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	<title>Economia &#8211; Sestopotere</title>
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	<title>Economia &#8211; Sestopotere</title>
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		<title>Caldo estremo, alluvioni e terremoti, Crif: un terzo delle Pmi italiane è esposto a livelli di rischio fisico alti o molto alti</title>
		<link>https://sestopotere.com/caldo-estremo-alluvioni-e-terremoti-crif-un-terzo-delle-pmi-italiane-e-esposto-a-livelli-di-rischio-fisico-alti-o-molto-alti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Sestopotere MC]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Jul 2026 07:34:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Bologna]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
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					<description><![CDATA[(Sesto Potere) &#8211; Bologna &#8211; 13 luglio 2026 &#8211; Il sistema imprenditoriale italiano continua a fare i conti con una crescente esposizione ai rischi fisici legati al cambiamento climatico. È quanto emerge dal focus tematico dell’ESG Outlook 2026 di CRIF (*), l’osservatorio annuale sulla sostenibilità giunto alla quarta edizione. L’analisi copre 315.000 PMI e oltre 600 [&#8230;]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">(Sesto Potere) &#8211; Bologna &#8211; 13 luglio 2026 &#8211;   Il sistema imprenditoriale italiano continua a fare i conti con una crescente esposizione ai rischi fisici legati al cambiamento climatico. </p>



<p class="wp-block-paragraph">È quanto emerge dal focus tematico dell’<strong>ESG Outlook 2026 di CRIF</strong> (*), l’osservatorio annuale sulla sostenibilità giunto alla quarta edizione. L’analisi copre <strong>315.000 PMI e oltre 600 grandi aziende italiane</strong>, con dati provenienti dal Data Lake ESG di CRIF e aggiornati a dicembre 2025.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il commento</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">“<em>Oltre un terzo delle PMI nel nostro Paese è purtroppo esposto a livelli di rischio fisico alti o molto alti: un dato di dimensioni rilevanti che non si può ignorare. I rischi fisici legati al verificarsi di fenomeni naturali estremi non sono più uno scenario futuro ma una variabile presente, misurabile e sempre più rilevante nelle decisioni di credito e di investimento. In quest’ottica, CRIF ha sviluppato strumenti analitici di elevata granularità proprio per consentire a banche e imprese di valutare e gestire questa esposizione in modo consapevole e strutturato</em>”, commenta&nbsp;<strong>Marco Macellari, CEO di CRIF Synesgy Ratings</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il profilo di rischio fisico delle PMI italiane</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La metodologia di valutazione del rischio fisico, frutto della partnership tra <strong>CRIF e RED (Risk Engineering and Development) s.p.a., </strong>stima l’esposizione di ciascuna impresa attraverso <strong>modelli</strong> di pericolosità <strong>ad alta risoluzione</strong>, considerando 18 fattori di rischio (acuto, cronico e sismico) su tre dimensioni: pericolosità geografica (1), vulnerabilità (2) ed esposizione (3). Le previsioni si estendono fino al 2049, generando uno score da 1 (rischio basso) a 5 (rischio molto alto).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il quadro complessivo per il 2025 è di <strong>sostanziale stabilità rispetto all’anno precedente</strong>, ma con una contenuta ricomposizione verso le classi di rischio più elevate. La classe di <strong>rischio</strong> <strong>Medio</strong> rimane la più rappresentata, con il <strong>39,5%</strong> delle PMI. Le classi <strong>Alto e Molto Alto</strong> interessano complessivamente il <strong>36,6% delle imprese</strong> (30,0% e 6,6% rispettivamente), in lieve aumento rispetto al 36,3% del 2024.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dal lato dell’esposizione creditizia, il <strong>34,3% dei finanziamenti erogati a PMI risulta associato alle classi di rischio più alte </strong>(era il 33,4% nel 2024), rendendo più rilevante la capacità di misurare e monitorare questa esposizione con strumenti adeguati.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>I fattori di rischio più rilevanti: alte temperature, alluvioni e terremoti</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra i 18 fattori di rischio considerati dall’analisi, in termini di esposizione a un rischio almeno “moderato” (PEAR &#8211; Potential Exposure At Risk),&nbsp;<strong>stress da alte temperature e ondate di calore&nbsp;</strong>continuano a rappresentare i fattori più rilevanti. Le&nbsp;<strong>alluvioni</strong>&nbsp;registrano invece la variazione più evidente rispetto al 2024.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Con riferimento all’esposizione a un rischio almeno “alto” (PESAR &#8211; Potential Exposure Seriously At Risk), il&nbsp;<strong>terremoto</strong>&nbsp;si conferma il fattore con i valori più elevati, stabile nel tempo in quanto indipendente dalle variazioni climatiche. Le variazioni più significative rispetto all’anno precedente riguardano&nbsp;<strong>alluvioni e frane</strong>, coerentemente con l’aggiornamento dei rispettivi modelli di stima.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La distribuzione territoriale del rischio fisico</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La distribuzione territoriale conferma una significativa eterogeneità regionale, sostanzialmente stabile rispetto al 2024. Sicilia, Calabria ed Emilia-Romagna si collocano ai vertici della classifica registrando livelli di rischio più elevati, mentre Piemonte, Molise, Lombardia e Toscana presentano valori più contenuti. A livello di PESAR regionale, i valori più elevati si registrano in Valle d’Aosta, Calabria e Sicilia<strong>.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Le conclusioni</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">“<em>Il profilo di rischio fisico delle PMI italiane si mantiene sostanzialmente stabile rispetto all’anno precedente, ma la contenuta ricomposizione verso le classi più elevate ci ricorda che si tratta di un fenomeno strutturale, non congiunturale. L’eterogeneità geografica che emerge dall’analisi sottolinea la necessità di valutazioni dettagliate e georeferenziate: solo misurando il rischio con precisi strumenti analitici è possibile gestirlo in modo efficace, sia nelle decisioni di credito sia nelle strategie aziendali. L’obiettivo dell’ESG Outlook è supportare istituzioni finanziarie, imprese e policy maker nella comprensione delle dinamiche ESG, fornendo dati concreti per orientare le scelte strategiche e operative verso una transizione sostenibile. La sostenibilità d’altronde oggi non è più un elemento accessorio ma una leva strutturale per la gestione del rischio e la creazione di valore a lungo termine</em>”, conclude Marco Macellari.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Info</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">(1) Pericolosità geografica: la probabilità di accadimento di un certo evento naturale in funzione della posizione geografica dell’impresa. <br>(2) Vulnerabilità: stima degli impatti economici che il verificarsi di un certo evento naturale può determinare sull’impresa, in funzione del settore economico in cui opera. <br>(3) Esposizione: valore degli asset e della produzione dell’azienda su cui possono incidere negativamente gli eventi naturali.<br>(*) <strong>CRIF</strong> è un’azienda globale specializzata in sistemi di informazioni creditizie e di business information, analytics, servizi di outsourcing e processing, nonché in avanzate soluzioni in ambito digitale e open banking per lo sviluppo del business. Nel 2025 ha avuto ricavi per 900 milioni di euro.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Cresce la ricchezza delle famiglie italiane: 6.500 miliardi (+35%), in aumento investimenti e assicurazioni. Rapporto Fabi</title>
		<link>https://sestopotere.com/cresce-la-ricchezza-delle-famiglie-italiane-6-500-miliardi-35-in-aumento-investimenti-e-assicurazioni-rapporto-fabi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Sestopotere MC]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Jul 2026 06:36:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Top News]]></category>
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					<description><![CDATA[(Sesto Potere) &#8211; Roma &#8211; 13 luglio 2026 &#8211; Oltre 1.600 miliardi di euro di ricchezza finanziaria in più in sei anni. Le famiglie italiane portano il patrimonio complessivo a quasi 6.500 miliardi di euro, con una crescita del 35% rispetto al 2020. Un incremento che conferma la straordinaria solidità del risparmio privato italiano e [&#8230;]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">(Sesto Potere) &#8211; Roma &#8211; 13 luglio 2026 &#8211; Oltre 1.600 miliardi di euro di ricchezza finanziaria in più in sei anni. Le famiglie italiane portano il patrimonio complessivo a quasi 6.500 miliardi di euro, con una crescita del 35% rispetto al 2020. Un incremento che conferma la straordinaria solidità del risparmio privato italiano e porta il patrimonio delle famiglie ai livelli più elevati mai raggiunti. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma i numeri raccontano anche un’evoluzione altrettanto significativa: non cresce soltanto la ricchezza, cambia anche il modo di risparmiare. La liquidità resta tra i principali punti di riferimento, ma aumenta anche il peso degli investimenti finanziari e degli strumenti assicurativi, delineando un patrimonio più ampio e maggiormente diversificato rispetto al 2020. Il valore delle azioni detenute dalle famiglie passa da 973,9 miliardi a 2.077,2 miliardi, con un incremento di 1.103,3 miliardi (+113%). Crescono anche i titoli, che aumentano da 247,6 miliardi a 523,6 miliardi (+275,9 miliardi; +111%), e i fondi comuni, che salgono da 689,1 miliardi a 901,9 miliardi (+212,8 miliardi; +30,8%).</p>



<p class="wp-block-paragraph"> Si tratta di consistenze patrimoniali che riflettono non soltanto gli investimenti effettuati dalle famiglie nel periodo, ma anche l’andamento dei mercati finanziari, che ha contribuito alla valorizzazione delle attività già presenti nei portafogli.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo emerge dall&#8217;ultimo rapporto  stilato dalla <strong>FABI-Federazione autonoma bancari italiani </strong>dedicato al patrimonio finanziario delle famiglie italiane.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="1024" height="719" src="https://sestopotere.com/wp-content/uploads/2026/07/image-7-1024x719.png" alt="" class="wp-image-309891" srcset="https://sestopotere.com/wp-content/uploads/2026/07/image-7-1024x719.png 1024w, https://sestopotere.com/wp-content/uploads/2026/07/image-7-300x211.png 300w, https://sestopotere.com/wp-content/uploads/2026/07/image-7-768x539.png 768w, https://sestopotere.com/wp-content/uploads/2026/07/image-7-599x420.png 599w, https://sestopotere.com/wp-content/uploads/2026/07/image-7-696x488.png 696w, https://sestopotere.com/wp-content/uploads/2026/07/image-7-1068x749.png 1068w, https://sestopotere.com/wp-content/uploads/2026/07/image-7.png 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph"> La liquidità continua, comunque, a rappresentare una componente fondamentale del patrimonio delle famiglie. Tra il 2020 e il 2025 i biglietti e i depositi aumentano complessivamente da 1.556,3 miliardi a 1.603,0 miliardi, con una crescita di 46,7 miliardi (+3%). L’aumento è riconducibile soprattutto ai conti correnti, cresciuti di 53,7 miliardi (+4,8%), mentre gli altri depositi diminuiscono di 7 miliardi (-1,6%). </p>



<p class="wp-block-paragraph">Pur restando la principale componente del patrimonio finanziario, la liquidità cresce quindi con un’intensità inferiore rispetto agli altri strumenti. Nel complesso, il confronto tra il 2020 e il 2025 restituisce la fotografia di un patrimonio non soltanto più consistente, ma anche più articolato nella sua composizione. </p>



<p class="wp-block-paragraph">La crescita interessa infatti, con intensità differenti, quasi tutte le principali componenti della ricchezza finanziaria delle famiglie, evidenziando una maggiore diversificazione del patrimonio tra liquidità, strumenti di investimento e comparto assicurativo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il  confronto tra il 2024 e il 2025 conferma la crescita della ricchezza finanziaria delle famiglie italiane anche nell’ultimo anno, che aumenta di 446,3 miliardi di euro, passando da 6.041,4 miliardi a 6.487,7 miliardi (+7%). Le azioni registrano la crescita più consistente, aumentando di 292,9 miliardi di euro (+16,4%) e raggiungendo quota 2.077,2 miliardi. Seguono i fondi comuni, che crescono di 58,1 miliardi (+6,9%) fino a 901,9 miliardi, le polizze assicurative, in aumento di 46 miliardi (+4,1%) a 1.174,4 miliardi, e i titoli, che salgono di 27,7 miliardi (+5,6%) fino a 523,6 miliardi. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Più contenuta, invece, la crescita della liquidità. Conti correnti e depositi aumentano di 23,5 miliardi di euro (+1,5%), raggiungendo complessivamente 1.603,2 miliardi. L’incremento è determinato esclusivamente dai conti correnti (+34,8 miliardi), mentre gli altri depositi registrano una flessione di circa 11,4 miliardi. </p>



<p class="wp-block-paragraph">La diversa intensità delle crescite evidenzia come, nel corso del 2025, l’aumento della ricchezza finanziaria abbia interessato soprattutto le componenti diverse dalla liquidità, contribuendo a una composizione del patrimonio più articolata rispetto all’anno precedente in cui prudenza e ricerca del rendimento convivono senza contrapporsi.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>LA LIQUIDITÀ RESTA UN PILASTRO DEL RISPARMIO</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Nonostante la crescita più contenuta rispetto alle altre componenti del patrimonio, la liquidità continua a rappresentare una quota rilevante della ricchezza finanziaria delle famiglie italiane. Conti correnti e depositi raggiungono complessivamente oltre 1.600 miliardi di euro, confermando come sicurezza e disponibilità immediata continuino a essere una priorità. L’analisi delle singole componenti evidenzia però un cambiamento nelle modalità di gestione della ricchezza complessiva. I conti correnti crescono di circa 35 miliardi, mentre i depositi vincolati si riducono di oltre 11 miliardi, segnalando una preferenza per strumenti immediatamente disponibili piuttosto che per forme di risparmio immobilizzate nel tempo. Il dato evidenzia dunque che la liquidità continua a svolgere una funzione di stabilità e di protezione del patrimonio, ma non assorbe più la gran parte della nuova ricchezza prodotta. Una quota crescente del risparmio viene infatti indirizzata verso strumenti di investimento caratterizzati da maggiori prospettive di rendimento.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le componenti più dinamiche del patrimonio risultano quelle legate agli investimenti finanziari. I titoli di Stato e le altre obbligazioni passano da 495,9 miliardi a 523,6 miliardi, con un incremento di quasi 28 miliardi, confermando il ruolo assunto negli ultimi anni dagli strumenti obbligazionari. I fondi comuni crescono da 843,8 miliardi a 901,9 miliardi, con un aumento di circa 58 miliardi, consolidando la loro funzione di diversificazione del patrimonio. Ancora più marcata la crescita della componente azionaria, che sale da 1.784,3 miliardi a 2.077,2 miliardi, registrando un incremento di quasi 293 miliardi. È la voce che contribuisce maggiormente all’aumento complessivo della ricchezza finanziaria. L’evoluzione osservata suggerisce una crescente attenzione verso il rendimento, favorita dal contesto finanziario del 2025. La ricerca di performance migliori non sostituisce però la prudenza, ma si inserisce all’interno di una strategia di maggiore diversificazione del patrimonio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra le componenti che registrano un incremento significativo figurano anche le polizze assicurative, che aumentano da 1.128,4 miliardi a 1.174,4 miliardi, con una crescita di circa 46 miliardi (+4,1%) in un solo anno. Il comparto consolida così il recupero avviato negli ultimi anni e rafforza il proprio ruolo nella pianificazione patrimoniale delle famiglie. La crescita delle polizze assume un significato particolare perché riguarda strumenti che, oltre a rappresentare una forma di investimento, svolgono una funzione di protezione del capitale e garanzia sul futuro. Il rafforzamento degli investimenti assicurativi indica dunque, accanto alla ricerca di rendimento, attenzione verso la tutela del patrimonio e la pianificazione finanziaria. Due esigenze che sembrano convivere sempre più spesso nelle scelte dei risparmiatori italiani.</p>
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		<title>Turismo, la spesa degli stranieri in Italia vola a 56,7 miliardi, studio CST per Confesercenti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Sestopotere MC]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 11 Jul 2026 08:40:19 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[(Sesto Potere) &#8211; Firenze &#8211; 11 luglio 2026 &#8211; Il turismo estero continua a spingere i consumi. Nel 2025, la spesa totale dei viaggiatori stranieri nel nostro Paese è stata di poco più di 56,7 miliardi, 2,5 miliardi in più rispetto al 2024 (+4,6%). Una crescita che dovrebbe continuare, con una variazione attesa per il [&#8230;]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">(Sesto Potere) &#8211; Firenze &#8211; 11 luglio 2026 &#8211; Il turismo estero continua a spingere i consumi. Nel 2025, la spesa totale dei viaggiatori stranieri nel nostro Paese è stata di poco più di 56,7 miliardi, 2,5 miliardi in più rispetto al 2024 (+4,6%). Una crescita che dovrebbe continuare, con una variazione attesa per il 2026 del +3,9% sull’anno, raggiungendo i 58,9 miliardi (+2,2 miliardi). </p>



<p class="wp-block-paragraph">È quanto emerge dalle stime e dalle elaborazioni condotte da<strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color"> CST – Centro Studi Turistici di Firenze</mark></strong> per <strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color">Confesercenti</mark></strong> su dati Banca d’Italia.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Le voci di spesa.</strong>&nbsp;La quota principale di spesa dei turisti stranieri è stata destinata all’ospitalità (45,2%), seguita dalla ristorazione (23%) e dagli acquisti di beni presso la rete commerciale (15,2%). Il resto della spesa è stato destinato al trasporto interno (9,5%) e agli “altri servizi” (7,2%). Nel 2025 rispetto al 2024 il turismo internazionale ha generato 2.510 milioni di euro in più (+4,6%). Tuttavia, la crescita non si è distribuita in modo uniforme, ma è stata trainata quasi interamente da alloggio (+1.101 milioni di €, +4,5%) e ristorazione (+955 milioni di €, +7,9%), spinta dal crescente interesse nella tradizione gastronomica italiana. Gli acquisti di beni nei negozi hanno registrato invece una crescita contenuta (+164 milioni di €, +1,9%), mentre calano le spese per il trasporto interno, unica voce in rosso, che perde 261 milioni di euro (-4,6%) rispetto al 2024.&nbsp;Pur rappresentando una quota minore in termini assoluti (+551 milioni di €), la categoria altri servizi ha registrato la crescita percentuale più alta in assoluto (+15,7%). In questa voce convergono le visite guidate, escursioni, ingressi ai musei, concerti, esperienze personalizzate e servizi di benessere, a dimostrazione di una domanda estera sempre più orientata al “turismo d’esperienza”.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La classifica delle Regioni per spesa turistica. </strong>Le prime quattro regioni per spesa &#8211; sempre secondo lo studio <strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color"> CST – Centro Studi Turistici di Firenze</mark></strong>  &#8211; assorbono quasi il 56% dei consumi dei visitatori stranieri: Lazio (10,2 miliardi, il 18,1%), Lombardia (9,9 miliardi circa, il 17,6%) e Veneto (6,3 miliardi, pari all’11,1%) e Toscana (5,3 miliardi, per il 9,4%).  Tra le altre regioni emergono Campania con 3.390 milioni di € (6,0% del totale) e Trentino-Alto Adige con 3.069 milioni di € (5,4% del totale). Le regioni con il minor impatto di spesa da parte di viaggiatori stranieri sono invece la Basilicata (60 milioni di €) e il Molise (37 milioni di €). Di contro, il Friuli-Venezia Giulia mostra una struttura di spesa unica nel suo genere, dove i turisti stranieri spendono più per lo shopping (36,5%) che per l’alloggio (27,2%). In Trentino-Alto Adige si registra invece la percentuale più alta d’Italia dedicata all’alloggio, che assorbe ben il 54,1% del budget totale dei viaggiatori nella regione.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La spesa in base alla motivazione del viaggio. </strong>I dati relativi alle sole vacanze (esclusi tutti gli altri motivi del viaggio come il business) sono intorno ai 38 miliardi di € sui 56,7 miliardi complessivi, ed evidenziano come i diversi prodotti turistici originino economie e comportamenti differenti. Il turismo culturale e nelle Città d’Arte è il motore trainante della domanda straniera: genera 21.639 milioni di €, cioè il 56,8% di tutta la spesa per vacanze in Italia. La vacanza al mare è al secondo posto con 8.232 milioni di € (21,6% del totale vacanze). La vacanza in montagna genera invece 3.588 milioni di € (9,4%).</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il commento.</strong> <em>“Il turismo internazionale si conferma un motore economico insostituibile per il nostro Paese, con ricadute positive non solo sulle imprese dell’alloggio, ma anche della ristorazione, del commercio e dei servizi”,</em> dichiara il Presidente di <strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color">Confesercenti</mark></strong> Nico Gronchi. “<em>Non basta però intercettare la domanda: bisogna governarla. Con quasi il 56% della spesa concentrato in quattro regioni, stiamo chiedendo a poche mete di sostenere da sole il peso di flussi che potrebbero, e dovrebbero, essere distribuiti su tutto il Paese. Un problema doppio: da una parte il rischio di sovraffollamento e perdita di vivibilità nelle mete più visibili; dall’altra territori con un enorme potenziale turistico, enogastronomico e culturale che restano ai margini della crescita. Per questo chiediamo alle Istituzioni, a partire dall’Esecutivo, di mettere il governo del turismo sul territorio al centro dell’agenda: una regia nazionale che coordini Regioni e Comuni, strumenti di destagionalizzazione dei flussi, investimenti infrastrutturali verso le aree interne e minori, e incentivi mirati alle imprese che scelgono di investire fuori dalle rotte più battute. Anche perché la domanda internazionale è destinata a crescere ancora, con l’affacciarsi di nuovi grandi mercati emergenti, a partire da quello indiano. La sfida del futuro del turismo italiano sarà proprio questa: intercettare e gestire i flussi sul territorio, per trasformare questi numeri in uno sviluppo diffuso in tutto il Paese”.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>E in Emilia-Romagna?</strong> Secondo gli ultimi dati pubblicati dalla<strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color"> Regione Emilia-Romagna</mark></strong> il turismo internazionale in Emilia-Romagna è in forte espansione, con oltre 4,1 milioni di arrivi e 14,1 milioni di presenze estere. I visitatori stranieri prediligono la ristorazione (assorbe circa il 20% della spesa) e gli acquisti alimentari (16%), seguiti da abbigliamento e alberghi.  Come  provenienza geografica la Germania guida la classifica della spesa turistica regionale con il 17,7% del totale, seguita da Svizzera (10,5%), Paesi Bassi (7%) e Regno Unito (6,7%). I turisti svizzeri spendono in media circa $57 per scontrino/transazione, seguiti dai tedeschi ($46,8) e dagli statunitensi ($41,4). E il soggiorno medio? Il pernottamento in hotel registra lo scontrino medio più elevato, raggiungendo circa $142,8 per transazione.   <br>Questi dati evidenziano come l&#8217;enogastronomia e l&#8217;ospitalità rappresentino il principale motore di attrazione e spesa per i visitatori stranieri che raggiungono l&#8217;Emilia-Romagna.</p>
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		<title>Carburanti, Codacons: nuovi rialzi, spostamenti estivi all&#8217;insegna dei rincari, pieno gasolio +3 euro in 5 giorni</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Jul 2026 14:40:39 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[(Sesto Potere) &#8211; Roma &#8211; 8 luglio 2026 &#8211; Proseguono i rialzi dei carburanti sulla rete stradale nazionale: in base alle elaborazioni ufficiali Codacons su dati Mimit, in cinque giorni il prezzo medio della benzina in modalità self è salito di 5,2 centesimi di euro, mentre il gasolio è aumentato di 5,9 centesimi, +5,5 centesimi [&#8230;]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">(Sesto Potere) &#8211; Roma &#8211; 8 luglio 2026 &#8211; Proseguono i rialzi dei carburanti <strong>sulla rete stradale nazionale</strong>: in base alle elaborazioni ufficiali Codacons su dati Mimit, in cinque giorni il prezzo medio della benzina in modalità self è salito di 5,2 centesimi di euro, mentre il gasolio è aumentato di 5,9 centesimi, +5,5 centesimi <strong>in autostrada</strong>, attestandosi a 2,023 euro/litro.<br>In termini di spesa, un pieno di verde costa oggi 2,6 euro in più rispetto allo scorso 3 luglio, quando è scaduto il taglio delle accise disposto dal governo, mentre un pieno di diesel è rincarato di circa 3 euro.<br>Al di là dell’entità degli aumenti ai distributori, quel che preoccupa è che l’ondata di rialzi si sta registrando nel periodo in cui si intensificano <strong>gli spostamenti degli italiani legati al periodo estivo</strong>, e quando i consumi di carburante sono più elevati, aggravando così la spesa degli italiani per i rifornimenti – conclude il Codacons.</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<h3 class="wp-block-heading"><a href="https://codacons.it/carburanti-codacons-ondata-di-rialzi-sulla-rete-in-4-giorni-prezzo-medio-gasolio-sale-di-53-centesimi/"><strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color">CARBURANTI, CODACONS: ONDATA DI RIALZI SULLA RETE. IN 4 GIORNI PREZZO MEDIO GASOLIO SALE DI 5,3 CENTESIMI</mark></strong></a></h3>



<p class="wp-block-paragraph">(Sesto Potere) &#8211; Roma &#8211; 7 luglio 2026 &#8211; Nuova ondata di rincari per i prezzi dei carburanti, con il gasolio che viene venduto oggi in media a 1,935 euro al litro<strong> su tutta la rete ordinaria</strong> superando i 2 euro al litro <strong>in autostrada</strong> (2,012 euro), mentre la benzina costa 1,852 euro al litro (1,940 euro in autostrada).</p>



<p class="wp-block-paragraph">In soli 4 giorni il prezzo medio del gasolio è salito <strong>in Italia</strong> di 5,3 centesimi di euro, mentre la benzina è rincarata di 4,9 centesimi, determinando una maggiore spesa da +2,65 euro su un pieno di diesel, +2,45 euro per un pieno di benzina – calcola il Codacons – Un trend al rialzo su cui pesa lo stop al taglio delle accise scaduto lo scorso 3 luglio, e che sta determinando incrementi generalizzati dei listini ai distributori.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Aumenti dei prezzi che da un lato si registrano nonostante il crollo del petrolio, le cui quotazioni risultano oggi attorno ai 73 dollari, in calo di oltre il -23% rispetto a inizio giugno, dall’altro avvengono in concomitanza con le partenze estive degli italiani, realizzando una stangata per chi si sposterà in auto: conclude il Codacons.</p>
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		<title>Medie imprese industriali italiane: aumentano fatturato ed export, ma il 90% ha difficoltà a reperire personale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Sestopotere MC]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Jul 2026 09:43:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Top News]]></category>
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					<description><![CDATA[(Sesto Potere) &#8211; Roma &#8211; 3 luglio 2026 – Restano positive le attese di crescita delle medie imprese, anche se l’incertezza globale frena le prospettive future di sviluppo. Per il 2026 stimano un aumento del 2,5% del fatturato e del 2,7% delle esportazioni. Tuttavia, oltre 7 medie imprese su 10 ritengono che l’aumento dell’incertezza globale [&#8230;]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">(Sesto Potere) &#8211; Roma &#8211; 3 luglio  2026 – Restano positive le attese di crescita delle medie imprese, anche se l’incertezza globale frena le prospettive future di sviluppo. Per il 2026 stimano un aumento del 2,5% del fatturato e del 2,7% delle esportazioni. Tuttavia, oltre 7 medie imprese su 10 ritengono che l’aumento dell’incertezza globale possa generare ricavi inferiori nei prossimi 12 mesi rispetto a uno scenario di maggiore stabilità. Forti anche le difficoltà nel reperimento del personale che interessano il 90% circa delle aziende. </p>



<p class="wp-block-paragraph">È quanto emerge nel XXV Rapporto sulle medie imprese industriali italiane e nel Report “Le medie imprese italiane tra continuità e trasformazione: governance, capitale umano e geopolitica” realizzati dall’Area Studi di Mediobanca, dal Centro Studi Tagliacarne e Unioncamere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le medie imprese sono una realtà produttiva dinamica sempre più strategica nella nostra economia: producono il 16% del fatturato dell’industria manifatturiera italiana rappresentando il 15% del valore aggiunto e il 13% sia delle esportazioni sia dell’occupazione complessiva. Nell’arco dei ventinove anni osservati, il segmento è cresciuto per numero di imprese (da 3.377 a 3.491), giro d’affari complessivo (+178,3%), vendite oltreconfine (+290,7%) e occupazione (+47,2%).</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>I commenti </strong><br>“Le medie imprese industriali italiane restano uno dei pilastri più solidi del nostro sistema produttivo, per capacità competitiva, presenza nelle filiere e apertura ai mercati esteri” ha detto Andrea Prete, (<em>nella foto in alto</em>) Presidente di Unioncamere. </p>



<p class="wp-block-paragraph">“I risultati ottenuti dalle medie imprese manifatturiere italiane negli ultimi trent’anni sono molto positivi, ma restano ancora ampi spazi di miglioramento. Nell’indagine di quest’anno emerge un dato significativo: solo 2 imprese su 10 ritengono di avere strumenti adeguati per<br>affrontare l’incertezza. È un tema centrale per l’imprenditore, perché la capacità di creare profitto nasce proprio dal saper prendere decisioni in contesti incerti. In questa prospettiva, il modello anglosassone propone l’istituzione di un Future Readiness Committee, pensato<br>per supportare il top management nell’analisi degli scenari più complessi e nella definizione delle iniziative necessarie”: sostiene Gabriele Barbaresco, Direttore dell’Area Studi Mediobanca.</p>



<p class="wp-block-paragraph">“Le medie imprese sono uno dei punti di forza del capitalismo familiare italiano: imprese solide, radicate nei territori e capaci di competere anche sui mercati internazionali” ha detto Giuseppe Molinari, Presidente del Centro Studi Guglielmo Tagliacarne. “La loro competitività futura passerà però dalla capacità di coniugare la continuità del modello imprenditoriale con una trasformazione più profonda, fatta di investimenti nelle tecnologie più avanzate e nel capitale umano. Perché l’innovazione genera valore soprattutto quando le imprese riescono a integrare nuove tecnologie, competenze qualificate e formazione”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">“Oggi le medie imprese italiane, strettamente connesse alle dinamiche geopolitiche globali, devono accelerare la trasformazione interna e abbracciare l&#8217;innovazione per rimanere competitive”, commenta Massimo Guasconi, Presidente Camera di commercio di Arezzo-Siena. “Questo salto tecnologico, tuttavia, funziona solo se viaggia di pari passo con la valorizzazione delle competenze e del capitale umano. Come sistema camerale, siamo pronti ad accompagnare le nostre imprese in una sfida che integri continuità e transizione”.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Flessibilità, qualità e brand: le leve per affrontare l’incertezza</strong><br>Il 73,9% delle medie imprese ritiene che l’attuale contesto internazionale abbia generato un incremento dell’incertezza sull’attività e sulle prospettive di business. Oltre la metà di queste indica la volatilità dei costi energetici e delle materie prime (54,5%) e le tensioni geopolitiche internazionali (53,8%) come principali fattori di rischio. Coerentemente con questo scenario, tra il 2026 e il 2028 il 41% delle Mid-Cap ha in programma di investire in tecnologie Net-Zero.<br>In questo quadro emerge un modello competitivo fortemente orientato all’adattamento, dove la flessibilità e la personalizzazione dell’offerta rappresentano la leva principale (65,8%). Il posizionamento si fonda soprattutto su asset immateriali, come notorietà e reputazione del<br>brand (53,4%), qualità dei prodotti con capacità di premium pricing (46%), competenze e professionalità del personale (42,4%), affiancati da un crescente ruolo di innovazione e know-how tecnologico (34,7%). Più marginali le leve tradizionali, come prezzo (21,8%),<br>rete distributiva (13,2%) e sostenibilità (10,5%). <br>Nonostante il contesto sfidante, le medie imprese nell’ultimo biennio sono riuscite a preservare redditività e margini (66,2%), a rafforzare il posizionamento attraverso il consolidamento del brand (41,5%) e ad ampliare la propria offerta (38,1%).<br>Esse confermano, inoltre, un’elevata capacità di creazione di valore: nel periodo 2015-2024 hanno generato in media 7,8 mila euro per addetto, con una continuità di performance superiore rispetto ad altri segmenti dimensionali, che hanno registrato anche episodi di distruzione di valore. Questa stabilità evidenzia la maggiore resilienza del modello della media impresa italiana, meno esposto a oscillazioni cicliche.<br>Le prospettive future restano tuttavia legate anche a fattori esterni: l’81,7% auspica un miglioramento del quadro economico internazionale, insieme alla riduzione dei costi degli input (55,6%) e del carico fiscale sul lavoro (40,7%). Proprio la fiscalità continua a incidere significativamente, con un tax rate medio (26,5%) superiore a quello delle grandi imprese (22%). Lo stesso “cuneo fiscale” sul lavoro resta un tema di avvertita criticità.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Apertura internazionale e maggiore esposizione ai rischi globali</strong><br>L’85% delle medie imprese è fortemente orientato sui mercati internazionali nel duplice ruolo di importatore ed esportatore, a conferma della rilevanza di questa realtà produttiva nelle catene internazionali del valore. Ma per questo le Mid-Cap sono anche più esposte ai rischi globali, a partire dai costi di approvvigionamento previsti in aumento nei prossimi sei mesi da 6 medie imprese su 10 come effetto dell’incertezza. Anche per questo il 18,9% ha in programma un aumento delle scorte e il 12,6% una riorganizzazione delle catene di<br>fornitura. <br>Quanto all’esposizione verso il mercato statunitense, il 55% esporta negli Stati Uniti e, di fronte ai dazi, prevale il mantenimento dei prezzi (44,4% a parità di volumi, 30,9% con volumi in calo). Restano limitate sia le leve commerciali, come riduzione prezzi (14,8%) e<br>diversificazione (13,6%), sia gli interventi strutturali, come nuovi siti negli USA (4,9%) o triangolazioni con Paesi terzi (4,3%).<br><strong>Materie prime critiche: preoccupazione per 4 medie imprese su 10</strong> <br>8 medie imprese su 10 acquistano direttamente materie prime critiche e di queste 4 su 10 hanno riscontrato problemi di approvvigionamento o prevedono di averli. E nei prossimi sei mesi quasi la totalità delle medie imprese (96%) ritiene che le tensioni negli approvvigionamenti avranno ripercussioni concrete sull&#8217;attività aziendale, con riflessi in particolare sui rincari del prodotto finito (67,1%), sui ritardi nella consegna dei prodotti sul mercato (57,5%) e sui margini di profitto (46,6%).</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Occupazione in crescita, ma difficoltà nel reperire le competenze</strong><br>Tra il 2015 e il 2024 l’occupazione nelle medie imprese è cresciuta del 23,7%, superando i 523mila addetti. La partecipazione femminile resta contenuta (27%), mentre gli under35 rappresentano il 41% delle nuove assunzioni, ma faticano a raggiungere ruoli di responsabilità. Gli over60 sono circa il 10% e saranno centrali nel ricambio generazionale. <br>Quasi il 90% delle imprese segnala difficoltà nel reperire personale: le criticità riguardano soprattutto figure tecniche e specialistiche (67,2%) e operative (50,6%), seguite a distanza da soft skills (15,4%) e competenze manageriali (13,6%). In questo contesto, il 77% delle<br>imprese ricorre a lavoratori stranieri, soprattutto per la minore disponibilità di lavoratori italiani a svolgere mansioni ritenute dequalificanti (69,7%).<br>Oltre l’85% delle medie imprese valuta positivamente la propria attrattività nei confronti dei giovani under35, mentre per il 66% non sono previsti limiti anagrafici espliciti nei processi di selezione del personale. Le principali leve per attrarre e trattenere personale under35 sono<br>il welfare aziendale e i benefit (51,9%), la formazione (48,1%) e gli incentivi economici (41,6%), seguiti dall’autonomia operativa (30%) e dal lavoro flessibile (25,6%).</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Innovazione e Deep-Tech: le leve per sostenere la produttività</strong><br>Tra il 2026 e il 2028, il 76,3% delle medie imprese prevede di investire in innovazione incrementale, ovvero in miglioramenti di prodotti, servizi o processi già esistenti, in continuità con un modello produttivo ancora prevalentemente concentrato in settori a bassa e medio-bassa tecnologia.<br>Parallelamente, è in crescita la quota delle Mid-Cap pronta ad investire in tecnologie cosiddette “Deep-Tech” – dall’intelligenza artificiale alla robotica sino al cloud –; lo farà il 34,9% nel prossimo triennio a fronte del 28,2% che ha già provveduto tra il 2023 e il 2025.<br>Anche perché le tecnologie più avanzate possono generare un salto di competitività maggiore: la produttività del lavoro è stimata crescere del 6,1% nelle imprese che investono in Deep-Tech tra il 2026 e il 2029 contro l’1,6% di quelle che puntano sull’innovazione incrementale.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Governance ancora tradizionale, tra informalità e bassa diversificazione</strong><br>Nelle medie imprese italiane la proprietà è fortemente concentrata: nel 65% dei casi fa capo a un’unica famiglia o persona fisica. Oltre la metà delle aziende (53%) è oggi guidata dalla seconda generazione, mentre il 28% resta ancora nelle mani del fondatore. Nonostante la diffusione del modello familiare, il ruolo della famiglia è spesso poco formalizzato: più del 40% delle imprese non adotta strumenti specifici di governance e, tra quelle più strutturate, prevalgono soluzioni leggere come il patto di famiglia (24,7%) e gli accordi parasociali (16,1%). Anche nei passaggi generazionali continuano a dominare logiche interne, scelte da oltre l’80% delle imprese.<br>I board si confermano snelli ma con un profilo anagrafico maturo: contano in media 3,6 membri e nel 17,5% dei casi la gestione è affidata a un amministratore unico. L’età media è pari a 60 anni, con i ruoli apicali occupati dalle fasce più anziane (64-68 anni) e una presenza<br>ancora limitata di figure giovani nei processi decisionali. Il 46% degli amministratori è laureato e circa un quarto ha maturato esperienze internazionali.<br>Resta contenuto anche il livello di diversità: gli uomini ricoprono il 79% delle cariche, mentre le donne si fermano al 21%, con una maggiore concentrazione nei ruoli senza deleghe. Le amministratrici sono mediamente più giovani (58 anni contro 61), ma meno presenti nelle posizioni apicali. L’internazionalizzazione è ancora limitata, con solo il 3,3% di amministratori stranieri, mentre il legame con il territorio resta forte: il 65% degli amministratori italiani opera in imprese situate nella stessa provincia di nascita.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Apertura del capitale: un’opportunità riconosciuta, ma ancora rimandata</strong><br>Le medie imprese guardano con cautela all’apertura del capitale: il 45% non la considera al momento pur mantenendo aperta la possibilità per il futuro, invece il 38% la esclude come opzione strategica futura. Solo il 17% manifesta un interesse immediato. Quando presa in<br>considerazione, l’apertura è legata soprattutto a obiettivi di crescita: acquisizioni (56,7%), investimenti (41,4%) e accesso a competenze manageriali esterne (36,4%), oltre al rafforzamento finanziario (30,3%). Tra gli investitori preferiti emergono quelli industriali (68,6%), considerati più allineati al progetto imprenditoriale.</p>
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		<title>Estate, il mercato delle seconde case al mare continua a crescere, in aumento anche i prezzi: l&#8217;analisi di Abitare Co.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Sestopotere MC]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Jul 2026 08:41:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Emilia-Romagna]]></category>
		<category><![CDATA[Ferrara]]></category>
		<category><![CDATA[Forlì - Cesena]]></category>
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					<description><![CDATA[(Sesto Potere) &#8211; Milano, 1 luglio 2026 – Il sogno di una casa al mare non passa mai di moda. Anzi, continua a crescere anche dopo la corsa post-pandemica, spingendo al rialzo i valori degli immobili residenziali nelle principali località marittime italiane. Negli ultimi cinque anni i prezzi di immobili residenziali nelle principali località marittime sono [&#8230;]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">(Sesto Potere) &#8211; Milano, 1 luglio 2026 – Il sogno di una casa al mare non passa mai di moda. Anzi, continua a crescere anche dopo la corsa post-pandemica, spingendo al rialzo i valori degli immobili residenziali nelle principali località marittime italiane.</p>



<p class="wp-block-paragraph"> Negli ultimi cinque anni i prezzi di immobili residenziali nelle principali località marittime sono cresciuti in media del <strong>15,5%</strong>.Una tendenza che si conferma anche nel periodo più recente: nel primo semestre 2026, rispetto allo stesso periodo del 2025, i valori medi nei comuni marittimi sono saliti del <strong>5,6%</strong>. </p>



<p class="wp-block-paragraph">A trainare il mercato sono soprattutto le destinazioni più iconiche ed esclusive, da <strong>Portofino</strong>, dove i valori medi raggiungono i 23.233 €/mq e possono arrivare fino a 31.500 €/mq, a <strong>Capri</strong> (<em>foto in alto</em>), con una media di 16.725 €/mq e punte fino a 32.550 €/mq, fino a <strong>Forte dei Marmi</strong>, dove il prezzo medio si attesta a 11.925 €/mq e sfiora i 22.100 €/mq per le abitazioni più ricercate vista mare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo l’analisi di <strong>Abitare Co.</strong>, società di intermediazione e servizi immobiliari specializzata in nuove costruzioni, che ha analizzato 134 tra le località costiere italiane più amate dai turisti, a livello regionale la crescita maggiore si registra in <strong>Campania</strong> (+22% negli ultimi 5 anni). Seguono la <strong>Toscana</strong> (+18,2%) e, a parimerito, da <strong>Marche</strong> e <strong>Liguria</strong> (+18,1%). </p>



<p class="wp-block-paragraph">Continuano a crescere anche quelle regioni, che del turismo e della bellezza delle loro coste fondano buona parte della loro produzione economica come la <strong>Sardegna</strong>, la <strong>Sicilia</strong> e la <strong>Puglia</strong> (+15,5%).</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La Top 10 località dove crescono di più i prezzi della casa al mare</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Dalle coste liguri alle isole campane, passando per Toscana ed Emilia-Romagna, il desiderio di una casa al mare continua a ridisegnare la mappa delle località più ambite. Secondo l’analisi di Abitare Co., nella Top 10 dei comuni costieri con la crescita più significativa nei prezzi tra il 2022 e il 2026 si collocano al primo posto la ligure <strong>Arma di Taggia</strong>, <strong>Lido degli Estensi</strong> in Emilia-Romagna e <strong>Follonica </strong>in Toscana, tutte con un incremento del 27%. Sul podio anche due icone della Campania, <strong>Ravello</strong> (+26,9%) e <strong>Capri</strong> (+26,4%), seguite da <strong>Santa Margherita Ligure</strong> (+26%) e la vicina <strong>Rapallo</strong> (+25%), mete liguri sempre più amate da chi cerca mare e mondanità. Completano la classifica <strong>Positano</strong> (+24,9%), <strong>Ischia</strong> (+23,2%) (<em>nella foto a lato</em>), e, a pari merito, <strong>Portovenere</strong>, <strong>Bellaria</strong> e <strong>Tirrenia</strong> (+21,6%). Chiudono la Top 10 <strong>Sorrento</strong> e <strong>Chiavari</strong>, rispettivamente con +20,5% e +20,2%.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Tra le mete più esclusive si confermano Portofino, Capri e Forte dei Marmi</strong></p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="alignleft size-full is-resized"><img decoding="async" width="600" height="451" src="https://sestopotere.com/wp-content/uploads/2026/07/ischia-castel-sant-angelo.jpg" alt="" class="wp-image-308960" style="aspect-ratio:1.3304230329487579;width:525px;height:auto" srcset="https://sestopotere.com/wp-content/uploads/2026/07/ischia-castel-sant-angelo.jpg 600w, https://sestopotere.com/wp-content/uploads/2026/07/ischia-castel-sant-angelo-300x226.jpg 300w, https://sestopotere.com/wp-content/uploads/2026/07/ischia-castel-sant-angelo-559x420.jpg 559w, https://sestopotere.com/wp-content/uploads/2026/07/ischia-castel-sant-angelo-80x60.jpg 80w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></figure>
</div>


<p class="wp-block-paragraph">A guidare la classifica dei prezzi più elevati per l’acquisto di abitazioni nuove o ristrutturate sono, come sempre, le località più iconiche e desiderate dal mercato nazionale e internazionale. In cima si conferma <strong>Portofino</strong>, dove nel primo semestre 2026 i valori medi raggiungono i 23.233 euro/mq e le abitazioni più ricercate possono arrivare fino a 31.500 euro/mq. Seguono <strong>Capri</strong> (<em>nella foto in alto</em>) e <strong>Anacapri</strong>, con prezzi medi rispettivamente pari a 16.725 euro/mq e 12.238 euro/mq, e punte che, per gli immobili vista mare, toccano i 32.500 euro/mq e 23.600 euro/mq. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Fuori dal podio, ma sempre tra le mete più esclusive, si posizionano <strong>Forte dei Marmi</strong>, con 11.925 euro/mq e valori massimi fino a 22.100 euro/mq, <strong>Porto Cervo</strong>, con 11.575 euro/mq e picchi di 19.000 euro/mq, e <strong>Santa Margherita Ligure</strong>, con 11.425 euro/mq e massimi di 19.950 euro/mq. Completano la classifica <strong>Porto Rotondo</strong> (8.900 €/mq),<strong> Alassio </strong>(8.663 €/mq),<strong> Portovenere </strong>(8.613 €/mq) e <strong>Sanremo </strong>(8.540 €/mq).</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Mete da sogno con prezzi accessibili, anche sotto i 3.000 euro/mq</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il sogno di una casa al mare, però, non passa solo dalle destinazioni più esclusive. In Italia esistono ancora località dal grande fascino dove è possibile acquistare sotto i 3.000 euro al metro quadro, senza rinunciare alla bellezza delle spiagge, ai paesaggi iconici e a un ritmo di vita più lento. È il caso di&nbsp;<strong>Pantelleria</strong>, dove i valori medi si attestano a 2.850 euro/mq, ma anche di&nbsp;<strong>Gallipoli</strong>, con 2.688 euro/mq,&nbsp;<strong>San Vito Lo Capo</strong>, con 2.375 euro/mq, e&nbsp;<strong>Lampedusa</strong>, dove una casa costa in media 2.150 euro/mq.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>CRESCITA PREZZI NELLE REGIONI NEL PERIODO 2022 &#8211; 2026</strong></p>



<figure class="wp-block-table"><table class="has-fixed-layout"><tbody><tr><td rowspan="2"><strong>Regione</strong></td><td rowspan="2"><strong>Var.% a 5 anni</strong></td><td>&nbsp;</td><td></td></tr><tr><td></td><td></td></tr><tr><td>Campania</td><td>22,0</td><td></td><td></td></tr><tr><td>Toscana</td><td>18,2</td><td></td><td></td></tr><tr><td>Marche</td><td>18,1</td><td></td><td></td></tr><tr><td>Liguria</td><td>18,1</td><td></td><td></td></tr><tr><td><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color"><strong>Emilia-Romagna</strong></mark></td><td><strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color">17,9</mark></strong></td><td></td><td></td></tr><tr><td>Lazio</td><td>17,0</td><td></td><td></td></tr><tr><td>Abruzzo</td><td>15,8</td><td></td><td></td></tr><tr><td>Veneto</td><td>15,7</td><td></td><td></td></tr><tr><td>Puglia</td><td>15,5</td><td></td><td></td></tr><tr><td>Sardegna</td><td>15,5</td><td></td><td></td></tr><tr><td>Sicilia</td><td>15,5</td><td></td><td></td></tr><tr><td>Friuli-Venezia Giulia</td><td>15,4</td><td></td><td></td></tr><tr><td>Molise</td><td>15,4</td><td></td><td></td></tr><tr><td>Calabria</td><td>14,9</td><td></td><td></td></tr><tr><td>Basilicata</td><td>14,8</td><td></td><td></td></tr><tr><td colspan="2" rowspan="2"><strong>Centro studi Abitare Co.</strong> </td><td></td><td></td></tr><tr><td></td><td></td></tr></tbody></table></figure>



<p class="wp-block-paragraph"> <strong>TOP 10 LOCALITÀ PER CRESCITA PREZZI NEL PERIODO 2022-2026</strong></p>



<figure class="wp-block-table"><table class="has-fixed-layout"><tbody><tr><td rowspan="2"><strong>Provincia</strong></td><td rowspan="2"><strong>Località</strong></td><td rowspan="2"><strong>Var.% a 5 anni</strong></td><td>&nbsp;</td><td></td></tr><tr><td></td><td></td></tr><tr><td>IM</td><td>Arma di Taggia</td><td>27,0</td><td></td><td></td></tr><tr><td>GR</td><td>Follonica</td><td>27,0</td><td></td><td></td></tr><tr><td><strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color">FE</mark></strong></td><td><strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color">Lido degli Estensi</mark></strong></td><td><strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color">27,0</mark></strong></td><td></td><td></td></tr><tr><td>SA</td><td>Ravello</td><td>26,9</td><td></td><td></td></tr><tr><td>NA</td><td>Capri</td><td>26,4</td><td></td><td></td></tr><tr><td>GE</td><td>Santa Margherita Ligure</td><td>26,0</td><td></td><td></td></tr><tr><td>GE</td><td>Rapallo</td><td>25,0</td><td></td><td></td></tr><tr><td>SA</td><td>Positano</td><td>24,9</td><td></td><td></td></tr><tr><td>NA</td><td>Ischia</td><td>23,2</td><td></td><td></td></tr><tr><td>SP</td><td>Portovenere</td><td>21,6</td><td></td><td></td></tr><tr><td>PI</td><td>Tirrenia</td><td>21,6</td><td></td><td></td></tr><tr><td><strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color">RN</mark></strong></td><td><strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color">Bellaria</mark></strong></td><td><strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color">21,6</mark></strong></td><td></td><td></td></tr><tr><td>NA</td><td>Sorrento</td><td>20,5</td><td></td><td></td></tr><tr><td>GE</td><td>Chiavari</td><td>20,2</td><td></td><td></td></tr><tr><td colspan="3"><strong>Centro studi Abitare Co.</strong></td><td></td><td></td></tr></tbody></table></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>TOP 10 LOCALITÀ DI MARE PER PREZZO AL MQ</strong></p>



<figure class="wp-block-table"><table class="has-fixed-layout"><tbody><tr><td><strong>&nbsp;</strong></td><td><strong>&nbsp;</strong></td><td colspan="2"><strong>Fronte mare nuovo</strong></td><td colspan="2"><strong>Altre zone usato</strong></td><td>&nbsp;</td></tr><tr><td><strong>Provincia</strong></td><td><strong>Località</strong></td><td><strong>Min</strong></td><td><strong>Max</strong></td><td><strong>Min</strong></td><td><strong>Max</strong></td><td><strong>Prezzo medio</strong></td></tr><tr><td>GE</td><td>Portofino</td><td>26.250</td><td>31.500</td><td>13.130</td><td>22.050</td><td>23.233</td></tr><tr><td>NA</td><td>Capri</td><td>17.100</td><td>32.550</td><td>7.050</td><td>10.200</td><td>16.725</td></tr><tr><td>NA</td><td>Anacapri</td><td>12.900</td><td>23.600</td><td>5.100</td><td>7.350</td><td>12.238</td></tr><tr><td>LU</td><td>Forte dei Marmi</td><td>10.900</td><td>22.100</td><td>6.500</td><td>8.200</td><td>11.925</td></tr><tr><td>OT</td><td>Porto Cervo</td><td>9.400</td><td>19.000</td><td>7.500</td><td>10.400</td><td>11.575</td></tr><tr><td>GE</td><td>Santa Margherita Ligure</td><td>11.550</td><td>19.950</td><td>6.100</td><td>8.100</td><td>11.425</td></tr><tr><td>OT</td><td>Porto Rotondo</td><td>7.500</td><td>14.200</td><td>6.200</td><td>7.000</td><td>8.900</td></tr><tr><td>SV</td><td>Alassio</td><td>7.900</td><td>15.750</td><td>4.500</td><td>6.500</td><td>8.663</td></tr><tr><td>SP</td><td>Portovenere</td><td>6.850</td><td>17.300</td><td>4.300</td><td>6.000</td><td>8.613</td></tr><tr><td>IM</td><td>Sanremo</td><td>9.980</td><td>15.750</td><td>3.680</td><td>4.750</td><td>8.540</td></tr><tr><td colspan="7"><strong>Centro studi Abitare Co.</strong></td></tr></tbody></table></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>TABELLE COMPLETE PER REGIONE:</strong></p>



<figure class="wp-block-table"><table class="has-fixed-layout"><tbody><tr><td><strong>&nbsp;</strong></td><td><strong>&nbsp;</strong></td><td><strong>&nbsp;</strong></td><td rowspan="2"><strong>Var.% annua 2026/2025</strong></td><td rowspan="2"><strong>Var.% a 5 anni</strong></td></tr><tr><td><strong>Provincia</strong></td><td><strong>Località</strong></td><td><strong>Prezzo medio mq</strong></td></tr><tr><td></td><td></td><td></td><td></td><td></td></tr><tr><td colspan="5"><strong>LIGURIA</strong></td></tr><tr><td>GE</td><td>Portofino</td><td>23.233</td><td>5,0%</td><td>19,3</td></tr><tr><td>GE</td><td>Santa Margherita Ligure</td><td>11.425</td><td>5,1%</td><td>26,0</td></tr><tr><td>SV</td><td>Alassio</td><td>8.663</td><td>5,0%</td><td>19,9</td></tr><tr><td>SP</td><td>Portovenere</td><td>8.613</td><td>6,3%</td><td>21,6</td></tr><tr><td>IM</td><td>Sanremo</td><td>8.540</td><td>5,1%</td><td>19,3</td></tr><tr><td>SP</td><td>Lerici</td><td>8.325</td><td>5,4%</td><td>15,2</td></tr><tr><td>GE</td><td>Rapallo</td><td>6.563</td><td>5,0%</td><td>25,0</td></tr><tr><td>GE</td><td>Sestri Levante</td><td>6.563</td><td>5,0%</td><td>18,3</td></tr><tr><td>SP</td><td>Monterosso</td><td>6.458</td><td>5,4%</td><td>15,0</td></tr><tr><td>SV</td><td>Varigotti</td><td>6.150</td><td>5,1%</td><td>15,2</td></tr><tr><td>SP</td><td>Bonassola</td><td>5.820</td><td>3,5%</td><td>14,5</td></tr><tr><td>SV</td><td>Celle ligure</td><td>5.275</td><td>5,2%</td><td>15,2</td></tr><tr><td>IM</td><td>Ospedaletti</td><td>5.200</td><td>5,1%</td><td>14,0</td></tr><tr><td>SP</td><td>Levanto</td><td>5.138</td><td>4,8%</td><td>19,3</td></tr><tr><td>SV</td><td>Laigueglia</td><td>5.113</td><td>6,0%</td><td>15,2</td></tr><tr><td>SV</td><td>Finale Ligure</td><td>5.050</td><td>5,2%</td><td></td></tr></tbody></table></figure>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full"><img decoding="async" width="653" height="357" src="https://sestopotere.com/wp-content/uploads/2026/07/tabella-ermilia-romagna.jpg" alt="" class="wp-image-308962" srcset="https://sestopotere.com/wp-content/uploads/2026/07/tabella-ermilia-romagna.jpg 653w, https://sestopotere.com/wp-content/uploads/2026/07/tabella-ermilia-romagna-300x164.jpg 300w" sizes="(max-width: 653px) 100vw, 653px" /></figure>
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		<item>
		<title>Electrolux, per Usb il piano aziendale resta inaccettabile: &#8220;No a licenziamenti, chiusure e ridimensionamenti&#8221;</title>
		<link>https://sestopotere.com/electrolux-per-usb-il-piano-aziendale-resta-inaccettabile-no-a-licenziamenti-chiusure-e-ridimensionamenti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Sestopotere MC]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Jun 2026 16:14:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Emilia-Romagna]]></category>
		<category><![CDATA[Forlì - Cesena]]></category>
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					<description><![CDATA[(Sesto Potere) &#8211; Roma &#8211; 30 giugno 2026 &#8211; Si è svolto oggi un nuovo tavolo tecnico sulla vertenza Electrolux, dentro il percorso aperto dopo la presentazione del piano aziendale che prevede 1.700 esuberi a livello nazionale. Per USB Lavoro Privato – Categoria Operaia dell’Industria Nazionale il punto è ormai evidente: &#8220;l’azienda continua a presentare [&#8230;]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">(Sesto Potere) &#8211; Roma &#8211; 30 giugno 2026 &#8211; <strong><em><a href="https://sestopotere.com/vertenza-electrolux-fimcisl-fiomcgil-e-uilmuil-chiedono-il-mantenimento-delle-produzioni-e-delloccupazione-in-italia/" data-type="link" data-id="https://sestopotere.com/vertenza-electrolux-fimcisl-fiomcgil-e-uilmuil-chiedono-il-mantenimento-delle-produzioni-e-delloccupazione-in-italia/">Si è svolto oggi un nuovo tavolo tecnico sulla vertenza Electrolux</a></em></strong>, dentro il percorso aperto dopo la presentazione del piano aziendale che prevede 1.700 esuberi a livello nazionale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per USB Lavoro Privato – Categoria Operaia dell’Industria Nazionale il punto è ormai evidente: &#8220;l’azienda continua a presentare dati, slide e ricostruzioni di contesto utili a sostenere la propria impostazione, ma non mette sul tavolo un vero piano alternativo agli esuberi e alle chiusure. Electrolux descrive il mercato, il gap competitivo, il costo dell’energia, la pressione asiatica, la logistica, la saturazione degli impianti e i costi di struttura. Ma quando si arriva alla domanda decisiva — cosa intende fare l’azienda per evitare licenziamenti e chiusure? — la risposta resta assente&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8220;Come USB siamo intervenuti ponendo innanzitutto un problema di metodo. I tavoli tecnici possono servire ad acquisire informazioni e a verificare i numeri. Ma non possono diventare il luogo in cui l’azienda accompagna progressivamente le organizzazioni sindacali e il Governo verso l’accettazione del proprio piano. Oggi il rischio è esattamente questo: Electrolux fornisce elementi per dimostrare che gli esuberi sarebbero inevitabili, ma non presenta le azioni industriali, produttive e organizzative che il gruppo intende assumere per scongiurarli. Non accettiamo una narrazione per cui nel 2026 l’azienda scopre improvvisamente che il mondo è cambiato. Dal piano industriale del 2023 a oggi Electrolux non è rimasta ferma. Ha compiuto scelte precise su volumi, piattaforme, investimenti, allocazione delle produzioni, funzioni, costi, esternalizzazioni e assetti organizzativi. La situazione attuale non è solo il risultato di fattori esterni, ma anche delle decisioni prese dal gruppo. Per questo non può essere presentata come una fatalità da scaricare sui lavoratori&#8221;: afferma, ancora, l&#8217;USB Lavoro Privato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il nodo per i sindacati resta il nesso tra i dati presentati da  Electrolux e i 1.700 esuberi dichiarati. </p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8220;L’azienda parla di gap competitivo, ma non dimostra perché quel gap debba trasformarsi in licenziamenti, riduzione strutturale dell’occupazione e chiusura di uno stabilimento. Per discutere seriamente servono dati verificabili, serve capire quali investimenti sono stati realizzati, quali alternative industriali sono state valutate e quali impegni concreti il gruppo è disposto ad assumere. Particolarmente grave è quanto avvenuto su Cerreto d’Esi. Il tavolo di oggi avrebbe dovuto prevedere un focus specifico sul sito. Nei fatti, questo approfondimento non c’è stato. L’azienda si è limitata a una comunicazione generica sulla difficoltà a individuare una soluzione interna sostenibile. Davvero troppo poco&#8221;: continua l&#8217;USB.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8220;Electrolux non può presentarsi ai tavoli e aspettare che siano lavoratori, sindacati e Governo a trovare le soluzioni. La responsabilità principale è dell’azienda. Se il gruppo vuole davvero mantenere una presenza industriale seria in Italia, deve dire quali produzioni assegna agli stabilimenti, quali investimenti conferma, quali competenze intende mantenere, come intende saturare i siti e quali garanzie occupazionali è disposto a sottoscrivere. Allo stesso tempo è necessario che il Governo chiarisca rapidamente quali strumenti intenda mettere in campo. La vertenza Electrolux non può essere gestita come una normale procedura di riduzione del personale. Qui si discute del futuro di un pezzo importante dell’industria manifatturiera del Paese, del settore dell’elettrodomestico, delle filiere, dei territori e di migliaia di lavoratrici e lavoratori&#8221;: afferma, ancora, l&#8217; USB.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per USB il piano aziendale resta inaccettabile: &#8220;Non siamo disponibili a discutere di licenziamenti, chiusure e ridimensionamenti mascherati da necessità tecnica. La discussione deve ripartire da un piano industriale vero, fondato su investimenti, saturazione degli stabilimenti, difesa dell’occupazione e mantenimento delle competenze. E alla luce dell’atteggiamento dell’azienda, riteniamo necessario alzare il livello della mobilitazione nazionale. USB è pronta a sostenere tutte le iniziative di lotta già in campo e quelle che verranno decise dai lavoratori e dalle lavoratrici negli stabilimenti. Electrolux deve ritirare il piano degli esuberi e assumersi le proprie responsabilità industriali&#8221;: conclude USB Lavoro Privato.</p>
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		<item>
		<title>Vertenza Electrolux, FimCisl, FiomCgil e UilmUil chiedono il mantenimento delle produzioni e dell’occupazione in Italia</title>
		<link>https://sestopotere.com/vertenza-electrolux-fimcisl-fiomcgil-e-uilmuil-chiedono-il-mantenimento-delle-produzioni-e-delloccupazione-in-italia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Sestopotere MC]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Jun 2026 16:07:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Emilia-Romagna]]></category>
		<category><![CDATA[Forlì - Cesena]]></category>
		<category><![CDATA[Top News]]></category>
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					<description><![CDATA[(Sesto Potere) &#8211; Roma &#8211; 30 giugno 2026 &#8211; Si è svolto oggi un nuovo tavolo tecnico sulla vertenza Electrolux, dentro il percorso aperto dopo la presentazione del piano aziendale che prevede 1.700 esuberi a livello nazionale nelle varie sedi della multinazionale,  alcune centinaia anche nel polo di Forlì. &#8220;Electrolux oggi ha espresso una disponibilità [&#8230;]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">(Sesto Potere) &#8211; Roma &#8211; 30 giugno 2026 &#8211;  Si è svolto oggi un nuovo tavolo tecnico sulla vertenza Electrolux, dentro il percorso aperto dopo la presentazione del piano aziendale che prevede 1.700 esuberi a livello nazionale nelle varie sedi della multinazionale,  alcune centinaia anche nel polo di Forlì.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8220;Electrolux oggi ha espresso una disponibilità di massima a discutere di un nuovo piano, ma in modo ancora generico e per del tutto insufficiente. Electrolux si è detta in linea di principio disposta a elaborare un piano industriale, a patto che si intervenga su alcune leve di competitività, quali la modifica della tassa europea CBAM, il costo della energia, la modifica della organizzazione del lavoro, il sostegno all’innovazione e il contenimento dei costi strutturali.&#8221;: scrivono in una nota congiunta  <strong> FimCisl, FiomCgil e UilmUil.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La direzione di Electrolux ha dettagliato le dinamiche che negli ultimi anni la hanno indotta l&#8217;azienda a rivedere in peggio i piani per l’Europa e per l’Italia: &#8220;una domanda di mercato post pandemia inferiore alle proiezioni, un calo dei prezzi medi di vendita dei prodotti, una maggiore capacità concorrenziale delle case asiatiche rispetto al previsto grazie ai minori costi di produzione; inoltre dopo una prima impennata sono rientrate anche le tariffe di trasporto dall’Asia all’Europa&#8221;. <br>La direzione aziendale  di Electrolux  ha infine dichiarato che nel piano originariamente presentato alcuni prodotti dovrebbero andare in Thailandia o in Cina. </p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8220;Giacché è impossibile pensare di inseguire i concorrenti asiatici con il costo del lavoro o pensare di recuperare il gap competitivo con la sola produttività, occorre premere in sede europea per una modifica della tassa europea CBAM, che oggi paradossalmente insiste sulle importazioni dei soli componenti ma non sugli elettrodomestici finiti, e verificare con Governo e Regioni quali azioni straordinarie possono essere intraprese per salvaguardare il settore degli elettrodomestici e sbloccare la vertenza Electrolux, a partire dal costo dell’energia e dal sostegno alla ricerca&#8221;: aggiungono <strong> Fim/Cisl, Fiom/Cgil e UilmUil.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Per i sindacati confederali di categoria &#8220;emerge con sempre maggiore evidenza che solo un intervento straordinario delle istituzioni può salvaguardare il settore e sbloccare la vertenza&#8221;. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel prossimo incontro del 14 luglio attendiamo delle prime risposte dalla azienda, mentre il 21 chiederemo una azione forte a Governo o Regioni: è l&#8217;annuncio dei sindacati.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<item>
		<title>Presentato il 18° rapporto di Intesa Sanpaolo sui distretti industriali italiani. La redditività si è mantenuta su livelli elevati</title>
		<link>https://sestopotere.com/presentato-il-18-rapporto-di-intesa-sanpaolo-sui-distretti-industriali-italiani-la-redditivita-si-e-mantenuta-su-livelli-elevati/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Sestopotere MC]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Jun 2026 08:49:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Bologna]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Emilia-Romagna]]></category>
		<category><![CDATA[Forlì - Cesena]]></category>
		<category><![CDATA[Modena]]></category>
		<category><![CDATA[Parma]]></category>
		<category><![CDATA[Reggio Emilia]]></category>
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					<description><![CDATA[(Sesto Potere) &#8211; Milano, 29 giugno 2026 – Nel triennio 2023-2025 i distretti industriali italiani hanno mantenuto una competitività elevata grazie alla tenuta dei dati di commercio estero, nonostante un rallentamento della crescita.  È quanto emerge dalla diciottesima edizione del Rapporto annuale “Economia e finanza dei distretti industriali”, a cura del Research Department di Intesa Sanpaolo, che offre [&#8230;]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">(Sesto Potere) &#8211; Milano, 29 giugno 2026 – Nel triennio 2023-2025 i distretti industriali italiani hanno mantenuto una competitività elevata grazie alla tenuta dei dati di commercio estero, nonostante un rallentamento della crescita.  È quanto emerge dalla diciottesima edizione del Rapporto annuale “Economia e finanza dei distretti industriali”, a cura del Research Department di Intesa Sanpaolo, che offre una fotografia aggiornata dello stato di salute delle imprese distrettuali italiane in una fase caratterizzata da rallentamento della crescita globale, tensioni geopolitiche e crescente frammentazione degli scambi internazionali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’analisi evidenzia come i distretti industriali abbiano affrontato questo contesto facendo leva su una maggiore<strong>&nbsp;solidità patrimoniale</strong>, buoni livelli di<strong>&nbsp;redditività</strong>&nbsp;e una forte capacità di presidiare i&nbsp;<strong>mercati internazionali</strong>. Il rafforzamento della struttura finanziaria e le abbondanti disponibilità liquide consentono alle imprese di affrontare le incertezze dello scenario con una resilienza superiore rispetto al passato e di mantenere elevata la propensione agli investimenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><u>FATTURATO A 343 MLD, PROSEGUE IL RAFFORZAMENTO PATRIMONIALE</u></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">L’analisi dei bilanci di 22.557 imprese distrettuali mette in luce come, dopo il balzo del biennio 2021-22, il fatturato sia sceso lievemente nel biennio successivo, collocandosi nel 2024 intorno ai 343 miliardi di euro. I livelli del fatturato delle imprese dei distretti si collocano su livelli abbondantemente superiori a quelli del 2019 (+16,6%). La redditività, misurata dall’EBITDA margin, si è mantenuta su livelli elevati, collocandosi all’8% nel 2024, solo di poco inferiore al massimo toccato nel 2023. Le stime relative al 2025 mostrano una sostanziale tenuta economico-reddituale. È proseguito il rafforzamento patrimoniale, con l’incidenza del patrimonio netto sul passivo salita nel 2024 al 36,6%, 2,6 punti percentuali in più rispetto all’anno precedente e addirittura 6,3 punti sopra la percentuale del 2021. Il miglioramento ha caratterizzato tutte le classi dimensionali e le filiere settoriali. Le disponibilità liquide, pur riducendosi, sono rimaste su livelli elevati (pari al 9% dell’attivo): sono risorse cruciali per autofinanziare gli investimenti futuri, affrontare le incertezze e i rischi dello scenario.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><u>L’EXPORT CRESCE DELLO 0,9% GRAZIE A MAGGIORE DIVERSIFICAZIONE</u></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel 2025, al netto dei flussi del distretto orafo di Arezzo (che nel 2024 aveva registrato un balzo dell’export verso la Turchia, poi rientrato), l’export distrettuale ha mostrato un progresso del +0,9%. È poi rimasto su valori storicamente elevati l’avanzo commerciale, pari a 97,4 miliardi di euro, l’85% circa del surplus del manifatturiero italiano. La sostanziale tenuta dell’export distrettuale non era scontata in un contesto di grandi turbolenze e di discontinuità della politica commerciale americana. È stata premiata la prontezza delle imprese nel rivedere la geografia dell’export, cogliendo le opportunità presenti in mercati come gli Emirati Arabi Uniti, la Polonia e la Spagna, che sono i tre Paesi in cui l’export dei distretti è cresciuto di più in valore nel 2025. La diversificazione dei nostri mercati di sbocco potrà trarre beneficio dai nuovi accordi commerciali tra Unione Europea e Mercosur, India, Australia e Messico. In particolare, la limitata incidenza del Mercosur sull’export totale dei distretti suggerisce l’esistenza di un ampio potenziale di crescita, soprattutto per quei territori e quelle filiere che già mostrano una presenza, seppur contenuta, nell’area.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><u>AUMENTA L’IMPORTANZA DELLE IMPRESE MEDIO-GRANDI</u></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><a></a>Nel tempo è cresciuto il ruolo delle imprese di dimensioni medie e grandi. Le grandi imprese rappresentano quasi il 60% del fatturato complessivo; se si considerano anche le medie imprese si sale all’83%. Attorno a questo nucleo di aziende capofila di più grandi dimensioni sono attive numerose imprese piccole e micro. L’approfondimento realizzato sugli approvvigionamenti delle maison della moda evidenzia come gran parte dei loro acquisti siano concentrati nei distretti italiani della filiera, dove sono presenti relazioni di prossimità di carattere strategico (attive cioè da più tempo in modo continuativo). Molti distretti sono poi fortemente integrati negli ecosistemi territoriali di riferimento: sembra, ad esempio, emergere una relazione tra i mercati di sbocco del distretto delle Calzature sportive e Sportsystem di Montebelluna e la provenienza dei visitatori turistici delle Dolomiti.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><u>IN EVIDENZA LE IMPRESE “CHAMPION”, SONO IL 7% DEL TOTALE</u></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">È rimasta alta la dispersione dei risultati: nel 2024 la quota di imprese distrettuali con EBITDA margin superiore al 20% si è collocata al 13,4% (solo di poco inferiore al picco del 2023), mentre la percentuale di imprese con marginalità negativa è passata dal 9,3% del 2023 all’11,9%. La dispersione è particolarmente alta tra le micro-imprese.&nbsp;<a></a>Anche in questa edizione del Rapporto si è messo in evidenza un nucleo di imprese definite “champion” in base alle loro performance nel periodo 2022-24: sono il 7% del totale, ben rappresentate in ogni settore e territorio. Sono molto attive in termini di internazionalizzazione e innovazione e più propense a utilizzare il cognome della famiglia nella ragione sociale. Emerge in particolare un gruppo di aziende virtuose, in grado di rafforzare la produttività, accrescere l’occupazione e innalzare i salari. Queste imprese, oltre a mostrare un’evoluzione di gran lunga migliore del fatturato, vedono una presenza più numerosa di realtà di medie e grandi dimensioni, forti anche di un miglior posizionamento strategico.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><u>MANAGER GIOVANI CONSENTONO MAGGIORE DINAMICITÀ E PIÙ INVESTIMENTI</u></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">L’analisi mostra con chiarezza che la presenza di giovani nei consigli di amministrazione si associa a percorsi di crescita più dinamici e a una maggiore propensione a investire in qualità, sostenibilità e asset immateriali. Il quadro che emerge è quello di un sistema produttivo in cui il passaggio generazionale può rappresentare un driver di competitività. Il Rapporto offre evidenza dei vantaggi competitivi offerti dai distretti agli imprenditori under 35. Per le imprese giovanili operare nei distretti si associa a migliori aspettative di crescita, a una maggiore propensione all’export e agli investimenti green, a minori difficoltà di approvvigionamento e a un più agevole accesso a risorse professionali e competenze.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><u>NEL 2026 FOCUS INVESTIMENTI SU ENERGIA, AI E CYBERSECURITY</u></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><a></a>Grazie all’indagine condotta sui colleghi che gestiscono le relazioni con le imprese clienti di Intesa Sanpaolo, è stato possibile cogliere indicazioni sui progetti di investimento per il 2026. Le maggiori priorità riguardano gli impianti di autoproduzione di energia, seguiti da soluzioni di intelligenza artificiale e cybersecurity. La necessità di attrarre e trattenere capitale umano qualificato in un contesto di crescita degli investimenti in tecnologia e sostenibilità sta spingendo le imprese distrettuali ad adottare una pluralità di strategie. Al primo posto ci sono le politiche di welfare aziendale, seguite da smartworking, premialità sul raggiungimento degli obiettivi aziendali e politiche di riconciliazione tra lavoro e vita privata. Si può fare di più in termini di formazione, percorsi dedicati all’inserimento di giovani e stranieri, offerta di alloggi a condizioni vantaggiose, collaborazione con Università, ITS e scuole superiori.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><u>DIFESA MERCATO USA E RICERCA NUOVI MERCATI SONO LE PRIORITÀ</u></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">L’analisi fa emergere il percorso di riposizionamento competitivo realizzato nel tempo dalle imprese distrettuali, ma anche le priorità da affrontare nel 2026 e nei prossimi anni: su tutte la “difesa” del mercato americano e la ricerca di opportunità in nuovi mercati, l’innovazione e la tecnologia, la sostenibilità. Si tratta di un mix articolato di strategie che può essere adottato con più facilità nei distretti dove ancora vi sono vantaggi localizzativi, legati alla prossimità delle forniture e alla presenza di competenze, di enti di formazione e di ricerca. Peraltro, proprio questi fattori di competitività tipici delle aree distrettuali spiegano anche il successo dei cinque poli aerospaziali descritti in questo Rapporto e attivi in Campania, Lazio, Lombardia, Piemonte e Puglia che insieme rappresentano circa il 90% degli addetti e dell’export del settore in Italia.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><u>INFO</u></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">In Italia si contano oltre 140 distretti industriali, considerati il cuore del &#8220;Made in Italy&#8221;. Sono concentrati per lo più nel Nord-Est, Nord-Ovest e Centro Italia, e sono caratterizzati da una forte concentrazione di piccole e medie imprese specializzate in una specifica filiera produttiva. Tra i principali poli di specializzazione spiccano i settori del: Sistema Moda &#8211; Tessile, Abbigliamento e Calzature  che rappresenta quasi la metà dei distretti italiani e nel ramo t<strong>essile e abbigliamento:</strong> conta anche il Distretto   <strong>Carpi</strong> (Emilia-Romagna); nel Sistema Casa e Arredamento c&#8217;è nel ramo <strong>Ceramica:</strong> il comprensorio di <strong>Sassuolo</strong> (Emilia-Romagna), leader mondiale nelle piastrelle; nel Sistema Meccanica, Motoristica e Metallurgia emerge nel distretto <strong>Motoristica e Meccanica</strong> la &#8220;Motor Valley&#8221; dell&#8217; <strong>Emilia-Romagna</strong> (Modena, Bologna) e nel  comparto <strong>agro-alimentare</strong> si conferma il pilastro trainante dell&#8217;economia dell&#8217;Emilia-Romagna e nel distretto <strong>Food &amp; Beverage</strong>  il <strong>packaging</strong> industriale (Valle del Packaging) nella provincia di Bologna.</p>
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		<title>La bolletta della luce salirà del 4,6%, spesa di 632,6 euro annui. Codacons: è l&#8217;effetto della crisi in Medio Oriente</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Sestopotere MC]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Jun 2026 10:11:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
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					<description><![CDATA[(Sesto Potere) &#8211; Roma &#8211; 26 goiugno 2026 &#8211;  Arera, l&#8217;Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente, comunica che nel terzo trimestre del 2026, la bolletta elettrica per il ‘cliente tipo’vulnerabile servito in Maggior Tutela aumenterà del 4,6% rispetto al trimestre precedente. L’aggiornamento riguarda unicamente i circa 3 milioni di clienti vulnerabili attualmente serviti in [&#8230;]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">(Sesto Potere) &#8211; Roma &#8211; 26 goiugno 2026 &#8211; <strong> Arera, l&#8217;Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente,</strong> comunica che nel terzo trimestre del 2026, la bolletta elettrica per il ‘cliente tipo’vulnerabile servito in Maggior Tutela aumenterà del 4,6% rispetto al trimestre precedente. L’aggiornamento riguarda unicamente i circa 3 milioni di clienti vulnerabili attualmente serviti in Maggior Tutela. Ovviamente, tutti i clienti vulnerabili che si trovano nel mercato libero hanno il diritto di passare alla Maggior Tutela.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’incremento &#8211; spiega sempre  <strong>Arera</strong> &#8211; è dovuto all’aumento atteso dei prezzi all’ingrosso dell’energia elettrica per effetto dei maggiori consumi previsti nel periodo estivo e del persistente quadro di incertezza a livello internazionale che incide sulle quotazioni attese delle materie prime energetiche.<br>A ciò si aggiunge, per il medesimo periodo, un incremento dei costi prevalentemente relativi al mercato della capacità in quanto nel mese di luglio, in cui la domanda elettrica è alta, si concentrano le cosiddette <em>“ore critiche”</em> per l’adeguatezza del sistema elettrico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Contribuisce inoltre all’aumento anche l’adeguamento della componente tariffaria <em>A<sub>SOS</sub></em>, necessario a rafforzare la liquidità dei conti di gestione presso la Cassa per i servizi energetici e ambientali (CSEA) che nei prossimi mesi è prevista in significativa riduzione: aggiunge <strong>Arera</strong>. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Per contenere l’impatto immediato sulle famiglie, l’Autorità ha avviato tale adeguamento in modo limitato e graduale. A mitigare l’aumento contribuisce la riduzione delle componenti di commercializzazione <em>PCV</em> e <em>DispBT </em>che troveranno applicazione dal 1° luglio 2026.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La spesa annuale per l’utente tipo vulnerabile in regime di Maggior Tutela &#8211; spiega  <strong>Arera </strong>&#8211; si attesterà a 591,86 euro nel periodo compreso tra il 1° ottobre 2025 e il 30 settembre 2026.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8220;Con le nuove tariffe decise da Arera la bolletta media della luce per gli utenti vulnerabili salirà dal 1° luglio a quota 632,6 euro annui (a prezzi costanti e con un consumo da 2.000 kWh), con una maggiore spesa da +27,6 euro su base annua rispetto ai prezzi del secondo trimestre. Considerando anche le forniture di gas (1.343,6 euro annui), la bolletta energetica totale per un utente vulnerabile sale a complessivi 1.976 euro&#8221;:  calcola il <strong>Codacons</strong>, commentando l’aggiornamento tariffario disposto dall’Autorità per l’energia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E il<strong> Codacons</strong> aggiunge che come aveva purtroppo previsto: &#8220;la crisi in Medio Oriente si è riversata sulle tariffe energetiche praticate ai consumatori, portando ad una sensibile impennata delle bollette&#8221;.<br>Nel dettaglio: rispetto allo stesso periodo del 2021, le tariffe della luce del III trimestre risultano più care addirittura del +38%, pari ad un aggravio di spesa da +174 euro ad utenza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8220;L’aumento delle tariffe arriva proprio quando crescono i consumi di elettricità, determinando così una vera e propria stangata estiva sulle bollette degli italiani che in questi giorni stanno utilizzando condizionatori e sistemi di climatizzazione in casa&#8221;: conclude<strong> il Codacons</strong>.</p>
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