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	<title>Economia &#8211; Sestopotere</title>
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	<title>Economia &#8211; Sestopotere</title>
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		<title>Iran, Codacons: Rinnovare taglio accise, senza proroga gasolio salirà a 2,22 euro al litro, con stangata da +12,2 euro a pieno</title>
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		<pubDate>Thu, 21 May 2026 07:48:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
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					<description><![CDATA[(Sesto Potere) &#8211; Roma &#8211; 21 maggio 2026 &#8211; &#8220;Il 22 maggio scadrà l’ultimo taglio delle accise sui carburanti disposto dal governo e, in assenza di proroghe, la benzina tornerà sopra i 2 euro al litro, il gasolio sopra i 2,2 euro&#8221;. Lo ricorda il Codacons, che sottolinea come lo sconto fiscale sia costato finora [&#8230;]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">(Sesto Potere) &#8211; Roma &#8211; 21 maggio 2026 &#8211; &#8220;Il  22 maggio scadrà l’ultimo taglio delle accise sui carburanti disposto dal governo e, in assenza di proroghe, la benzina tornerà sopra i 2 euro al litro, il gasolio sopra i 2,2 euro&#8221;. Lo ricorda il Codacons, che sottolinea come lo sconto fiscale sia costato finora alle casse pubbliche circa 1,3 miliardi di euro.<br>&#8220;Senza una proroga della misura, la benzina aumenterebbe di 6,1 centesimi di euro al litro, salendo, sulla base dei prezzi medi odierni, a 2,01 al litro sulla rete ordinaria, con un aggravio da circa +3 euro a pieno – spiega il Codacons – Il gasolio, che oggi gode ancora dello sconto da 24,4 centesimi, salirebbe a 2,22 euro al litro, con una stangata da +12,2 euro a pieno&#8221;.<br>&#8220;Il taglio delle accise disposto lo scorso 18 marzo dal governo, e le successive proroghe fino al 22 maggio, sono costate finora alle casse statali 1,3 miliardi di euro, con un impatto da circa 20 milioni di euro al giorno considerando l’intero periodo di validità della misura&#8221;: calcola il Codacons.<br>&#8220;Per prorogare lo sconto attualmente in vigore su benzina e gasolio fino al prossimo 12 giugno il governo deve reperire risorse per circa 340 milioni di euro, una strada che appare obbligata considerato che se il taglio fiscale non sarà prorogato gli italiani subirebbero un doppio danno attraverso un incremento dei costi di rifornimento e un generalizzato aumento dei prezzi al dettaglio dei prodotti trasportati&#8221;: aggiunge ancora l’associazione.<br>&#8220;Il taglio delle accise sui carburanti ha evitato che l’Italia diventasse il Paese europeo con l’inflazione più elevata, e per questo il governo deve prorogare lo sconto fiscale&#8221;: ricorda il Codacons, che cita i dati di Eurostat.<br>Secondo l’istituto di statistica l’Italia con un tasso del +2,8% registra ad aprile un’inflazione inferiore alla media dell’area euro (+3%) e a quella dell’Unione Europea (+3,2%), e molto lontana dai numeri raggiunti da altri Paesi come Romania (+9,5%), Bulgaria (+6,0%) e Croazia (+5,4%).<br>&#8220;Un contenimento della crescita dei prezzi al dettaglio in Italia dovuto soprattutto al taglio delle accise sui carburanti scattato lo scorso 18 marzo e alle misure in tema di autotrasporto, con i listini dei prodotti trasportati, a partire dagli alimentari, che pur essendo saliti non sono schizzati alle stelle per effetto del caro-gasolio come avvenuto in altri Stati&#8221;: spiega    il Codacons.<br>Anche &#8220;per tale motivo il governo deve trovare le risorse per prorogare lo sconto fiscale sulle accise, in scadenza il prossimo 22 maggio, fino al termine dell’emergenza in Medio Oriente e fino a che le quotazioni del petrolio non saranno tornate ai livelli pre-conflitto&#8221;: conclude il Codacons.</p>
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		<title>Banche: indagine ABI sugli effetti delle trasformazioni demografiche sulla crescita del Paese e il lavoro</title>
		<link>https://sestopotere.com/banche-indagine-abi-sugli-effetti-delle-trasformazioni-demografiche-sulla-crescita-del-paese-e-il-lavoro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Sestopotere MC]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 May 2026 11:36:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Bologna]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Emilia-Romagna]]></category>
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					<description><![CDATA[(Sesto Potere) &#8211; Modena &#8211; 20 maggio 2026 &#8211; Se una minore popolazione in età lavorativa implica una riduzione del potenziale di crescita –già visibile nel medio periodo e più marcata nel lungo periodo – le stime indicano, in assenza di interventi, livelli di PIL che potrebbero essere inferiori di oltre il 18% nel 2050 [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">(Sesto Potere) &#8211; Modena &#8211;  20 maggio 2026 &#8211; Se una minore popolazione in età lavorativa implica una riduzione del potenziale di crescita –<br>già visibile nel medio periodo e più marcata nel lungo periodo – le stime indicano, in assenza di interventi, livelli di PIL che potrebbero essere inferiori di oltre il 18% nel 2050 e oltre il 30% nel 2080. Quattro le leve individuate su cui concentrare interventi mirati per recuperare completamente tale perdita: giovani, donne, occupati laureati e saldi migratori.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È quanto emerge dall’indagine promossa dall’Associazione Bancaria Italiana, realizzata nell’ambito delle attività del Comitato tecnico strategico ABI “Evoluzione demografica e servizi bancari” e presentata oggi a Roma, presso la sede dell’ABI.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>I commenti</strong><br>&#8220;La transizione demografica &#8211; ha dichiarato Gianni Franco Papa (<em>nella foto</em>), Presidente del Comitato tecnico strategico ABI, Amministratore Delegato di BPER BANCA<em> S.p.A</em>. &#8211; è un tema da gestire in modo strategico e secondo una logica di sistema. Il calo delle nascite, l’invecchiamento e la trasformazione della struttura della popolazione ci pongono di fronte a sfide economiche, sociali e culturali rilevanti, con impatti profondi anche sul mercato del lavoro, nonché a crescenti necessità e nuove fragilità ma anche opportunità. Con la pianificazione previdenziale fin da giovani, la tutela della salute, il supporto al passaggio generazionale e all’imprenditoria giovanile e femminile, la banca può diventare un punto di riferimento, capace di offrire soluzioni integrate e consulenza qualificata. Sentiamo forte la responsabilità di essere parte della soluzione, identificando le aree prioritarie a cui indirizzare le risorse, con investimenti a sostegno di innovazione, produttività, servizi per la longevity. I risultati di questa indagine mostrano che il Paese ha le potenzialità per promuovere una crescita sostenibile, ma serve muoversi a più livelli, nella stessa direzione&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8220;Di fronte al cambiamento strutturale in atto &#8211; ha sottolineato Marco Elio Rottigni, Direttore generale ABI, intervenendo su scenario e prospettive &#8211; il mondo bancario è pronto a collaborare con le Istituzioni alla definizione di nuove misure per promuovere sviluppo e<br>sostenibilità del Paese. Le nostre analisi, condotte nell’ambito delle attività promosse da ABI con le banche per rispondere alle sfide con cui il settore è e sarà chiamato a confrontarsi, evidenziano come interventi mirati su alcuni fattori chiave possano ridurre in misura significativa l’impatto negativo della dinamica demografica sulla crescita economica. In tale contesto, la funzione delle banche si estende al più ampio affiancamento a famiglie e imprese, per interpretare in modo evoluto e strategico esigenze sempre più eterogenee, finanziarie ma anche sociali e culturali”.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>I dati</strong><br>Le conseguenze della riduzione della popolazione attiva e dell’invecchiamento progressivo della società su crescita, lavoro, disuguaglianze e bisogni delle diverse fasce della popolazione rappresentano una delle principali sfide strutturali per l’economia italiana. ABI ha analizzato<br>il fenomeno attraverso un esercizio quantitativo per stimare l’impatto della dinamica demografica sulla crescita economica fino al 2080, mettendo in luce le principali criticità e le possibili leve di intervento.<br>Secondo le previsioni Istat richiamate dall’indagine ABI, la popolazione italiana potrebbe diminuire di oltre 13 milioni di persone entro il 2080, scendendo dagli attuali 59 milioni a circa 45,8 milioni. Contestualmente, la quota di popolazione con più di 67 anni salirebbe fino al<br>31%. La popolazione in età lavorativa si ridurrebbe di oltre 13 milioni di unità, scendendo dall’attuale 67,3% del totale, al 58,2% nel 2050 e al 57,3% nel 2080, con dinamiche più accentuate nel Mezzogiorno. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Se oggi 100 persone in età lavorativa sostengono 49 persone tra giovani e anziani, nel 2050 dovrebbero sostenerne quasi 72, nel 2080 circa 75. L’incidenza degli anziani sulla popolazione in età da lavoro passerebbe dal 30,5% al 52,8% nel 2050, al 54,7% nel 2080.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Rispetto a uno scenario di popolazione stabile e livello di occupazione invariato, le simulazioni mostrano che, in assenza di interventi, la sola dinamica demografica potrebbe comportare una riduzione del PIL superiore al 30% nel 2080, con effetti già evidenti nel medio periodo:<br>nel 2050 il PIL risulterebbe inferiore di oltre il 18%.<br>Secondo l’indagine, vi sono tuttavia delle leve su cui intervenire per ridurre l’impatto della dinamica demografica sulla crescita, colmando il divario con l’Europa nell’occupazione giovanile e femminile e nella quota dei laureati occupati sul totale della forza lavoro oltre a una ottimizzazione dei flussi migratori regolari. L’effetto combinato di tutte le misure ipotizzate potrebbe portare, nel lungo periodo, a compensare interamente l’impatto negativo del calo demografico sulla crescita.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’analisi fotografa un mondo bancario già impegnato nel rispondere alle sfide poste dalla transizione demografica e, al contempo, orientato a sviluppare soluzioni sempre più rispondenti alle nuove esigenze. Questo set di buone pratiche e misure, attualmente in essere, sono state mappate nei lavori del Comitato.<br>Per mitigare gli effetti negativi della attesa dinamica demografica, risulta fondamentale agire su più fattori, favorendo e rafforzando percorsi di inclusione delle fasce più vulnerabili della popolazione e sviluppando ulteriori collaborazioni e proposte congiunte pubblico-privato,<br>anche nei settori del credito, della previdenza complementare, delle assicurazioni, dell’educazione finanziaria e per le pari opportunità.</p>
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		<title>Donne e lavoro: forte divario tra Nord e Sud, dove il 30% delle donne è disoccupata e il carico familiare è al 70%</title>
		<link>https://sestopotere.com/donne-e-lavoro-forte-divario-tra-nord-e-sud-dove-il-30-delle-donne-e-disoccupata-e-il-carico-familiare-e-al-70/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Sestopotere MC]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 May 2026 07:31:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Bologna]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Emilia-Romagna]]></category>
		<category><![CDATA[Forlì - Cesena]]></category>
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					<description><![CDATA[(Sesto Potere) &#8211; Roma, 20 maggio 2026 &#8211; In Italia le disuguaglianze di genere non sono un fenomeno statico, ma un processo che si costruisce e si amplifica nel tempo &#8211; il prodotto di una combinazione di elementi culturali, istituzionali e organizzativi che si alimentano reciprocamente, generando un circolo vizioso difficile da spezzare con interventi [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">(Sesto Potere) &#8211; Roma, 20 maggio 2026 &#8211; In Italia le disuguaglianze di genere non sono un fenomeno statico, ma un processo che si costruisce e si amplifica nel tempo &#8211; il prodotto di una combinazione di elementi culturali, istituzionali e organizzativi che si alimentano reciprocamente, generando un circolo vizioso difficile da spezzare con interventi settoriali. Se all’ingresso nel mercato del lavoro il divario può apparire contenuto, nel corso della vita professionale tende ad allargarsi progressivamente, fino a tradursi in un gap pensionistico del 28,7% a sfavore delle donne.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È quanto emerge dalla nuova edizione del <strong>Rapporto Italia Generativa</strong> realizzata dal <strong>Centre for the Anthropology of Religion and Generative Studies (ARC) dell’Università Cattolica del Sacro Cuore</strong> promossa da Fondazione Poetica e supportata da Unioncamere, presentata nei giorni scorsi  a Roma, dedicata ad indagare la condizione delle donne che lavorano e intraprendono in Italia.<br><br><strong>Colonna invisibile<br></strong>Il titolo della nuova edizione esprime la duplice natura del problema indagato dal nuovo Rapporto. Oggi ancor più di ieri le donne rappresentano un pilastro fondamentale della società italiana (nel lavoro produttivo e imprenditoriale, nei servizi e nelle amministrazioni, nelle attività intellettuali e culturali, ..) Eppure, l’apporto delle donne alla ricchezza e allo sviluppo del Paese continua a restare ancora largamente nascosto e disconosciuto, finendo per divenire impercettibile nelle strutture del potere, nei criteri di valutazione economica, nelle priorità dell’agenda pubblica.<br><strong><br>Disuguaglianze nelle disuguaglianze<br></strong>Le donne non vivono una condizione uniforme. Differenze di reddito, risorse e contesto producono traiettorie molto diverse.<br>Le donne con maggiori risorse riescono a compensare le carenze del sistema attraverso soluzioni individuali; al contrario, quelle più fragili – spesso con lavori instabili o a bassa retribuzione – sono costrette a scelte limitanti fin dalla giovane età, con effetti duraturi su autonomia e carriera.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il divario territoriale tra Nord e Sud</strong><br>Nel Mezzogiorno il tasso di mancata partecipazione femminile al lavoro supera il 25% in diverse regioni, fino a raggiungere il 38,3% in Calabria e il 36,8% in Campania, mentre nel Nord scende sotto il 10% (3,8% nella Provincia autonoma di Bolzano, 6,6% a Trento, 7,8% in Veneto, 8,3% in Lombardia).<br>Anche le retribuzioni seguono lo stesso andamento: si passa da 28.603 euro medi annui a Milano a poco più di 10.000 euro in alcune province del Sud, come Vibo Valentia (10.463 euro).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il divario si riflette anche nella distribuzione del lavoro familiare: le donne svolgono il 61,6% del totale, ma la quota sale al 70,4% nel Sud e al 68,4% nelle Isole.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Maternità e lavoro: uno snodo critico<br></strong>In un Paese segnato da un forte calo demografico (1,14 figli per donna nel 2025), la maternità continua a rappresentare un passaggio critico nelle biografie femminili.<br>Più che un evento integrato nei percorsi professionali, si configura spesso come una discontinuità che comporta rallentamenti, ridimensionamenti o ridefinizioni delle traiettorie lavorative.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il peso crescente della cura<br></strong>Accanto alla maternità, cresce il carico legato alla cura degli anziani. In Italia, il 58% delle attività di cura è rivolto a genitori o suoceri, contro l’8% destinato ai figli.<br>Si configura così una “doppia morsa” che incide soprattutto sulle donne nella fase centrale della vita lavorativa, limitandone opportunità e progressione di carriera.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Uno svantaggio che si accumula<br></strong>Le disuguaglianze si rafforzano lungo tutto il ciclo di vita: minori salari, carriere più lente e discontinue, minore accesso a ruoli apicali e maggiore concentrazione in settori meno tutelati.<br>Il risultato è uno svantaggio cumulativo che aumenta la vulnerabilità economica, soprattutto nelle fasi più fragili della vita.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Servizi insufficienti e carichi squilibrati<br></strong>Il sistema di welfare resta inadeguato.<br>Nel 2024 i bambini iscritti all’asilo nido raggiungono il 39%, in linea con la media UE ma lontani da Paesi come Francia (circa 60%) e Spagna (55%).<br>Persistono inoltre forti divari territoriali: si passa da quasi il 50% di copertura in Emilia-Romagna a circa il 23% in Calabria.<br>La carenza di servizi e il limitato utilizzo dei congedi parentali da parte degli uomini contribuiscono a mantenere squilibrata la distribuzione dei carichi di cura.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>I commenti</strong><br>“<em>La necessità di un riequilibrio – culturale, sociale, economico – tra generi è inderogabile” &#8211; </em>commenta <strong>Andrea Prete</strong>; Presidente di Unioncamere &#8211; “<em>Guardando solo all’aspetto economico, l’Italia non sta valorizzando a sufficienza una risorsa preziosa, quella femminile, sottostimandone le potenzialità. Favorire l’ingresso e la permanenza al lavoro delle donne, supportandole anche nell’avvio di una attività in proprio è la strada maestra per assicurare sviluppo al nostro Paese. Attraverso la rete dei Comitati per l’imprenditorialità femminile, da quasi trent’anni Unioncamere e le Camere di commercio promuovono iniziative a sostegno della nascita e diffusione delle aziende guidate da donne. Un impegno che è proseguito anche con il PNRR, sia per far crescere l’universo femminile che fa impresa (che conta oltre 1,3 milioni di realtà), sia per la certificazione della parità di genere da parte delle imprese”.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">“<em>Il Rapporto Italia Generativa si colloca all’interno di un percorso di ricerca ormai consolidato che assume la generatività sociale come chiave interpretativa della realtà economica e sociale, per uno sviluppo che non sia riducibile alla sola crescita quantitativa ma si misura nella capacità di persone, organizzazioni e istituzioni di generare valore condiviso, sostenibile e trasmissibile nel tempo</em>” – commenta il Prof. <strong>Mauro Magatti</strong> professore dell’Università Cattolica e presidente della Fondazione Poetica per la Generatività Sociale. </p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>“Parlare della condizione femminile significa interrogarsi profondamente su quale modello di sviluppo desideriamo per noi, per il nostro Paese, per il suo futuro” </em>conclude <strong>Magatti</strong><em>“ Il Rapporto propone un cambio di prospettiva: non si tratta di adattare le donne al sistema, ma cogliere questa occasione per trasformare il sistema, passando da un modello estrattivo centrato sulla produzione, a uno generativo, capace cioè di immaginare nuovi rapporti di senso tra lavoro, vita e cura. È una grande sfida, ma è la via per andare oltre opposizioni polari poco feconde (maschile femminile, vita e lavoro) e aprire creativamente e responsabilmente nuovi spazi di innovazione e sperimentazione”.</em></p>
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		<title>Turismo, Italia regina Ue dei congressi e al 2° posto nel mondo dopo gli Usa</title>
		<link>https://sestopotere.com/turismo-italia-regina-europea-dei-congressi-e-al-secondo-posto-nel-mondo-dopo-gli-usa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Sestopotere MC]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 May 2026 06:53:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Bologna]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
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					<description><![CDATA[(sesto Potere) &#8211; Firenze, 20 maggio 2026. L’Italia è al primo posto nel ranking europeo del turismo congressuale e occupa la seconda posizione nel mondo, superata soltanto dagli Usa. Lo dice l’ultimo rapporto Icca GlobeWatch 2025, che certifica un successo senza precedenti per il nostro Paese, con ben 616 grandi eventi ospitati nell&#8217;ultimo anno. “Questi [&#8230;]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">(sesto Potere) &#8211; Firenze, 20 maggio 2026. L’Italia è al primo posto nel ranking europeo del turismo congressuale e occupa la seconda posizione nel mondo, superata soltanto dagli Usa. Lo dice l’ultimo rapporto Icca GlobeWatch 2025, che certifica un successo senza precedenti per il nostro Paese, con ben 616 grandi eventi ospitati nell&#8217;ultimo anno. </p>



<p class="wp-block-paragraph">“Questi dati non sono il risultato di una crescita casuale o di una semplice ripresa post-pandemia, ma validano ufficialmente una strategia di sistema deliberata e coordinata, che ha visto l&#8217;Italia eccellere soprattutto nei settori ad alto valore scientifico”, commenta Carlotta Ferrari, presidente di Convention Bureau Italia, l&#8217;ente che da anni promuove il paese come principale destinazione per il turismo congressuale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Paese si conferma sul podio mondiale per il terzo anno consecutivo, dominando le classifiche mondiali per i meeting legati alla conoscenza, posizionandosi al secondo posto globale nelle scienze, al terzo nella tecnologia e al quarto nelle scienze mediche, e trasformando così il sapere accademico in un volano di sviluppo economico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo traguardo riflette una visione policentrica che ha saputo valorizzare l&#8217;intero territorio nazionale, portando città come Roma, Milano, Firenze,<strong> Bologna</strong>, Napoli e Torino ai vertici delle classifiche mondiali e garantendo una crescita distribuita che evita la concentrazione su un unico hub. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Alle fondamenta di questo primato c’è la capacità di &#8220;fare sistema&#8221; attraverso Convention Bureau Italia, che ha saputo evolvere l&#8217;approccio nazionale da una semplice vendita di location a una sofisticata strategia di attrazione dei talenti. </p>



<p class="wp-block-paragraph">In questo contesto, il&nbsp;programma &#8220;Italian Knowledge Leaders&#8221;&nbsp;è stato elevato dal rapporto Icca a modello di riferimento globale: un progetto che coinvolge attivamente i vertici della comunità scientifica per portare i grandi congressi mondiali in Italia, generando una spesa media per delegato di oltre 2.700 dollari e lasciando un’eredità di innovazione permanente sulle comunità locali. Con una prospettiva che vede il settore crescere del 23% nei prossimi cinque anni, l’Italia si presenta oggi come un partner strutturato e affidabile per le grandi associazioni internazionali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8220;Essere oggi i primi in Europa e stabilmente sul podio mondiale è la prova che la nostra scommessa sul capitale intellettuale è stata vinta- prosegue la presidente di Convention Bureau Italia Ferrari -. Questo risultato straordinario non è arrivato per caso, ma è il frutto di un modello di governance unico che ispira all’esterno, mettendo a sistema l&#8217;eccellenza scientifica dei nostri Knowledge Leaders con la professionalità della nostra industria dei meeting. Abbiamo dimostrato che l&#8217;Italia non è solo una destinazione accogliente, ma un hub globale del sapere capace di competere e vincere sui tavoli dell&#8217;innovazione tecnologica e medica. Ora l&#8217;obiettivo è consolidare questa leadership, per continuare a essere il luogo dove il mondo si incontra per progredire”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">“Essere oggi la prima destinazione congressuale in Europa e la seconda al mondo &#8211; dice Alessandra Priante, presidente di Enit &#8211; conferma la forza internazionale dell’Italia e la capacità dei nostri territori di attrarre grandi eventi, investimenti e presenze di qualità. A Francoforte presentiamo un sistema Italia forte, con sette Regioni e oltre 70 operatori protagonisti della più importante fiera internazionale del settore. Il turismo congressuale genera quasi 15 miliardi di euro di impatto economico diretto ed è uno dei comparti che più contribuiscono alla crescita, alla destagionalizzazione e alla valorizzazione delle economie locali. L’Italia continua a essere scelta perché offre qualcosa che altri non hanno: la capacità di unire organizzazione, qualità dell’accoglienza, cultura e identità dei territori in un’esperienza unica e riconoscibile”.</p>
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		<title>La guerra in Iran ha generato una maxi-stangata da 23 miliardi di euro sulle tasche delle famiglie italiane</title>
		<link>https://sestopotere.com/la-guerra-in-iran-ha-generato-una-maxi-stangata-da-23-miliardi-di-euro-sulle-tasche-delle-famiglie-italiane/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Sestopotere MC]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 May 2026 07:23:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Top News]]></category>
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					<description><![CDATA[(Sesto Potere) &#8211; Roma &#8211; 19 maggio 2026 &#8211; Nel mese di aprile 2026, l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività, al lordo dei tabacchi, registra &#8211; secono ll&#8217;ultima stima Istat &#8211; una variazione del +1,1% su base mensile e del +2,7% su base annua (da +1,7% di marzo); la stima preliminare era [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">(Sesto Potere) &#8211; Roma &#8211; 19 maggio 2026 &#8211; Nel mese di aprile 2026, l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività, al lordo dei tabacchi, registra &#8211; secono ll&#8217;ultima stima Istat &#8211; una variazione del +1,1% su base mensile e del +2,7% su base annua (da +1,7% di marzo); la stima preliminare era +2,8%.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La dinamica dell’inflazione riflette principalmente la netta risalita dei prezzi <strong>dopo i noti fatti della guerra in Iran e il blocco dello Stretto di Hormuz </strong>soprattutto degli Energetici   non regolamentati (da -2,0% a +9,6%), di quelli regolamentati (da -1,6% a +5,3%) e dell’accelerazione dei prezzi degli Alimentari non lavorati (da +4,7% a +5,9%); in rallentamento sono invece i prezzi dei Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (da +3,0% a +2,6%) e dei Servizi relativi ai trasporti (da +2,2% a +0,6%).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel mese di aprile l’“inflazione di fondo”, al netto degli energetici e degli alimentari freschi, è sempre in aumento seppure in rallentamento (da +1,9% a +1,6%), come anche quella al netto dei soli beni energetici (da +2,1% a +1,9%).</p>



<p class="wp-block-paragraph">I prezzi dei beni registrano una marcata accelerazione su base annua (da +0,8% a +3,1%), mentre quelli dei servizi rallentano (da +2,8% a +2,4%).  </p>



<p class="wp-block-paragraph">Il tasso di variazione tendenziale dei prezzi dei Beni alimentari, per la cura della casa e della persona sale (da +2,2% a +2,3%), come anche quello dei prodotti ad alta frequenza d’acquisto (da +3,1% a +4,2%).</p>



<p class="wp-block-paragraph">La variazione congiunturale dell’indice generale risente prevalentemente dell’aumento dei prezzi degli Energetici non regolamentati (+5,4%), degli Alimentari non lavorati (+2,0%), dei Servizi relativi ai trasporti (+1,7%) e dei Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (+1,4%); tali effetti sono stati <strong>solo in parte</strong> compensati dalla diminuzione dei prezzi degli Energetici regolamentati (-0,3%).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il tasso di inflazione acquisito ad aprile è pari a +2,3% per l’indice generale e a +1,3% per la componente di fondo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Con i dati definitivi sull’inflazione di aprile l’Istat conferma l’allarme lanciato dal Codacons:<strong> la guerra in Medio Oriente, in termini di aumento di prezzi e tariffe, sta generando una maxi-stangata da complessivi 23 miliardi di euro sulle tasche delle famiglie italiane</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo i calcoli del Codacons, infatti, una inflazione al +2,7% si traduce, a parità di consumi e considerata la spesa totale delle famiglie, in una stangata media da +893 euro annui per la famiglia “tipo” che sale a +1.233 euro annui per un nucleo con due figli: se si considera la totalità delle famiglie italiane, il conto totale della stangata raggiunge i 23 miliardi di euro su base annua. Solo per la spesa alimentare, con i prezzi del comparto che salgono del +2,9% su anno con punte del +5,9% per i non lavorati, l’aggravio di spesa è pari a +185 euro per la famiglia tipo, +269 euro per quella con due figli.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra le voci che stanno risentendo maggiormente della guerra in Iran troviamo gli alimentari freschi, con gli ortaggi che aumentano in media del 21,5% su anno, i traghetti che segnano un +14,8%, il gas che sale del +11,8%, mentre l’elettricità sul mercato libero sale del +8,2%; i combustibili liquidi rincarano addirittura del +38,1% rispetto allo stesso periodo del 2025: evidenzia il Codacons.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Alcune voci registrano invece un sensibile calo: è il caso del trasporto aereo, col crollo della domanda di viaggi che sta portando ad una sensibile riduzione delle tariffe. I prezzi dei voli intercontinentali scendono del -22,5% su anno, quelli europei del -11,5%, i voli nazionali -4,2%.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8220;Le misure messe in campo dal governo non hanno evitato l’impatto devastante della crisi in Medio Oriente sulle tasche degli italiani – afferma il Codacons – Un quadro purtroppo destinato a peggiorare se la chiusura dello stretto di Hormuz proseguirà e se i prezzi del comparto dell’energia, dei carburanti, dei trasporti e degli alimentari continueranno la corsa al rialzo&#8221;.</p>
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		<title>Iran, maxi-crollo verticale per i beni di consumo durevoli: -4,2% nel mese, -11,2% su base annua</title>
		<link>https://sestopotere.com/iran-maxi-crollo-verticale-per-i-beni-di-consumo-durevoli-42-nel-mese-112-su-base-annua/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Sestopotere MC]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 May 2026 07:46:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Top News]]></category>
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					<description><![CDATA[(Sesto Potere) &#8211; Roma &#8211; 15 maggio 2026 &#8211; A marzo 2026 Istat stima che l’indice destagionalizzato della produzione industriale aumenti dello 0,7% rispetto a febbraio. Ma nella media del primo trimestre il livello della produzione diminuisce dello 0,2% rispetto ai tre mesi precedenti. L’indice destagionalizzato aumenta su base mensile per i beni strumentali (+2,1%) [&#8230;]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">(Sesto Potere) &#8211; Roma &#8211; 15 maggio 2026 &#8211; A marzo 2026 Istat stima che l’indice destagionalizzato della produzione industriale aumenti dello 0,7% rispetto a febbraio. <strong>Ma nella media del primo trimestre il livello della produzione diminuisce dello 0,2% rispetto ai tre mesi precedenti.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">L’indice destagionalizzato aumenta su base mensile per i beni strumentali (+2,1%) e i beni intermedi (+0,3%); mentre <strong>si osservano flessioni per i beni di consumo (-0,4%) e l’energia (-1,2%).</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Al netto degli effetti di calendario, a marzo 2026 l’indice generale aumenta in termini tendenziali dell’1,5% (i giorni lavorativi di calendario sono stati 22 contro i 21 di marzo 2025). Crescono in misura marcata i beni strumentali (+5,8%) e con minore intensità i beni intermedi (+0,5%).<br><strong>Variazioni negative si osservano invece, per i beni di consumo (-1,9%) e l’energia (-3,1%).</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">I settori di attività economica che registrano gli incrementi tendenziali più elevati &#8211; spiega Istat &#8211; sono la fabbricazione di mezzi di trasporto (+11,2%), l’attività estrattiva (+6,7%) e la fabbricazione di computer, prodotti di elettronica e ottica (+6,1%).<br><strong>Le flessioni più ampie si rilevano invece nella fabbricazione di prodotti chimici (-7,8%), nella fornitura di energia elettrica, gas, vapore ed aria (-4,0%) e nelle altre industrie manifatturiere, riparazione e installazione di macchinari ed apparecchiature (-2,4%).</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Codacons, analizzando i numeri forniti   dall’Istat  commenta: &#8220;Sul fronte della produzione industriale i dati di marzo registrano un incremento sia su base mensile che su base annuale, ma la crescita non interessa tutti i comparti, con<strong> i beni di consumo che segnano performance ancora molto negative, in diminuzione per il quarto mese consecutivo</strong>. In particolare, <strong>per i beni di consumo durevoli si registra un maxi-crollo verticale con una flessione che, su base annua, raggiunge il -11,2%, mentre rispetto al mese precedente il calo è del -4,2%</strong>: analizza il Codacons.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8220;Dati che ancora non risentono pienamente della crisi attuale legata alla guerra in Medio Oriente e che potrebbero sensibilmente peggiorare per effetto della situazione economica internazionale e dei rincari dei prodotti petroliferi ed energetici, che hanno un peso rilevante sul comparto industriale. Un quadro che si aggiunge a quello già negativo che ha contraddistinto l’industria italiana nell’ultimo anno, e che rischia di avere ripercussioni pesantissime per la nostra economia&#8221;: conclude il Codacons.</p>
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		<title>Iran, Cgia Mestre: più colpite dai  rincari famiglie e imprese di Emilia Romagna, Lombardia e Veneto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Sestopotere MC]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 11 May 2026 07:07:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Bologna]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Emilia-Romagna]]></category>
		<category><![CDATA[Forlì - Cesena]]></category>
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					<description><![CDATA[(Sesto Potere) &#8211; Mestre &#8211; 11 maggio 2026 &#8211; Dopo lo shock energetico seguito allo scoppio della guerra nel Golfo Persico, l’Ufficio studi della CGIA di Mestre stima in quasi 29 miliardi di euro il conto che famiglie e imprese italiane dovranno sostenere quest’anno per far fronte ai rincari di luce, gas e carburanti. La [&#8230;]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">(Sesto Potere) &#8211; Mestre &#8211; 11 maggio 2026 &#8211; Dopo lo shock energetico seguito allo scoppio della guerra nel Golfo Persico, l’Ufficio studi della CGIA di Mestre stima in quasi 29 miliardi di euro il conto che famiglie e imprese italiane dovranno sostenere quest’anno per far fronte ai rincari di luce, gas e carburanti. La “fetta” più pesante riguarda benzina e diesel, con 13,6 miliardi di extra costi (+20,4 per cento rispetto al 2015), seguiti da 10,2 miliardi per l’energia elettrica   (+12,9 per cento) e 5 miliardi per il gas (+14,6 per cento). Un impatto economico che rischia di mettere in forte difficoltà sia le famiglie più vulnerabili economicamente sia le imprese con poca liquidità.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Rincari boom in Lombardia, Emilia Romagna e Veneto</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">A livello territoriale, le famiglie e le imprese più colpite saranno quelle della Lombardia, dove i rincari energetici peseranno per 5,4 miliardi di euro, pari a un aumento del 15,1 per cento rispetto al 2025. Seguono l’Emilia-Romagna con +3 miliardi (+16,1 per cento) e il Veneto con +2,9 miliardi (+15,8 cento). A pagare il conto più salato saranno dunque le regioni più popolose e con la maggiore concentrazione di attività manifatturiere e commerciali, ovvero i principali motori produttivi del Paese.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Spesa carburanti + 13,6 miliardi</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Con i prezzi alla pompa di benzina e diesel che nell’ultima settimana si sono attestati entrambi attorno ai 2 euro al litro (vedi Graf.1 e Graf.2), l’Ufficio studi della CGIA stima per il 2026 un aggravio complessivo a livello nazionale pari a circa 13,6 miliardi di euro rispetto al 2025, con un incremento del 20,4 per cento. A livello territoriale, i rincari più marcati in termini percentuali si registrerebbero in Basilicata, dove l’aumento raggiungerebbe il 21,6 per cento (+118 milioni di euro). Seguono la Campania e la Puglia, entrambe con un incremento del 21,3 per cento: nel primo caso l’impatto economico è stimato in circa 1 miliardo di euro, nel secondo in 837 milioni. Un quadro che evidenzia come l’andamento dei prezzi dei carburanti continui a produrre effetti significativi e disomogenei sul territorio nazionale, con ricadute particolarmente rilevanti per famiglie e imprese delle regioni del Mezzogiorno.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Per le bollette della luce un aggravio da 10,2 miliardi</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Per l’anno in corso gli aumenti delle bollette dell’energia elettrica dovrebbero toccare i 10,2 miliardi di euro (+12,9 per cento). In termini assoluti, l’aggravio più importante dovrebbe colpire la Lombardia con 2,2 miliardi. Seguono il Veneto con poco più di un miliardo e l’Emilia Romagna con 967 milioni di euro.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Per il gas un extra costo da 5 miliardi</strong><br>Dalle bollette del gas è previsto un prelievo aggiuntivo a livello nazionale di 5 miliardi (+14,6 per cento rispetto al 2025). Sempre in<br>valore assoluto, la Lombardia dovrebbe subire un costo addizionale di 1,2 miliardi. Seguono sempre l’Emilia Romagna con +710 milioni e il<br>Veneto con +611 milioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>“Decreto Bollette” e taglio accise sono insufficienti</strong>, <strong>deve intervenire l&#8217;Ue</strong><br>Pur riconoscendo la tempestività con cui è intervenuto il Governo Meloni per mitigare i rincari di luce, gas, benzina e diesel, le misure introdotte fino adesso appaiono a  CGIA di Mestre &#8220;insufficienti&#8221; per sterilizzare gli effetti dello choc energetico in corso. Il cosiddetto “Decreto Bollette”, approvato definitivamente nelle settimane scorse dal Parlamento, contiene una serie di provvedimenti pensate per ridurre l’impatto del caro energia su famiglie e imprese. Tale misura vale circa 5 miliardi di euro: cifra sicuramente importante, ma per CGIA di Mestre &#8220;inadeguata&#8221; a frenare l’onda lunga dei rincari delle bollette che arriveranno nei prossimi mesi agli italiani.<br>La CGIA di Mestre chiede l&#8217;intervento dell’UE, a parere dell&#8217;associazione &#8220;la grande assente su questa questione&#8221;. E la CGIA non ha dubbi: &#8220;Bruxelles deve consentire – e coordinare – gli interventi degli Stati membri per mitigare i rincari di carburanti ed energia per tre ragioni fondamentali: stabilità macroeconomica, coesione sociale e funzionamento del mercato interno.&#8221;</p>
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		<title>Iran, Unioncamere: Il prezzo del petrolio è raddoppiato e l’aumento dei costi energetici colpisce la produttività del lavoro</title>
		<link>https://sestopotere.com/iran-unioncamere-il-prezzo-del-petrolio-e-raddoppiato-e-laumento-dei-costi-energetici-colpisce-la-produttivita-del-lavoro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Sestopotere MC]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 11 May 2026 07:05:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Top News]]></category>
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					<description><![CDATA[(Sesto Potere) &#8211; Roma &#8211; 11 maggio 2026 &#8211; Non è solo l&#8217;energia: tra instabilità geopolitica e carenza di personale, il 70% delle imprese italiane mostra segni di preoccupazione. Secondo i dati di Unioncamere, con il contributo del Centro Studi Tagliacarne, presentati nei giorni scorsi dal presidente Andrea Prete, quasi una impresa su due prevede [&#8230;]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">(Sesto Potere) &#8211; Roma &#8211; 11 maggio 2026 &#8211;  Non è solo l&#8217;energia: tra instabilità geopolitica e carenza di personale, il 70% delle imprese italiane mostra segni di preoccupazione. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo i dati di Unioncamere, con il contributo del Centro Studi Tagliacarne, presentati nei giorni scorsi dal presidente Andrea Prete, quasi una impresa su due prevede un calo del fatturato tra il 5% e il 10%.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Costi dell’energia</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Nell’ultimo anno, i costi dell’energia per le imprese sono aumentati. Il prezzo del petrolio in pochi mesi è raddoppiato, passando da 52 dollari al barile a inizio anno ad oltre 100 dollari. Le fonti rinnovabili contribuiscono solo al 19,4% dei consumi totali di energia (secondo Eurostat), al 19° posto nella UE e al di sotto della media UE (25,2%). L’aumento dei costi energetici colpisce la produttività del lavoro, che, secondo le stime di Unioncamere, potrebbe calare di quasi un punto percentuale (-0,7%). Serve quindi far crescere le fonti di approvvigionamento alternative al fossile. Come le Comunità Energetiche Rinnovabili (CER), al cui supporto si dedicano le Camere di commercio.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Presenza nei mercati esteri in uno scenario in trasformazione</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">E lo scenario globale sta cambiando e le rotte della globalizzazione si stanno ridisegnando per grandi aree di influenza. Il Sistema camerale lavora per aiutare le PMI a modificare le aree di presenza sui mercati esteri grazie a piattaforme che connettono le Camere italiane con le 86 Camere Italiane all’estero (CCIE), presenti in 63 Paesi. La rete delle Camere italiane all’estero va potenziata anche in termini di supporto finanziario pubblico. Le Camere italiane all’estero sono anche snodi per favorire l’attrazione degli investimenti esteri. Per questo, Unioncamere ha firmato l’accordo operativo con l’Unità di Missione del MIMIT per attrarre operatori stranieri.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il commento</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">“<em>Le nostre aziende affrontano grandi sfide: costi dell’energia, investimenti, credito, carenza di competenze professionali, burocrazia, sostenibilità ambientale, nuove rotte della globalizzazione”</em>, ha dichiarato Prete nel corso dell’Assemblea di Unioncamere. “<em>Le Camere di commercio stanno dando il proprio supporto in tutti questi ambiti e potrebbero sviluppare anche ulteriori linee di attività in grado di aiutare le imprese, soprattutto quelle di piccole dimensioni. Diverse norme, però, riducono l’agilità e l’efficacia dell’azione del sistema camerale. Chiediamo perciò interventi di modifica normativa che rendano possibile liberare risorse da destinare a servizi davvero utili alle imprese”.</em></p>
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		<title>Guerra in Iran, spese degli italiani per energia, trasporti, e prodotti alimentari aumentano a +204,31 euro a famiglia</title>
		<link>https://sestopotere.com/guerra-in-iran-spese-degli-italiani-per-energia-trasporti-e-prodotti-alimentari-aumentano-a-20431-euro-a-famiglia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Sestopotere MC]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 11 May 2026 07:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Top News]]></category>
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					<description><![CDATA[(Sesto Potere) &#8211; Roma &#8211; 11 maggio 2026 &#8211; Il conflitto in Medio Oriente desta preoccupazione non solo in termini umanitari e in ordine agli equilibri geopolitici, ma anche, come stiamo percependo in questi mesi, relativamente alle tensioni sui prezzi, per gli aumenti già avvenuti e quelli in arrivo. La riunione della Commissione di allerta [&#8230;]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">(Sesto Potere) &#8211; Roma &#8211; 11 maggio 2026 &#8211; Il conflitto in Medio Oriente desta preoccupazione non solo in termini umanitari e in ordine agli equilibri geopolitici, ma anche, come stiamo percependo in questi mesi, relativamente alle tensioni sui prezzi, per gli aumenti già avvenuti e quelli in arrivo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La riunione della Commissione di allerta rapida sui prezzi tenutasi il 7 maggio al MIMIT ha evidenziato come quelle in atto sono le prime avvisaglie di una situazione che, se non adeguatamente fronteggiata, rischia di abbattersi sulle famiglie con gravi ricadute. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Sono pesanti, infatti, evidenzia Federconsumatori: le ripercussioni sui costi produttivi, sui costi di packaging e logistica, per non parlare dei costi dei fertilizzanti e dei carburanti agricoli. Elementi che, ad oggi, si sono trasferiti sui prezzi al consumo (alimentari e ancor più su quelli per la cura della persona e della casa) solo in piccola parte.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’O.N.F. – Osservatorio Nazionale Federconsumatori, ha monitorato attentamente l’andamento nei settori principalmente interessati: carburanti, bollette di energia elettrica e gas, prodotti agroalimentari e per la cura della casa e della persona, trasporti, rilevando gli aumenti avvenuti dallo scoppio del conflitto (imputabili in larga parte ad esso) ed effettuando delle stime in termini annui.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per quanto riguarda i carburanti, nonostante il taglio delle accise, secondo Federconsumatori: &#8220;prematuramente decurtato per la benzina&#8221;, le ricadute ammontano a 60,00 euro a famiglia per questi primi due mesi, ma potrebbero diventare (effettuando delle stime ai valori attuali) ben 360,00 euro annui.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per quanto riguarda l’energia elettrica e il gas (calcolando una media dei prezzi sul mercato libero e sul servizio di tutela della vulnerabilità) una famiglia ha speso +30,90 euro per il gas e +19,60 euro per l’energia elettrica negli ultimi due mesi, che, in termini annui, potrebbero arrivare a +185,40 euro per il gas e +117,60 per l’elettricità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma i maggiori costi iniziano a far sentire il proprio effetto anche sui prodotti agroalimentari e su quelli per la cura della persona e della casa: i primi hanno registrato un incremento del +4,9%, i secondi del +5,8%, rispetto alla situazione precedente il conflitto, sulla base delle rilevazioni dell’O.N.F. Le ricadute finora ammontano a +52,21 euro per i prodotti agroalimentari e a +10,32 euro per i prodotti per la cura della persona e della casa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche sui trasporti (voli, treni e traghetti) i costi sono in aumento (+31,28 euro mediamente a famiglia negli ultimi 2 mesi) e cresceranno ulteriormente in vista della stagione estiva: nota Federconsumatori.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Di fronte a questa situazione Federconsumatori ha chiesto ripetutamente interventi rapidi e incisivi, per arginare la perdita del potere di acquisto delle famiglie, che ancora fanno i conti con i prezzi, cresciuti in maniera spropositata dal 2022 e mai tornati su livelli adeguati. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Le principali misure da adottare secondo  Federconsumatori  riguardano: &#8220;Il ripristino di un taglio più consistente delle accise sulla benzina. Una rimodulazione, anche temporanea, delle aliquote IVA su un paniere di beni essenziali. Introdurre criteri per la determinazione del prezzo che realizzino il disaccoppiamento tra energia elettrica e gas. Un bonus energia più consistente, ed estero a una platea di famiglie più ampia. Creare un Fondo di contrasto alla povertà energetica ed alimentare per aiutare e sostenere i nuclei più vulnerabili. Mettere in atto la promessa riforma degli oneri di sistema su beni energetici, spostandone alcuni sulla fiscalità generale. Aumentare monitoraggio, controlli e interventi sanzionatori contro le speculazioni lungo le filiere, in particolare per i prodotti di largo consumo e i carburanti. Infine, tassare adeguatamente gli extraprofitti delle aziende energetiche e non solo per finanziare misure di sostegno&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Di seguito le tabelle con i costi in dettaglio.</p>



<figure class="wp-block-table"><table class="has-fixed-layout"><tbody><tr><td colspan="2"><strong>Carburanti</strong></td><td></td></tr><tr><td></td><td colspan="2">Aumento al litro rispetto al 27/02</td></tr><tr><td>Benzina</td><td colspan="2">16,2%</td></tr><tr><td>Gasolio</td><td colspan="2">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; 18,6%</td></tr><tr><td></td><td></td><td></td></tr><tr><td colspan="3">Ricadute medie a famiglia</td></tr><tr><td>L’anno</td><td colspan="2">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; 360,00 €</td></tr><tr><td>In 2 mesi di conflitto</td><td colspan="2">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; 60,00 €</td></tr></tbody></table></figure>



<figure class="wp-block-table"><table class="has-fixed-layout"><tbody><tr><td colspan="3"><strong>Energia (media mercato libero e tutale vulnerabilità)</strong></td></tr><tr><td></td><td colspan="2">Aumento rispetto al 27/02</td></tr><tr><td>Energia elettrica</td><td colspan="2">18,0%</td></tr><tr><td>Gas</td><td colspan="2">8,4%</td></tr><tr><td colspan="2">Ricadute medie a famiglia</td><td></td></tr><tr><td></td><td>Energia elettrica</td><td>Gas</td></tr><tr><td>L’anno</td><td>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; 117,60 €</td><td>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; 185,40 €</td></tr><tr><td>In 2 mesi di conflitto</td><td>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; 19,60 €</td><td>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; 30,90 €</td></tr></tbody></table></figure>



<figure class="wp-block-table"><table class="has-fixed-layout"><tbody><tr><td colspan="3"><strong>Prezzi</strong></td></tr><tr><td></td><td colspan="2">Aumento rispetto al 27/02</td></tr><tr><td colspan="2">Prodotti agroalimentari</td><td>4,9%</td></tr><tr><td colspan="2">Prodotti per l’igiene della persona e la cura della casa</td><td>5,8%</td></tr><tr><td></td><td></td><td></td></tr><tr><td></td><td>Alimentari</td><td>Cura persona/casa</td></tr><tr><td>L’anno</td><td>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; 313,30 €</td><td>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; 61,94 €</td></tr><tr><td>In 2 mesi di conflitto</td><td>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; 52,21 €</td><td>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; 10,32 €</td></tr></tbody></table></figure>



<figure class="wp-block-table"><table class="has-fixed-layout"><tbody><tr><td colspan="2"><strong>Trasporti</strong></td></tr><tr><td></td><td>Aumento rispetto al 27/02</td></tr><tr><td>Voli aerei</td><td>16,2%</td></tr><tr><td>Treni</td><td>3,4%</td></tr><tr><td>Traghetti</td><td>16,5%</td></tr><tr><td colspan="2">Ricadute medie a famiglia</td></tr><tr><td>L’anno</td><td>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; 187,66 €</td></tr><tr><td>In 2 mesi di conflitto</td><td>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; 31,28 €</td></tr></tbody></table></figure>



<figure class="wp-block-table"><table class="has-fixed-layout"><tbody><tr><td colspan="2">Totale delle ricadute medie a famiglia</td></tr><tr><td>L’anno</td><td>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; 1.225,90 €</td></tr><tr><td>In 2 mesi di conflitto</td><td>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; 204,31 €</td></tr></tbody></table></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Fonte: Elaborazioni O.N.F. – Osservatorio Nazionale Federconsumatori su dati propri e su dati Istat, MIMIT, ARERA.</p>
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		<title>Conflitto in Iran: in 2 mesi bruciati  1,7 miliardi di euro dagli italiani</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Sestopotere MC]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 09 May 2026 07:15:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Top News]]></category>
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					<description><![CDATA[(Sesto Potere) &#8211; Roma &#8211; 9 maggio 2026 &#8211; Poco più di due mesi fa scoppiava il conflitto in Iran e in questi sessanta giorni gli italiani hanno speso, considerando solo bollette, carburante e mutui, oltre 1,7 miliardi di euro in più. Il dato arriva dall’analisi di Facile.it, che ha calcolato quanto sia effettivamente pesata sulle tasche [&#8230;]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">(Sesto Potere) &#8211; Roma &#8211; 9 maggio 2026 &#8211; Poco più di due mesi fa scoppiava il conflitto in Iran e in questi sessanta giorni gli italiani hanno speso, considerando solo bollette, carburante e mutui, oltre <strong>1,7 miliardi di euro in più</strong>. Il dato arriva dall’analisi di <strong>Facile.it</strong>, che ha calcolato quanto sia effettivamente pesata sulle tasche dei consumatori la guerra ad oggi.</p>



<h2 class="wp-block-heading" id="bollette-luce-e-gas"><strong>Bollette luce e gas</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Ormai tutti sappiamo che le&nbsp;<strong>bollette luce e gas</strong>&nbsp;sono salite a causa del conflitto in Iran, ma di quanto? Secondo le stime di Facile.it, per gli italiani con un contratto di fornitura a prezzo indicizzato nel mercato libero l’aumento si tradurrà in un&nbsp;<strong>aggravio di oltre 40 euro tra marzo e aprile</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Più nello specifico, a salire maggiormente saranno le bollette del gas; guardando ai consumi di una famiglia tipo (consumo pari a 1.100 smc), per le utenze di marzo e aprile la spesa media sarà di circa&nbsp;<strong>263 euro</strong>, vale a dire&nbsp;<strong>più o meno 36 euro in più (+16%) rispetto a quanto avrebbero speso se le tariffe non fossero aumentate.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Minore l’impatto sulle bollette della luce; per una famiglia tipo (consumo pari a 2.000 kWh), le bollette di marzo e aprile arriveranno a&nbsp;<strong>110 euro, in aumento del 5%</strong>&nbsp;rispetto a quanto avrebbero speso se le tariffe fossero rimaste stabili.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È possibile stimare che gli aumenti di luce e gas di questi soli due mesi peseranno sulle tasche degli italiani con un contratto variabile, complessivamente, fino a&nbsp;<strong>500 milioni di euro</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo gli analisti di Facile.it, stando alle attuali previsioni sul prezzo dell&#8217;energia, nei prossimi 12 mesi gli italiani con contratto di fornitura indicizzato spenderanno&nbsp;<strong>2.165&nbsp;euro</strong>&nbsp;tra luce e gas, vale a dire&nbsp;<strong>l’11% in più&nbsp;(217 euro) rispetto ai&nbsp;1.948</strong>&nbsp;<strong>euro</strong>&nbsp;previsti prima che scoppiasse il conflitto.</p>



<h2 class="wp-block-heading" id="mutui-variabili"><strong>Mutui variabili</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Nonostante la&nbsp;<strong>BCE</strong>&nbsp;non sia ancora intervenuta sui tassi &#8211; gli esperti si aspettano il primo aumento a giugno &#8211; le rate dei mutui variabili hanno ripreso a crescere. La ragione è l’<strong>Euribor</strong>, indice di riferimento per questo tipo di finanziamenti, che da prima dello scoppio del conflitto ad oggi è salito di circa&nbsp;<strong>15 punti base, con picchi di +25 punti base</strong>&nbsp;(Euribor a 3 mesi). Questi movimenti si traducono&nbsp;<strong>in un aumento di circa 5 euro nella rata di aprile e di ulteriori 5 euro in quella di maggio</strong>, calcolato su un finanziamento variabile standard sottoscritto negli ultimi anni (126.000 euro da restituire in 25 anni a copertura del 70% del valore dell’immobile).</p>



<p class="wp-block-paragraph">E rischia di non essere l’ultimo aumento; guardando ai Futures aggiornati al 23 aprile 2026 si scopre che l’indice potrebbe salire ulteriormente, facendo passare la rata del mutuo standard dagli attuali 620 euro ai 642 euro entro l’inizio del secondo semestre per chiudere a circa 660 euro entro fine anno. Se queste previsioni si avverassero, nel 2026 la rata mensile del mutuo variabile standard&nbsp;<strong>salirebbe quindi di quasi 40 euro</strong>.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Soffermandoci su tassi offerti ai nuovi mutuatari, per un finanziamento da 126.000 euro in 25 anni al 70%, oggi i migliori Tan disponibili partono dal&nbsp;<strong>2,99% per il fisso</strong>&nbsp;e dal&nbsp;<strong>2,35% per il variabile</strong>. Possibile immaginare che se la situazione di crisi continuerà, i valori cambieranno nei prossimi mesi.</p>



<h2 class="wp-block-heading" id="benzina-e-diesel"><strong>Benzina e diesel</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">La spesa che è cresciuta maggiormente, si legge ancora nell’analisi di Facile.it, è quella per il&nbsp;<strong>carburante</strong>; secondo le stime elaborate a due mesi dallo scoppio del conflitto, per fare rifornimento di benzina e diesel nei mesi di marzo e aprile gli italiani hanno speso&nbsp;<strong>1,2 miliardi di euro in più rispetto</strong>&nbsp;a quanto avrebbero fatto se le tariffe fossero rimaste uguali a quelle pre-conflitto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’analisi è stata realizzata prendendo in considerazione i consumi di carburante rilevati sulla rete a marzo 2026 (pari a 744.000 tonnellate di benzina e 1,25 milioni di tonnellate di gasolio) e le variazioni settimanali del prezzo di diesel e benzina. A marzo 2026 per rifornirsi alla pompa gli italiani hanno pagato, in media, 4,7 miliardi di euro, vale a dire il 13% in più rispetto a quanto avrebbero speso se le tariffe non fossero cresciute a causa del conflitto. Ad aprile invece, a parità di consumi, il totale dovrebbe arrivare a sfiorare, se non addirittura superare, i 4,9 miliardi, circa il 17% in più rispetto a febbraio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nello specifico, il prezzo medio mensile della&nbsp;<strong>benzina</strong>&nbsp;alla pompa è passato da 1,65 euro/litro di febbraio intorno a 1,77 euro/litro di marzo e dovrebbe chiudere aprile a circa 1,76 euro/litro, rincaro che, nei due mesi, si tradurrebbe in un aggravio di circa 215 milioni di euro. Per il diesel, invece, il prezzo medio è salito da 1,70 euro/litro di febbraio a 1,99 di marzo e potrebbe chiudere aprile a circa 2,1 euro/litro, valori che peserebbero sulle tasche degli italiani per oltre 1 miliardo di euro in costi extra.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per un pieno di&nbsp;<strong>benzina</strong>&nbsp;(50 litri), la spesa media è passata da 83 euro di febbraio a&nbsp;<strong>88 euro di marzo e aprile</strong>; per un pieno di diesel, invece, il costo è passato da 85 euro di febbraio a&nbsp;<strong>99 euro</strong>&nbsp;di marzo raggiungendo, ad aprile, i 105 euro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo le stime di Facile.it, considerando il prezzo del carburante aggiornato al 26/4/2026 e una percorrenza di 10.000 km, un automobilista spende in&nbsp;<strong>benzina</strong>, in un anno, circa&nbsp;<strong>1.147 euro</strong>, vale a dire il 5% in più (+50 euro) rispetto alle previsioni pre-conflitto (23 febbraio 2026). Se si considera il prezzo del&nbsp;<strong>diesel</strong>, invece, la spesa annua è di&nbsp;<strong>1.132 euro</strong>, in aumento del&nbsp;<strong>20%</strong>&nbsp;(+192 euro).</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’effetto, in valori assoluti, è ancora più visibile se si guarda al settore degli <strong>autotrasporti</strong>: per percorrere una tratta di 3.000 km prima del conflitto un camion spendeva 1.283 euro di diesel, oggi, invece, ne spende <strong>262 euro in più, vale a dire 1.544 euro.</strong>  </p>



<h2 class="wp-block-heading" id="mutui-variabili"><strong>Nota metodologica</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph"><em>&#8211; Carburante: Per i consumi sono stati utilizzati i valori comunicati dal Ministero dell&#8217;Ambiente e della Sicurezza Energetica &#8211; DGFTA DIV II relativi a marzo con riferimento alla sola rete. Per il prezzo del carburante è stato utilizzato: per febbraio e marzo 2026 il valore medio rilevato da Ministero dell&#8217;ambiente e della sicurezza energetica &#8211; Direzione generale fonti energetiche e titoli abilitativi; per aprile 2026 è stata calcolata una media ponderata delle rilevazioni settimanali effettuate nel periodo 1-19 aprile 2026&nbsp;dal Ministero dell&#8217;ambiente e della sicurezza energetica e, per il periodo 20-26 aprile, le rilevazioni di Staffetta Quotidiana. Per le stime di spesa futura, il prezzo della benzina è 1,7380 €/l, per il diesel 2,059 €/litro. Consumi: auto a benzina 6,6 l/100 km; auto diesel 5,5l/100 km, camion 25l/100 km</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>&#8211; Bollette: per le bollette luce e gas sono stati considerati consumi annui pari a 2.000 kWh e 1.100 smc riparametrati sulla base dei consumi percentuali di marzo e aprile come rilevati dall’Autorità. Per le tariffe, sono stati utilizzati i valori di PUN e PSV maggiorati da uno spread medio e tutte le altre voci che gravano in bolletta. L’impatto totale è stato stimato applicando l’aumento medio al numero di clienti che, secondo gli ultimi dati ufficiali, hanno un’offerta nel mercato libero a prezzo variabile. Le stime future sono state elaborate utilizzando le previsioni sull&#8217;andamento del PUN e del PSV (valore di riferimento per il prezzo del gas) elaborate da EEX (European Energy Exchange) per i prossimi 12 mesi e rilevate il 24 aprile, oneri e imposte attualmente in vigore.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8211; Mutui:&nbsp;<em>simulazioni Facile.it fatte su un mutuo da 126.000 euro in 25 anni, LTV 70%, Tan iniziale 0,67% (Euribor3m+1,25%) sottoscritto a gennaio 2022; la stima sull’impatto dell’aumento delle rate non tiene in considerazione l’ammortamento della quota capitale, elemento che potrebbe variare in base alle caratteristiche del mutuo. Simulazioni sui tassi realizzati da Facile.it il 27 aprile 2026.</em></p>
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