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	<title>Web &#8211; Sestopotere</title>
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		<title>Sicurezza online e intelligenza artificiale, sondaggio Piepoli/Moige. Audizione dei giovani in parlamento</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Sestopotere MC]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 06 Nov 2026 09:03:04 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[(Sesto Potere) &#8211; Roma, 6 novembre 2026 – Il 55% dei ragazzi trascorre almeno tre ore al giorno online al di fuori dell&#8217;orario scolastico, mentre il 23% dichiara di aver incontrato di persona qualcuno conosciuto esclusivamente in rete e il 30% accetta richieste di amicizia da sconosciuti. L&#8217;intelligenza artificiale è già parte della quotidianità degli [&#8230;]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">(Sesto Potere)  &#8211; Roma, 6 novembre 2026 – Il 55% dei ragazzi trascorre almeno tre ore al giorno online al di fuori dell&#8217;orario scolastico, mentre il 23% dichiara di aver incontrato di persona qualcuno conosciuto esclusivamente in rete e il 30% accetta richieste di amicizia da sconosciuti. <br>L&#8217;intelligenza artificiale è già parte della quotidianità degli studenti: il 51% dichiara di utilizzarla regolarmente, percentuale che raggiunge il 71% tra gli studenti delle superiori. <br>Eppure, soltanto il 21% ha ricevuto una formazione adeguata sui rischi e sulle opportunità di questi strumenti. <br>Il 33% riferisce inoltre di aver ricevuto informazioni errate dall&#8217;IA, mentre il 48% è incappato almeno occasionalmente in fake news.  Preoccupano anche i dati sul cyberbullismo: il 7% degli intervistati dichiara di esserne stato vittima diretta e il 16% di aver assistito a episodi di violenza online. Di fronte a questi fenomeni, soltanto il 12% interviene in difesa della vittima e appena il 5% segnala l&#8217;accaduto a un adulto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo emerge dall&#8217;ultima indagine condotta dal MOIGE-Movimento Italiano Genitori in collaborazione con l&#8217;Istituto Piepoli nel 2025, su un campione di 1.546 studenti delle scuole medie e superiori. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Un&#8217;indagine che fa emergere la necessità di rafforzare l&#8217;educazione digitale </p>



<p class="wp-block-paragraph">Numeri di un&#8217;indagine che evidenziano l&#8217;importanza di affiancare all&#8217;offerta formativa una normativa rigorosa ed efficace alla protezione dei minori, rispondendo direttamente alle richieste dei ragazzi di leggi e normative più severe a loro tutela e di una sempre maggiore offerta di attività di formazione, ascolto e partecipazione attiva.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È in questa prospettiva che si inserisce il lavoro dei Giovani Ambasciatori del MOIGE – Movimento Italiano Genitori: promuovere una cultura digitale più consapevole, nella quale i ragazzi non siano soltanto destinatari delle iniziative di prevenzione, ma parte attiva nella costruzione di un ambiente online più sicuro.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il progetto portato in Parlamento</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">E proprio  i Giovani Ambasciatori del MOIGE hanno portato (il  27 ottobre) nell&#8217;Aula dei Gruppi Parlamentari della Camera dei Deputati le proprie riflessioni sulle sfide del mondo digitale, confrontandosi direttamente con rappresentanti delle istituzioni ed esperti. <br>I giovani vogliono essere non soltanto destinatari delle politiche di tutela e dei percorsi di educazione digitale, ma protagonisti del confronto sul futuro della rete.  </p>



<p class="wp-block-paragraph">250 studenti provenienti da diverse città italiane hanno affrontato questioni che riguardano da vicino la loro quotidianità: dall&#8217;utilizzo dell&#8217;intelligenza artificiale nella scuola alla diffusione delle fake news, dalla dipendenza digitale alla protezione dei dati personali, fino alle nuove forme di cyberbullismo e aggressione online. Un confronto costruito a partire dalla voce dei ragazzi, che hanno presentato domande e riflessioni preparate nell&#8217;ambito del loro percorso educativo, alle quali hanno risposto esperti del mondo scientifico, educativo e della sicurezza digitale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quattro le sessioni tematiche che hanno scandito l&#8217;incontro  nell&#8217;Aula dei Gruppi Parlamentari della Camera dei Deputati: cittadinanza digitale e rischi invisibili della rete; intelligenza artificiale; informazione, verità e pensiero critico online; cyberbullismo e sicurezza digitale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;iniziativa, organizzata dal MOIGE con il sostegno del Dipartimento per la trasformazione digitale, ha riunito rappresentanti delle istituzioni, del mondo educativo e della sicurezza digitale. Tra i partecipanti Antonio Affinita, Direttore generale del MOIGE; Maria Teresa Bellucci, Vice Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali; Luca Artesi Dipartimento per la trasformazione Digitale, Edoardo De Luca, Responsabile Affari Centrali Italia, Enel; Sandra Cioffi, Presidente del Consiglio Nazionale degli Utenti presso AGCOM.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Alle riflessioni degli studenti hanno risposto Ivano Gabrielli, Direttore del Servizio Polizia Postale e per la Sicurezza Cibernetica; Marco Valerio Cervellini, Capo Divisione Consapevolezza, Agenzia per la cybersicurezza nazionale ; Giuseppe Lavenia, fondatore e direttore scientifico associazione Di.te; Stefano Vicari, Professore ordinario di Neuropsichiatria Infantile all&#8217;Università Cattolica del Sacro Cuore; e Marta Cacciotti, Psicoterapeuta presso la Scuola di Specializzazione in Psicoterapia Cognitivo Interpersonale. <br>A moderare l&#8217;incontro Alessandro Greco.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;appuntamento in Parlamento si inserisce nel progetto Educyber Generations, la campagna realizzata grazie anche al contributo di Enel, attraverso il quale il MOIGE promuove la formazione e la partecipazione attiva degli studenti nella prevenzione dei rischi della rete.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="alignleft size-full is-resized"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="629" height="441" src="https://sestopotere.com/wp-content/uploads/2026/11/Moige-giovani-e-digitale-6.jpg" alt="" class="wp-image-319334" style="aspect-ratio:1.4263189597137087;width:562px;height:auto" srcset="https://sestopotere.com/wp-content/uploads/2026/11/Moige-giovani-e-digitale-6.jpg 629w, https://sestopotere.com/wp-content/uploads/2026/11/Moige-giovani-e-digitale-6-300x210.jpg 300w, https://sestopotere.com/wp-content/uploads/2026/11/Moige-giovani-e-digitale-6-599x420.jpg 599w" sizes="(max-width: 629px) 100vw, 629px" /></figure>
</div>


<p class="wp-block-paragraph">Il progetto coinvolge una rete di 8.583 Giovani Ambasciatori in tutta Italia, selezionati dai docenti per le loro attitudini e sensibilità e formati per diventare punti di riferimento all&#8217;interno delle scuole. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Attraverso l&#8217;educazione tra pari, i ragazzi sensibilizzano i coetanei sull&#8217;utilizzo consapevole delle tecnologie e contribuiscono a riconoscere e contrastare episodi di bullismo, cyberbullismo e altre forme di violenza online. Un modello educativo che valorizza il ruolo attivo degli studenti e il dialogo tra scuola, famiglie e istituzioni, con l&#8217;obiettivo di rafforzare la consapevolezza digitale delle nuove generazioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Le scuole partecipanti all&#8217;iniziativa</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">A rappresentare questa rete nell&#8217;incontro in Parlamento sono stati gli studenti di dodici istituti scolastici: Istituto Comprensivo Statale Rinnovata Pizzigoni di Milano; Istituto Comprensivo Statale Via N. M. Nicolai di Roma; Istituto Superiore Tecnico Statale G. Moscati di Sant’Antimo; Istituto di Istruzione Superiore P. Scalcerle di Padova; Istituto di Istruzione Marie Curie di Pergine Valsugana; <strong>Istituto Superiore L. Einaudi di Ferrara</strong>; Istituto Comprensivo V. Bodini di Monteroni di Lecce; Polo Liceale Statale R. Mattioli di Vasto; Istituto Omnicomprensivo A. Giordano di Venafro; Istituto Comprensivo Como Rebbio di Como; Istituto Superiore “Gorgia Vittorini Moncada” di Lentini; e IPSIS Gaslini/Meucci di Genova.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Dichiarazioni dei partecipanti</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">«I nostri ragazzi non chiedono solo risposte, ma pretendono un impegno concreto e regole certe per muoversi in sicurezza nel mondo digitale», ha dichiarato <strong>Antonio Affinita</strong>, Direttore generale del MOIGE. «I Giovani Ambasciatori ci dimostrano che la prevenzione parte dalla consapevolezza e dall&#8217;educazione tra pari. È nostro dovere istituzionale ed educativo garantire leggi e normative più rigorose per la loro tutela e potenziare l&#8217;offerta di percorsi formativi nelle scuole».</p>



<p class="wp-block-paragraph">«I Giovani Ambasciatori del MOIGE dimostrano quanto i ragazzi possano contribuire a costruire un mondo digitale più sicuro, promuovendo valori fondamentali come rispetto, solidarietà e responsabilità. Renderli protagonisti delle iniziative di tutela significa rafforzare la prevenzione e promuovere una cultura digitale più consapevole. La responsabilità delle piattaforme digitali è centrale. Devono garantire servizi sicuri fin dalla progettazione, contrastare i contenuti nocivi, impedire l&#8217;accesso dei minori alla pornografia e limitare gli algoritmi che favoriscono dipendenza e comportamenti pericolosi. Il CNU ritiene indispensabile un monitoraggio costante sull&#8217;applicazione e sull&#8217;efficacia dei sistemi di verifica dell&#8217;età e di parental control, con aggiornamenti sui controlli effettuati e sui risultati raggiunti. La prevenzione richiede investimenti crescenti nell&#8217;educazione digitale e in una comunicazione innovativa, capace di parlare con linguaggi diversi a bambini, adolescenti, famiglie e insegnanti, coinvolgendo direttamente i giovani nella progettazione delle iniziative. Occorre un piano di comunicazione integrata, che utilizzi strumenti e linguaggi adeguati alle diverse fasce d&#8217;età e ai diversi destinatari in modo da raggiungere concretamente scuole, famiglie e territori. L&#8217;efficacia delle iniziative va misurata sui risultati: persone raggiunte, competenze acquisite e comportamenti cambiati. Serve quindi un impegno comune di istituzioni, AGCOM, scuola, famiglie e associazioni, con responsabilità definite e obiettivi verificabili, per costruire una strategia di prevenzione coordinata e continuativa. Educazione e comunicazione sono prevenzione. E l&#8217;esperienza dei Giovani Ambasciatori ci ricorda che coinvolgere i ragazzi significa già educare» <strong>Sandra Cioffi</strong> Presidente del Consiglio Nazionale degli Utenti presso AGCOM.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="alignleft size-full is-resized"><img decoding="async" width="600" height="550" src="https://sestopotere.com/wp-content/uploads/2026/11/Moige-giovani-e-digitale-3.jpg" alt="" class="wp-image-319333" style="width:567px;height:auto" srcset="https://sestopotere.com/wp-content/uploads/2026/11/Moige-giovani-e-digitale-3.jpg 600w, https://sestopotere.com/wp-content/uploads/2026/11/Moige-giovani-e-digitale-3-300x275.jpg 300w, https://sestopotere.com/wp-content/uploads/2026/11/Moige-giovani-e-digitale-3-65x59.jpg 65w, https://sestopotere.com/wp-content/uploads/2026/11/Moige-giovani-e-digitale-3-163x149.jpg 163w, https://sestopotere.com/wp-content/uploads/2026/11/Moige-giovani-e-digitale-3-324x297.jpg 324w, https://sestopotere.com/wp-content/uploads/2026/11/Moige-giovani-e-digitale-3-392x359.jpg 392w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></figure>
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<p class="wp-block-paragraph">«Un ragazzo dovrebbe poter raccontare a un adulto quello che gli succede online senza temere di essere giudicato, rimproverato o di vedersi togliere il telefono. Dobbiamo domandarci quanto siamo capaci di ascoltarlo, soprattutto quando ci racconta qualcosa che ci spaventa o che fatichiamo a capire», dichiara <strong>Giuseppe Lavenia</strong>, psicologo, psicoterapeuta, fondatore e direttore scientifico dell’Associazione Nazionale Dipendenze Tecnologiche, GAP e Cyberbullismo Di.Te. «Il lavoro dei Giovani Ambasciatori è prezioso perché un coetaneo può accorgersi di un’umiliazione, di un’esclusione o di una richiesta d’aiuto che a noi sfugge. Ma questi ragazzi devono avere alle spalle adulti preparati, disponibili ad assumersi la responsabilità di intervenire. Portare le loro domande in Parlamento significa riconoscere che hanno qualcosa da insegnarci su ciò che vivono e coinvolgerli nelle decisioni che li riguardano. Alle loro richieste dobbiamo rispondere con regole efficaci per la tutela dei minori e percorsi continuativi di educazione digitale che coinvolgano anche genitori e insegnanti. Sarebbe difficile chiedere ai ragazzi di fidarsi di noi se, dopo averli ascoltati, lasciassimo tutto com’è».</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Il digitale è una risorsa straordinaria, ma non possiamo lasciare che siano i ragazzi, spesso ancora privi degli strumenti necessari per autoregolarsi e riconoscere i rischi, a doverne gestire da soli le insidie. Servono regole chiare per proteggere i minori online, piattaforme chiamate a una maggiore responsabilità e un investimento concreto nella formazione di genitori, insegnanti e ragazzi. La prevenzione, però, non può ridursi a divieti e controlli: richiede adulti presenti, capaci di ascoltare e accompagnare, e istituzioni che non deleghino alle singole famiglie un problema che riguarda l&#8217;intera società. Dobbiamo aiutare i giovani a sviluppare senso critico e consapevolezza, perché la tecnologia sia uno strumento al servizio della crescita e delle relazioni, non qualcosa che le sostituisce». Prof. <strong>Stefano Vicari</strong>, Università Cattolica, Ospedale Bambino Gesù.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Siamo sempre più connessi, più informati, più stimolati, ma essenzialmente sempre più soli. È impressionante osservare come la loneliness, la solitudine percepita, raggiunga livelli così elevati tra i giovani, in alcuni studi persino superiori a quelli degli anziani. È il grande paradosso della nostra epoca: moltiplichiamo le connessioni, ma rischiamo di impoverire le relazioni. I ragazzi oggi ci chiedono protezione, ma soprattutto strumenti per comprendere e abitare consapevolmente il mondo digitale. Non bastano divieti e controlli, pur necessari: serve una nuova alleanza educativa tra famiglie, scuola e istituzioni. Nell’epoca dell’intelligenza artificiale dobbiamo educare i giovani a non delegare alle tecnologie la capacità di pensare, scegliere e costruire relazioni autentiche. Perché la vera sfida non è formare giovani sempre più digitali, ma crescere persone sempre più umane», ha dichiarato <strong>Tonino Cantelmi</strong>, psichiatra e psicoterapeuta, direttore dell’Istituto di Terapia Cognitivo Interpersonale (ITCI).</p>



<p class="wp-block-paragraph">«I giovani devono essere i veri protagonisti della transizione digitale: non possono subire passivamente il cambiamento, né essere lasciati soli davanti alle insidie della rete. Per questo il nostro compito è ascoltarli e dare loro le competenze giuste per cogliere le opportunità del futuro, scongiurando i rischi che possono minarne il benessere. Iniziative preziose come &#8220;Giovani Ambasciatori in Parlamento&#8221; dimostrano quanto sia strategico fare squadra tra istituzioni, scuola e famiglia, condividendo una responsabilità educativa comune. Il Governo Meloni si sta muovendo esattamente in questa direzione, con fatti e tutele concrete per difendere i minori nello spazio virtuale. Lo dimostrano l&#8217;istituzione della Giornata nazionale dell&#8217;ascolto, i 7 milioni di euro stanziati per il Terzo settore sull&#8217;uso sano, etico e sicuro dell&#8217;intelligenza artificiale e delle tecnologie, le nuove barriere sul parental control e la legge 70 del 2024 che stringe le maglie contro bullismo e cyberbullismo. A questo si aggiunge la legge 132 del 2025, che mette al centro i diritti fondamentali nello sviluppo dell&#8217;IA. Continueremo a lavorare per un ecosistema digitale sano e inclusivo: l&#8217;innovazione deve camminare di pari passo con la responsabilità, per permettere ai ragazzi di coltivare il proprio talento in totale libertà e sicurezza». ha dichiarato <strong>Maria Teresa Bellucci</strong>, Vice Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali.</p>
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		<title>Truffa delle finte aste giudiziarie, indagine polizia Bologna  sui falsi tribunali online. Sequestrati altri cinque siti web</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Sestopotere MC]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 Oct 2026 09:01:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Bologna]]></category>
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					<description><![CDATA[(Sesto Potere) &#8211; Bologna &#8211; 21 ottobre 2026 &#8211; La Polizia di Stato di Bologna prosegue le attività investigative avviate a seguito del sequestro di un sito fraudolento che si presentava come presunto “Tribunale di Faenza”.  L’attività di indagine, condotta dagli specialisti del Centro Operativo per la Sicurezza Cibernetica Emilia Romagna nell’ambito di un’indagine coordinata [&#8230;]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">(Sesto Potere) &#8211; Bologna &#8211; 21 ottobre 2026 &#8211; La Polizia di Stato di Bologna prosegue le attività investigative avviate a seguito del sequestro di un sito fraudolento che si presentava come presunto “Tribunale di Faenza”. </p>



<p class="wp-block-paragraph">L’attività di indagine, condotta dagli specialisti del Centro Operativo per la Sicurezza Cibernetica Emilia Romagna nell’ambito di un’indagine coordinata dalla Procura della Repubblica di Bologna, ha consentito di individuare e sequestrare ulteriori siti web.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In particolare, sono stati individuati ulteriori domini generati per promuovere attività fraudolente riconducibili al Tribunale di Cesena, al consiglio del notariato, nonché a diversi studi notarili.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">I portali riproducevano l’aspetto grafico e i contenuti di siti istituzionali o di studi professionali notarili realmente esistenti, ricorrendo a denominazioni e riferimenti idonei a generare fiducia negli utenti e a conferire un’apparente credibilità alle proposte pubblicate; specificamente presunte vendite immobiliari e aste giudiziarie in realtà inesistenti. Gli annunci erano corredati da documentazione dall’apparenza ufficiale, perizie tecniche, avvisi di vendita e riferimenti a professionisti risultati inesistenti o comunque estranei ai fatti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel corso degli approfondimenti è emerso, inoltre, il possibile ricorso a strumenti di intelligenza artificiale generativa per la creazione dei contenuti online. Tali tecnologie avrebbero consentito di realizzare in tempi rapidi siti web dall’aspetto particolarmente realistico, rendendo più difficile per i potenziali acquirenti riconoscere gli elementi ingannevoli e aumentando l’apparente autorevolezza delle piattaforme.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Su disposizione dell’Autorità Giudiziaria, i domini sono stati sottoposti a sequestro preventivo e resi inaccessibili. Proseguono le indagini, anche in ambito internazionale, per identificare i responsabili.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La Polizia di Stato invita i cittadini a verificare sempre l’autenticità dei siti che propongono aste giudiziarie, consultando esclusivamente i canali istituzionali del Ministero della Giustizia.</p>
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		<title>Manoscritto del 1500 individuato dai carabinieri su un social network e restituito all&#8217;Arcidiocesi </title>
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		<dc:creator><![CDATA[Sestopotere MC]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 Oct 2026 05:06:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Top News]]></category>
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					<description><![CDATA[(Sesto Potere) &#8211; Perugia &#8211; 21 ottobre 2026 &#8211; I Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Perugia hanno restituito all’Arcidiocesi di Perugia-Città della Pieve un antico e prezioso manoscritto appartenuto alla “Compagnia del SS. Sacramento di Deruta”, risalente al 1524, consegnandolo nelle mani dell’Arcivescovo mentropolita Mons. Ivan Maffeis.Le attività d’indagine hanno avuto inizio lo [&#8230;]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">(Sesto Potere) &#8211; Perugia &#8211; 21 ottobre 2026 &#8211; I Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Perugia hanno restituito all’Arcidiocesi di Perugia-Città della Pieve un antico e prezioso manoscritto appartenuto alla “Compagnia del SS. Sacramento di Deruta”, risalente al 1524, consegnandolo nelle mani dell’Arcivescovo mentropolita Mons. Ivan Maffeis.<br>Le attività d’indagine hanno avuto inizio lo scorso mese di maggio quando i militari, nell&#8217;ambito delle quotidiane attività di monitoraggio e controllo del web finalizzate al contrasto del commercio illecito di beni culturali, hanno individuato il prezioso manoscritto su di una pagina Facebook che ne annunciava l’imminente restituzione da parte di un’associazione culturale di Deruta, in provincia di Perugia, all’archivio parrocchiale. <br>I successivi accertamenti, coordinati dalla Procura della Repubblica di Perugia e condotti con l’ausilio dell’Archivio Diocesano di Perugia, hanno consentito di ricondurre la pertinenza del bene alla Confraternita del SS. Sacramento di Deruta, in virtù di una dicitura che recita: <em>“è de la divota compagnia del santissimo e glorioso sacramento corpo de Cristo fatta in Diruta nela chiesa de San Francesco”</em> e di accertarne l’indiscutibile valenza culturale sancita anche dalla normativa.<br>I militari sono riusciti anche a ricostruire i passaggi di proprietà del manoscritto, identificando e deferendo in stato di libertà un noto bibliofilo ed esperto del settore ritenuto responsabile di ricettazione di beni culturali, per aver venduto, proprio alla citata associazione, l’importante libro per la somma di   5.000 euro.<br>La restituzione del manoscritto, oltre all’elevato valore storico, assume anche un forte valore simbolico, riconsegnando alle comunità di Perugia e Deruta una testimonianza autentica della propria storia ecclesiastica e sociale.<br>L’attività svolta rientra nei compiti istituzionali del Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale, che ha competenza esclusiva nel settore e svolge controlli costanti su tutto il territorio nazionale, e rappresenta un ulteriore significativa testimonianza dell’azione di tutela e salvaguardia del patrimonio culturale svolta dall’Arma dei Carabinieri, a presidio della memoria storica e dell’identità culturale del Paese.</p>
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		<title>Operazione nazionale dei carabinieri del nucleo tutela patrimonio culturale: sgominata rete di tombaroli</title>
		<link>https://sestopotere.com/operazione-nazionale-dei-carabinieri-del-nucleo-tutela-patrimonio-culturale-sgominata-rete-di-tombaroli/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Sestopotere MC]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 15 Oct 2026 09:18:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Bologna]]></category>
		<category><![CDATA[Emilia-Romagna]]></category>
		<category><![CDATA[Nord Italia]]></category>
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					<description><![CDATA[(Sesto Potere) &#8211; Roma &#8211; 15 ottobre 2026 &#8211; I militari del Nucleo Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale (TPC) di Roma, supportati dai colleghi dei Nuclei TPC di Venezia, Udine, Monza e Bologna e dai Comandi Provinciali dell’Arma territoriale di Verona, Rovigo, Mantova e Rimini, hanno dato esecuzione a otto decreti di perquisizione nei confronti di [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">(Sesto Potere) &#8211; Roma &#8211; 15 ottobre 2026 &#8211; I militari del Nucleo Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale (TPC) di Roma, supportati dai colleghi dei Nuclei TPC di Venezia, Udine, Monza e <strong>Bologna </strong>e dai Comandi Provinciali dell’Arma territoriale di Verona, Rovigo, Mantova e<strong> Rimini</strong>, hanno dato esecuzione a otto decreti di perquisizione nei confronti di altrettanti soggetti ritenuti responsabili, a vario titolo, di <strong>furto e ricettazione di beni culturali</strong> e di <strong>ricerche archeologiche non autorizzate</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le perquisizioni costituiscono l’atto finale di un&#8217;articolata attività di indagine, coordinata dalla Procura della Repubblica di Verona, finalizzata a disarticolare una fitta rete criminale dedita al traffico illecito di reperti archeologici e numismatici.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;impianto investigativo è scaturito nel marzo 2026 dal costante monitoraggio web svolto dai Carabinieri del TPC di Roma, i quali avevano riscontrato l&#8217;attività anomala di un utente su una nota piattaforma di <strong>vendita online</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;indagato, creando inserzioni con diciture generiche per mascherare le transazioni illecite, riusciva a spedire in totale anonimato lotti di monete antiche appena scavate, aggirando le normative vigenti e servendo acquirenti sia italiani che stranieri.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La svolta decisiva per mappare l&#8217;intero sodalizio risale allo scorso 15 giugno 2026, quando la perquisizione del Nucleo TPC presso l&#8217;abitazione dell&#8217;utente ha consentito il rinvenimento e il sequestro di vari reperti archeologici ed attrezzature tecniche da scavo.<br>I successivi accertamenti hanno provato l&#8217;esistenza di <strong>una vera e propria rete criminale</strong> collegata all&#8217;indagato, caratterizzata da un modus operandi ben strutturato con ruoli specifici: dai &#8220;tombaroli&#8221; (esecutori materiali degli scavi) fino agli intermediari e ai ricettatori finali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La fase di scavo clandestino, concentrata al Nord tra il veronese, il mantovano e l&#8217;asta del Canal Bianco nel rodigino, era preceduta da un&#8217;attenta pianificazione. I membri dell&#8217;organizzazione studiavano volumi storici specializzati e incrociavano coordinate GPS per<strong> individuare antichi siti non ancora vincolati</strong>. Le battute notturne venivano condotte con sofisticati metal detector e strumentazioni da scavo, avvalendosi della collaborazione di &#8220;basisti&#8221; locali incaricati di segnalare i terreni agricoli appena arati (condizione ideale per la ricerca) e di indicare le zone &#8220;cieche&#8221; per eludere i controlli delle Forze dell&#8217;Ordine.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Accanto al<strong> canale di smistamento online</strong>, le indagini hanno individuato un ulteriore canale sul mercato numismatico locale. I reperti venivano infatti conferiti presso un compiacente esercizio commerciale del mantovano, che fungeva da canale privilegiato per la stima, lo stoccaggio e la monetizzazione del materiale illecito, dissimulandone la provenienza delittuosa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’intera operazione ha consentito il recupero dei seguenti beni di rilevante interesse archeologico: 400 tessere musive, riconducibili a pavimentazione in mosaico di età romana; 311 monete antiche in metallo di varia natura e dimensione; una scultura in bronzo raffigurante la divinità maschile di Giove; 489 reperti archeologici in metallo e materiale fittile tra cui fibule, borchie, anelli e frammenti ceramici; 30 selci lavorate di interesse archeologico; 5 metal detector, 3 pin pointer e arnesi da scavo.</p>
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		<title>Scoperta al Nord maxi truffa nel settore delle criptovalute</title>
		<link>https://sestopotere.com/scoperta-al-nord-maxi-truffa-nel-settore-delle-criptovalute/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Sestopotere MC]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 Oct 2026 08:17:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Nord Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Top News]]></category>
		<category><![CDATA[Web]]></category>
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					<description><![CDATA[(Sesto Potere) &#8211; Trento &#8211; 13 ottobre 2026 &#8211; Nella mattinata odierna, finanzieri del Comando Provinciale di Trento &#8211; coadiuvati dai colleghi del Servizio Centrale Investigazione Criminalità Organizzata (S.C.I.C.O.) e del Nucleo Speciale Repressione Frodi Tecnologiche e da numerosi Reparti del Corpo sul territorio nazionale, con il supporto dell’organo di cooperazione giudiziario europeo EUROJUST &#8211; [&#8230;]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">(Sesto Potere) &#8211; Trento &#8211; 13 ottobre 2026 &#8211; Nella mattinata odierna, finanzieri del Comando Provinciale di Trento &#8211; coadiuvati dai colleghi del Servizio Centrale Investigazione Criminalità Organizzata (S.C.I.C.O.) e del Nucleo Speciale Repressione Frodi Tecnologiche e da numerosi Reparti del Corpo sul territorio nazionale, con il supporto dell’organo di cooperazione giudiziario europeo EUROJUST &#8211; hanno dato esecuzione a un decreto emesso dal G.I.P. di Trento, su richiesta della locale Procura Distrettuale della Repubblica, con cui è stato disposto l’esecuzione di misure cautelari nei confronti di  5 soggetti ed il sequestro preventivo, anche per equivalente, di oltre   877.000 euro nei confronti di   2 soggetti costituenti il profitto della truffa, nonché effettuato numerose perquisizioni e acquisizioni documentali in Trentino Alto Adige, Lombardia e Veneto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le misure cautelari ed i sequestri, eseguiti nelle province di Cremona, Lecco, Mantova, Milano, Monza Brianza, Pavia, Trento, Treviso, Vicenza nonché anche all’estero (Belgio), sono stati emessi al termine di un’articolata e complessa attività d’indagine, avviata ad aprile del 2024 e condotta dal G.I.C.O. del Nucleo polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza di Trento.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’attività d’indagine ha permesso di individuare e smantellare un sofisticato schema fraudolento perpetrato nel settore del finto mining di criptovalute denominato “Hashburst”. Gli indagati, alcuni dei quali sedicenti esperti del settore informatico, proponevano investimenti ingannevoli sfruttando il richiamo tecnologico dell’interazione tra l’intelligenza artificiale e le criptovalute, generando un ingente danno patrimoniale per un ammontare complessivo di circa   877.000,00 euro (riferiti unicamente alle querele ricevute, ma che sarebbe stimato in circa   5.000.000,00 euro per il solo Trentino Alto Adige &#8211; “cluster di Trento”). </p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="alignleft size-full is-resized"><img decoding="async" width="717" height="400" src="https://sestopotere.com/wp-content/uploads/2026/10/gico-trento.jpg" alt="" class="wp-image-317050" style="aspect-ratio:1.7926009844519104;width:573px;height:auto" srcset="https://sestopotere.com/wp-content/uploads/2026/10/gico-trento.jpg 717w, https://sestopotere.com/wp-content/uploads/2026/10/gico-trento-300x167.jpg 300w, https://sestopotere.com/wp-content/uploads/2026/10/gico-trento-323x180.jpg 323w, https://sestopotere.com/wp-content/uploads/2026/10/gico-trento-695x388.jpg 695w" sizes="(max-width: 717px) 100vw, 717px" /></figure>
</div>


<p class="wp-block-paragraph">Un sistema che parrebbe essere stato replicato anche in altre regioni italiane, a scapito di numerosi risparmiatori, imprenditori, pensionati e liberi professionisti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In particolare, i membri del sodalizio, organizzando numerosi convegni in noti hotel del Trentino, utilizzando i social network ed avvalendosi della rete di conoscenze e clientela di un consulente finanziario locale, si presentavano come responsabili di un innovativo progetto, pubblicizzavano e promuovevano investimenti legati alla vendita di apparati elettronici altamente innovativi, basati sull’I.A. ed a basso impatto ambientale e garantivano gli investimenti attraverso forme d’investimento fittizie (lettere di patronage prive di valore emesse da una società estera).</p>



<p class="wp-block-paragraph">A fronte di investimenti iniziali, compresi tra i 4.000 e i 30.000 euro per singolo dispositivo, venivano quindi promessi ai clienti guadagni irrealistici stimati tra 0,8 e 1 Bitcoin mensili o annuali, che sarebbero dovuti derivare dall’estrazione di note valute digitali come Bitcoin, Ethereum, Dogecoin e Litecoin.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tuttavia, dalle indagini è emerso che non solo i dispositivi venduti erano semplici personal computer assemblati, dotati di una potenza di calcolo minima e totalmente inidonei a svolgere l’attività promessa, ma anche che le applicazioni ed i siti internet forniti per visualizzare i presunti guadagni realizzati erano di fatto ingannevoli.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Alle richieste di giustificazioni effettuate dai risparmiatori, gli indagati trasferivano piccole somme (rewards) di alcune decine di euro e comunicavano che la mancata corresponsione dei reali guadagni promessi era legata a cambi di compagini societarie e/o problematiche di natura tecnica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Inoltre, l’architettura finanziaria del gruppo poggiava su un solido circuito internazionale volto a ostacolare la tracciabilità dei fondi. Le entrate derivanti dalle vendite venivano infatti fatturate da due società di diritto inglese riconducibili ai sodali, mentre i pagamenti delle vittime confluivano su conti correnti esteri, con una netta prevalenza di istituti bancari con sede in Belgio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra le figure di spicco dell’organizzazione è emerso un soggetto di origine lombarda, dimorante in Svizzera, gravato da numerosi precedenti per reati economico-finanziari, risultato, in passato, vicino a contesti di criminalità organizzata riconducibili alla ‘ndrangheta. Lo stesso individuo era già stato destinatario, nel giugno 2023, di una misura cautelare personale per presunte frodi e indebita percezione di fondi legati al PNRR.</p>
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		<title>Conti correnti: 1,8 milioni gli italiani truffati</title>
		<link>https://sestopotere.com/conti-correnti-18-milioni-gli-italiani-truffati/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Sestopotere MC]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 08 Oct 2026 08:18:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Top News]]></category>
		<category><![CDATA[Web]]></category>
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					<description><![CDATA[(Sesto Potere) &#8211; Roma &#8211; 8 ottobre 2026 &#8211; Il recente caso di truffa ai danni di Fideuram riporta l’attenzione sul tema della sicurezza. I malviventi, però, non colpiscono solo le aziende ma anche i singoli cittadini tanto è vero che, secondo un’indagine condotta per Facile.it dall’istituto di ricerca mUp Research, nell’ultimo anno sono stati [&#8230;]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">(Sesto Potere) &#8211; Roma &#8211; 8 ottobre 2026 &#8211; Il recente caso di truffa ai danni di Fideuram riporta l’attenzione sul tema della sicurezza. I malviventi, però, non colpiscono solo le aziende ma anche i singoli cittadini tanto è vero che, secondo un’indagine condotta per Facile.it dall’istituto di ricerca <em>mUp Research,</em> nell’ultimo anno sono stati oltre 1,8 milioni gli italiani vittime di truffa o di un tentativo di frode nell’ambito dei conti correnti per un danno economico totale stimato in più di 1,1 miliardi di euro.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>I canali</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo l’indagine, tra i canali più usati dai malfattori ci sono le false email (36% dei casi) e gli SMS (34,4%). In più di un 1 caso su 4 (28,8%) la truffa è passata attraverso una chiamata telefonica, mentre nel 16% dei casi da un sito web contraffatto. Le truffe viaggiano anche tramite le più moderne app di messaggistica istantanea, come WhatsApp e Telegram (11,2%). Strumenti che spesso vengono utilizzati simultaneamente, grazie anche all’ausilio dell’intelligenza artificiale che consente di clonare la voce delle persone rendendo le truffe sempre più sofisticate e difficili da riconoscere, non solo per i normali consumatori, ma anche per aziende e istituzioni.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Le vittime</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Tra i cittadini, chi sono le vittime predilette dai malfattori? Contrariamente a quanto si possa pensare, dall’indagine è emerso come a subire più frequentemente una truffa o un tentativo di frode legati ai conti correnti non siano gli anziani; a fronte di una media nazionale del 4,3%, la percentuale raggiunge il 5,1% nella fascia 25-34 anni e arriva addirittura al 6,2% tra i 35-44enni.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Uno su tre non denuncia</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Ma come si comportano le vittime dopo essere state adescate dai truffatori? Quasi 1 su 3 (32,8%), purtroppo, sceglie di non denunciare l’accaduto. Le motivazioni principali con le quali si cerca di giustificare questo comportamento sono stati che “<em>il danno economico era basso”</em> (46,3%) ed il fatto che ci “<em>si sentiva ingenui ad essere caduto nella trappola”</em> (14,6%).</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Come riconoscere le truffe e come difendersi</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Ma come fare a riconoscere le truffe e a sventarle? Facile.it ha redatto un breve vademecum con cinque consigli per evitare di cadere vittima di truffe online quando si utilizza un conto corrente: attenzione al Phishing; attivare le notifiche SMS anche per il conto corrente; verificare l’identità dell’interlocutore perché l&#8217;AI consente di duplicare la voce di una persona, pertanto se siete al telefono e avete dei dubbi, il consiglio è di verificate l&#8217;identità dell&#8217;interlocutore prima di concludere qualsiasi transazione economica; avviare la  doppia verifica dell&#8217;identità dell&#8217;utente (utilizzando due o più fattori tra loro indipendenti) prima di dare l’ok alle operazioni richieste; e infine attenzione alla  truffa del finto versamento nelle operazioni on line di compravendita, quando il truffatore finge di acquistare l’oggetto ma, al momento di definire la modalità di pagamento, convince il venditore dell’esistenza di una nuova procedura che, tramite ATM, consente di accorciare le tempistiche e di ricevere immediatamente il denaro sul proprio conto corrente. Con tale procedura il denaro, anziché essere versato sul conto del venditore, viene in realtà prelevato al venditore e accreditato sul conto o carta prepagata del truffatore! Attenzione. </p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Metodologia indagine</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Indagine mUp Research – Norstat svolta tra il 18 dicembre 2025 ed il 3 gennaio 2026 attraverso la somministrazione di n.1.878 interviste CAWI ad un campione di individui in età compresa fra 18 e 74 anni, rappresentativo della popolazione italiana residente sull’intero territorio nazionale nell’intervallo di età considerato.</em></p>
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		<title>Telefonia: 3,2 milioni gli italiani truffati</title>
		<link>https://sestopotere.com/telefonia-32-milioni-gli-italiani-truffati/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Sestopotere MC]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Sep 2026 08:42:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Web]]></category>
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					<description><![CDATA[(Sesto Potere) &#8211; Roma &#8211; 17 settembre 2026 &#8211; Nell’ultimo anno sono stati oltre 3,2 milioni gli italiani vittime di truffa o di un tentativo di frode nell’ambito della telefonia fissa o mobile. Il dato arriva da un’indagine condotta per Facile.it dall’istituto di ricerca mUp Research che ha definito in 731 milioni di euro la stima del danno complessivo. I canali più usati dai truffatori [&#8230;]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">(Sesto Potere) &#8211; Roma &#8211; 17 settembre 2026 &#8211; Nell’ultimo anno sono stati oltre 3,2 milioni gli italiani vittime di truffa o di un tentativo di frode nell’ambito della telefonia fissa o mobile. Il dato arriva da un’indagine condotta per Facile.it dall’istituto di ricerca <em>mUp Research</em> che ha definito in 731 milioni di euro la stima del danno complessivo.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>I canali più usati dai truffatori e le, poche, denunce</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Continuando a scorrere i dati dell’indagine si legge che i canali più utilizzati dai truffatori sono stati, sia per la telefonia fissa che quella mobile, i finti call center (67% fissa vs 44,2% mobile), le false email (33% fissa vs 32,6% mobile) e gli SMS (16,5% fissa vs 25,6% mobile). Per la telefonia mobile, in quasi 1 caso su 4, la truffa o il tentativo di frode sono avvenuti tramite le più moderne app di messaggistica istantanea. Nel caso della telefonia fissa il danno medio è stato pari a 209 euro, 176 per la mobile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Purtroppo, più di 1 truffato su 2 (59,4%) non ha denunciato quanto accaduto. Le motivazioni addotte sono state “perché il danno economico era troppo basso” (45,7%), per il sentirsi ingenui (10,1%) e per il fatto che non si voleva rendere noto a familiari e amici quanto avvenuto (7,8%).</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Identikit dei truffati</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Contrariamente a quanto si possa pensare, a subire più frequentemente una truffa o un tentativo di frode nell’ambito della telefonia mobile, sono i più giovani e non gli anziani; a fronte di una media nazionale del 6%, la percentuale raggiunge l’8,7% nella fascia 25-34 anni e arriva addirittura al 10,7% tra i 18-24enni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per quanto riguarda la telefonia fissa, invece, i più colpiti risultano essere i consumatori con età compresa tra i 35 e i 44 anni (5,1% vs 3,2% a livello nazionale).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Altro dato interessante emerge analizzando il grado di istruzione delle vittime; fra chi ha un titolo di studio universitario, l’incidenza è pari a più del doppio rispetto alla media. </p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Come riconoscere le truffe e come difendersi</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Per aiutare i consumatori a riconoscere le truffe e sventarle, <strong>Facile.it</strong> ha redatto un utile <strong>vademecum in 5 punti</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">I consigli sono: mai cedere denaro contante a tecnici (veri o finti!); se un misterioso operatore telefonico vi contatta sostenendo che risultano diverse bollette non pagate, ma voi siete certi del contrario, probabilmente si tratta di una truffa;  mettersi in guardia nel caso di un finto consulente che chiede di concordare un incontro di persona, mai accettare incontri di questo tipo, le compagnie telefoniche prediligono sempre il canale a distanza; un&#8217;altra truffa molto diffusa è legata alle chiamate ricevute da numeri sconosciuti a cui non rispondiamo,  con  chi mette in atto la frode che  spinge la preda a richiamare; Attenzione anche ai messaggi sms o che arrivano nella casella di posta elettronica e ci invitano a cliccare su un link per inserire dati privati o di pagamento; infine, in generale, attenzione anche a verificare attentamente il contratto prima di sottoscrivere l’offerta: ci possono essere dei costi nascosti che non sono stati esplicitati <em>(tra cui i</em> costi di invio o noleggio del modem o, ancora, l’attivazione di servizi a pagamento) e occhio a controllare la velocità dichiarata, quella minima garantita e la velocità effettiva. </p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Metodologia</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">(<em>*) Indagine mUp Research &#8211; Norstat svolta tra il 18 dicembre 2025 ed il 3 gennaio 2026 attraverso la somministrazione di n.1.878 interviste CAWI ad un campione di individui in età compresa fra 18 e 74 anni, rappresentativo della popolazione italiana residente sull’intero territorio nazionale nell’intervallo di età considerato.</em></p>
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		<title>Commercio, Confesercenti: le piattaforme online hanno delocalizzato 16,7 miliardi di consumi in 6 anni</title>
		<link>https://sestopotere.com/commercio-confesercenti-le-piattaforme-online-hanno-delocalizzato-167-miliardi-di-consumi-in-6-anni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Sestopotere MC]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 Sep 2026 13:56:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Emilia-Romagna]]></category>
		<category><![CDATA[Forlì - Cesena]]></category>
		<category><![CDATA[Modena]]></category>
		<category><![CDATA[Ravenna]]></category>
		<category><![CDATA[Rimini]]></category>
		<category><![CDATA[Web]]></category>
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					<description><![CDATA[(Sesto Potere) &#8211; Roma &#8211; 7 settembre 2026 &#8211; Meno negozi, meno ricchezza che resta sul territorio. Tra il 2019 e il 2025, la riduzione dei punti vendita fisici e l’aumento delle quote di mercato delle grandi piattaforme internazionali di eCommerce hanno sottratto valore ai circuiti economici locali, “delocalizzando” circa 16,7 miliardi di euro di [&#8230;]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">(Sesto Potere) &#8211; Roma &#8211;  7 settembre 2026 &#8211; Meno negozi, meno ricchezza che resta sul territorio. Tra il 2019 e il 2025, la riduzione dei punti vendita fisici e l’aumento delle quote di mercato delle <strong><em>grandi piattaforme internazionali di eCommerce</em></strong> hanno sottratto valore ai circuiti economici locali, “delocalizzando” circa 16,7 miliardi di euro di spesa delle famiglie.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È quanto emerge dalle elaborazioni Confesercenti sulla dinamica delle imprese e sugli effetti della desertificazione commerciale, che in sei anni ha visto scomparire oltre 111mila imprese dal commercio al dettaglio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’arretramento della rete commerciale non ha solo ridotto l’accesso dei residenti a beni e servizi, ma ha indebolito i sistemi territoriali. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Lo spostamento degli acquisti dai negozi sotto casa alle <strong><em>piattaforme internazionali del commercio (siti web o marketplace digitali globali) </em></strong>non è infatti neutro per le economie locali: secondo le stime Confesercenti, per ogni 100 euro spesi nei negozi fisici circa 70 restano nel circuito economico locale, attraverso occupazione, redditi d’impresa, affitti, servizi professionali, manutenzioni e fiscalità. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Quando invece la stessa spesa si sposta sui grandi marketplace online internazionali, circa 70 euro escono dal territorio. Meno acquisti nella rete fisica significano quindi una quota maggiore di consumi che non alimenta più l’economia locale.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>A livello di macro-regioni </strong>subire la maggior perdita di ricchezza è il Centro, dove la quota di consumi uscita dal circuito dell’economia locale tra il 2019 e il 2025 è stimata in oltre 5,3 miliardi di euro. Seguono il Sud, con circa 4 miliardi, il Nord-Ovest con quasi 3,2 miliardi, il Nord-Est con circa 2,6 miliardi e le Isole con oltre 1,6 miliardi.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>A livello regionale</strong> è invece il Lazio a registrare l’impatto maggiore, con circa 3,2 miliardi di euro di spesa delle famiglie non più trattenuta dal circuito economico locale. Seguono la Lombardia, con oltre 1,7 miliardi, e la Campania, con circa 1,6 miliardi. Superano il miliardo anche il Veneto, con circa 1,2 miliardi, la Toscana, anch’essa intorno a 1,2 miliardi, e la Sicilia, con poco più di 1 miliardo di euro. In Piemonte l’impatto sfiora invece il miliardo di euro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I 16,7 miliardi totali di spesa dirottata rappresentano però soltanto la componente economicamente quantificabile della desertificazione. Restano fuori dal conto la minore disponibilità di beni e servizi e gli effetti su presidio urbano, sicurezza, coesione sociale e qualità della vita: elementi difficili da tradurre in euro, ma fondamentali per le comunità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il commercio di prossimità agisce infatti come una vera e propria infrastruttura territoriale. Attorno a ogni attività si muovono occupazione diffusa, redditi, immobili attivi, servizi professionali, manutenzioni, tributi locali e una rete di beni e servizi accessibili, cui si aggiungono presidio degli spazi urbani, sicurezza e coesione sociale. </p>



<p class="wp-block-paragraph">La progressiva riduzione delle attività commerciali fisiche, insieme al cambiamento delle abitudini di acquisto, modifica profondamente questo equilibrio. L’e-commerce rappresenta un’opportunità, soprattutto quando si integra con la rete dei negozi e consente anche alle piccole imprese di raggiungere nuovi mercati. Diverso è l’effetto quando gli acquisti si spostano sulle grandi piattaforme marketplace internazionali, perché una quota significativa del valore della vendita si allontana dalla residenza dell’acquirente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Fermare la desertificazione commerciale è l’obiettivo della proposta di legge di iniziativa popolare “Misure per la rigenerazione urbana del commercio e dei servizi di prossimità”, promossa da Confesercenti e a cui hanno aderito centinaia di amministratori locali, tra sindaci, assessori e consiglieri comunali e regionali, dai borghi ai capoluoghi. E che ha già raccolto quasi 40mila firme.</p>



<p class="wp-block-paragraph"> L’associazione ha organizzato, per il 9 e 10 settembre, “Confesercenti presenta i conti: la contabilità territoriale del processo di desertificazione”, con iniziative di raccolta firme in tutta Italia per raggiungere le 50mila sottoscrizioni necessarie. </p>



<p class="wp-block-paragraph">L’elenco completo degli appuntamenti è consultabile sul sito di Confesercenti (<a href="https://www.confesercenti.it/confesercenti-conti-piazza/">www.confesercenti.it/confesercenti-conti-piazza</a>).<br><strong>In Emilia-Romagna appuntamenti a Forlì, Cesena, Rimini, Ravenna, Modena, Lugo e Solarolo.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">“Il 9 e 10 settembre le Confesercenti territoriali presenteranno i conti, città per città, dell’impatto del processo di desertificazione e della delocalizzazione delle vendite di commercio e servizi. Un modo per spiegare perché chiediamo anche ai cittadini di sostenere la nostra proposta di legge di iniziativa popolare, il cui obiettivo è proprio invertire questo trend, valorizzando le economie dei territori e riportando imprese e servizi nei nostri centri urbani, rendendoli più vivibili per tutti. Occorre rimettere al centro dello sviluppo economico l’impresa diffusa, che ha contribuito a rendere le nostre città e strade tra le più belle e vivibili del mondo. Un patrimonio che rischiamo di perdere”, le parole del Presidente di Confesercenti Nico Gronchi.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Telefonia mobile, il traffico dati esplode d&#8217;estate. Segugio.it: ecco quanto consumano gli italiani in vacanza</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Sestopotere MC]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Aug 2026 09:50:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società, cultura, sport]]></category>
		<category><![CDATA[Top News]]></category>
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					<description><![CDATA[(Sesto Potere) &#8211; Roma &#8211; 21 agosto 2026 &#8211; In vacanza lo smartphone diventa navigatore, macchina fotografica, televisore, radio e hotspot. Tra mappe, social, video, musica e sport in streaming il traffico dati può crescere rapidamente, soprattutto quando il Wi-Fi non è disponibile o viene condiviso con altri dispositivi. La crescita non riguarda solo l’estate. [&#8230;]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">(Sesto Potere) &#8211; Roma &#8211; 21 agosto 2026 &#8211;  In vacanza lo smartphone diventa navigatore, macchina fotografica, televisore, radio e hotspot. Tra mappe, social, video, musica e sport in streaming il traffico dati può crescere rapidamente, soprattutto quando il Wi-Fi non è disponibile o viene condiviso con altri dispositivi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La crescita non riguarda solo l’estate. Secondo AGCOM, a fine 2025 il consumo medio unitario delle SIM che generano traffico dati ha raggiunto <strong>1,02 GB al giorno</strong>, con un incremento del <strong>17,1% su base annua</strong>. Su un mese intero significa oltre <strong>31 GB per SIM</strong>, prima ancora di considerare un utilizzo più intenso durante le ferie.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per misurare quanto può servire davvero in viaggio, l<strong>’Osservatorio Tariffe di Segugio.it</strong> ha combinato i dati di consumo disponibili con una simulazione su <strong>14 giorni di vacanza</strong> e ha analizzato <strong>90 offerte di telefonia mobile ricaricabili di 17 operatori</strong> attivabili a luglio 2026, verificandone Giga inclusi, tecnologia e canone mensile.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>In vacanza i consumi possono quadruplicare</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Usando il <strong>consumo medio nazionale</strong> come base per navigazione, mappe, chat e social, due settimane richiedono circa <strong>14 GB</strong>. Un’ora al giorno di musica in qualità alta aggiunge circa 1 GB nell’intero periodo. Le mappe però possono incidere ancora meno se vengono scaricate prima della partenza e utilizzate offline.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="alignleft size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="600" height="400" src="https://sestopotere.com/wp-content/uploads/2019/02/giovane-e-smartphone.jpg" alt="" class="wp-image-115773" style="width:482px;height:auto" srcset="https://sestopotere.com/wp-content/uploads/2019/02/giovane-e-smartphone.jpg 600w, https://sestopotere.com/wp-content/uploads/2019/02/giovane-e-smartphone-300x200.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px" /><figcaption class="wp-element-caption">giovane e smartphone</figcaption></figure>
</div>


<p class="wp-block-paragraph">È invece il video a cambiare radicalmente il fabbisogno. <strong>Netflix</strong> indica un consumo fino a <strong>3 GB l’ora in HD e 7 GB l’ora in 4K</strong>. Aggiungendo <strong>un’ora di streaming</strong> al giorno all’uso medio, una vacanza di 14 giorni arriva a circa <strong>56 GB in HD</strong> e <strong>112 GB in 4K</strong>: rispettivamente circa quattro e otto volte il consumo quotidiano medio rilevato da AGCOM.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Famiglie e hotspot: si superano facilmente i 150 GB</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il fabbisogno cresce ancora quando la <strong>connessione viene condivisa</strong>. In una famiglia di tre persone, ipotizzando per ciascuno l’uso medio quotidiano e un’ora di streaming HD al giorno, il consumo può raggiungere circa <strong>169 GB in due settimane</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sport ed eventi live hanno un impatto simile agli altri contenuti video ad alta definizione, ma concentrano il traffico in poche ore. A questo si aggiungono <strong>aggiornamenti delle app, backup automatici di foto e video e l’uso del telefono</strong> come <strong>hotspot per tablet, PC e smart TV</strong>: con più schermi collegati, superare i <strong>200 GB</strong> nel periodo di vacanza diventa realistico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La scelta dell’offerta dovrebbe quindi partire dal profilo d’uso: una dotazione sotto i 100 GB è sufficiente per un singolo utente senza streaming intensivo; tra <strong>100 e 200 GB</strong> si copre un utilizzo quotidiano con video HD; per famiglie, hotspot frequente o più dispositivi è preferibile puntare su <strong>200-300 GB o sul traffico illimitato</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Le tariffe più adatte: il 5G è ormai quasi standard</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Delle 90 offerte analizzate, <strong>69 includono il 5G</strong>, pari al 77% del campione. Le offerte con Giga illimitati sono 7, mentre 24 tariffe, circa il 27%, sono riservate a chi proviene da operatori selezionati. La provenienza del numero resta quindi una variabile decisiva per ottenere il prezzo più basso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel complesso, le offerte con traffico finito includono in media <strong>226 GB per 9,22 euro al mese</strong>. Limitando l’analisi ai piani 5G si sale a <strong>257 GB per 9,80 euro</strong>: appena 58 centesimi in più. Le offerte con traffico illimitato costano mediamente <strong>14,69 euro al mese</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche le fasce intermedie risultano accessibili: i piani da 100 a 199 GB costano in media <strong>7,52 euro</strong>, quelli da 200 a 299 GB <strong>9,85 euro</strong> e quelli da 300 a 499 GB <strong>11,36 euro</strong>. Per la maggior parte dei vacanzieri non serve quindi pagare per l’illimitato: basta scegliere una soglia coerente con streaming e numero di dispositivi.</p>
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		<title>Maxioperazione dei Nas: controlli su vendita on line di pet food. Su 275 ispezioni irregolarità nel 21% dei casi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Sestopotere MC]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Jul 2026 09:26:00 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Forlì - Cesena]]></category>
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					<description><![CDATA[(Sesto Potere) &#8211; Roma &#8211; 22 luglio 2026 &#8211; Il Comando Carabinieri per la Tutela della Salute, d’intesa con il Ministero della Salute, ha concluso la campagna nazionale di controllo sulla commercializzazione, anche attraverso il web e i social network, degli alimenti destinati agli animali da compagnia. L&#8217;attività, svolta dal 23 marzo al 30 giugno [&#8230;]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">(Sesto Potere) &#8211; Roma &#8211; 22 luglio 2026 &#8211; Il Comando Carabinieri per la Tutela della Salute, d’intesa con il Ministero della Salute, ha concluso <strong>la campagna nazionale </strong>di controllo sulla commercializzazione, anche attraverso il web e i social network, degli alimenti destinati agli animali da compagnia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;attività, svolta dal 23 marzo al 30 giugno 2026, ha interessato<strong> l&#8217;intero territorio nazionale</strong> e ha visto impegnati i Nuclei Antisofisticazioni e Sanità (NAS) in una mirata azione di vigilanza sul settore del pet food, con particolare attenzione alla vendita online, all&#8217;etichettatura dei prodotti, alla tracciabilità delle materie prime, ai requisiti igienico-sanitari degli stabilimenti e alla regolarità delle autorizzazioni previste dalla normativa vigente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;operazione ha consentito di eseguire 275 ispezioni, delle quali 58 hanno evidenziato irregolarità, pari a circa il 21% dei controlli effettuati.<br>Complessivamente sono state 56 persone segnalate alle Autorità amministrative e sanitarie; 4 violazioni penali accertate, riconducibili prevalentemente a frode nell&#8217;esercizio del commercio e falsità documentali; 88 violazioni amministrative contestate; elevate sanzioni amministrative per complessivi 129.773 euro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sul piano cautelare sono stati inoltre sequestrati oltre 60.800 chilogrammi di alimenti destinati agli animali da compagnia; sottoposte a blocco 200.790 confezioni di pet food; sequestrati anche 15 medicinali veterinari; sospese 2 attività produttive per gravi carenze igienico-strutturali e autorizzative.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="alignleft size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="300" height="300" src="https://sestopotere.com/wp-content/uploads/2021/03/cc-nas-siti-web.png" alt="" class="wp-image-163648" style="width:447px;height:auto" srcset="https://sestopotere.com/wp-content/uploads/2021/03/cc-nas-siti-web.png 300w, https://sestopotere.com/wp-content/uploads/2021/03/cc-nas-siti-web-150x150.png 150w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></figure>
</div>


<p class="wp-block-paragraph">Il valore economico complessivo dei sequestri e delle attività sospese ammonta a circa 1,7 milioni di euro, di cui oltre 934 mila euro riferiti ai prodotti sequestrati e circa 700 mila euro alle strutture interessate dai provvedimenti di sospensione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le verifiche hanno evidenziato criticità diffuse<strong> lungo tutta la filiera produttiva e commerciale nazionale del settore</strong>. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Le violazioni più ricorrenti hanno riguardato 32 casi di irregolarità nell&#8217;etichettatura dei mangimi; 17 violazioni relative a carenze igienico-strutturali e all&#8217;inosservanza delle procedure di autocontrollo; 15 violazioni concernenti la mancata notifica alle Autorità competenti, carenze igieniche e procedure di autocontrollo; numerose irregolarità nella gestione dei sottoprodotti di origine animale (SOA) e nei relativi processi di trasformazione; 4 episodi riconducibili a frodi alimentari e falsità; 3 violazioni riguardanti l&#8217;identificazione degli animali da compagnia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La campagna conferma come il comparto della vendita online di prodotti destinati agli animali da compagnia rappresenti un settore che richiede un costante presidio ispettivo, anche in considerazione della crescente diffusione dell&#8217;e-commerce.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le attività svolte dai Carabinieri NAS hanno consentito di intercettare condotte illecite che spaziano dalle irregolarità amministrative alle frodi commerciali, fino a situazioni potenzialmente idonee a compromettere la salute animale e la sicurezza dei consumatori.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;azione di controllo dei  Nuclei Antisofisticazioni e Sanità (NAS) proseguirà anche nei prossimi mesi attraverso il monitoraggio dei siti internet, delle piattaforme di vendita online e dei social network, con<strong> verifiche mirate in ambito nazionale</strong> di produttori, distributori e punti vendita, al fine di garantire il rispetto della normativa, assicurare la tracciabilità degli alimenti destinati agli animali da compagnia e contrastare ogni forma di illecito nella filiera del pet food.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I N.A.S., Nuclei Antisofisticazioni e Sanità dell&#8217;Arma, sono stati istituiti il <strong>15 ottobre 1962</strong>, nel momento in cui si è presa coscienza del fenomeno delle sofisticazioni alimentari, che tanto allarme cominciava a destare nell&#8217;opinione pubblica. Inizialmente la &#8220;forza&#8221; era costituita da un Ufficiale Superiore, distaccato presso il Gabinetto dell&#8217;allora Ministero della Sanità, e da 40 sottufficiali dislocati nelle città di <strong>Milano</strong>, <strong>Padova</strong>, <strong>Bologna</strong>, <strong>Roma</strong>, <strong>Napoli</strong> e <strong>Palermo</strong>. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel tempo, anche in relazione ai consistenti risultati conseguiti, la presenza sul territorio degli uomini dei Nuclei Antisofisticazione e Sanità (N.A.S.) è notevolmente aumentata, fino al momento in cui il reparto, acquisita l&#8217;attuale denominazione di <strong>Comando Carabinieri per la Tutela della Salute</strong>, ha assunto una nuova fisionomia ordinativa. E oggi esso dispone di circa 900 unità specializzate, ripartite su: una struttura centrale composta da Comandante, Vice Comandante, Ufficio Comando e Reparto Operativo; 3 Gruppi Carabinieri per la Tutela della Salute (Milano, Roma e Napoli); e 38 Nuclei Carabinieri Antisofisticazioni e Sanità, presenti sull’intero territorio nazionale, con competenza regionale o interprovinciale. </p>
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