Castellaccio (Forlì/Ravenna) messa in latino per il successore di Lefebvre

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(Sesto Potere) – Forlì/Ravenna – 19 luglio 2021 – Si è svolta ieri mattina, alla Chiesa di Santa Maria Madre di Dio  in Castellaccio , Via Castello 91, Villa Rotta di Forlì, al confine con Ravenna, la visita di don Davide Pagliarani, Superiore Generale della Fraternità San Pio X, terzo successore di Mons. Lefebvre.

L’omelia è pronunciata da don Davide Pagliarani (vedi foto in alto, ndr) durante la S. Messa in rito tridentino – con il sacerdote che volge le spalle ai fedeli (vedi foto qui nella pagina, ndr) e la liturgia celebrata in latino , con organo e canti – è stata la prima occasione ufficiale nella quale il capo mondiale dei tradizionalisti cattolici ha commentato il Motu Proprio “Traditionis Custodes” che Papa Bergoglio ha emesso appena venerdì scorso e mediante la quale ha revocato le precedenti disposizioni di Ratzinger e di Giovanni Paolo II circa la libertà di celebrazione della messa in latino nella forma anteriore a quella del Concilio Vaticano II.

«Per guadagnarsi il paradiso bisogna essere buoni, caritatevoli e scaltri» ha esordito Don Pagliarani nella sua Omelia, e poi ha continuato citando il Vangelo: «Siate innocenti come colombe e scaltri come serpenti. Nel mondo c’è chi non ama Nostro Signore e chi usa la sua scaltrezza contro Nostro Signore. Non possiamo oggi non spendere due parole su quanto successo due giorni fa quando questa messa, la messa di sempre, la messa di S. Pio V, la messa degli Apostoli di fatto è stata vietata. Ecco noi dobbiamo chiederci: “perché questa messa è un pomo di discordia? Perché questa messa divide? Perché questa messa veicola la vita spirituale, il sacerdozio e la Chiesa stessa in modo incompatibile a quello della messa di oggi di Paolo VI»: spiega il successore di Mons. Lefebvre.

«Sulla croce e con la passione Egli sconfigge per sempre il Demonio ed il peccato indicandoci quale sia la direzione che dobbiamo seguire. Ed i secoli di vita della Chiesa non sono altro che la continuazione di quella lotta, di quella battaglia. Che continua solo con questa messa mediante la quale Nostro Signore  rende presente ed attualizza la Croce, la redenzione, la necessità della espiazione e della riparazione al peccato. E’ Dio che si offre sulla Croce: è un sacrifico infinito che si offre a noi che stiamo entrando in questo momento nella storia e che cozza contro la concezione del cristianesimo per cui siamo tutti salvi e non c’è più bisogno di lottare. Questo è il punto. E’ lo stesso discorso di Lutero, di cinque secoli fa, celebrato come il campione della riforma cristiana colui che avrebbe ristabilito l’ordine contro la corruzione della chiesa. Lutero odia la messa. La considera una bestemmia perché impone la lotta, la stessa lotta di nostro signore di duemila anni fa. Invece questa messa chiede al vero cristiano di portare la sua parte di croce durante la settimana, nella nostra vita quotidiana»: afferma don Davide Pagliarani.  

«Non vi scoraggiate: questa messa non può sparire dalla faccia della Terra, arriverà alla fine dei tempi, fa parte delle promesse di Nostro Signore che non ci potranno mai mancare ai fedeli che lo cercano e vogliono seguirlo per disprezzare il mondo e per partecipare con Lui alla sua Vittoria. L’inganno e l’astuzia del Demonio è stata quella di far credere che possa esserci cristianesimo senza la croce. Ma la Croce è la nostra corda a cui aggrapparci contro il demonio, come Maria che si è aggrappata alla Croce del Figlio. Questa messa è come quella perla preziosa per acquistare la quale un uomo vende tutti i suoi averi. Perché è tanto preziosa? Perché tramite questa messa, la sua comunione ed il suo sacrificio noi riceviamo un annuncio, una primizia del paradiso. In una Chiesa che ha il patema di trovare nuove vie di evangelizzazione noi diciamo che la unica e vera via di evangelizzazione, da due millenni, è solo questa messa»: ha detto don Davide Pagliarani alla Santa Maria Madre di Dio  in Castellaccio, una chiesa comunque fuori dalla gerarchia della Diocesi di Forlì-Bertinoro.