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	<title>Economia &#8211; Sestopotere</title>
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	<title>Economia &#8211; Sestopotere</title>
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		<title>Lavoro: a settembre 565mila entrate programmate dalle imprese, 1,5 milioni nel trimestre settembre-novembre</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Sestopotere MC]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Sep 2026 07:58:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Bologna]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Emilia-Romagna]]></category>
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					<description><![CDATA[(Sesto Potere) &#8211; Roma, 16 settembre 2026 – Sono 565mila le entrate programmate dalle imprese a settembre 2026 (1), mentre salgono a 1,5 milioni quelle previste complessivamente nel trimestre settembre-novembre. I servizi concentrano il 65,6% delle entrate programmate, mentre il 26,5% riguarda l’industria, comprese le costruzioni, e il 7,9% il settore primario. Rispetto a settembre [&#8230;]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">(Sesto Potere) &#8211; Roma, 16 settembre 2026 – Sono 565mila le entrate programmate dalle imprese a settembre 2026 <em>(1)</em>, mentre salgono a 1,5 milioni quelle previste complessivamente nel trimestre settembre-novembre. I servizi concentrano il 65,6% delle entrate programmate, mentre il 26,5% riguarda l’industria, comprese le costruzioni, e il 7,9% il settore primario. Rispetto a settembre dello scorso anno, la domanda mensile risulta in lieve riduzione (-0,6%), ma il mercato del lavoro continua a mostrare un’elevata necessità di personale e una forte selettività nei profili ricercati, con una difficoltà di reperimento che si attesta al 44% </p>



<p class="wp-block-paragraph">Lo rileva il Sistema di monitoraggio Excelsior di Unioncamere e Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Le professioni più richieste</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">A settembre sono previste 177mila entrate tra impiegati, professioni commerciali e nei servizi, pari al 31,4% della domanda complessiva, seguite da 163mila entrate per operai specializzati, conduttori di impianti e macchine (28,8%) e da 120mila entrate per dirigenti, specialisti e tecnici (21,3%). Gli esercenti ed addetti nelle attività di ristorazione sono la professione più richiesta a settembre (66.790, l&#8217;11,8% del totale dei contratti previsti). Seguono gli addetti alle vendite (41.300), il personale non qualificato nei servizi di pulizia (34.820), il personale non qualificato addetto allo spostamento e alla consegna di merci e i conduttori di veicoli a motore (29.180).</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Le professioni che crescono di più</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Da questo mese, Excelsior evidenzia le professioni che stanno registrando i maggiori incrementi rispetto allo stesso mese dell’anno precedente <em>(2)</em>. Tra dirigenti, specialisti e tecnici, le professioni con la crescita più significativa sono i tecnici di apparecchiature ottiche e audio-video, gli altri specialisti dell’educazione e della formazione e gli ingegneri. Tra impiegati, professioni commerciali e nei servizi emergono invece gli addetti alle macchine d’ufficio, gli esercenti delle vendite e le professioni qualificate nei servizi ricreativi e culturali. Tra operai specializzati, conduttori di impianti e macchine, i maggiori incrementi riguardano i conduttori di veicoli a motore, i conduttori di macchine per il movimento terra, il sollevamento e la movimentazione dei materiali e gli operai addetti a macchine automatiche e semiautomatiche per la lavorazione dei metalli e dei prodotti minerali.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La situazione nelle regioni</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Lombardia (114.480), Lazio (58.790) e Veneto (51.610) restano le regioni con più entrate programmate a settembre. Segue a stretto giro l&#8217;Emilia-Romagna. Mentre le variazioni più marcate rispetto allo stesso periodo del 2025 sono quelle di Basilicata (+14,9%), Trentino-Alto Adige (+9,4%) e Puglia (+6,6%). Statisticamente le flessioni maggiori si concentrano in Abruzzo (-8,9%) e Liguria (-7,2%).</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Le difficoltà nel trovare i lavoratori</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">A settembre le imprese incontrano difficoltà a trovare il 44,1% dei lavoratori, soprattutto per la mancanza di candidati e, in misura minore, per una preparazione non adeguata.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le difficoltà risultano particolarmente elevate per alcune professioni. Tra dirigenti, specialisti e tecnici raggiungono il 73,3% per gli specialisti nelle scienze della vita, il 67,3% per direttori e dirigenti generali di aziende e il 63,5% per i tecnici in campo ingegneristico. Nel gruppo degli impiegati e delle professioni commerciali e nei servizi si arriva al 90,9% per gli esercenti delle vendite e al 72,6% per le professioni qualificate nei servizi ricreativi e culturali. Tra gli operai specializzati e i conduttori di impianti e macchine, il mismatch raggiunge l’86% per brillatori, tagliatori di pietre e coltivatori di saline e l’83,8% per i conduttori di impianti per l’estrazione e il primo trattamento dei minerali.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Chi cercano le imprese</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Considerando le caratteristiche delle entrate programmate, Excelsior mostra che nel 65% dei casi è richiesta un’esperienza professionale specifica o maturata nello stesso settore, mentre il 18,5% è destinato a persone con un titolo terziario, laurea o diploma ITS Academy. Inoltre, il 27,6% degli ingressi riguarda under 30, il 23% lavoratori stranieri e il 17,1% personale femminile. Il 22% delle entrate sarà stabile, con contratto a tempo indeterminato o di apprendistato.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Info</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>(1) </em>Le previsioni del mese di settembre riguardano i contratti con una durata di almeno 20 giorni lavorativi programmati dalle imprese del settore primario (agricoltura, silvicoltura, caccia e pesca), dell&#8217;industria e dei servizi iscritte al Registro Imprese delle Camere di Commercio, aventi almeno 1 lavoratore alle dipendenze. Le previsioni sono state acquisite nel periodo 8-24 luglio 2026 utilizzando principalmente la tecnica di compilazione in modalità CAWI attraverso le interviste realizzate presso circa di 100mila imprese.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>(2) </em>Incrementi calcolati secondo l&#8217;algoritmo di BIRCH (Balanced Iterative Reducing and Clustering using Hierarchies)</p>
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		<title>Caro-carburanti, Codacons: senza proroga sconto su accise gasolio volerà sopra 2,4 euro al litro in autostrada</title>
		<link>https://sestopotere.com/caro-carburanti-codacons-senza-proroga-sconto-su-accise-gasolio-volera-sopra-24-euro-al-litro-in-autostrada/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Sestopotere MC]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 10 Sep 2026 05:22:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Top News]]></category>
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					<description><![CDATA[(Sesto Potere) &#8211; Roma &#8211; 10 settembre 2026 &#8211; &#8220;Il 10 settembre  scadrà lo sconto sulle accise del gasolio, e in assenza di una nuova proroga il prezzo medio del gasolio al self volerà in autostrada sopra i 2,4 euro al litro, segnando un nuovo record storico in Italia&#8221;. Lo denuncia il Codacons, che lancia [&#8230;]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">(Sesto Potere) &#8211; Roma &#8211; 10 settembre 2026 &#8211; &#8220;Il 10 settembre  scadrà lo sconto sulle accise del gasolio, e in assenza di una nuova proroga il prezzo medio del gasolio al self volerà in autostrada sopra i 2,4 euro al litro, segnando un nuovo record storico in Italia&#8221;. Lo denuncia il Codacons, che lancia l’allarme sulle conseguenze economiche del caro-carburanti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In base agli ultimi dati (aggiornati al 9 settembre) dell’Osservatorio sui prezzi dei carburanti del Mimit il prezzo medio dei carburanti in modalità ‘self service’ lungo la rete stradale italiana è pari a 2,067 euro al litro per la benzina (in aumento da 2,058 euro) e 2,177 euro al litro per il gasolio (sempre in aumento da 2,169 euro). In aumento anche il costo del rifornimento sulla rete autostradale del nostro Paese, dove il prezzo medio self è di 2,152 euro al litro per la benzina (da 2,143 euro) e 2,248 euro al litro per il gasolio (da 2,240 euro).</p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8220;Alla luce di questi prezzi medi dei carburanti comunicati dal Mimit, un pieno di gasolio è rincarato in un solo mese di +5 euro mentre un pieno di benzina, considerati i listini in vigore lo scorso 9 agosto, costa 4 euro in più – spiega il Codacons – Se lo sconto sul gasolio non sarà prorogato, il prezzo medio del gasolio in modalità self volerà sulla rete ordinaria a 2,34 euro al litro, mentre in autostrada sfonderà la soglia del 2,4 euro al litro, segnando nuovi record storici negativi in Italia&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8220;Di fronte a questi numeri è evidente come la misura del taglio delle accise solo sul gasolio e per soli 17 centesimi di euro non basti più: siamo in presenza di una vera e propria emergenza che rischia di avere effetti devastanti a cascata sui prezzi al dettaglio di una moltitudine di prodotti, sul potere d’acquisto dei cittadini e sui consumi delle famiglie, e che va affrontata con provvedimenti straordinari – prosegue il Codacons – Il governo deve non solo potenziare lo sconto sul gasolio, ma estendere il taglio delle accise anche alla benzina, allo scopo di ridare fiato ai cittadini stremati dal caro-carburanti&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Ministro dei Trasporti, Matteo Salvini, ha assicurato che il taglio sarà prorogato con le accise mobili fino a quasi fine mese.</p>



<p class="wp-block-paragraph"> Ma a parere del Codacons   è: &#8220;Del tutto insufficiente una proroga dello sconto delle accise sul gasolio fino a fine mese&#8221; aggiungendo che: &#8220;che la strada della proroga dello sconto fiscale non basta più a salvare le tasche degli italiani, perché i rincari alla pompa proseguono senza sosta e stanno determinando un generalizzato aumento dei prezzi al dettaglio in tutti i settori. Basti pensare che oggi, in base ai dati comunicati dal Mimit, un pieno di gasolio costa 5 euro in più rispetto a un mese fa, +4 euro un pieno di benzina&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8220;Dati destinati a peggiorare e non poco, considerato che con il petrolio oltre i 100 dollari al barile i listini alla pompa subiranno nuovi sostanziosi rialzi&#8221;: è il parere del Codacons. </p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8220;La misura del taglio delle accise solo sul gasolio e per soli 17 centesimi di euro non è più sufficiente: siamo in presenza di una vera e propria emergenza che rischia di avere effetti devastanti a cascata sul potere d’acquisto dei cittadini e sui consumi delle famiglie, e che va affrontata con provvedimenti straordinari – conclude  il Codacons – Il governo deve non solo potenziare lo sconto sul gasolio, ma estendere il taglio delle accise anche alla benzina, allo scopo di ridare fiato ai cittadini stremati dal caro-carburanti&#8221;.</p>



<p class="has-text-align-left wp-block-paragraph">                          <strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color">CARBURANTI, CODACONS: IN UN MESE PIENO GASOLIO RINCARATO DI 4,5 EURO.  </mark></strong><br>                                               <strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color">DA INIZIO LUGLIO +14,2 EURO. BENZINA +12,6 EURO</mark></strong><br>(Sesto Potere) &#8211; Roma &#8211; 8 settembre 2026 &#8211; In un solo mese un pieno di gasolio sulla rete ordinaria, e nonostante lo sconto sulle accise, è aumentato di 4,5 euro, mentre rispetto a inizio luglio un pieno di diesel costa addirittura 14,2 euro in più. Lo denuncia il Codacons, dopo i nuovi aumenti dei carburanti comunicati oggi dal Mimit.</p>



<p class="has-text-align-left wp-block-paragraph">Rispetto alla data dell’8 agosto 2026 un litro di diesel è rincarato di 9 centesimi di euro sulla rete ordinaria, portando un pieno di gasolio a costare 4,5 euro in più (+8,6 centesimi in autostrada), mentre nel confronto con la data del 1° luglio l’aumento è di 28,5 centesimi (+14,25 euro a pieno), +27,1 centesimi in autostrada (+13,5 euro a pieno): analizza il Codacons.</p>



<p class="has-text-align-left wp-block-paragraph"> Non va meglio per la benzina &#8211; aggiunge l&#8217;associazione -: sulla rete ordinaria un litro di verde costa 7,2 centesimi in più rispetto a un mese fa (+3,6 euro a pieno), +8,3 centesimi in autostrada (+4,15 euro a pieno), mentre nel confronto col 1° luglio l’aumento per la benzina è di +25,2 centesimi sulla rete ordinaria, pari ad un aggravio da +12,6 euro a pieno, +24,7 centesimi in autostrada (+12,35 euro a pieno).</p>



<p class="has-text-align-left wp-block-paragraph">Di fronte a questi numeri è evidente come il taglio delle accise solo sul gasolio e per soli 17 centesimi di euro fino al 10 settembre non basti più: siamo in presenza di una vera e propria emergenza che rischia di avere effetti devastanti a cascata sui prezzi al dettaglio di una moltitudine di prodotti, sul potere d’acquisto dei cittadini e sui consumi delle famiglie, e che va affrontata con misure straordinarie: conclude il Codacons.</p>
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		<item>
		<title>Export, 90 imprese italiane in Argentina e Brasile per diversificare i mercati e rafforzare le filiere industriali</title>
		<link>https://sestopotere.com/export-90-imprese-italiane-in-argentina-e-brasile-per-diversificare-i-mercati-e-rafforzare-le-filiere-industriali/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Sestopotere MC]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 09 Sep 2026 07:53:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Bologna]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Emilia-Romagna]]></category>
		<category><![CDATA[Forlì - Cesena]]></category>
		<category><![CDATA[Parma]]></category>
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					<description><![CDATA[(Sesto Potere) &#8211; Roma, 9 settembre 2026 – Ha preso il via la prima missione business oriented organizzata da un Paese europeo nell’area dopo l’approvazione dell’Accordo UE-Mercosur.  Oltre 90 imprese italiane il 6 settembre sono partite alla volta di Argentina e Brasile nella missione promossa da Confindustria e ICE-Agenzia, in collaborazione con la Camera di Commercio Italiana [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">(Sesto Potere) &#8211; Roma, 9  settembre 2026 – Ha preso il via la prima missione business oriented organizzata da un Paese europeo nell’area dopo l’approvazione dell’Accordo UE-Mercosur. </p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Oltre 90 imprese</strong> italiane  il 6 settembre sono partite alla volta di  Argentina e Brasile nella missione promossa da Confindustria e ICE-Agenzia, in collaborazione con la Camera di Commercio Italiana nella Repubblica Argentina e la Câmara de Comércio Italiana de São Paulo – ITALCAM e in stretto coordinamento con le Ambasciate d’Italia a Buenos Aires e Brasilia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Fino all’11 settembre, la delegazione delle imprese italiane  farà tappa a Buenos Aires, San Paolo e Brasilia, con l’obiettivo di aprire una nuova fase delle relazioni con le due principali economie del Mercosur, diversificare i mercati di sbocco e trasformare le opportunità offerte dall’Accordo in investimenti, partnership industriali e nuove catene del valore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">“In uno scenario geopolitico sempre più complesso e mutevole, diversificare i mercati significa ridurre le dipendenze e rendere più forte e resiliente l’industria italiana. Dobbiamo consolidare la nostra presenza nei mercati maturi, che restano strategici, e allo stesso tempo aprire nuove opportunità per le nostre imprese. Il Mercosur rappresenta, in questo senso, un’area di grande potenziale: non vogliamo soltanto esportare di più, ma costruire partnership industriali, investimenti e filiere comuni capaci di generare crescita e valore reciproco”, dichiara il Presidente di Confindustria <strong>Emanuele Orsini</strong> (<em>nella foto</em> <em>in alto</em>).</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="alignleft size-full is-resized"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="639" height="400" src="https://sestopotere.com/wp-content/uploads/2022/08/Annalisa-Sassi-foto-unione-parmense-degli-industriali.jpg" alt="" class="wp-image-197821" style="aspect-ratio:1.5975857488866319;width:503px;height:auto" srcset="https://sestopotere.com/wp-content/uploads/2022/08/Annalisa-Sassi-foto-unione-parmense-degli-industriali.jpg 639w, https://sestopotere.com/wp-content/uploads/2022/08/Annalisa-Sassi-foto-unione-parmense-degli-industriali-300x188.jpg 300w" sizes="(max-width: 639px) 100vw, 639px" /><figcaption class="wp-element-caption">Annalisa Sassi foto unione parmense degli industriali</figcaption></figure>
</div>


<p class="wp-block-paragraph">A guidare la delegazione sarà <strong>Orsini</strong>, insieme a un’ampia rappresentanza dei vertici dell’Associazione e del Sistema Confindustria. </p>



<p class="wp-block-paragraph">È prevista la partecipazione dei ministri <strong>Antonio Tajani</strong> e <strong>Giuseppe Valditara</strong> e dei vertici delle istituzioni del Sistema Paese.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per Confindustria prenderanno parte alla missione anche la Vice Presidente per l’Export e l’Attrazione degli Investimenti <strong>Barbara Cimmino</strong>, il Vice Presidente e Presidente della Piccola Industria<strong> Fausto Bianchi</strong>, il Vice Presidente per l’Education e l’Open Innovation <strong>Riccardo Di Stefano</strong>, il Vice Presidente per l’Energia <strong>Aurelio Regina</strong>, la Presidente del Consiglio delle Rappresentanze Regionali e  Presidente di Confindustria Emilia-Romagna<strong> Annalisa Sassi</strong> (<em>nella foto a lato</em>), lo Special Advisor per l’Intelligenza Artificiale <strong>Alberto Tripi </strong>e il Direttore Generale <strong>Maurizio Tarquini</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Presenti anche il Presidente di ICE-Agenzia <strong>Matteo Zoppas</strong>, l’AD di SACE<strong> Michele Pignotti</strong>, l’AD di SIMEST <strong>Regina Corradini D’Arienzo</strong> e rappresentanti di ABI e CDP.</p>



<p class="wp-block-paragraph">“Questa missione è più che mai opportuna nei tempi e nel metodo. Nei tempi per i vantaggi attesi dal nostro mondo industriale e agroalimentare soprattutto in funzione dei nuovi accordi di libero scambio con il Mercosur, nel metodo perché si concretizza ancora di più l’approccio da Sistema Paese dove ogni attore coinvolto gioca il suo ruolo in funzione degli obiettivi e del risultato: da Confindustria alle istituzioni governative al sistema paese con Ice Sace Simest Cdp e il complesso delle Camere di commercio. La posta in gioco è molto alta. E si può certamente pensare che la stima dei 14 miliardi di export in più nei prossimi dieci anni nei paesi Mercosur sia sottodimensionata perché la riduzione delle barriere burocratiche e non tariffarie potrà avere un impatto positivo di grandi dimensioni. Per queste ragioni come Istituto del commercio estero dobbiamo valutare le migliori progettualità incrementali come motore della crescita dell’export in questi mercati che valgono oggi 7,5 miliardi. Un contributo necessario per il raggiungimento dell’obiettivo globale dei 700 miliardi voluto dal Governo Italiano”, afferma il Presidente di ICE-Agenzia<strong> Matteo Zoppas.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La missione si inserisce nella nuova fase aperta dall’Accordo UE-Mercosur e punta a trasformare le opportunità dell’intesa in collaborazioni industriali, investimenti e filiere integrate. Non solo, dunque, crescita degli scambi commerciali, ma una partnership più strutturata nei settori strategici, capace di mettere in comune tecnologie, competenze e capacità produttive, facilitare l’accesso delle imprese italiane ai grandi progetti infrastrutturali e rafforzare la cooperazione su ricerca, innovazione e formazione del capitale umano.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I primi segnali sul fronte dell’export sono positivi. Nel 2025 le esportazioni italiane verso il Mercosur hanno raggiunto 7,5 miliardi di euro. A maggio 2026, primo mese di applicazione dell’Accordo, l’export italiano verso il blocco è stato pari a 745 milioni di euro, in crescita del 21,1% rispetto allo stesso mese del 2025.</p>



<p class="wp-block-paragraph"> A pieno regime, il potenziale delle esportazioni italiane verso l’area è stimato in 14 miliardi di euro. Brasile e Argentina rappresentano oltre il 90% dell’interscambio italiano con il Mercosur: nel 2025 l’Italia ha esportato 5,8 miliardi di euro in Brasile e 1,2 miliardi in Argentina.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Cinque le filiere strategiche al centro della missione: agroalimentare, macchinari e impiantistica, pharma e medicale, tecnologie digitali e transizione energetica. Il programma prevede visite tecniche, tavoli settoriali e una fitta agenda di incontri B2B nelle due tappe imprenditoriali di Buenos Aires e San Paolo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’iniziativa parte da una presenza industriale italiana già fortemente radicata nei due Paesi. In Argentina operano 300 imprese a partecipazione italiana, con 25 mila addetti e circa 2 miliardi di euro di fatturato; in Brasile sono 1.400, con 150 mila addetti e 42 miliardi di euro di fatturato. Una base industriale solida sulla quale costruire nuove collaborazioni e rafforzare ulteriormente la presenza delle imprese italiane nei mercati latinoamericani.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Con questa missione <strong>Confindustria</strong> spiega di voler proseguire: &#8220;il percorso avviato lo scorso 23 aprile a Roma, quando è stata la prima organizzazione imprenditoriale europea a riunire, dopo l’Accordo UE-Mercosur, i vertici delle principali associazioni delle imprese dell’area. La missione in Argentina e Brasile rappresenta ora un ulteriore passo per consolidare il ruolo dell’Italia come partner industriale europeo di riferimento, sviluppare filiere più resilienti, rendere più sicuri gli approvvigionamenti e creare nuove opportunità di crescita per le imprese&#8221;.</p>
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		<item>
		<title>Lotta al caporalato, 20 indagati per sfruttamento e traffico di migranti. Operazione dei cc con il supporto dei reparti di Bologna</title>
		<link>https://sestopotere.com/lotta-al-caporalato-20-indagati-per-sfruttamento-e-traffico-di-migranti-operazione-dei-cc-con-il-supporto-dei-reparto-di-bologna/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Sestopotere MC]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Sep 2026 09:51:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Bologna]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Emilia-Romagna]]></category>
		<category><![CDATA[Top News]]></category>
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					<description><![CDATA[(Sesto Potere) &#8211; Catanzaro &#8211; 3 settembre 2026 &#8211; Su delega della Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro, i militari del Comando Carabinieri per la Tutela del Lavoro (attraverso le proprie articolazioni: Reparto Operativo, Gruppi Tutela Lavoro e N.I.L. &#8211; Nucleo Ispettorato del Lavoro), con il supporto dei reparti territoriali dell’Arma, nelle province di Cosenza, Napoli, [&#8230;]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">(Sesto Potere) &#8211;  Catanzaro &#8211; 3 settembre 2026 &#8211; Su delega della Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro, i militari del Comando Carabinieri per la Tutela del Lavoro (attraverso le proprie articolazioni: Reparto Operativo, Gruppi Tutela Lavoro e N.I.L. &#8211; Nucleo Ispettorato del Lavoro), con il supporto dei reparti territoriali dell’Arma, nelle province di Cosenza, Napoli,<strong> Bologna</strong>, Sassari e Mantova,  hanno dato esecuzione a un Decreto di Fermo di indiziato di delitto nei confronti di 20 cittadini stranieri (18 pakistani, 1 indiano ed 1 cittadino del Bangladesh). </p>



<p class="wp-block-paragraph">Gli indagati sono ritenuti gravemente indiziati, a vario titolo, di associazione per delinquere (art. 416 c.p.) finalizzata all’intermediazione illecita e allo sfruttamento del lavoro (art. 603 bis c.p., c.d. “caporalato”), riduzione in schiavitù (art. 600 c.p.), estorsione (art. 629 c.p.), nonché favoreggiamento dell’immigrazione clandestina (art. 12 del D.Lgs. 286/1998, c.d. “tratta di migranti”).</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’operazione costituisce l’esito di una complessa e prolungata attività investigativa che ha consentito di fare piena luce su gravissimi fenomeni di devianza criminale radicati nella Piana di Sibari, svelando la stretta, drammatica interconnessione tra il traffico illecito di esseri umani e il loro sistematico sfruttamento nei campi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’attività investigativa è stata avviata nel 2020 a seguito di una singolare vicenda di “ritorsione” denunciata da due “caporali”, oggi indagati. Costoro si presentarono spontaneamente presso i Carabinieri per sporgere denuncia contro ignoti, lamentando il danneggiamento degli pneumatici delle proprie vetture e indicando quali sospettati tre giovani migranti di origine africana che lavoravano per loro. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Tuttavia, anziché subire passivamente l&#8217;intimidazione, i predetti lavoratori scelsero di rompere il muro del silenzio e si presentarono dai Carabinieri per sporgere una dettagliata contro-denuncia. I braccianti rivelarono che il taglio degli pneumatici era l’epilogo di aspri dissidi scaturiti dalle loro legittime richieste di regolarizzazione contrattuale e dal sistematico mancato pagamento di mesi di lavoro da parte dei caporali, descrivendo per la prima volta l’inferno dello sfruttamento e delle gravi minacce subito sul territorio. Queste dichiarazioni, ritenute immediatamente coerenti e genuine, hanno consentito al Reparto Operativo dei Carabinieri per la Tutela del Lavoro di Roma di avviare le indagini.   </p>



<p class="wp-block-paragraph">Le  conseguenti attività investigative hanno consentito di fare piena luce su due distinte e ramificate associazioni per delinquere, profondamente interconnesse sul piano operativo nella Piana di Sibari.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La prima associazione a delinquere</strong>, di matrice prevalentemente etnica e guidata da cittadini stranieri, esercitava un vero e proprio controllo monopolistico sulla manodopera agricola dell’intera area. Il sodalizio, composto da 14 cittadini pakistani, non si limitava alla mera intermediazione illecita, ma riduceva i braccianti in uno stato di soggezione e servitù continuativa, annullandone la capacità di autodeterminazione.   <br>Le vittime, in maggioranza giovanissimi cittadini di origine pakistana e sub-sahariana in situazione di assoluta indigenza, venivano reclutate approfittando della loro irregolarità sul territorio, della mancanza di alternative e della non conoscenza della lingua italiana.<br>I lavoratori venivano costretti a coabitare (fino a 20 persone contemporaneamente) in alloggi fatiscenti, degradati, privi di riscaldamento, luce e gas nel centro storico di un comune locale, per i quali l’organizzazione tratteneva forzosamente dai salari quote di 50-60 euro al mese. Quotidianamente, venivano stipati a bordo di auto e furgoni in numero enormemente superiore alla capienza consentita (finanche stipati nel bagagliaio posteriore) per essere condotti nei campi, subendo un’ulteriore decurtazione arbitraria di 5 euro al giorno per il viaggio.</p>



<p class="wp-block-paragraph"> Gli stessi braccianti venivano sottoposti a turni massacranti di 8-10 ore continuative, privi di riposo settimanale, ferie o tutele assicurative e sanitarie. Sotto la sorveglianza vessatoria di “capi-squadra” che imponevano ritmi di raccolta asfissianti, ricevevano una retribuzione reale compresa tra i 2,70 e i 3 euro all’ora (pari a giornate da 23-27 euro complessivi), a fronte di tariffe di circa 40 euro corrisposte dagli imprenditori ai caporali. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Per impedire qualsiasi via di fuga, l’organizzazione tratteneva sistematicamente e parzialmente i salari dovuti, minacciando le vittime di cacciarle di casa, far perdere loro il permesso di soggiorno o aggredirle fisicamente qualora avessero protestato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un aspetto di eccezionale e odioso rilievo emerso nel corso delle indagini riguarda l&#8217;applicazione sistematica di una ponderata discriminazione salariale applicata dai caporali in base alla provenienza geografica ed etnica dei braccianti sfruttati, a parità di mansioni svolte e di estenuanti turni lavorativi (spesso protratti dalle 8 alle 10 ore continuative nei campi): i braccianti di origine sub-sahariana (nigeriani, gambiani, senegalesi, ecc.) venivano sottoposti alle condizioni economiche più penalizzanti e umilianti.  Ad essi veniva corrisposta una retribuzione giornaliera di appena 23-27 euro (pari a circa 2,70 &#8211; 3,00 euro all’ora).<br>Mentre quelli di origine pakistana ed afghana, invece, beneficiavano di un trattamento leggermente superiore, con retribuzioni giornaliere stabilite tra i 30 e i 35 euro (pari a circa 3,30 &#8211; 4,00 euro all’ora). </p>



<p class="wp-block-paragraph">Tale disparità salariale era frutto di una precisa scelta strategica del sodalizio pakistano. Nei confronti dei propri connazionali, infatti, l’organizzazione faceva leva sul forte vincolo etnico, territoriale e religioso di appartenenza, premiandone la “sottomissione fedele” con compensi marginalmente superiori al fine di blindare l’omertà e prevenire qualsiasi forma di collaborazione con le autorità statali. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Al contrario, nei confronti dei braccianti africani, considerati “inaffidabili” e privi di tale legame culturale, veniva esercitata una sopraffazione pura e asfissiante basata sul costante ricatto: la minaccia di allontanamento immediato dagli alloggi gestiti dal gruppo, la revoca della possibilità di lavorare e il mancato pagamento delle spettanze arretrate. La disperazione e lo stato di bisogno di questi giovani migranti sub-sahariani era tale da costringerli, in diverse occasioni documentate dalle intercettazioni, a implorare umilmente il proprio caporale anche solo per ottenere la dazione di 10 euro per poter acquistare cibo e sopravvivere.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong> La seconda associazione a delinquere</strong>, promossa, organizzata e composta da soggetti italiani, era finalizzata in via esclusiva al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina su scala industriale. Il programma criminoso si fondava sul sistematico aggiramento delle procedure governative connesse ai “Decreti Flussi” e “Decreto Rilancio”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’organizzazione contava sulla consapevole e attiva connivenza di un gruppo di professionisti compiacenti (commercialisti) e sull’abuso delle pubbliche funzioni esercitate da operatori di CAF e Patronati operanti in Calabria e in Basilicata. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Abusando delle loro credenziali d’accesso ai sistemi ministeriali, costoro predisponevano e inoltravano telematicamente migliaia di istanze di assunzione fittizie nei cosiddetti click day. Le istanze venivano presentate per conto di ditte agricole e commerciali compiacenti, fittiziamente intestate a prestanome o completamente improduttive (prive di terreni, dipendenti e fatturati reali). I professionisti del sodalizio provvedevano a “gonfiare” ad arte i requisiti patrimoniali e i bilanci aziendali tramite la creazione di false fatture di acquisto e vendita, inducendo in errore gli uffici della Prefettura e dell’Ispettorato del Lavoro. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Per ogni pratica finalizzata all’ottenimento del visto di ingresso o della regolarizzazione temporanea, l’organizzazione pretendeva dai migranti somme oscillanti tra i 6.500 e i 10.000 euro per singola pratica.</p>



<p class="wp-block-paragraph"> Questo illecito e sofisticato commercio di visti – definito dagli stessi sodali nelle intercettazioni come la “gallina dalle uova d’oro” – generava profitti illeciti milionari e fungeva da vero e proprio serbatoio per il mercato nero: una volta giunti sul territorio nazionale, i migranti, privi di reale impiego presso le ditte fittizie e gravati dai debiti contratti per pagare il visto, venivano inevitabilmente assorbiti e sfruttati nei campi dal sodalizio del caporalato. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Per celare la propria identità e aggirare i limiti numerici imposti alle domande private, i membri del sodalizio hanno finanche carpito e utilizzato abusivamente l’identità digitale (SPID) e le credenziali telematiche di ignari cittadini extracomunitari precedentemente regolarizzati.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le indagini del Reparto Operativo dei Carabinieri Tutela del Lavoro hanno svelato uno scenario ancor più inquietante, caratterizzato dal diretto coinvolgimento di esponenti delle storiche cosche di ‘ndrangheta operanti nella Sibaritide. </p>



<p class="wp-block-paragraph">È emerso come alcune delle ditte agricole utilizzate per lo sfruttamento intensivo della manodopera in nero fossero fittiziamente intestate a prestanome ma gestite direttamente per conto dei clan mafiosi locali. Quando i braccianti osavano protestare contro le condizioni alloggiative disumane e le decurtazioni salariali, venivano brutalmente zittiti con minacce di morte esplicite, facendo leva sull’appartenenza all’organizzazione mafiosa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’operazione  dei carabinieri rappresenta il parziale epilogo di una complessa e prolungata attività investigativa avviata nel 2020 dal Reparto Operativo del Comando Carabinieri per la Tutela del Lavoro. <br>I militari dell’Arma hanno dispiegato un dispositivo investigativo di eccezionale modernità e tenacia, dimostrando un’altissima specializzazione nel contrasto alle forme più odiose di sfruttamento del lavoro e di traffico di migranti. </p>



<p class="wp-block-paragraph">I Carabinieri per la Tutela del Lavoro hanno operato con straordinaria sensibilità umana, lavorando a stretto contatto con personale dell’O.I.M. (Organizzazione Internazionale per le Migrazioni) e dell’associazione onlus “Comunità Progetto sud”, facenti parte della rete antitratta. Questo approccio ha permesso di rassicurare le vittime – terrorizzate dalle continue minacce di ritorsione ed espulsione – offrendo loro immediata protezione e raccogliendo le loro genuine denunce-querele, rivelatesi pilastri insostituibili dell’impianto accusatorio. Numerosi braccianti sfruttati e rintracciati sul territorio sono stati immediatamente sottratti alla disponibilità dell’organizzazione, inseriti in programmi di assistenza alloggiativa e avviati ai percorsi di tutela umanitaria e regolarizzazione previsti dalla legge.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La fase esecutiva dell&#8217;operazione ha visto l’impiego coordinato di centinaia di militari e ha portato al conseguimento dei seguenti risultati: <strong>fermo di indiziato di delitto nei confronti di 20 indagati</strong>, nei cui confronti sussiste in concreto il pericolo di fuga, ritenuti i capi, organizzatori e intermediari principali di entrambi i sodalizi criminali, ristretti presso diversi istituti carcerari; perquisizioni locali e personali nei confronti di diversi indagati; e sequestro probatorio, nel corso delle indagini, di cospicuo materiale cartaceo ed elettronico, tra cui i “libri neri” della contabilità occulta tenuti dai caporali per registrare le ore effettuate e le somme sottratte forzosamente ai lavoratori nonché il sequestro di telefoni cellulari e supporti informatici, destinati ad essere sottoposti a copia forense per estrarre ulteriori elementi di prova in ordine alla rete di compravendita dei visti d’ingresso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Al momento, sono al vaglio della Procura le posizioni di diversi altri indagati. <br><br>In ossequio al principio sancito dall’articolo 27 della Costituzione italiana, la stessa Procura della Repubblica ribadisce  che il provvedimento restrittivo eseguito si inserisce nella fase delle indagini preliminari. Tutti i soggetti indagati e destinatari della misura cautelare del fermo devono considerarsi presunti innocenti fino a quando la loro colpevolezza non sia stata formalmente e definitivamente accertata con sentenza di condanna passata in giudicato.</p>
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		<title>Crisi in Medio Oriente, Confapi: Attesi forti effetti negativi soprattutto nella catena energetica per 69,5% aziende</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Sestopotere MC]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Sep 2026 11:04:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
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					<description><![CDATA[(Sesto Potere) &#8211; Roma, 2 settembre 2026 – Confapi-Confederazione Italiana della Piccola e Media Industria Privata (*) ha presentato i risultati del nuovo Rapporto Congiunturale sul primo semestre 2026 e aspettative secondo semestre delle piccole e medie imprese industriali, basato su un campione di 2.000 aziende associate, ampiamente rappresentativo del mondo delle Pmi italiane. L’indagine scatta una fotografia delle aspettative [&#8230;]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">(Sesto Potere) &#8211; Roma, 2 settembre 2026 – Confapi-Confederazione Italiana della Piccola e Media Industria Privata (*) ha presentato   i risultati del nuovo Rapporto Congiunturale sul primo semestre 2026 e aspettative secondo semestre delle piccole e medie imprese industriali, basato su un campione di 2.000 aziende associate, ampiamente rappresentativo del mondo delle Pmi italiane. </p>



<p class="wp-block-paragraph">L’indagine scatta una fotografia delle aspettative e delle strategie del tessuto imprenditoriale privato di fronte alle grandi sfide geopolitiche, macroeconomiche e tecnologiche globali. Scarsi effetti dai dazi Usa, molta preoccupazione per il perdurare delle difficoltà alla libera circolazione nello stretto di Hormuz, crescita programmata degli investimenti nel settore dell’intelligenza artificiale, basso ricorso e aumento delle difficoltà nell’accesso al credito.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questi i principali risultati che sono stati illustrati nel corso di una conferenza stampa da <strong>Cristian Camisa</strong>, (<em>nella foto</em>), Presidente della Confederazione italiana piccola e media industria privata e Vicepresidente European Entrepreneurs-CEA-PME.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il commento</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">“<em>Dalla nostra indagine – </em>spiega il Presidente, <strong>Cristian Camisa</strong><em> &#8211; emerge una crescente preoccupazione per una situazione che continua a protrarsi e che si sta trasformando in un peggioramento nel secondo semestre, alimentando un clima di forte e persistente incertezza. Per le nostre imprese non c’è fattore più penalizzante dell’incertezza: quando il quadro cambia continuamente, le aziende tendono inevitabilmente a rimandare gli investimenti e a rivedere o rinviare le proprie strategie sui mercati esteri. Alle problematiche dovute alle crisi internazionali si aggiungono oggi quelle sempre più evidenti nell’accesso al credito, che rischiano di frenare ulteriormente la capacità di investimento e di crescita delle imprese. Come sempre, le Pmi italiane stanno dimostrando una straordinaria resilienza e una grande capacità di tenuta. Ma proprio per sostenerle è necessario, ora più che mai, un intervento strutturale da parte delle Istituzioni e del Governo. Occorre – </em>conclude <strong>Camisa</strong><em> &#8211; una politica industriale chiara, strumenti concreti e condizioni di maggiore stabilità, affinché le imprese italiane possano competere ad armi pari con le loro concorrenti europee e continuare a rafforzare la propria presenza sui mercati internazionali”.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Geopolitica: i rischi percepiti tra dazi e rotte commerciali</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Le imprese italiane mostrano una sorprendente resilienza psicologica di fronte ad alcune minacce globali, mentre esprimono forte allarme per la stabilità delle catene di fornitura energetica e logistica. Nel dettaglio, l’analisi dell’impatto dei&nbsp;<strong>dazi statunitensi</strong>&nbsp;sull’attività delle imprese evidenzia&nbsp;<strong>per l’87,5% del campione effetti limitati sulle Pmi industriali</strong>&nbsp;pur segnalando aree di attenzione legate all’aumento dei costi lungo le catene di approvvigionamento. Il mercato americano viene affrontato comunque con strategie di mitigazione già in corso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Diversi gli impatti per la crisi in Medio Oriente e per la situazione dello&nbsp;<strong>Stretto di Hormuz</strong>: per il&nbsp;<strong>69,5% sono attesi effetti negativi</strong>&nbsp;per le attività, con una conseguente diminuzione della redditività;&nbsp;<strong>per il 50% delle Pmi le ricadute negative del blocco di Hormuz sono già in corso.</strong>&nbsp;I blocchi logistici e i conseguenti rincari energetici sono percepiti come una minaccia immediata e sistemica per la produzione, con un ricadute su fatturato, ordini e utili.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Investimenti, difficoltà crescenti per l’accesso al credito</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Meno della metà delle imprese (48,3%) ha effettuato investimenti </strong>nel corso del primo semestre, con il 51,7 che non ha programmato invece piani pluriennali di crescita. Preoccupazione per l’accesso al credito: nel periodo di riferimento, <strong>il 66,5% delle Pmi industriali italiane non ha avanzato domande al sistema bancario per nuove risorse finanziarie, percentuale in crescita del 7,8%</strong> rispetto al 2025.</p>



<p class="wp-block-paragraph"> Questo dato testimonia la percezione di una <strong>forte difficoltà nella richiesta di credito</strong>, spingendo la maggioranza delle aziende a non tentare nemmeno l&#8217;interlocuzione con gli istituti bancari per timore di rifiuti (35%), condizioni troppo onerose (30,8%) o richiesta di eccessive garanzie (27%), con conseguenti scelte di autofinanziamento da parte delle Pmi.</p>



<p class="wp-block-paragraph"> È evidente una profonda distanza tra le necessità del sistema produttivo e l&#8217;offerta del sistema bancario, che si traduce quindi in un fenomeno di rinuncia preventiva, con il 56% delle Pmi che ricorre all’autofinanziamento con conseguente indebolimento degli asset patrimoniali.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Innovazione: in crescita gli investimenti sull&#8217;Intelligenza Artificiale</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Gli investimenti nell’AI delle Pmi industriali sono in crescita; con riferimento al Piano 5.0 questo strumento è stato utilizzato dall’8% delle Pmi. Il 23,3% delle aziende del campione prevede piani specifici, ma <strong>con riferimento</strong> <strong>ai soli investimenti immateriali la percentuale sale al 43,8%</strong>. Le tecnologie AI vengono considerate una leva imprescindibile per incrementare la produttività (60,7%), ottimizzare i costi (90,1%) e potenziare capacità di elaborazione e gestione dei dati (82%).</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Info</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">(*) Dal 1947 Confapi è cresciuta insieme alle piccole e medie industrie italiane che rappresenta e tutela e che costituiscono la colonna portante del sistema produttivo del nostro Paese. Confapi è membro del Cnel, il Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro. La Confederazione rappresenta oggi la sintesi di un ampio sistema: più di 116mila imprese con oltre 1 milione e 200mila addetti; 63 sedi territoriali e distrettuali; 13 Unioni nazionali e un’Associazione nazionale di categoria a cui si aggiungono 2 Gruppi di interesse.</p>
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		<title>Carovita e inflazione, Codacons: Con aumento prezzi spesa sale di 1.091 euro annui a famiglia</title>
		<link>https://sestopotere.com/carovita-e-inflazione-codacons-con-aumento-prezzi-spesa-sale-di-1-091-euro-annui-a-famiglia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Sestopotere MC]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Sep 2026 10:30:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
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					<description><![CDATA[(Sesto Potere) &#8211; Roma &#8211; 2 settembre 2026 &#8211; Secondo le ultime stime preliminari Istat, nel mese di agosto 2026 l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC), al lordo dei tabacchi, registra una variazione pari a +0,5% su base mensile e a +3,3% su base annua (da +2,9% del mese precedente). L’aumento [&#8230;]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">(Sesto Potere) &#8211; Roma &#8211; 2 settembre 2026 &#8211; Secondo le ultime stime preliminari Istat, nel mese di agosto 2026 l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC), al lordo dei tabacchi, registra una variazione pari a +0,5% su base mensile e a +3,3% su base annua (da +2,9% del mese precedente).</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’aumento dell’inflazione riflette principalmente l’andamento dei prezzi degli Energetici, sia non regolamentati (da +11,4% a +16,9%) sia regolamentati (da +14,8% a +18,8%); di contro, decelerano i prezzi dei Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (da +3,0% a +2,6%) e dei Servizi relativi ai trasporti (da +1,6% a +0,9%).</p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8220;L’Istat conferma gli allarmi lanciati nelle ultime settimane  circa i rincari di prezzi e tariffe registrati in Italia, e certifica una nuova fiammata dell’inflazione che ad agosto sale al +3,3% dal +2,9% di luglio&#8221;: commenta il Codacons.<br>In base ai calcoli dell’associazione con un tasso d’inflazione al +3,3% e considerata la spesa totale delle famiglie, l’aggravio di spesa a parità di consumi raggiunge quota +1.091 euro annui per la famiglia “tipo”, salendo a +1.507 euro annui per un nucleo con due figli.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8220;A pesare sull’andamento dell’inflazione sono i prezzi energetici – evidenzia il Codacons – Contrariamente a quanto affermato ieri da Elettricità Futura (l’associazione che rappresenta gli interessi economici delle società dell’energia), gli aumenti nel comparto sono pesantissimi e avranno un impatto enorme sule tasche delle famiglie: sul mercato tutelato infatti i prezzi del gas volano ad agosto al +31,3% su anno (+6,5% su luglio), mentre quelli dell’elettricità segnano un +9,7%. Sul mercato libero l’energia elettrica rincara del +17,9% mentre il gas segna un +11,3%. Questo significa che gli italiani vanno incontro ad una mazzata sulle bollette energetiche che si teme proseguirà anche nel periodo autunnale&#8221;: avverte il Codacons.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8220;Di fronte al riaccendersi dell’inflazione e ai dati sui rincari energetici il governo non ha più alibi e deve attivarsi con urgenza per calmierare i listini dei carburanti e le tariffe di luce e gas, allo scopo di salvare i bilanci di milioni di famiglie&#8221;: conclude il Codacons.</p>
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		<title>Carovita, Codacons: in arrivo la stangata d’autunno: +633 euro a famiglia</title>
		<link>https://sestopotere.com/carovita-codacons-in-arrivo-la-stangata-dautunno-633-euro-a-famiglia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Sestopotere MC]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Sep 2026 08:43:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Top News]]></category>
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					<description><![CDATA[(Sesto Potere) &#8211; Roma &#8211; 1 settembre 2026 &#8211; Sulle tasche degli italiani è in arrivo una stangata d’autunno stimata in +633 euro a famiglia. I dati arrivano dal Codacons, che ha realizzato una elaborazione sulle maggiori spese che attendono le famiglie al rientro dalle vacanze estive e nel prossimo trimestre, alla luce dell’attuale situazione [&#8230;]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">(Sesto Potere) &#8211; Roma &#8211; 1 settembre 2026 &#8211; Sulle tasche degli italiani è in arrivo una stangata d’autunno stimata in +633 euro a famiglia. I dati arrivano dal Codacons, che ha realizzato una elaborazione sulle maggiori spese che attendono le famiglie al rientro dalle vacanze estive e nel prossimo trimestre, alla luce dell’attuale situazione geopolitica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La voce che inciderà di più in modo diretto e indiretto sulle tasche dei consumatori è quella relativa all’energia – spiega il Codacons – Il prezzo dell’elettricità monitorato è infatti passato dai 112 €/MWh nella media del trimestre settembre/ottobre/novembre 2025 agli attuali 180 €/MWh, con un balzo del +60,7%. Va ancora peggio per il gas, con l’indice Psv salito da 0,358 €/Smc nel trimestre autunnale del 2025 ai circa 0,750 €/Smc di agosto, con un aumento del +109%. Se i prezzi dell’energia si manterranno ai livelli attuali, la spesa di una famiglia media per le bollette di luce e gas potrebbe salire di complessivi 205 euro tra settembre e novembre: stima il Codacons.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Altra nota dolente quella relativa ai carburanti: qualora i listini al dettaglio dovessero rimanere sui livelli attuali, la maggiore spesa solo a titolo di rifornimenti ai distributori nel trimestre considerato (nell’ipotesi di due pieni al mese) sarebbe di +145 euro sullo stesso periodo del 2025 in caso di auto alimentata a gasolio, +93 euro per una vettura a benzina:  aggiunge l’associazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le tensioni sui mercati energetici e sui carburanti faranno salire i prezzi al dettaglio in una moltitudine di settori, a partire dagli alimentari: nell’ipotesi di un incremento dei listini di cibi e bevande del +3% nel periodo settembre-novembre, una famiglia si troverebbe a spendere circa 70 euro in più solo per mangiare. Ripercussioni anche sul fronte dei trasporti, settore che sta risentendo in modo particolare della delicata situazione internazionale, comparto dove la maggiore spesa dovrebbe attestarsi a +68 euro a famiglia nel prossimo trimestre.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche per mangiare fuori casa, come attestano gli ultimi dati Istat, si spende di più: in base alle stime del Codacons l’aggravio sulla spesa relativa a bar, ristoranti, pizzerie, ma anche food delivery, ecc. sarà di circa 20 euro a nucleo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Infine le famiglie che hanno figli in età scolastica dovranno fare i conti con la riapertura delle scuole e l’acquisto di corredo e libri, spesa che può raggiungere i 1.300 euro a studente: al momento si registrano aumenti del +1,8% per i libri di testo e tra il +2% e il +4% per il materiale scolastico, pari ad un incremento di spesa da +32 euro a famiglia rispetto lo scorso anno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il conto totale della stangata autunnale per una famiglia che dispone di due autovetture (una a benzina e una a gasolio) e ha un figlio in età scolastica raggiungerà quindi quota 633 euro, dato su cui pesa come un macigno l’effetto della guerra in Iran e che, ovviamente, risentirà in positivo o in negativo dell’evolversi della situazione internazionale nelle prossime settimane: conclude il Codacons.</p>



<p class="wp-block-paragraph">STIMA AUMENTI SETTEMBRE-OTTOBRE-NOVEMBRE</p>



<p class="wp-block-paragraph">luce e gas +205 euro<br>gasolio +145 euro<br>benzina +93 euro<br>alimentari +70 euro<br>scuola +32 euro<br>trasporti +68 euro<br>ristorazione +20 euro</p>



<p class="wp-block-paragraph">TOTALE: 633 euro</p>
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		<title>Scuola: per ogni ragazzo si spenderanno in media 673,60 euro per il corredo scolastico (+2,3% rispetto al 2025)</title>
		<link>https://sestopotere.com/scuola-per-ogni-ragazzo-si-spenderanno-in-media-67360-euro-per-il-corredo-scolastico-23-rispetto-al-2025/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Sestopotere MC]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Sep 2026 08:38:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Top News]]></category>
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					<description><![CDATA[(Sesto Potere) &#8211; Roma &#8211; 1 settembre 2026 &#8211; È tempo di rientro dalle ferie (per chi se le è potute permettere), ed ecco che le famiglie si preparano ad affrontare l’anno scolastico alle porte. Molti genitori, infatti, approfittano delle città ancora poco affollate per portarsi avanti con l’acquisto del materiale necessario e dei libri [&#8230;]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">(Sesto Potere) &#8211; Roma &#8211; 1 settembre 2026 &#8211; È tempo di rientro dalle ferie (per chi se le è potute permettere), ed ecco che le famiglie si preparano ad affrontare l’anno scolastico alle porte. Molti genitori, infatti, approfittano delle città ancora poco affollate per portarsi avanti con l’acquisto del materiale necessario e dei libri di testo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Come ogni anno, l’O.N.F. – Osservatorio Nazionale Federconsumatori ha monitorato i costi del materiale scolastico, registrando un rincaro medio del +2,3% rispetto al 2025.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Complessivamente la spesa per il corredo scolastico (più i “ricambi” necessari per tutto l’anno) ammonterà quest’anno a circa 673,60 euro per ciascun alunno (ipotizzando l’acquisto di materiale nuovo).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le voci più care si confermano quelle relative allo zaino, specialmente se si sceglie la versione hi-tech, con power bank integrato, per poter ricaricare i propri dispositivi.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="alignleft size-full is-resized"><img decoding="async" width="259" height="194" src="https://sestopotere.com/wp-content/uploads/2020/09/scuola-lavagna.jpg" alt="" class="wp-image-149967" style="aspect-ratio:1.3350785340314135;width:385px;height:auto"/></figure>
</div>


<p class="wp-block-paragraph">Per quanto riguarda i canali di vendita, dall’analisi dell’O.N.F. emerge un andamento dei prezzi molto differenziato: presso la GDO i prezzi dei prodotti presi in esame scendono mediamente del -1,1%, aumentano invece del +2,3% presso le cartolibrerie e, a differenza degli anni passati, aumentano soprattutto online, del +5,6%.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il canale online rimane più vantaggioso rispetto alle cartolibrerie, con un risparmio medio del 20,25%, e in quanto a convenienza, viene scavalcato dalla GDO, che risulta più economica di oltre l’1% rispetto all’online.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nonostante queste differenze, quella per la scuola si conferma una voce di spesa estremamente onerosa per le famiglie: ecco perché molti ricorreranno al riutilizzo del materiale degli anni passati (zaini e astucci), allo scambio/regalo di prodotti anche attraverso gruppi online e sui social network, nonché ai testi scolastici usati.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Libri</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">I libri di testo sono un tasto particolarmente dolente:&nbsp;<strong>per ogni studente in media si spenderanno 545,66 euro per i testi obbligatori + 2 dizionari. La variazione rispetto al 2025 risulta contenuta, pari al +1,6%.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Segnano un incremento soprattutto i costi dei testi delle scuole superiori di primo grado, mentre appare più contenuta la crescita dei prezzi per i testi delle superiori di secondo grado (già di per sé notevolmente onerosi).</p>



<p class="wp-block-paragraph">N. B. Il calcolo è effettuato prendendo in considerazione le adozioni di testi scolastici di diverse classi delle scuole superiori di primo e di secondo grado, sia licei che istituti tecnici. I costi indicati sono relativi ai libri nuovi. Acquistando i libri usati, invece, si risparmia oltre il 29%.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le spese sono particolarmente alte per gli alunni delle&nbsp;<strong>classi prime</strong>, nel dettaglio:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>uno studente di <strong>prima nelle scuole superiori di I grado</strong> spenderà mediamente per i <strong>libri di testo + 2 dizionari 561,61 euro</strong> (con un aumento del +1,2% rispetto allo scorso anno). A tali spese vanno aggiunti 673,60 euro per il corredo scolastico ed i ricambi durante l’intero anno, per un totale di 1.235,21 euro.</li>
</ul>



<ul class="wp-block-list">
<li>Un ragazzo di<strong> prima nelle scuole superiori di II grado</strong> spenderà per i <strong>libri di testo + 4 dizionari 805,15 euro</strong> (-0,5% rispetto allo scorso anno) e 673,60 euro per il corredo scolastico ed i ricambi, per un totale di ben 1.478,75 euro.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Dispositivi tecnologici</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma non finisce qui: ai costi per il corredo e a quelli per i testi scolastici vanno aggiunti quelli per la dotazione di eventuali dispositivi tecnologici/abbonamenti, utili e a volte indispensabili ai fini didattici (PC, webcam, microfono, antivirus e programmi di base).<strong>&nbsp;Costi che ammontano a oltre 421,00 euro</strong>, a cui va sommato, se necessario, il costo per l’attivazione di una connessione internet dedicata.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ricordate: acquistando prodotti tecnologici rigenerati, come emerge da uno studio della Federconsumatori, non solo si fa bene all’ambiente, ma si risparmia oltre il 38%.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Novità di quest’anno, nel monitoraggio, è la voce relativa all’abbonamento a una piattaforma di intelligenza artificiale, il cui utilizzo — sempre più diffuso anche in ambito scolastico — richiede consapevolezza e competenze adeguate. Federconsumatori raccomanda alle famiglie un uso critico e informato di questi strumenti, sotto un opportuno controllo, sollecitando al contempo la scuola e le istituzioni a fornire percorsi di formazione digitale che accompagnino gli studenti in un utilizzo responsabile dell’AI. Ne sono alcuni esempi i progetti educativi “Tu che ne sAI?” e “Intelligentemente Artificiali” che Federconsumatori è impegnata, insieme ad altre Associazioni, a portare avanti proprio nelle scuole e online (per maggiori informazioni:&nbsp;<a href="http://www.federconsumatori.it/">www.federconsumatori.it</a>).</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Bonus</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Per aiutare le famiglie ad affrontare tali spese esistono diverse misure, a livello comunale e regionale, che prevedono buoni, agevolazioni o gratuità dei testi scolastici per le famiglie con basso reddito (presto disponibili sul nostro sito).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Misure sicuramente positive, ma spesso non sufficienti a coprire costi di entità così elevata. Per questo da anni chiediamo maggiori sostegni per le famiglie, con bonus destinati non solo a chi si trova in condizioni di forte difficoltà economica, ma rivolti anche, in misura progressiva, ai redditi medi che hanno visto ridursi in maniera drammatica il proprio potere di acquisto in questi anni.</p>
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		<title>Tasse e imposte “nascoste”, 42,8 mln di contribuenti Irpef, di cui 1,6 mln di autonomi: ecco la classifica provinciale</title>
		<link>https://sestopotere.com/tasse-e-imposte-nascoste-428-mln-di-contribuenti-irpef-di-cui-16-mmln-di-autonomi-ecco-la-classifica-provinciale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Sestopotere MC]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 29 Aug 2026 13:51:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Bologna]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Emilia-Romagna]]></category>
		<category><![CDATA[Forlì - Cesena]]></category>
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		<category><![CDATA[Parma]]></category>
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					<description><![CDATA[(Sesto Potere) &#8211; Mestre &#8211; 28 agosto 2026 &#8211; Nella quasi totalità dei casi, per la precisione nel 95,7 per cento, le famiglie dei lavoratori dipendenti pagano tasse e contributi senza nemmeno rendersene conto: vengono infatti trattenuti automaticamente dalla busta paga, oppure sono già inclusi nel prezzo di ciò che acquistano ogni giorno. Parliamo, da [&#8230;]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">(Sesto Potere) &#8211; Mestre &#8211; 28 agosto 2026 &#8211; Nella quasi totalità dei casi, per la precisione nel 95,7 per cento, le famiglie dei lavoratori dipendenti pagano tasse e contributi senza nemmeno rendersene conto: vengono infatti trattenuti automaticamente dalla busta paga, oppure sono già inclusi nel prezzo di ciò che acquistano ogni giorno. Parliamo, da un lato, di tasse  prelevate “alla fonte” come l’Irpef o i contributi Inps, e dall’altro di imposte “nascoste” come l’Iva, le accise sui carburanti o le imposte sulla RC auto. Solo poco meno del 5 per cento dei casi, il pagamento avviene in modo consapevole, cioè quando versiamo direttamente dei soldi in contanti, online o allo sportello di una banca o delle Poste.</p>



<p class="wp-block-paragraph"> Questi dati arrivano dall’Ufficio studi della CGIA di Mestre, che ha calcolato quanto pesano complessivamente le tasse quest’anno su una famiglia italiana “tipo”: una coppia di lavoratori dipendenti con un figlio a carico. Il conto totale? 20.592 euro. Come si è giunti a questo importo?</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Quest’anno una famiglia media paga 20.592 euro di tasse</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Considerando le imposte trattenute “alla fonte” (ritenute Irpef, contributi previdenziali e addizionali Irpef), il gettito ammonta a 13.030 euro, ovvero il 63,3 per cento del totale. Aggiungendo quelle “nascoste” (Iva sugli acquisti, accise, contributo al Servizio Sanitario Nazionale incluso nell’Rc auto, imposta sull’Rc auto, canone Rai, ecc.), lo Stato incassa altri 6.676 euro, pari al 32,4 per cento del totale. Pertanto, l’ammontare complessivo di quanto versato all’erario raggiunge i 19.706 euro, cioè il 95,7 per cento del prelievo globale. Di conseguenza, la coppia in esame è tenuta a pagare direttamente e in maniera consapevole soltanto 887 euro l’anno (bollo auto e Tari), una cifra che incide in modo pressoché trascurabile sul totale, appena il 4,3 per cento.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La differenza tra autonomi e dipendenti</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Con questa elaborazione la CGIA mette in luce una differenza di fondo: il prelievo tramite sostituto d’imposta rende il rapporto tra fisco e lavoratori dipendenti (per la maggior parte del dovuto) quasi “invisibile”, mentre gli autonomi sono costretti a versare consapevolmente la gran parte del proprio carico fiscale. Non stupisce, quindi, che tra le partite Iva ci sia un’insofferenza verso le tasse ben più marcata rispetto a quella dei dipendenti, che in talune circostanze induce alcune categorie a praticare forme di sotto-dichiarazione molto diffuse.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il sostituto d’imposta: la comoda anestesia fiscale che ci tiene tutti addormentati</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Ammettiamolo: milioni di lavoratori dipendenti non hanno contezza di quante tasse pagano. Non per disinteresse verso il fenomeno, ma per come è costruito il sistema fiscale. Il meccanismo del sostituto d’imposta anestetizza la consapevolezza fiscale: lo Stato incassa, il datore di lavoro trattiene, e il dipendente non vede mai concretamente un euro delle proprie tasse. Il lavoratore autonomo, versando di persona imposte e contributi, percepisce invece più direttamente il peso fiscale. Tuttavia, pur “sentendo” maggiormente il carico tributario, spesso anche le partite Iva non hanno chiara la cifra esatta di tasse che versano ogni anno. Il motivo è il sistema di liquidazione dell’Irpef: oltre al saldo dell’anno precedente, richiede un acconto del 100 per cento per l’anno in corso, rendendolo poco trasparente e penalizzante in caso di incrementi di reddito.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>L’Irpef garantisce solo il 30% del gettito totale</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Si potrebbe obiettare che tra gli autonomi la propensione a evadere il fisco sia maggiore rispetto ai dipendenti. È un&#8217;osservazione solo<br>parzialmente vera. Va infatti ricordato che l&#8217;Irpef, pur essendo l&#8217;imposta che garantisce il maggior gettito per l&#8217;erario, incide sulle entrate fiscali complessive &#8220;solo&#8221; per il 30 per cento circa. Questo significa che sul restante 70 per cento del gettito, la possibilità di evadere non riguarda esclusivamente i lavoratori autonomi, ma può essere imputata a tutti i contribuenti, indipendentemente dalla loro condizione lavorativa. In altre parole, se è vero che alcune categorie di autonomi hanno più margini di manovra per sottrarsi al fisco, è altrettanto vero che l&#8217;evasione non è un fenomeno che riguarda solo loro: coinvolge l&#8217;intero sistema fiscale e distribuisce le proprie responsabilità su una platea di contribuenti – come le società di capitali, le big tech, i lavoratori in “nero”, etc. &#8211; molto più ampia di quanto si tenda comunemente a pensare.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Evasori: sempre più incalzati dal fisco</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel 2025 l’Agenzia delle Entrate e l’Agenzia delle Entrate – Riscossione per conto di altri enti hanno recuperato dalla lotta all’evasione fiscale<br>36,2 miliardi di euro; una cifra che costituisce un record assoluto. In questi ultimi anni il gettito è in costante crescita: tra il 2022 e il 2025 il recupero è aumentato di quasi il 44 per cento grazie, in particolar modo, all’applicazione della compliance fiscale, allo split payment, alla fatturazione elettronica e all’invio telematico dei corrispettivi. Queste misure hanno contrastato in maniera efficace il comportamento fraudolento di una vasta serie di contribuenti – tra cui gli evasori seriali, chi riceveva i pagamenti dallo Stato per un servizio o una prestazione lavorativa resa e poi non onorava il pagamento dell’Iva e, infine, i professionisti delle cosiddette “frodi carosello”. Certo, il lavoro da fare rimane ancora molto, ma le misure messe in campo in questi ultimi anni stanno riscuotendo un ottimo successo.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Abbiamo 42,8 milioni di contribuenti Irpef, di cui 1,6 milioni di autonomi</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">In Italia i contribuenti Irpef sono 42,8 milioni, di cui 24,1 milioni sono lavoratori dipendenti, 14,5 milioni sono pensionati, 1,6 milioni sono<br>lavoratori autonomi5 e altri 1,6 milioni sono percettori di altri redditi (affitti, terreni, buoni del tesoro, etc.). A livello territoriale, l’area che<br>ne conta di più è Roma con 3 milioni di contribuenti Irpef (di cui 103.000 autonomi). Seguono Milano con quasi 2,5 milioni (di cui 95.000<br>autonomi), e Napoli con 1,6 milioni (di cui poco più di 60.000 autonomi). Poi in classifica: Torino,  Brescia, Bari, Bergamo, Bologna (all&#8217;ottavo posto), Firenze e  Verona. Per l&#8217;Emilia-Romagna: al 21° posto Modena, al 32° Reggio Emilia, al 38° Parma e al 41° Forlì Cesena.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Siamo tra i più tartassati in UE</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel 2025 la pressione fiscale in Francia era al 46,1 per cento del Pil, in Danimarca al 45,5, in Belgio al 44,2 e in Austria al 44,1. Tra l’UE a 27, l’Italia si posizionava al quinto posto con un tasso del 43,1 per cento del Pil. Se tra i nostri principali competitor commerciali solo la Francia presentava un carico fiscale superiore al nostro, gli altri, invece, registravano un livello nettamente inferiore. Se in Germania il peso<br>fiscale sul Pil era al 41,8 per cento (1,3 punti in meno rispetto al dato Italia), in Spagna addirittura al 38,1 (5 punti in meno che da noi). Il tasso medio in UE, invece, era al 40,7, 2,4 punti in meno della media nazionale italiana.</p>
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		<title>Il caro-carburanti produrrà un effetto domino sui prezzi al dettaglio: allarme del Codacons</title>
		<link>https://sestopotere.com/il-caro-carburanti-produrra-un-effetto-domino-sui-prezzi-al-dettaglio-allarme-del-codacons/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Sestopotere MC]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Aug 2026 08:02:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
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					<description><![CDATA[(Sesto Potere) &#8211; Roma &#8211; 28 agosto 2026 &#8211; Il &#160;caro-carburanti rischia ora di produrre un effetto domino sui prezzi al dettaglio, trasferendo i maggiori costi dei trasporti sui listini di beni e servizi. Lo afferma il Codacons, che lancia l’allarme sulle possibili conseguenze dei forti rincari registrati nelle ultime settimane da benzina e gasolio. [&#8230;]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">(Sesto Potere) &#8211; Roma &#8211; 28 agosto 2026 &#8211; Il &nbsp;caro-carburanti rischia ora di produrre un effetto domino sui prezzi al dettaglio, trasferendo i maggiori costi dei trasporti sui listini di beni e servizi. Lo afferma il Codacons, che lancia l’allarme sulle possibili conseguenze dei forti rincari registrati nelle ultime settimane da benzina e gasolio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In un Paese come l’Italia, dove oltre l’80% del trasporto terrestre delle merci avviene su gomma, l’aumento del prezzo del gasolio determina inevitabilmente maggiori costi per l’autotrasporto e la distribuzione. Costi che rischiano di essere scaricati, in tutto o in parte, sui consumatori finali attraverso aumenti dei prezzi nei negozi e nei supermercati.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il pericolo riguarda in particolare i prodotti alimentari e i beni di largo consumo, caratterizzati da una filiera che comporta numerosi spostamenti su gomma, dalla produzione fino ai punti vendita.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Dopo la stangata alla pompa, i cittadini rischiano quindi di subire una seconda stangata al momento di fare la spesa – afferma il Codacons –. L’aumento dei carburanti non colpisce soltanto chi utilizza un’automobile, ma può propagarsi all’intera economia attraverso l’incremento dei costi di trasporto e distribuzione».</p>



<p class="wp-block-paragraph">Proprio per questo il Codacons chiede al governo di attivare un monitoraggio sull’andamento dei prezzi al dettaglio nelle prossime settimane, con particolare attenzione ai generi alimentari e ai prodotti di largo consumo, verificando che gli eventuali rincari siano realmente giustificati dall’aumento dei costi sostenuti dalle imprese.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Il rischio è che il caro-carburanti venga utilizzato come alibi per applicare aumenti dei listini superiori agli effettivi maggiori costi – prosegue il Codacons. Ogni incremento anomalo o ingiustificato deve essere individuato tempestivamente, per evitare nuove speculazioni a danno delle famiglie».</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il governo deve quindi intervenire non solo per contenere i prezzi alla pompa, ma anche per impedire che la corsa di benzina e gasolio inneschi una nuova spirale inflazionistica, aggravando ulteriormente la spesa quotidiana delle famiglie italiane: è l&#8217;appello finale del Codacons.</p>
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