Sud e chiusura delle scuole, in un inverno che al Nord è stato uno dei più asciutti mai registrati.

A preoccupare – continua la Coldiretti – è anche il balzo dei costi per il riscaldamento delle serre per la coltivazione di ortaggi e fiori che risente dell’impennata della bolletta energetica.

Al Nord il fiume Po in secca al Ponte della Becca è sceso a -3,14 metri, più basso che a Ferragosto ed è rappresentativo della situazione di sofferenza in cui versano tutti i principali corsi d’acqua al Nord come d’estate ma anomalie si vedono anche nei grandi laghi che hanno percentuali di riempimento che vanno dall’9% di quello di Como al 30% del Maggiore, secondo il monitoraggio della Coldiretti.

Nella Pianura Padana le coltivazioni seminate in autunno – sottolinea Coldiretti – come orzo, frumento e loietto iniziano ora la fase di accrescimento che rischia di essere compromessa dalla siccità.

Ma a preoccupare è anche l’innalzamento dei livelli del mare in Italia con l’acqua salata che sta già penetrando nell’entroterra bruciando le coltivazioni nei campi e spingendo all’abbandono l’attività agricola.
La risalita del cuneo salino, ossia l’infiltrazione di acqua salata lungo i corsi dei fiumi, rende inutilizzabili le risorse idriche e gli stessi terreni con uno scenario che – sottolinea Coldiretti – è più che preoccupante per l’economia agricola di buona parte d’Italia compresa proprio la valle del Po.

Siamo di fronte in Italia alle conseguenze dei cambiamenti climatici con una tendenza alla tropicalizzazione e il moltiplicarsi di eventi estremi con una più elevata frequenza di manifestazioni violente, sfasamenti stagionali e geografici, precipitazioni brevi e intense ed il rapido passaggio dal sole al maltempo che ha fatto perdere – continua la Coldiretti – oltre 14 miliardi di euro in un decennio, tra cali della produzione agricola nazionale e danni alle strutture e alle infrastrutture nelle campagne.