Clima, in Emilia-Romagna inverno 2019-2020 tra i più miti degli ultimi 60 anni

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(Sesto Potere) – Bologna – 23 aprile 2020 – L’inverno 2020 in Emilia-Romagna è stato in media il più mite dal 1962, a pari merito con quello del 2007. Per contro,  il mese di marzo è stato particolarmente freddo con estese gelate tardive ed anche  una delle nevicate di bassa quota più tardive degli ultimi 60 anni.

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A dirlo uno studio curato da: William Pratizzoli, Gabriele Antolini, Valentina Pavan, Vittorio Marletto e Sandro Nanni, del Servizio IdroMeteoClima di Arpae Emilia-Romagna che hanno elaborato e riportato dati – dell’Osservatorio Clima di Arpae – riferiti alla media regionale sull’Emilia-Romagna.

L’anomalia termica media regionale rispetto al clima 1961-1990 per l’inverno appena concluso (1 dicembre 2019-29 febbraio 2020) è stata di 6,0 °C, pari a quella del 2007 e di poco superiore ai 5,8 °C del 2014.

Nel complesso, gli inverni degli ultimi dieci anni (2011-2020) sono stati in media i più caldi rispetto a quelli dei cinque decenni precedenti. Infine la temperatura media invernale negli anni dal 1962 al 1990 era di 2,7 °C, contro i 4,1 °C degli ultimi dieci inverni (2011-2020), un cambiamento molto drastico.

Se consideriamo la media regionale delle temperature massime giornaliere, pari a 10,3 °C  , l’inverno 2019-2020 rappresenta un record assoluto, superando di 0,5°C l’inverno 2007 (9,8 °C). Come riferimento si consideri che la media delle massime giornaliere invernali negli anni 1961-1990 era di circa 6 °C.

Se in campo termico prevale la tendenza all’aumento dei valori, per le precipitazioni prevale in generale e soprattutto negli ultimi anni,spicca invece la variabilità. L’inverno 2019-2020 ha avuto precipitazioni nettamente inferiori alle attese, circa 140 mm rispetto ad un valore medio (1961-2018) di circa 210 mm, anche se lievemente superiori al precedente inverno 2018-2019 (124 mm). Asciutti sono stati anche gli inverni 2016-2017 (119 mm), 2011-2012 (104 mm), fino ai record negativi degli inverni 1989-1990 con 60 mm e 1991-1992 con 72 mm. Inverni recenti molto piovosi (o nevosi) sono stati invece il 2013-2014 con 352 mm, 2008-2009 (330 mm) e 2009-2010 con 335 mm.

Ma come è stato l’inizio della primavera? Nei primi giorni del mese di marzo si sono registrate le prime precipitazioni significative dell’anno, pur se distribuite in modo poco uniforme sul territorio regionale: da scarse nella pianura centro-orientale a molto superiori alla norma sull’Appennino centro occidentale. A fine mese si sono avute anche delle nevicate fino a quote pede-collinari, con accumuli locali anche abbondanti in montagna.

 Complessivamente l’apporto di precipitazioni di marzo ha migliorato il bilancio idrico nelle aree montane, mentre resta un deficit nella pianura centro orientale, più marcato in Romagna.

Ma la caratteristica principale del marzo 2020 risiede nel campo termico: nell’’ultima decade l’Emilia-Romagna è stata investita da un’intensa e prolungata irruzione di aria fredda proveniente dall’Europa Orientale, che ha fatto registrare temperature fino a -12 °C sulle cime del crinale appenninico.

L’aspetto più rilevante di tale anomalia consiste nelle temperature delle aree di campagna e delle valli appenniniche, laddove l’irraggiamento notturno in condizioni di cielo sereno e di assenza di rimescolamento dell’aria, ha determinato nei bassi strati situazioni di forte inversione termica (temperatura minima al suolo e crescente con la quota), con temperature al suolo molto inferiori a 0°C per più ore , a cui hanno fatto seguito estese e intense gelate.

Le gelate sono risultate complessivamente quattro (si sono protratte localmente anche nei primi giorni di aprile) e sono giunte dopo l’inverno più caldo dal 1962, come già accennato. Le gelate sono state accompagnate il giorno 28 marzo da una nevicata, che ha interessato anche la pedecollinare e che risulta una delle nevicate di bassa quota più tardive degli ultimi 60 anni, al termine di un inverno particolarmente poco nevoso: l’unica altra nevicata significativa si è infatti verificata il 14 dicembre. In questo quadro, la copertura nevosa appenninica nel corso dell’inverno passato è risultata particolarmente ridotta.

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