Clima, fiume Po: calo delle portate del 40-50% come nel 2005

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(Sesto Potere) – Piacenza – 16 novembre 2020 – Dopo un mese di ottobre caratterizzato da precipitazioni abbondanti, superiori alla media stagionale, soprattutto sui rilievi alpini e appenninici e che hanno causato anche una piena “morbida” del Grande Fiume, il mese di novembre ha fatto registrare un calo evidente e non comune di portata del fiume Po. Tali livelli  non dovrebbero subire particolari aumenti visto che, ad eccezione di alcune piogge sparse, anche per i prossimi giorni non si attendono precipitazioni di rilievo e pertanto continuerà la fase di esaurimento dei flussi di risorsa idrica.

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Per fornire un’idea più chiara del fenomeno si possono prendere in esame gli stessi volumi di acqua, invasati nei bacini montani, oggetto di monitoraggio e che risultano oggi pari a 851 milioni di metri cubi rispetto al mese precedente. In termini percentuali si tratta di circa il 53 % del volume massimo invasabile nel distretto del Po (e cioè oltre 1600 milioni di metri cubi).

Sotto il profilo del contributo offerto alle portate dalla neve,  va detto che il mese di ottobre è stato caratterizzato da importanti apporti, superiori ai valori stagionali, su tutto l’arco alpino oltre i 2000-2200 metri, mentre, su quello appenninico, le nevicate sono state sporadiche e confinate ad alte quote con accumuli in linea con i valori tipici di ottobre.

Nella prima decade di novembre poi non si sono registrati apporti nevosi e le concomitanti alte temperature hanno favorito la fusione di buona parte del manto nevoso formatosi ad ottobre; ad oggi l’accumulo della neve è però inferiore alle medie di lungo periodo.

A dirlo è l’ ANBI, l’Associazione nazionale dei consorzi per la gestione e la tutela dei territori e delle acque irrigue, che nell’ultimo Report ha spiegato che – oltre alla riduzione della portata del fiume Po rispetto allo scorso i fiumi dell’Emilia-Romagna (Trebbia, Taro, Savio, Reno, Secchia) sono tutti sotto media, mentre resta confortante la disponibilità idrica dagli invasi piacentini (Mignano e Molato).

La fotografia che emerge dai dati dell’Osservatorio ANBI -si legge nella nota- è quella di un Paese sempre più differenziato dal punto di vista idrico che, utilizzando una simbologia corrente, va dal verde del Veneto al rosso delle regioni meridionali a rischio di lockdown irriguo. 

“Nell’attuale contesto di mutamento climatico, ogni mese difficilmente può essere paragonato allo stesso degli anni precedenti e la stagionalità consolidata nel tempo viene molto spesso sovvertita da valori fuori dalle medie consuete, sia sotto il profilo delle temperature che in alcune zone hanno raggiunto 4-6 gradi in più, sia sotto il profilo delle precipitazioni – commenta il Segretario Generale dell’Autorità Distrettuale del Fiume Po Ministero dell’Ambiente, Meuccio Berselli – Storicamente il mese di novembre, infatti, è sempre stato il periodo delle piogge intense e delle possibili alluvioni, anche quelle più gravi, mentre oggi facciamo i conti con portate assolutamente inferiori e non comuni.”