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	<title>Società, cultura, sport &#8211; Sestopotere</title>
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	<title>Società, cultura, sport &#8211; Sestopotere</title>
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		<title>Sicurezza, Censis-Verisure: oltre 20 milioni di italiani hanno subito almeno un furto o un tentativo di furto in casa</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Sestopotere MC]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Oct 2026 09:49:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società, cultura, sport]]></category>
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					<description><![CDATA[(Sesto Potere) &#8211; Roma &#8211; 20 ottobre 2026 &#8211; Oltre 20 milioni di esperienze vissute. La storia degli italiani è anche una storia di furti in casa. Oltre 20 milioni, il 40,8% del totale, hanno subito almeno un furto o un tentativo di furto in casa. Circa 6 milioni e 400.000 italiani hanno subito almeno [&#8230;]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">(Sesto Potere) &#8211; Roma &#8211; 20 ottobre 2026 &#8211; Oltre 20 milioni di esperienze vissute. La storia degli italiani è anche una storia di furti in casa. Oltre 20 milioni, il 40,8% del totale, hanno subito almeno un furto o un tentativo di furto in casa. Circa 6 milioni e 400.000 italiani hanno subito almeno un atto di vandalismo ai danni della loro abitazione. È quanto emerge dal 5° Rapporto dell’Osservatorio Censis-Verisure sulla Sicurezza della Casa, intitolato «Il perimetro della sicurezza domestica».</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Le paure degli italiani.</strong> Il 43,2% della popolazione colloca il furto in casa al primo posto tra i reati che ha paura di subire, il 31,5% teme di essere vittima di aggressioni, minacce o percosse, il 19,5% del furto di dati online, il 14,2% di rapine. Il 22,9% delle donne mette al primo posto la paura di subire una violenza sessuale. Di sera l’allarme aumenta: il 44,0% degli italiani ha paura di tornare a casa da solo con il buio e il 56,0% è in apprensione per i familiari che tornano a casa da soli di sera.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Le insidie della casa.</strong> Sicurezza domestica vuol dire sentirsi protetti da qualsiasi evento negativo può accadere in casa; non solo furti e rapine, ma anche incidenti, malesseri, malfunzionamenti. La pensa così l’87,2% degli italiani. Del resto, i pericoli sono molteplici: il 42,0% ha paura di sentirsi male in casa e di non essere soccorso; il 32,4% teme di essere vittima di un incidente domestico e il 29,1% dichiara di limitarsi nelle attività dentro casa perché ha paura che gli possa accadere qualcosa.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Spazi esterni da proteggere assolutamente. </strong>Sfuma il confine tra dentro e fuori le mura domestiche: il 53,2% della popolazione vuole sentirsi sicuro a partire dalla strada in cui abita e il 29,4% dal portone o dal cancello della propria abitazione. Del resto, il 67,4% di chi ha subito almeno un furto o un tentativo di furto dichiara che i ladri per accedere all’abitazione si sono serviti di spazi esterni come giardini, garage e balconi. Ecco perché il 92,1% degli italiani pensa che sia importante rilevare con sensori perimetrali esterni collegati a telecamere un tentativo di furto o di intrusione prima che il ladro riesca ad entrare.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Allarme solitudine. </strong>Le persone che vivono da sole sono quasi 10 milioni e negli ultimi trent’anni sono più che raddoppiate. Tale condizione costituisce di per sé motivo di preoccupazione e di ansia, e il 43,0% degli italiani è in apprensione per un familiare che vive da solo. Vivere da solo non necessariamente significa essere solo. La solitudine relazionale riguarda circa 5 milioni di italiani che non hanno rapporti né con parenti né con amici, e di questi circa 4 milioni sono completamente soli perché non hanno rapporti neppure con i vicini di casa.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Via libera alla casa smart.</strong> Oggi una casa sicura ha un sistema di protezione fatto da un insieme di dispositivi in cui la tecnologia gioca un ruolo centrale. Gli italiani lo hanno capito e il 58,5% considera affidabile un sistema di allarme che utilizza l’intelligenza artificiale a condizione che sia supervisionato da persone pronte a intervenire e il 63,8% indica al primo posto nella scelta di un sistema di allarme la combinazione tra prezzo, tecnologia e servizi offerti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una rete che ti accompagna. La sicurezza domestica deve essere una rete che ti accompagna lungo tutta la vita e l’86,4% della popolazione pensa che per ridurre i furti in casa occorra una collaborazione sempre più stretta tra Forze dell’ordine, enti locali e vigilanza privata in progetti di sicurezza urbana.</p>



<p class="wp-block-paragraph"> <br>Questi sono i principali risultati della ricerca «Il perimetro della sicurezza domestica» che è stata presentata oggi a Roma da Anna Italia, Direttrice di ricerca del Censis e discussa da Anna Maria Domenici, Presidente Unione Nazionale Imprese di Vigilanza e Servizi di Sicurezza-Univ.<br>Sono intervenuti anche: Stefano Locatelli, Vicepresidente nazionale Anci, Luigi Rinella, Direttore Centrale Polizia Scientifica e Sicurezza Cibernetica Dipartimento Pubblica Sicurezza Ministero dell’Interno, Maria Paola Suppa, Viceprefetto di Roma, Antonio Russo, Managing Director Verisure Italia, Roberta Serroni, Dirigente DG Politica industriale Ministero delle Imprese e del Made in Italy, Michele Altomari, Operations Director Verisure Italia, Enzo Amich, IX Commissione Telecomunicazioni Camera dei Deputati, Raffaele Bifulco, Professore ordinario di Diritto Costituzionale Luiss, Donatella Caprioglio, Psicologa dell’abitare, psicoterapeuta e scrittrice, Giorgio De Rita, Segretario Generale Censis, Emanuela Notari, Longevity strategist, Diego Ricchiardi, Information Technology Senior Manager Verisure Italia, Roberto Massucci, Questore di Roma, Davide Rossi, Ricercatore Osservatorio Internet of Things Politecnico di Milano, Luca Toccalini, X Commissione Attività produttive Camera del Deputati, e Janina Landau, Giornalista Class Cnbc.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="alignleft size-full"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="660" height="462" src="https://sestopotere.com/wp-content/uploads/2026/10/convegno-censis-verisure.jpg" alt="" class="wp-image-317720" srcset="https://sestopotere.com/wp-content/uploads/2026/10/convegno-censis-verisure.jpg 660w, https://sestopotere.com/wp-content/uploads/2026/10/convegno-censis-verisure-300x210.jpg 300w, https://sestopotere.com/wp-content/uploads/2026/10/convegno-censis-verisure-214x150.jpg 214w, https://sestopotere.com/wp-content/uploads/2026/10/convegno-censis-verisure-323x226.jpg 323w" sizes="(max-width: 660px) 100vw, 660px" /></figure>
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<p class="wp-block-paragraph">                                                                      <strong>Dichiarazioni dei relatori</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Antonio Russo – Managing Director di Verisure Italia, ha detto: &#8220;La quinta edizione dell&#8217;Osservatorio conferma un&#8217;evoluzione profonda dei bisogni di sicurezza degli italiani. Le persone non cercano più soltanto protezione da intrusioni e furti, ma una risposta più ampia ai rischi e alle vulnerabilità della vita quotidiana. È a partire da questa evoluzione che Verisure ha costruito il proprio modello, integrando tecnologia avanzata, una Centrale Operativa attiva 24 ore su 24, presidio umano e la collaborazione responsabile tra istituzioni, aziende e territorio. La nostra ambizione è contribuire a ridefinire il concetto stesso di sicurezza, trasformandolo da semplice protezione dei beni a servizio capace di tutelare le persone, dentro e fuori casa, nei momenti in cui il supporto può fare davvero la differenza&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Emanuela Notari – Longevity Strategist, ha affermato: &#8220;La vera sfida della longevità è intervenire prima che la casa diventi un limite all’autonomia della persona. Occorre individuare soluzioni di revisione del layout interno della casa che rendano gli spazi abitativi più sicuri e accessibili e consentano alle persone di continuare a vivere bene e in autonomia&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Donatella Caprioglio – Psicologa dell’abitare, psicoterapeuta e scrittrice, ha aggiunto: &#8220;La casa non è soltanto uno spazio da proteggere, ma un luogo che custodisce la nostra identità, la nostra intimità e il nostro senso di appartenenza. Abitare significa anche abitarsi. Integrare la dimensione psicologica nella cultura della sicurezza significa non solo proteggere la casa dalle intrusioni, ma anche aiutare le persone a ritrovare fiducia e sicurezza nel proprio spazio&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Michele Altomari – Operations Director Verisure Italia, ha sostenuto: &#8220;La Centrale Operativa Verisure è un osservatorio privilegiato non solo sui fenomeni criminali, ma anche sui comportamenti e sui bisogni di protezione delle persone. Oggi la domanda di sicurezza non riguarda più soltanto la protezione della casa e dei beni, ma sempre di più la tutela delle persone, della loro autonomia e delle loro fragilità. Per rispondere a bisogni sempre più complessi servono soluzioni evolute, capacità operativa e, soprattutto, una presenza umana in grado di accompagnare le persone prima, durante e dopo un evento&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Diego Ricchiardi &#8211; Head of Information Technology Verisure Italia, ha concluso: &#8220;Una casa smart è una casa capace di adattarsi ai bisogni di chi la abita. Nella sicurezza questo significa integrare tecnologie, connessione continua e competenza umana. L’Intelligenza Artificiale ci permette di vedere prima, vedere meglio e vedere più lontano, ma il principio resta chiaro: la tecnologia potenzia la persona, non la sostituisce. Valutazione e decisione restano umane&#8221;.</p>
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		<title>Sicurezza. Censis-Verisure: il 39,4% dei giovani ha paura di rimanere solo in casa di notte, il 22,3% anche di giorno </title>
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		<dc:creator><![CDATA[Sestopotere MC]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Oct 2026 09:40:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società, cultura, sport]]></category>
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					<description><![CDATA[(Sesto Potere) &#8211; Roma &#8211; 20 ottobre 2026 -– Con la ripresa degli studi, delle attività lavorative e, in generale, degli impegni quotidiani, settembre segna per molti giovani il ritorno alla routine. Questo momento dell’anno, caratterizzato da nuove abitudini e organizzazione della vita, riporta l’attenzione anche sulla percezione di sicurezza all’interno della propria casa. Secondo i [&#8230;]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">(Sesto Potere) &#8211; Roma &#8211; 20 ottobre 2026 -– Con la ripresa degli studi, delle attività lavorative e, in generale, degli impegni quotidiani, settembre segna per molti giovani il ritorno alla routine. Questo momento dell’anno, caratterizzato da nuove abitudini e organizzazione della vita, riporta l’attenzione anche sulla percezione di sicurezza all’interno della propria casa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo i dati raccolti dalla quarta edizione dell’Osservatorio sulla Sicurezza della Casa Censis-Verisure, realizzato con il contributo del Servizio Analisi Criminale del Ministero dell’Interno, la paura di vivere situazioni di rischio tra le mura domestiche è diffusa anche tra i più giovani. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Le persone tra i 18 e i 34 anni dichiarano di sentirsi a disagio quando sono sole in casa o quando lasciano la propria abitazione incustodita ed esprimono frequentemente il timore di incidenti o malori. </p>



<p class="wp-block-paragraph"> I dati mostrano, quindi, che la percezione dell’insicurezza domestica interessa tutte le età, anche le fasce più giovani. Non solo, il 52,1% delle persone tra i 18 e i 34 anni ha timore di lasciare la casa incustodita, timore condiviso dal 45,7% delle persone tra i 35 e i 64 anni e dal 35,3% degli over 65.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><br><strong>STARE SOLI IN CASA PREOCCUPA ANCHE I PIÙ GIOVANI</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La casa vuota non è l’unica fonte di preoccupazione. Dalla quarta edizione dell’Osservatorio sulla Sicurezza della Casa Censis-Verisure emerge come tra i giovani sia diffuso anche il timore di rimanere soli tra le mura domestiche.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il 39,4% dei giovani tra 18 e 34 anni ha paura di restare solo in casa durante la notte, rispetto al 26,1% del totale della popolazione. Durante il giorno questa percentuale diminuisce leggermente, coinvolgendo il 22,3% dei 18-34enni rispetto al 11,8% della popolazione complessiva.  </p>



<p class="wp-block-paragraph">Le paure non riguardano soltanto la possibilità di un’intrusione. Quasi un giovane su due, il 47,8%, teme di potersi sentire male in casa senza ricevere soccorso; il 37,2% ha invece paura di rimanere vittima di un incidente domestico.  </p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>LA PREVENZIONE PASSA ANCHE DA CIÒ CHE SI CONDIVIDE ONLINE</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Sul fronte dei comportamenti quotidiani, i giovani mostrano una particolare attenzione ai punti di accesso alla propria casa: il 92,6% dichiara di non aprire la porta agli sconosciuti, rispetto all’87% della popolazione complessiva.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La prudenza risulta, invece, meno diffusa quando si passa alla condivisione online. Il 54% dei 18-34enni evita di pubblicare sui social fotografie o informazioni su vacanze e viaggi mentre si trova fuori casa, rispetto al 69,2% della popolazione italiana complessiva.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Condividere in tempo reale immagini, posizione o informazioni sulla durata di un viaggio può rendere riconoscibile la propria assenza e fornire indicazioni sulle abitudini di chi vive nell’abitazione. Un aspetto particolarmente rilevante considerando che nel 72,6% dei casi di furto la casa era vuota al momento dell’intrusione e che anche assenze temporanee possono essere sufficienti per esporla a rischi.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>NON SOLO TECNOLOGIA: PER I GIOVANI CONTA IL SUPPORTO UMANO</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il quadro non si esaurisce nelle preoccupazioni. L’87,7% dei giovani considera la sicurezza domestica un elemento sempre più importante della propria vita e l’86,5% ritiene che avere dispositivi di sicurezza in casa aiuti a vivere meglio e a sentirsi più tranquilli.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dalle risposte emerge però che, nella percezione dei 18-34enni, la protezione non coincide con un singolo dispositivo. L’81% ritiene più efficace un sistema integrato e personalizzato sulla base delle esigenze di chi vive nell’abitazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Alla tecnologia si affianca il valore attribuito alla componente umana: il 71,4% dei giovani dichiara di non volere soltanto un allarme che suona, ma un servizio con persone in grado di offrire assistenza prima, durante e dopo un’eventuale situazione di pericolo. Una richiesta coerente con le preoccupazioni emerse dall’indagine: non soltanto rilevare un problema, ma sapere di poter contare sul supporto e sull’intervento di professionisti qualificati in caso di necessità. </p>
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		<title>Salute, in Italia il 43% degli adulti e il 54% degli over 65 è in eccesso di peso</title>
		<link>https://sestopotere.com/salute-in-italia-il-43-degli-adulti-e-il-54-degli-over-65-e-in-eccesso-di-peso/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Sestopotere MC]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Oct 2026 09:12:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società, cultura, sport]]></category>
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					<description><![CDATA[(Sesto Potere) &#8211; Roma &#8211; 20 ottobre 2026 &#8211; In Italia il 43% degli adulti e il 54% degli over 65 è in eccesso ponderale (è quindi o sovrappeso o obeso), un dato sostanzialmente stabile per entrambe le fasce d’età e che vede le regioni del Sud con prevalenze più alte. Lo affermano i dati [&#8230;]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">(Sesto Potere) &#8211; Roma &#8211; 20 ottobre 2026 &#8211; In Italia il 43% degli adulti e il 54% degli over 65 è in eccesso ponderale (è quindi o sovrappeso o obeso), un dato sostanzialmente stabile per entrambe le fasce d’età e che vede le regioni del Sud con prevalenze più alte. Lo affermano i dati relativi al biennio 2024-2025 <em>(*) </em>delle sorveglianze Passi  e Passi d’Argento coordinate dall’Iss-Istituto superiore di sanità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Più nel dettaglio per gli adulti circa il 32% del campione risulta in sovrappeso e oltre il 10% obeso. La prevalenza più alta di obesità è in Campania (13%), Molise (13%) e Calabria (12%), mentre la più bassa è in Val D&#8217;Aosta (meno del 2%), Sardegna e Provincia Autonoma di Bolzano.<br> Per quanto riguarda invece gli over 65 per lo stesso biennio il 41% del campione risulta in sovrappeso, e il 13% obeso. </p>



<p class="wp-block-paragraph">A livello regionale fra gli ultra65enni è il Molise ad avere la prevalenza più alta di obesità (19%), seguito da Campania (17%) e Sicilia (16%), mentre la più bassa è in Val D’Aosta, Provincia Autonoma di Trento e Piemonte.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>(*) I risultati aggiornati al 2025 sono in un formato più sintetico rispetto a quelle degli anni precedenti in vista della pubblicazione, a breve, di una nuova dashboard grafica che consentirà di consultare intero patrimonio informativo.</em></p>
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		<title>Crisi, in povertà assoluta: 2,1 milioni di famiglie italiane  (5,4 milioni di individui). Alta incidenza al Sud</title>
		<link>https://sestopotere.com/crisi-in-poverta-assoluta-21-milioni-di-famiglie-italiane-54-milioni-di-individui-alta-incidenza-al-sud/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Sestopotere MC]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 15 Oct 2026 10:23:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Bologna]]></category>
		<category><![CDATA[Emilia-Romagna]]></category>
		<category><![CDATA[Forlì - Cesena]]></category>
		<category><![CDATA[Nord Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Società, cultura, sport]]></category>
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					<description><![CDATA[(Sesto Potere) &#8211; Roma &#8211; 15 ottobre 2026 &#8211; Nel 2025, si stima che siano oltre 2,1 milioni le famiglie in condizione di povertà assoluta, per un totale di 5,4 milioni di individui. In termini percentuali, l’incidenza della povertà assoluta tra le famiglie è pari all’8,0%, stabile rispetto al 2024 (+8,4%), e al 9,3% tra [&#8230;]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">(Sesto Potere) &#8211; Roma &#8211; 15 ottobre 2026 &#8211; Nel 2025, si stima che siano oltre <strong>2,1 milioni le famiglie</strong> in condizione di <strong>povertà assoluta,</strong> per un totale di <strong>5,4 milioni di individui</strong>. In termini percentuali, l’incidenza della povertà assoluta tra le famiglie è pari all’8,0%, stabile rispetto al 2024 (+8,4%), e al 9,3% tra le persone, anch’essa stabile rispetto all’anno precedente (+9,8%). </p>



<p class="wp-block-paragraph">L’incidenza della povertà assoluta per le <strong>famiglie composte solamente da italiani</strong> è pari al <strong>5,9%</strong>, sale al <strong>26,7% tra quelle con almeno uno straniero</strong> e raggiunge il <strong>29,4%</strong> tra le famiglie <strong>composte esclusivamente da stranieri</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Stabile</strong> anche l’incidenza della <strong>povertà relativa,</strong> che tra le <strong>famiglie</strong> si attesta al <strong>10,8%,</strong> dal 10,9% del 2024, e tra gli <strong>individui</strong> al <strong>14,8%</strong> (dal 14,9%). Sono oltre <strong>2,8 milioni le famiglie in povertà relativa</strong>, per un totale di quasi <strong>8,7 milioni di individui.</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">Oltre 5,4 milioni di individui in povertà assoluta in Italia nel 2025</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Nel 2025 si stimano poco più di 2,1 milioni di famiglie in povertà assoluta; l’incidenza, pari all’8,0% sul totale delle famiglie residenti, risulta stabile rispetto al 2024. Gli individui in povertà assoluta sono oltre 5,4 milioni, rappresentano il 9,3% del totale dei residenti, quota che risulta anch’essa stabile rispetto a quella dell’anno precedente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La stabilità del fenomeno rispetto al 2024 conferma anche la più alta incidenza nel Mezzogiorno (coinvolge 813mila famiglie, il 9,6% delle residenti nella ripartizione), seguito dal Nord-ovest (568mila famiglie, 7,7%) e dal Nord-est (386mila famiglie, 7,4%); il Centro mostra, anche nel 2025, i valori più bassi (338mila famiglie, 6,3%).</p>



<p class="wp-block-paragraph"> Tra le famiglie assolutamente povere, il 38,6% risiede nel Mezzogiorno (39,8% nel 2024), il 45,3% al Nord (44,5% nel 2024) e il restante 16,1% al Centro (15,7% nel 2024).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche tra gli individui i valori più elevati dell’incidenza di povertà assoluta (oltre l’11%) si osservano nel Sud e nelle Isole; seguono il Nord-ovest (8,8%) e il Centro (7,4%). L’incidenza di povertà assoluta diminuisce all’aumentare dell’età, passando dal 12,5% fra i minori (per un totale di 1 milione 136mila), al 12,1% fra i giovani di 18-34 anni (quasi 1 milione 198mila), all’8,9% per i 35-64enni e al 6,1% fra gli over 65 (oltre 891mila).</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’intensità della povertà assoluta, che misura in termini percentuali quanto la spesa mensile delle famiglie povere sia mediamente al di sotto della linea di povertà (cioè “quanto poveri sono i poveri”), si conferma stabile a livello nazionale (18,5%), nel Nord (18,2%, con valori pari al 18,5% nel Nord-ovest e 17,8% nel Nord-est) e nel Centro (18,2%), mentre nel Mezzogiorno si segnala un lieve incremento: le stime salgono al 19,0%, dal 18,5% del 2024, per effetto dell’aumento nelle Isole (dove dal 17,0% si sale al 19,0%).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Segnali di miglioramento rispetto al 2024, a livello nazionale, si osservano nei comuni più piccoli fino a 50mila abitanti (diversi dai comuni periferia area metropolitana), dove l’incidenza di povertà assoluta scende al 7,4% dall’8,9%. La povertà assoluta è invece stabile nei comuni sopra i 50mila abitanti, nei comuni periferici delle aree metropolitane, dove l’incidenza è pari all’8,9%, e nei comuni centro di area metropolitana, dove si attesta all’8,1%.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le dinamiche sono tuttavia differenziate nelle ripartizioni: la stabilità nei comuni centro di area metropolitana è la sintesi di una flessione dell’incidenza nel Nord, dove dall’8,2% scende al 5% (nel Nord-ovest al 4,2%), e di un aumento nel Centro dove sale all’8,3% (dal 4,1% del 2024). Il miglioramento nei comuni più piccoli (non periferici delle aree metropolitane) è invece trainato dal Centro, con valori pari al 5,4% (dal 7,9% del 2024), e dal Mezzogiorno, dove l’incidenza raggiunge l’8,2% (dall’11,0% del 2024).</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Si conferma critica la condizione delle famiglie più ampie</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">L’incidenza di povertà assoluta si conferma più alta tra le famiglie con un elevato numero di componenti: raggiunge il 19,2% tra quelle che ne hanno cinque o più e il 10,5% tra quelle con quattro, mentre scende all’8,4%, un valore comunque superiore alla media, tra le famiglie di tre componenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra le coppie con tre o più figli, quasi una su sei è in povertà assoluta (16,9%); anche per le famiglie di “altra tipologia”, dove spesso coabitano più nuclei familiari e/o sono presenti membri aggregati, l’incidenza è elevata (16,4%). Superiori alla media i valori dell’incidenza per le famiglie monogenitore tra le quali più di una su 10 (11,5%) è in povertà assoluta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La povertà assoluta tra le famiglie con persona di riferimento (p.r.) con almeno 65 anni risulta più contenuta (6,1%) rispetto a quelle con p.r. più giovane: l’incidenza supera il 10% tra le famiglie<br>con p.r. entro i 34 anni e tra quelle con età compresa fra i 45 e 54 anni, si attesta all’8,7% tra le famiglie con p.r. 35-44enne (in calo rispetto al 10,6% del 2024) e scende al 7,2% tra le famiglie di 55-64enni.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Istruzione e lavoro rappresentano fattori di protezione contro la povertà</h2>



<p class="wp-block-paragraph">L’incidenza di povertà assoluta diminuisce al crescere del titolo di studio della persona di riferimento: se quest’ultima ha conseguito almeno il diploma di scuola secondaria superiore, l’incidenza è pari al 4,4%; è oltre due volte più elevata (11,9%) se la p.r. ha al massimo la licenza di scuola media e aumenta ulteriormente, salendo al 12,3%, per le famiglie in cui la persona di riferimento ha conseguito al massimo la licenza di scuola elementare. Per queste ultime, concentrate tra le famiglie di anziani, si registra un miglioramento dei valori dell’incidenza rispetto al 2024 (quando era pari al 14,4%).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra le famiglie con persona di riferimento occupata, l’incidenza di povertà è pari all’8,5% nel caso la p.r. sia lavoratore dipendente, arrivando al 14,3% se la persona di riferimento è inquadrata come operaio e assimilato. Fra le famiglie con persona di riferimento lavoratore indipendente, i valori più elevati dell’incidenza (6,6%) si registrano per le famiglie inquadrate come “altro indipendente” (indipendenti che non sono imprenditori né liberi professionisti).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Infine, l’incidenza rimane su valori più elevati per le famiglie con persona di riferimento in cerca di occupazione (20,7%), mentre tra le famiglie con persona di riferimento ritirata dal lavoro risulta contenuta e pari al 5,2%.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Segnali di miglioramento tra i minori</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Nel 2025, la povertà assoluta coinvolge oltre 1 milione 136mila minori (il 12,5% dei minori residenti), variando dal 10,7%, per il Centro al 15,2% del Mezzogiorno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Rispetto al 2024, si osserva una sostanziale stabilità dell’incidenza della povertà assoluta, con segnali di miglioramento per la classe di età 7-13 anni (12,1%, dal 14,9% del 2024).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra le famiglie in povertà assoluta in cui sono presenti minori, oltre 656mila (11,2%), l’incidenza più elevata, pari al 19,4%, si osserva per quelle di “altra tipologia” (dove convivono più nuclei familiari e/o sono presenti membri aggregati); tra le coppie, la diffusione del fenomeno aumenta al crescere del numero di figli minori (7,8% per le coppie con un figlio minore, 10,0% per quelle con due figli minori e 17,7% se i figli minori sono almeno tre), attestandosi su valori elevati anche tra le famiglie monogenitore (11,6%).</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’intensità della povertà per le famiglie con minori, pari al 21,6%, è più elevata di quella calcolata sul totale delle famiglie (18,5%), evidenziando la diffusa condizione di disagio economico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche per le famiglie con minori si conferma l’associazione tra diffusione della povertà assoluta e condizione lavorativa/posizione nella professione della persona di riferimento (p.r.): tra le famiglie di occupati, l’incidenza più elevata si rileva se il p.r. è operaio e assimilato (15,5%), seguite da quelle con p.r. inquadrato come “altro indipendente” (10,5%). Arriva al 21,1% per le famiglie con minori in cui la p.r. non è occupata e per quelle in cui la p.r. è in cerca di occupazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nei comuni centro dell’area metropolitana, rispetto alle altre tipologie comunali, si registrano i valori più elevati dell’incidenza per le famiglie con minori (13,4%). Nei comuni più piccoli, fino a 50mila abitanti le stime arrivano al 9,9% e nei comuni periferia dell’area metropolitana e i comuni di oltre i 50mila abitanti sono pari al 12,3%.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il legame tra cittadinanza e condizione socio-economica si evidenzia anche tra le famiglie con minori: tra quelle composte solamente da italiani l’incidenza si attesta al 7,8% e diventa quattro volte più elevata (31,4%) se composte unicamente da stranieri (si ferma al 27,8% nel caso della famiglia con minori in cui sia presente almeno un componente straniero). Rispetto al 2024, le famiglie con minori dove sono presenti stranieri (sia quelle costituite solamente da stranieri sia quelle in cui è presente almeno uno straniero) registrano comunque una riduzione dei valori dell’incidenza di povertà assoluta.</p>
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		<title>Caro energia e inflazione, per gli alimenti maggiore spesa annua da +1.326 euro a famiglia in 10 anni</title>
		<link>https://sestopotere.com/caro-energia-e-inflazione-per-gli-alimenti-maggiore-spesa-annua-da-1-326-euro-a-famiglia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Sestopotere MC]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Oct 2026 06:26:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Società, cultura, sport]]></category>
		<category><![CDATA[Top News]]></category>
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					<description><![CDATA[(Sesto Potere) &#8211; Roma &#8211; 14 ottobre 2026 &#8211; I consumi degli italiani hanno subito profonde modifiche negli ultimi 10 anni, con cambiamenti climatici, guerre e caro-energia che hanno influito sulla spesa delle famiglie. Lo afferma il Codacons, che sulla base dei dati Istat ha realizzato uno studio mettendo a confronto i consumi dei cittadini [&#8230;]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">(Sesto Potere) &#8211; Roma &#8211; 14 ottobre 2026 &#8211; I consumi degli italiani hanno subito profonde modifiche negli ultimi 10 anni, con cambiamenti climatici, guerre e caro-energia che hanno influito sulla spesa delle famiglie. Lo afferma il Codacons, che sulla base dei dati Istat ha realizzato uno studio mettendo a confronto i consumi dei cittadini tra il 2015 e il 2025.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il primo dato che emerge dalla ricerca è quello relativo alla spesa alimentare, per la quale gli italiani spendono in media il 25% in più rispetto a 10 anni fa – evidenzia l’associazione – Per cibi e bevande analcoliche l’esborso mensile passa infatti dai 441 euro mensili del 2015 ai 552 euro del 2025, pari ad una maggiore spesa annua da +1.326 euro a famiglia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’incremento più consistente riguarda piatti pronti e preparazioni alimentari, che nel periodo in esame registrano un boom del 254%, pari ad una maggiore spesa da 307 euro annui a nucleo, mentre per caffè e cacao le famiglie spendono in media il 67% in più (+99 euro annui), e quasi il +38% per oli e grassi (+65 euro annui); per carni e verdure la spesa sale di quasi il 20%, +21% zucchero e dolciumi, +17% latte, uova e formaggi, +14% il pane.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo però non significa che la dispensa degli italiani sia oggi più piena rispetto a 10 anni fa: avvisa il Codacons.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La maggiore spesa sostenuta dalle famiglie è infatti da attribuire ai pesanti rincari dei prezzi che hanno investito il comparto alimentare negli ultimi anni, tra cambiamenti climatici che hanno fatto schizzare alle stelle le quotazioni delle materie prime (dal caffè al cacao), guerra in Ucraina che ha portato a rialzi per cereali, latticini e oli, e caro-energia scaricato sui listini finali al pubblico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nello stesso periodo infatti la spesa non alimentare registra un incremento molto più contenuto e pari al +8,4%: qui alcune voci segnano addirittura un decremento. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Rispetto a 10 anni la spesa per il comparto ricreazione, spettacoli e cultura diminuisce del -16,7%, pari in media ad un minor esborso da 253 euro annui a famiglia – calcola il Codacons – quella per abbigliamento e calzature scende del -9% (-125 euro annui), mentre la spesa per tabacchi e bevande alcoliche si ridimensiona del -4,1% (-22 euro annui circa). </p>



<p class="wp-block-paragraph">Per abitazione, acqua, elettricità, gas e altri combustibili ogni famiglia spende circa l’11% in più (+1.180 euro annui), +10,7% per i trasporti (+341 euro annui). </p>



<p class="wp-block-paragraph">L’aumento più sostanzioso, tuttavia, si registra per la voce servizi ricettivi e di ristorazione, per la quale le famiglie spendono un terzo in più rispetto a 10 anni fa (+33,7%, +495 euro annui).</p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8220;E non certo perché gli italiani viaggino di più: il comparto turistico, complice la pandemia Covid e il caro-bollette, è tra quelli che ha registrato i più forti incrementi dei listini negli ultimi anni&#8221;: conclude l’associazione.</p>
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		<item>
		<title>Tragedie stradali, Asaps: 41 i bambini investiti e uccisi dal 2015 a ottobre 2026 durante le manovre in cortili o aie</title>
		<link>https://sestopotere.com/tragedie-stradali-asaps-41-i-bambini-investiti-e-uccisi-dal-2015-a-ottobre-2026-durante-le-manovre-in-cortili-o-aie/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Sestopotere MC]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 10 Oct 2026 07:35:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Emilia-Romagna]]></category>
		<category><![CDATA[Forlì - Cesena]]></category>
		<category><![CDATA[Società, cultura, sport]]></category>
		<category><![CDATA[Top News]]></category>
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					<description><![CDATA[(Sesto Potere) &#8211; Forlì &#8211; 10 ottobre 2026 &#8211; Già un  incidente stradale che toglie la vita a un bambino è una tragedia enorme, ma se l’incidente e la morte del bambino è causato dal papà, da una mamma, da un nonno, da uno zio o parente è un evento straziante.L’Osservatorio ASAPS, Associazione Sostenitori ed [&#8230;]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">(Sesto Potere) &#8211; Forlì &#8211; 10 ottobre 2026 &#8211; Già un  incidente stradale che toglie la vita a un bambino è una tragedia enorme, ma se l’incidente e la morte del bambino è causato dal papà, da una mamma, da un nonno, da uno zio o parente è un evento straziante.<br>L’Osservatorio ASAPS, Associazione Sostenitori ed Amici della Polizia Stradale con sede a Forlì,  sugli  incidenti ai bambini ha estrapolato il dato dei bimbi travolti e uccisi da genitori, nonni e parenti durante le manovre con auto o trattori agricoli nei cortili o aie negli ultimi undici anni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dal 2015 a ottobre 2026 secondo l’osservatorio sono stati <strong>41</strong> i piccoli travolti e uccisi: <strong>4</strong> nel 2015, <strong>6</strong> nel 2016, <strong>2</strong> nel 2017, <strong>2</strong> nel 2018, <strong>1</strong> nel 2019, <strong>4</strong> nel 2020, <strong>1</strong> nel 2021, <strong>3</strong> nel 2022, <strong>1</strong> nel 2023, <strong>6</strong> nel 2024, <strong>2</strong> nel 2025<strong>, 9 </strong>nel 2026<strong>. 30</strong> bambini sono stati travolti e uccisi da un’auto, <strong>9 </strong>trattori agricoli, <strong>1</strong> da un muletto, <strong>1</strong> da un furgone.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sono stati <strong>20</strong> i bimbi travolti e uccisi dal papà o dalla mamma, <strong>7 </strong>dai nonni, <strong>5</strong> da un parente e <strong>9 </strong>da un estraneo o amico della famiglia. <br>Dei <strong>41</strong> bimbi <strong>30</strong> erano maschi e <strong>11 </strong>le femmine. Probabilmente incide in queste percentuali la maggior vivacità e intraprendenza dei maschi. Di questi cinque bimbi erano di origine straniera.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Fra le piccole vittime <strong>1</strong> aveva 3 mesi, <strong>6</strong> avevano un anno, <strong>5 </strong>un anno e mezzo, <strong>16</strong> avevano due anni, <strong>4 </strong>avevano tre  anni, <strong>2</strong> quattro anni, <strong>1</strong> cinque anni<strong>, 1</strong> sei anni, <strong>1</strong> sette anni e <strong>4</strong> otto anni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8220;Questa serie di tragedie, sollecita un appello ai genitori e parenti alla massima prudenza durante le manovre in cortili con le auto e nelle aie anche con trattori agricoli. Per le vetture è auspicabile la generalizzata installazione dell’allarme acustico nelle manovra in retromarcia sui  veicoli di produzione o addirittura telecamere come avviene da qualche anno negli Stati Uniti. Comunque gli adulti alla guida devono sempre avere in visione i bambini che giocano nei cortili, piazzali, aie. Questa sequela di piccole vittime uccise per disattenzione deve essere azzerata&#8221;: commenta Giordano Biserni, presidente ASAPS (<em>nella foto</em>).</p>
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		<item>
		<title>In Italia 1.283.000 minorenni vivono in famiglie in povertà assoluta. Coinvolte, 734 mila famiglie (12,3%) </title>
		<link>https://sestopotere.com/315807-2/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Sestopotere MC]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 30 Sep 2026 07:20:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società, cultura, sport]]></category>
		<category><![CDATA[Top News]]></category>
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					<description><![CDATA[(Sesto Potere) &#8211; Roma &#8211; 30 settembre 2026 -L’UNICEF Italia ha presentato i dati del IV Monitoraggio 2026 del documento “Le cose da fare. Agenda UNICEF 2022–2027 per l’infanzia e l’adolescenza”. Il rapporto annuale che restituisce un quadro sullo stato di attuazione delle priorità individuate per promuovere e tutelare i diritti delle bambine, dei bambini [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">(Sesto Potere) &#8211; Roma &#8211; 30 settembre 2026 -L’UNICEF Italia ha presentato i dati del <strong>IV Monitoraggio 2026</strong> del documento <strong>“Le cose da fare. Agenda UNICEF 2022–2027 per l’infanzia e l’adolescenza”</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il rapporto annuale che restituisce un quadro sullo stato di attuazione delle priorità individuate per promuovere e tutelare i diritti delle bambine, dei bambini e degli adolescenti in Italia.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>L’Agenda “Le cose da fare” si articola intorno a cinque priorità</strong>: <strong>Cambiamento climatico, Non discriminazione, Educazione di qualità, Salute mentale e benessere psicosociale e Genitorialità</strong>. </p>



<p class="wp-block-paragraph">A seguire  alcuni dati tratti dal Monitoraggio.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Povertà minorile:</strong> In Italia nel 2024, <strong>1.283.000 minorenni vivono in famiglie in povertà assoluta</strong>, pari a circa 734 mila famiglie (12,3%) &#8211; dati Istat.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nell’anno scolastico 2024/2025 <strong>solo il 40% degli edifici scolastici risulta accessibile</strong> agli alunni con disabilità motoria.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Nel 2025 vi è stato un calo dei NEET</strong> <em>(cd giovani inattivi),</em><strong>che rappresentano il 13,3% dei giovani tra 15 e 29 anni</strong> (-1,9% rispetto al 2024).</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Cambiamento climatico:</strong> secondo il sondaggio UNICEF-Youtrend, il <strong>22% degli italiani</strong> dichiara di vivere esperienze riconducibili all’ecoansia.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>l’accesso ai servizi educativi per la prima infanzia (fascia di età 0-2 anni)</strong>, si riscontra una crescita, con una copertura nazionale di <strong>31,6% nell’anno educativo 2023/2024.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Nell’anno educativo <strong>2023/2024, il tasso di copertura dei posti nido e i servizi integrativi per i bambini tra 0 e 2 anni è stato del 31,6%</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>&#8220;In questo scorcio di legislatura, continuiamo a chiedere a Governo e Parlamento di agire dando priorità a misure che abbiano impatto positivo sulla vita presente e futura dei bambini e degli adolescenti. Il Monitoraggio 2026 ci consegna un quadro in movimento: alcuni indicatori migliorano, altri restano fermi o peggiorano, ma in ogni caso ci dicono che norme e politiche efficaci per l&#8217;infanzia e l’adolescenza non possono più essere rinviate. Siamo nella fase conclusiva della legislatura e questo è il momento di trasformare gli impegni assunti in azioni concrete e durature. Lo dobbiamo a ogni bambina, bambino e adolescente di questo Paese, indipendentemente da dove sono nati, da dove vivono o dalle condizioni della loro famiglia,&#8221;</em> ha sottolineato <strong>il Presidente dell&#8217;UNICEF Italia, Nicola Graziano.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>L’edizione 2026 parte</strong><strong>dalla voce delle ragazze e dei ragazzi</strong>, raccogliendo esperienze, opinioni e raccomandazioni maturate nei percorsi di partecipazione promossi dall’ UNICEF e integrandole con l’analisi degli indicatori disponibili, delle politiche pubbliche e dei più recenti provvedimenti normativi<strong>. Dai percorsi UNICEF, emergono richieste di partecipazione effettiva, di servizi accessibili e inclusivi, di maggiore attenzione alle disuguaglianze e di politiche capaci di rispondere alle differenze territoriali e alle condizioni di maggiore vulnerabilità.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>&#8220;Il Rapporto offre elementi di riflessione e di confronto per le istituzioni politiche italiane,</em> <em>in particolare Governo e Parlamento, per verificare come gli impegni assunti dall’Italia si traducano in azioni concrete, nel quadro della Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, dell’Agenda 2030 e delle raccomandazioni del Comitato ONU”,</em> ha detto <strong>il Presidente dell’UNICEF Italia Nicola Graziano &#8211;</strong> <em>&#8220;Quest&#8217;anno abbiamo scelto di partire dall&#8217;ascolto: le ragazze e i ragazzi che abbiamo incontrato nei nostri percorsi di partecipazione ci hanno detto con chiarezza cosa manca e cosa funziona nella loro vita quotidiana. È una novità importante del Monitoraggio 2026, che non si limita a leggere i dati, ma li mette in dialogo diretto con le loro parole. Chiediamo alle istituzioni di ascoltare questa voce con la stessa serietà con cui noi l&#8217;abbiamo raccolta”.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<item>
		<title>Sanità, 58% italiani sceglie chi dà prima l&#8217;appuntamento. Gli under 35 cercano velocità e servizi digitali, gli over 65 strutture già conosciute</title>
		<link>https://sestopotere.com/sanita-58-italiani-sceglie-chi-da-prima-lappuntamento-gli-under-35-cercano-velocita-e-servizi-digitali-gli-over-65-strutture-gia-conosciute/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Sestopotere MC]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 30 Sep 2026 07:12:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società, cultura, sport]]></category>
		<category><![CDATA[Top News]]></category>
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					<description><![CDATA[(Sesto Potere) &#8211; Milano &#8211; 30 settembre 2026 &#8211; Meglio aspettare meno, anche se significa rinunciare alla struttura o al professionista che dà maggiore fiducia. È la scelta del 57,9% degli italiani quando deve decidere dove effettuare una visita, un esame diagnostico o delle analisi. E la rapidità si conferma il primo criterio anche nella [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">(Sesto Potere) &#8211; Milano  &#8211; 30 settembre 2026 &#8211; <strong>Meglio aspettare meno, anche se significa rinunciare alla struttura o al professionista che dà maggiore fiducia</strong>. È la scelta del <strong>57,9% degli italiani</strong> quando deve decidere dove effettuare una visita, un esame diagnostico o delle analisi. E la <strong>rapidità</strong> si conferma il <strong>primo criterio anche nella scelta iniziale</strong> del centro medico: la indica il 38,7% degli intervistati, <strong>davanti alla vicinanza e comodità della struttura</strong> (23,1%), <strong>alla fiducia nella struttura o nei professionisti</strong> (19,2%) <strong>e al prezzo</strong> (19%).</p>



<p class="wp-block-paragraph">È quanto emerge da un <strong>sondaggio</strong> condotto su un <strong>campione di 1.000 italiani, rappresentativo della popolazione per sesso, età e regione</strong>, per capire che cosa orienta oggi la scelta di un centro medico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Che il <strong>tempo</strong> sia diventato una <strong>variabile centrale</strong> viene confermato quando agli intervistati viene chiesto di scegliere tra velocità e fiducia: <strong>il 57,9% preferisce la struttura o il professionista che garantiscono prima l’appuntamento, anche se l’alternativa gode di maggiore fiducia</strong>. E, <strong>a parità di prestazione e prezzo, il 40,3% sarebbe disposto a lasciare un centro già conosciuto per uno nuovo capace di offrire prima l’appuntamento</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«<strong>La rapidità</strong> con cui si riesce ad accedere a una prestazione sanitaria <strong>non è più soltanto un elemento organizzativo</strong>: i dati ci dicono che <strong>è</strong> diventata <strong>parte integrante del valore che il paziente attribuisce al servizio</strong> -commenta <strong>Marco Daturi</strong>, CMO di Cerba HealthCare Italia-. Ma sarebbe sbagliato fermarsi a questo dato. <strong>La ricerca mostra</strong> con grande chiarezza <strong>che non esiste un paziente tipo</strong> e che <strong>le aspettative cambiano profondamente nelle diverse fasi della vita</strong>. La sfida per chi opera nella sanità è riuscire <strong>a rispondere a bisogni differenti senza costringere le persone a scegliere tra velocità, qualità della relazione, prossimità e continuità della cura</strong>».</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La distanza tra le generazioni è</strong> infatti <strong>uno degli elementi più marcati</strong> dell’indagine. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra gli <strong>under 35 la rapidità è il primo criterio</strong> per il 58,9%, mentre il prezzo pesa per il 30,2%; nessuno indica la fiducia come fattore principale. <strong>Tra gli over 65</strong> <strong>lo scenario si capovolge</strong>: vicinanza (42,5%) e fiducia (41,2%) raccolgono insieme oltre otto indicazioni su dieci, mentre rapidità e prezzo scendono rispettivamente al 5,9% e al 10,4%. Uomini e donne, invece, mostrano priorità sostanzialmente sovrapponibili.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche <strong>il digitale divide le generazioni</strong>. Complessivamente, <strong>per il 51%</strong> degli italiani la possibilità di <strong>prenotare online, scegliere giorno e orario e consultare i referti via internet influenza molto o abbastanza</strong> la scelta del centro medico.</p>



<p class="wp-block-paragraph"> <strong>Tra gli under 35 la percentuale raggiunge il 100%, mentre tra gli over 65 il 72,9% afferma che questi servizi incidono poco o per niente</strong>. E tra chi cerca abitualmente informazioni o recensioni online prima di scegliere una struttura, l’87,3% attribuisce molta o abbastanza importanza anche ai servizi digitali messi a disposizione dal centro.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La fiducia, tuttavia, resta una componente fondamentale del rapporto con la sanità</strong>. Il <strong>97,3% degli intervistati tiene conto almeno qualche volta del consiglio del medico di famiglia</strong> o dello specialista nella scelta della struttura e il 59,1% è disposto ad allontanarsi da casa, almeno entro certi limiti, per raggiungere un centro considerato particolarmente affidabile.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Ed è soprattutto quando si guarda alla fedeltà che la fiducia mostra il proprio peso</strong>. Dopo un’esperienza positiva il 43,2% torna nella stessa struttura e un ulteriore 15,9% lo fa se può ritrovare lo stesso medico.</p>



<p class="wp-block-paragraph"> Ma il comportamento cambia radicalmente a seconda delle priorità: <strong>tra chi mette la fiducia al primo posto, il 95,3% tende alla continuità con la struttura</strong> o con il professionista; tr<strong>a chi privilegia la rapidità, invece, il 64,1% è disposto a cambiare anche dopo essersi trovato bene</strong> pur di ottenere prima l’appuntamento.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Per noi <strong>questo è forse il messaggio più importante dell’indagine</strong> -prosegue Marco Daturi –. <strong>Essere scelti una volta non significa avere conquistato un paziente per sempre</strong>. Occorre meritare quella scelta a ogni nuova necessità, rendendo semplice l’accesso, riducendo per quanto possibile i tempi, offrendo strumenti digitali realmente utili e, contemporaneamente, costruendo una relazione di fiducia. <strong>La tecnologia e l’efficienza possono facilitare enormemente il rapporto con la sanità, ma non sostituiscono il valore della relazione con la struttura e con i professionisti</strong>. I dati ci mostrano che è proprio la capacità di tenere insieme queste dimensioni a poter trasformare una singola prestazione in un rapporto che dura nel tempo.».</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Cerba HealthCare Italia</strong> – Parte di un gruppo internazionale dedicato alla diagnostica ambulatoriale e alle analisi cliniche presente in&nbsp;90&nbsp;nazioni, Cerba HealthCare Italia è specializzata nei settori dei laboratori analisi, medicina dello sport, medicina del lavoro, radiologia, poliambulatori e service lab. Nel nostro Paese conta oltre 2.000 addetti, più di 400 tra centri medici e di prelievo,&nbsp;31 laboratori. Ogni anno esegue più di 25 milioni di esami e offre i suoi servizi a oltre 5 milioni di pazienti. <a href="http://www.cerbahealthcare.it/" target="_blank" rel="noopener">www.cerbahealthcare.it</a></p>
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		<item>
		<title>Scuola, Censis: il 43,4% degli studenti non pensa di avere  competenze sufficienti per scegliere il proprio futuro e il 17,9% non comprende i voti ricevuti</title>
		<link>https://sestopotere.com/scuola-censis-il-434-degli-studenti-non-pensa-di-avere-competenze-sufficienti-per-scegliere-il-proprio-futuro-e-il-179-non-comprende-i-voti-ricevuti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Sestopotere MC]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 25 Sep 2026 13:44:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società, cultura, sport]]></category>
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					<description><![CDATA[(Sesto Potere) &#8211; Roma, 25 settembre 2026 – Il 43,4% degli studenti dichiara di non disporre di informazioni, conoscenze e competenze sufficienti per compiere una scelta consapevole per il proprio futuro e anche il 38,9% degli studenti del quinto anno ha bisogno di ulteriore supporto. Il 56,2% talvolta non comprende perché la propria valutazione è [&#8230;]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">(Sesto Potere) &#8211;  Roma, 25 settembre 2026 –  Il 43,4% degli studenti dichiara di non disporre di informazioni, conoscenze e competenze sufficienti per compiere una scelta consapevole per il proprio futuro e anche il 38,9% degli studenti del quinto anno ha bisogno di ulteriore supporto. Il 56,2% talvolta non comprende perché la propria valutazione è diversa da quella di un compagno, il 25,9% trova incomprensibili alcuni voti troppo bassi, mentre appena il 17,9% ha perfettamente chiari i motivi del voto o del giudizio ricevuto. Il 48,5% degli studenti si sente protetto solo in parte dalla scuola rispetto a bullismo, cyberbullismo o discriminazioni, il 36,3% per niente, e solo il 15,2% si sente del tutto protetto. </p>



<p class="wp-block-paragraph">È quanto emerge dai tre Rapporti realizzati nell’ambito della prima annualità del Progetto Iride «La scuola vista dai giovani», dedicati all’orientamento, alla valutazione degli apprendimenti e allo stare bene a scuola. Per ciascun argomento sono stati ascoltati circa 8.000 studenti degli ultimi tre anni di corso di 61 scuole secondarie di secondo grado; alle loro risposte si affianca una rilevazione su 1.000 diplomati tra 18 e 24 anni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I risultati della ricerca rinviano tutti a una richiesta: una presenza educativa più continua, leggibile e vicina alle difficoltà concrete degli studenti. </p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La scuola è soprattutto una comunità di pari.</strong> Per il 90,3% degli studenti la scuola è prima di tutto un luogo nel quale fare nuove conoscenze e amicizie. L’80,4% va d’accordo con i compagni, il 75,1% considera sereno il clima della classe e il 77,1% non si sente giudicato dai coetanei. Quando si chiede che cosa faccia stare meglio a scuola, il 54,0% indica il rapporto con i compagni di classe; seguono la ricreazione (23,3%), il rapporto con gli altri studenti (21,4%), e le ore percepite come più leggere con il 20,9%. Buoni voti e utilità degli apprendimenti raccolgono valori inferiori. La socialità quotidiana, tuttavia, non sempre diventa una rete di aiuto: tra chi ha subito un abuso, il 34,9% non si confida con nessuno, il 37,0% si rivolge alla famiglia, il 27,2% ad amici esterni alla classe e soltanto il 14,8% agli insegnanti.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Gli insegnanti restano un riferimento che non sempre diventa dialogo.</strong> Il 55,8% degli studenti afferma di poter contare sui docenti in caso di necessità e il 51,3% si sente incoraggiato e stimolato. Negli istituti professionali le quote salgono rispettivamente al 61,2% e al 57,2%. Questa disponibilità generale, tuttavia, non sempre si traduce in un confronto nei momenti più delicati. Come mostra il basso ricorso ai docenti in caso di abuso, lo stesso scarto emerge quando nasce un conflitto sulla valutazione: il 35,6% discute con il docente di un voto ritenuto ingiusto senza ottenere risultati e il 29,5% rinuncia in partenza perché considera inutile il confronto. Solo nel 4,6% dei casi lo studente arriva a riconoscere le ragioni dell’insegnante e nel 6,0% il voto o il giudizio viene modificato.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>L’incertezza prosegue fino al diploma.</strong> Tra gli studenti che intendono continuare gli studi, solo il 25,5% ha già individuato il corso al quale iscriversi; il 32,3% conosce soltanto l’ambito di interesse, il 32,2% è indeciso tra più opzioni e il 10,0% non ci ha ancora pensato. Anche in quinta, il 29,2% è ancora indeciso. La transizione al lavoro presenta lacune operative: il 51,5% si ritiene poco o per niente capace di trovare le offerte, il 45,1% di scrivere una lettera di presentazione, il 43,7% di preparare un buon curriculum e il 38,7% di sostenere un colloquio.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Una scuola più concreta e coinvolgente.</strong> Il 45,0% degli studenti indica le lezioni più interattive e dinamiche come la prima leva per migliorare la scuola. Seguono programmi più attuali per il 32,0%, meno verifiche per il 31,9%, e meno ore di lezione per il 30,3%. Inoltre, il 57,3% ritiene che gli insegnanti assegnino troppi compiti, il 54,7% ritiene che nel proprio percorso si studi troppo e il 52,1% si sente poco o per niente stimolato ad andare a scuola. Non si tratta soltanto di una domanda di alleggerimento, ma la richiesta riguarda il senso del lavoro scolastico e il legame tra contenuti, esperienza e futuro.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il problema non è il voto, ma la comprensione del voto.</strong> Solo il 9,3% afferma che tutti i docenti spiegano i criteri con cui assegnano voti e giudizi; per il 34,1% lo fa la maggioranza, per il 49,4% soltanto alcuni e per il 7,3% nessuno. Anche la restituzione è debole: il 76,5% svolge compiti a casa senza ottenere un voto, un giudizio o una discussione con il docente, il 74,7% viene a conoscenza del voto soltanto attraverso il registro elettronico, il 57,6% affronta prove in classe senza ricevere un feedback. Il 56,4% ritiene inoltre che gli insegnanti non siano obiettivi nei giudizi; il 44,3% considera le valutazioni poco o per niente eque. Il 71,0% considera la scuola una fonte continua di ansia e stress. Quando si chiede quale stato d’animo prevalga, il 51,0% indica l’ansia, il 46,0% la noia, il 25,8% la serenità, il 18,7% la felicità e appena l’8,0% l’entusiasmo. Il 73,7% ritiene che il modo di vivere la valutazione influenzi il rendimento; il 35,5% ha saltato almeno una volta la scuola per paura di una prova pur essendo preparato.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Dopo il diploma la scuola viene rivalutata.</strong> Il 71,2% dei diplomati giudica buona o ottima l’esperienza vissuta, contro il 46,2% degli studenti ancora a scuola; il 60,8% consiglierebbe la propria ex scuola, a fronte del 47,3% di chi la frequenta. Tra i diplomati l’83,9% considera utili le conoscenze acquisite, il 69,7% ciò che ha imparato per la vita e il 54,5% per il lavoro. Anche il ricordo degli spazi migliora: il 39,1% li definisce funzionali, contro il 21,6% degli studenti, e il 24,2% puliti, contro il 7,4%. Resta però elevata la quota di chi li ricorda vecchi, pari al 33,7%. Il tempo rende più articolato il giudizio, ma non cancella la memoria dell’ansia (53,8%), dei criteri poco chiari e dei feedback insufficienti.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Informazioni. </strong>Questi sono i principali risultati della prima annualità del Progetto Iride <strong>«</strong>La scuola vista dai giovani<strong>»</strong>, che è stato presentato  a Roma da Claudia Donati, Direttrice di ricerca Censis, e da Giorgio De Rita, Segretario generale Censis.  Il Progetto Fres- Iride <strong>«</strong>La scuola vista dai giovani<strong>»</strong> si inserisce nelle attività dell’Osservatorio Iride nato dalla collaborazione tra Fondazione Costruiamo il Futuro Ets e Fondazione Censis, che si propone di offrire annualmente ricerche e analisi sui percorsi educativi e di formazione, mettendo al centro il punto di vista delle nuove generazioni.</p>
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		<title>Alimenti a fini medici speciali, la nutrizione che cura: dal Senato un&#8217;agenda per superare le disparità regionali</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Sestopotere MC]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Sep 2026 09:32:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Bologna]]></category>
		<category><![CDATA[Emilia-Romagna]]></category>
		<category><![CDATA[Forlì - Cesena]]></category>
		<category><![CDATA[Società, cultura, sport]]></category>
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					<description><![CDATA[(Sesto Potere) &#8211; Roma &#8211; 22 settembre 2026 &#8211; Sono milioni le persone che in Italia convivono con allergie alimentari, patologie croniche, oncologiche, rare o complesse che possono compromettere la capacità di alimentarsi, assorbire o utilizzare correttamente i nutrienti. Una condizione di grave &#8216;vulnerabilità nutrizionale&#8217;, come la definisce il ministero della Salute, che interessa pazienti [&#8230;]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">(Sesto Potere) &#8211; Roma &#8211; 22 settembre 2026 &#8211;  Sono <strong>milioni le persone che in Italia convivono con allergie alimentari</strong>, patologie croniche, oncologiche, rare o complesse che possono compromettere la capacità di alimentarsi, assorbire o utilizzare correttamente i nutrienti. Una condizione di grave &#8216;vulnerabilità nutrizionale&#8217;, come la definisce il ministero della Salute, che interessa pazienti con bisogni clinici diversi e per i quali gli alimenti ai fini medici speciali (Afms) possono rappresentare una componente importante della gestione della malattia e della prevenzione del rischio nutrizionale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp; &nbsp;Eppure, a fronte di un ruolo clinico sempre più riconosciuto, l&#8217;accesso agli Afms continua a essere caratterizzato da differenze territoriali, con regole, modalità di erogazione, percorsi autorizzativi e condizioni di rimborsabilità che possono variare da una Regione all&#8217;altra. Una situazione che pone una questione di equità nell&#8217;accesso e che si inserisce nel più ampio dibattito sul futuro della nutrizione clinica nel Servizio sanitario nazionale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp; &nbsp;È da questa consapevolezza che prende le mosse il convegno istituzionale &#8216;<em>Afms e sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale: un&#8217;agenda di policy per superare le disparità regionali</em>&#8216;, che si è svolto oggi a Roma, presso il Chiostro del Convento di Santa Maria sopra Minerva, in Senato. L&#8217;iniziativa, che ha riunito rappresentanti delle istituzioni, comunità scientifica e associazioni dei pazienti, è promossa dall&#8217;Intergruppo Parlamentare Celiachia, Allergie Alimentari, Intolleranza al Lattosio e Afms, con la partnership editoriale della rivista di politica sanitaria Italian Health Policy Brief (Ihpb).</p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8216;Gli Afms- ha ricordato in apertura dei lavori la senatrice <strong>Elena Murelli</strong>, presidente dell&#8217;Intergruppo Parlamentare Celiachia, Allergie Alimentari, Intolleranza al Lattosio e Afms- sono destinati alla gestione dietetica di pazienti la cui capacità di assumere, digerire, assorbire, metabolizzare o eliminare alimenti comuni o specifici nutrienti è alterata o disturbata, oppure che presentano esigenze nutrizionali determinate da condizioni cliniche la politica deve ora impegnarsi, insieme alla comunità scientifica e alle associazioni dei pazienti, per costruire un quadro regolatorio capace di garantire un accesso più equo, uniforme e appropriato agli Afms, nel rispetto della sostenibilità del Servizio sanitario nazionale&#8217;.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="alignleft size-full"><img decoding="async" width="550" height="350" src="https://sestopotere.com/wp-content/uploads/2026/09/unnamed-1-3.jpg" alt="" class="wp-image-315007" srcset="https://sestopotere.com/wp-content/uploads/2026/09/unnamed-1-3.jpg 550w, https://sestopotere.com/wp-content/uploads/2026/09/unnamed-1-3-300x191.jpg 300w, https://sestopotere.com/wp-content/uploads/2026/09/unnamed-1-3-324x206.jpg 324w" sizes="(max-width: 550px) 100vw, 550px" /></figure>
</div>


<p class="wp-block-paragraph">&nbsp; &nbsp;Il punto di partenza è dunque il riconoscimento della nutrizione come parte integrante della cura. È questa la prospettiva proposta dal professor <strong>Maurizio Muscaritoli,</strong> presidente della Società Italiana di Nutrizione Clinica e Metabolismo, membro del Comitato tecnico-scientifico dell&#8217;Intergruppo Parlamentare e coordinatore degli aspetti scientifici dell&#8217;evento. &#8216;Quando parliamo di Afms- ha sottolineato il clinico- non parliamo semplicemente di prodotti alimentari, ma di strumenti di nutrizione clinica destinati a persone con bisogni nutrizionali specifici&#8217;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp; &nbsp;&#8216;In molte condizioni patologiche- ha proseguito- un intervento nutrizionale appropriato può contribuire alla prevenzione delle complicanze, al mantenimento delle condizioni cliniche e della qualità di vita. Per questo è importante che appropriatezza, evidenza scientifica ed equità di accesso diventino i tre pilastri di una nuova politica nazionale sulla nutrizione clinica&#8217;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;La questione degli Afms in ambito oncologico è di straordinaria complessità, collocandosi all&#8217;incrocio tra l&#8217;emergenza clinica della malnutrizione e la frammentazione amministrativa del Servizio sanitario nazionale. Su pazienti già di per sé fragili, resi vulnerabili dalla malattia e dai suoi trattamenti, non può ricadere anche il peso di una malnutrizione che è, in larga misura, prevenibile e trattabile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp; &nbsp;Gli Afms sono a tutti gli effetti strumenti terapeutici, e come tali il loro accesso deve essere garantito in modo equo e uniforme su tutto il territorio nazionale, superando i criteri di rimborsabilità oggi disomogenei tra le regioni, uniformando i canali di distribuzione e procedendo a una revisione organica dei Livelli essenziali di assistenza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp; &nbsp;Ad ampliare la prospettiva sul ruolo della nutrizione nella medicina contemporanea è stata la keynote lecture del professor <strong>Antonio Gasbarrin</strong><strong>i</strong>, direttore scientifico della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli Irccs di Roma, che ha posto in evidenza come la ricerca stia modificando rapidamente la comprensione del rapporto tra alimentazione, microbiota, microbioma e salute, spiegando che &#8216;…in questa prospettiva, gli Afms rappresentano uno degli strumenti attraverso i quali la nutrizione può integrarsi sempre più consapevolmente nei percorsi terapeutici, naturalmente sulla base di evidenze scientifiche e appropriatezza clinica&#8217;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp; &nbsp;Appropriatezza e sostenibilità rappresentano l&#8217;altro grande asse del confronto. Perché il tema non è soltanto quanto si spende per la nutrizione clinica, ma quanto può costare al sistema non intervenire in modo adeguato e tempestivo. La sostenibilità del Servizio sanitario nazionale non coincide infatti con il semplice contenimento della spesa perchè occorre soprattutto investire risorse là dove possono produrre il maggiore valore per la salute.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;Anche la nutrizione clinica, è stato da più parti rilevato, va quindi valutata alla luce degli esiti: prevenire complicanze, perdita di autonomia e ricoveri evitabili significa poter generare valore per il paziente e, allo stesso tempo, per l&#8217;intero sistema sanitario.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp; &nbsp;Ma dietro le differenze territoriali ci sono soprattutto persone e famiglie che possono sperimentare percorsi di accesso molto diversi a seconda del luogo in cui vivono. È la prospettiva posta in evidenza dalla presidente di Uniamo, <strong>Annalisa Scopinaro</strong>. &#8216;Per le persone con malattia rara- ha evidenziato- l&#8217;equità di accesso alle cure non può dipendere dal luogo di residenza. Anche l&#8217;accesso agli Afms deve essere considerato parte integrante della presa in carico e non un elemento marginale del percorso assistenziale. Abbiamo quindi bisogno di regole più chiare e omogenee, che mettano al centro il bisogno della persona e riducano le disuguaglianze territoriali&#8217;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp; &nbsp;Dalla discussione, dunque, una domanda di politica sanitaria precisa: come trasformare il riconoscimento del valore clinico degli Afms in un accesso più uniforme, appropriato e sostenibile? È stato questo il tema al centro delle due tavole rotonde, scientifica e istituzionale, e della sessione dedicata a &#8216;Pazienti &amp; cittadinanza&#8217;, che hanno visto confrontarsi esperti, istituzioni e rappresentanti delle associazioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp; &nbsp;L&#8217;obiettivo dell&#8217;iniziativa è arrivare alla definizione di un documento di sintesi con una serie di raccomandazioni di policy basate sulle evidenze scientifiche ed epidemiologiche, oltre che sulle istanze della comunità dei pazienti: un documento che sarà successivamente pubblicato dalla rivista Italian Health Policy Brief e sottoposto all&#8217;attenzione del ministero della Salute, dell&#8217;Aifa e della Conferenza Stato-Regioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;&#8216;La sfida &#8211; ha riassunto il professor <strong>Maurizio Muscaritoli</strong>&#8211; è fare in modo che la nutrizione clinica sia pienamente riconosciuta come parte della presa in carico della persona e che l&#8217;accesso agli strumenti necessari sia garantito secondo criteri di appropriatezza e con il minor grado possibile di disomogeneità territoriale. Non si tratta soltanto di garantire un prodotto, ma di garantire una risposta clinica adeguata a un bisogno di salute&#8217;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp; &nbsp;&#8216;Le differenze regionali nell&#8217;accesso agli alimenti ai fini medici speciali- ha affermato nel suo intervento conclusivo la senatrice <strong>Elena Murelli-</strong> non possono più essere considerate inevitabili. Quando esistono evidenze scientifiche consolidate e bisogni clinici riconosciuti, è compito della politica creare le condizioni affinché i diritti siano realmente esigibili su tutto il territorio nazionale. Da questo convegno nasce un&#8217;agenda di lavoro che porteremo avanti in Parlamento, nella convinzione che l&#8217;equità di accesso alle cure rappresenti uno dei principi fondamentali del nostro Servizio sanitario nazionale&#8217;.</p>
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