(Sesto Potere) – Cervia – 20 gennaio – Si è conclusa la procedura di assegnazione della Casa delle Aie e l’Amministrazione comunale ha aggiudicato in via definitiva alla ditta Battistini s.r.l. la concessione dell’immobile di proprietà comunale, sito a Cervia in via Aldo Ascione 4.

La ditta concessionaria ha offerto il canone pari ad € 280.280, oltre all’IVA 22%, per un totale di € 341.941,60 all’anno. La durata della concessione è di 9 anni.

L’assegnazione è avvenuta attraverso procedura negoziata con il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa, partendo da una base d’asta di € 280.000.

Lo scorso 30 settembre l’Amministrazione Comunale aveva avviato l’indagine di mercato informale per l’acquisizione di manifestazioni di interesse con l’obiettivo di individuare gli operatori economici da invitare alla successiva procedura negoziata. Alla scadenza dell’avviso, il 18 ottobre, aveva presentato manifestazione di interesse la sola ditta Battistini s.r.l., che è quindi stata invitata a partecipare alla gara.

Cervia Palazzo Comunale

Alla gara hanno fatto seguito, da parte del Servizio Contratti, tutte le verifiche ed i controlli prescritti dalla normativa vigente.

Dalla concessione dell’immobile sono esclusi il Teatrino e i locali denominati: “Ufficio Soci”, “Sala Consiglio” e “Sala Lettura”, già concessi all’Associazione culturale Casa delle Aie.

L’Amministrazione comunale ricorda inoltre che l’immobile è destinato esclusivamente alla ristorazione tipica romagnola e popolare all’interno di un tipico locale tradizionale romagnolo popolare.

Il Concessionario è quindi obbligato a gestire il locale nel rispetto delle caratteristiche romagnole popolari.

In particolare devono essere salvaguardate le peculiarità romagnole popolari nell’aspetto del locale e nelle modalità di gestione (arredi e allestimenti, uso del dialetto romagnolo, divise del personale di sala); nell’atmosfera, che deve essere caratterizzata da convivialità, cordialità, cortesia, amicizia, calore, colore, canti e folclore della Romagna tradizionale; nella cucina tipica romagnola “popolare”; con l’obbligo inoltre di applicare prezzi “accessibili”, mediamente inferiori a quelli applicati dai locali della medesima specie presenti sul territorio.