Celebrazioni dantesche, a Forlì restaurata la targa di Ponte Schiavonia

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(Sesto Potere) – Forlì – 23 aprile 2021 – Tra le iniziative che il Comune di Forlì ha avviato e sta realizzando per il 700° anniversario della morte di Dante Alighieri figura anche il restauro della epigrafe che riporta una citazione della Divina Commedia: due terzine dal Canto XVI dell’Inferno, nelle quali il Sommo Poeta assegna un ruolo al fiume Montone, che dall’Acquacheta corre fino a Forlì: “Come quel fiume c’ha proprio cammino / prima dal monte viso inver levante, / da la sinistra costa d’Apennino / che si chiama Acquacheta suso, avante / che si divalli giù nel basso letto, / e a Forlì di quel nome è vacante”

La targa , al civico n.1 del primo palazzo a margine del Ponte di Schiavonia, angolo fra viale Bologna e via Firenze, è stata svelata in conferenza stampa, questa mattina, alla presenza del sindaco, Gian Luca Zattini, della presidente del Consiglio Comunale, Alessandra Ascari Raccagni, dell’ assessore ai lavori pubblici Vittorio Cicognani  e dei Tecnici del Comune che hanno seguito la realizzazione dell’intervento di restauro.

Un recupero voluto da Comitato di Quartiere e dai cittadini dei Romiti e portato a termine dall’amministrazione comunale.

L’intervento è stato autorizzato dalla soprintendenza delle Belle arti di Ravenna ed i lavori, iniziati l’ultima settimana di marzo, sono terminati il 14 aprile scorso.

La lapide, in pietra calcarea, è di datazione incerta, si può desumere che sia stata commissionata e realizzata nel dopoguerra. Era apposta inizialmente sul ponte di Schiavonia ed è stata spostata nell’allocazione attuale in occasione dell’adeguamento viabilistico del ponte nel 1982.

L’itinerario forlivese delle “tracce” del Sommo Poeta inizia proprio a Schiavonia, il primo borgo da chi giunge e giungeva dalla Toscana, attraverso la strada che collega tuttora Forlì a Firenze e che percorre la vallata dell’Acquacheta e il Passo del Muraglione.

Le altre targhe dantesche si trovano in centro storico a Forlì: a Palazzo Paulucci di Calboli sulla cui facciata è affissa una lapide che ricorda la figura di Rinieri, il capostipite della nobile famiglia forlivese; a Palazzo Albicini nel ricordo del soggiorno di Dante e di Giosuè Carducci, ospite dei marchesi Albicini; dietro l’abside della cattedrale (il Duomo) di Forlì da via Santa Croce , dove c’è un’ iscrizione dedicata al marchese Degli Orgogliosi; poi c’è la lapide nella facciata esterna del campanile dell’Abbazia di San Mercuriale in ricordo del “sanguinoso mucchio”, ovvero la  battaglia del 1282 tra un esercito reclutato in Francia e inviato da Papa Martino IV e i ghibellini forlivesi a cui arrise la vittoria.

Nell’ideale itinerario dantesco si dovrebbe inserire anche la Basilica di Santa Maria dei Servi, meglio nota come la Basilica di San Pellegrino Laziosi, dove il Sommo Poeta si dice conobbe personalmente Pellegrino Laziosi , co-patrono della città di Forlì, venerato già in vita come protettore dalle malattie croniche e dai tumori, poi divenuto santo da invocare per i mali delle gambe.